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Pubblico in ascolto alla prima esecuzione della Settima Sinfonia di Beethoven a Parigi
. Acquerello di E.Lami. (Collezione
André Meyer).

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BONN  1770-VIENNA 1827

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Sinfonia n.5 in do minore op.67

Opera di spicco nell'intero repertorio sinfonico beethoveniano,
la
Quinta possiede anche caratteristiche di linguaggio e chiarezza
difficilmente riscontrabili nelle altre composizioni del geniale musicista


All'imbrunire del 22 dicembre 1808, i melomani viennesi dovettero fronteggiare una
scelta imbarazzante. Nella stessa sera la capitale offriva due straordinari avvenimenti musicali.
La maggioranza dei viennesi optò per il concerto benefico al Teatro di Corte durante il quale
venne presentato in gran pompa (e con esecutori di grande notorietà) Il
ritorno di Tobia di "papà" Haydn.
Quelli che diedero la preferenza all'altro concerto, che si teneva in un teatro allora in periferia,
dovettero sopportare non poche scomodità. Per ben quattro ore, in una sala non riscaldata,
si sorbirono esecuzioni di quarta tacca di un programma composto tutto di inediti.
I solisti erano inesperti, il coro era formato da dilettanti e l'orchestra era così stanca, dopo le prove,
che si dovette letteralmente supplic
are i suonatori di prendere posto.

Magnifici erano in compenso, i testi musicali. Fu infatti in questa cornice che Beethoven presentò, per la prima volta al pubblico, un numero impressionante di sue opere: parte della Messa in do maggiore, il Quarto concerto per piano e orchestra, l'aria Ah, perfido!, la Fantasia Corale per piano e orchestra e infine la Quinta e la Sesta Sinfonia. Per quanto risulti difficile scegliere un vertice, forse anche in un simile Olimpo la Sinfonia n. Sfinisce con lo spiccare. Nell'opus 67 di Beethoven gli ideali più alti dello stile classico raggiungono la perfezione.

 

UNICITA DI BEETHOVEN

La forma della sinfonia conobbe, prima di Beethoven, altri grandi creatori. Scrissero sinfonie Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart, tanto per nominare solo due fra i compositori più famosi. Tutti conosciamo le più celebri: l'incompiuta di Franz Schubert, la Sinfonia detta Dal nuovo mondo di Antonin Dvorbk, la Patetica di Piotr Ilic Ciaikovski e via dicendo.
Eppure nessuna di queste sinfonie può rivaleggiare in popolarità, con quelle di Beethoven. le sue sinfonie sembrano, infatti, appartenere a una loro proprio categoria. Ci si può imbattere in ascoltatori che reagiscono tiepidamente a una simfonia come la Linz di Mozart o come la Oxford di Haydn mentre e praticamente impossibile che ciò accada per un'esecuzione dell'Eroica.
Probabilmente Beethoven riuscì meglio di chiunque a strappare la musica dal piedistallo della bellezza for­male per immergerla nel flusso della vita. Nelle sue sinfonie egli ci consegna il dolore di tutti, la gioia di tutti, umanizzando profondamente la forma sinfonica.
Le Nove Sinfonie finiscono col tradursi in altrettanti capitoli di un diario dell'anima: si spazia dalla commozione arcadica dell'uomo di fronte alla natura (Sinfonia n. 6 Pastorale) fino alla visione di una umanità riunita nel segno della concordia universale (Sinfonia n. 9 Corale). La loro comunicativa è data dal fatto che la dialettica delle idee trova la strada per esprimersi sopratuuto sotto forma di emozioni.
Questo e il segreto della grande arte. E' la forzo capace di fare della musica, come diceva Beethoven, «una rivelazione più alta di ogni saggezza, di ogni filosofia».

 

Sinfonia n.7 in la maggiore op. 92
Definita da Richard Wagner «Apoteosi della danza» e «musica delle sfere
a misura d'uomo», la
Settima Sinfonia
sprigiona una straripante forza
ritmica, quasi volesse incitare alla lotta contro l'oppressore

Comunemente si legge che la Settima Sinfonia venne composta fra l'autunno 1811 e il giugno 1812, contemporaneamente all'Ottava e alle Rovine di Atene. In realtà i primi abbozzi di una Settima Sinfonia risalgono al 1808, ossia sono anteriori alle esecuzioni della Quinta e della Sesta Sinfonia. Volendo sottilizzare, un indizio si può già trovare due anni prima in schizzi concernenti il terzo dei Quartetti per archi detti Rasumovskij (op. 59 n.3 in do maggiore). In un appunto di Beethoven si trova già delineato il caratteristico disegno ritmico su cui si baserà l'Allegretto della Settima. Questa formulazione dell'intera struttura a partire dal ritmo ha fatto sempre correre la fantasia dei commentatori a immagini di danza.
1 compositore romantico Robert Schumann vide nel secondo tempo una cerimonia di nozze campagnola; al suo collega francese Hector Berlioz evocò invece una danza paesana (diversa da quella che si ode nel terzo movimento della Sesta Sinfonia, la celebre Pastorale); per il musicologo francese
Romain Rolland, Beethoven in questa sinfonia appare nella parte del dio Bacco «che spreme il delizioso nettare per l'umanità». Wagner, più dannunzianamente immaginifico e dotato, più dei colleghi, di virtù letterarie, coniò la definizione che da quasi due secoli accompagna quest'opera geniale: «Apoteosi della danza».
La prima esecuzione pubblica della Settima, sotto la direzione dello stesso Beethoven,
fu organizzata l'8 dicembre 1813 nella sala dell'Università di Vienna, in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau. L'accoglienza fu favorevolissima (come pure applaudita fu l'altra opera di Beethoven in programma, La vittoria di
Wellington); ovazioni ricevette soprattutto il secondo movimento, di cui venne chiesta la ripetizione. Alcuni commentatori hanno notato che questa sinfonia può lecitamente essere in parte intesa come un'espressione di vittoria politica e militare sull'invasore Bonaparte.