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Donne e musica |
Nel Seicento le
possibilità per una donna di affermarsi nel campo musicale sono estremamente
limitate. Le più fortunate in questo senso sono le nobili, le donne borghesi di
famiglia colta, le "figlie d'arte", che possono trovare uno spazio come virtuose
cantanti alle corti o nei teatri, e le monache. Queste ultime, per quanto non
sempre "fortunate" (vista la prassi diffusa dell'obbligo al monacato), risiedono
comunque in un ambiente in cui, nonostante i divieti e le restrizioni delle
autorità ecclesiastiche, si svolgono attività musicali: la maggior parte delle
compositrici secentesche opera infatti nei monasteri.
L'educazione femminile
L'educazione di una fanciulla del Seicento è di solito rudimentale: lettura e
scrittura, elementi di aritmetica, ma soprattutto cucina e cucito. L'educatore
vigila anzi sulle letture delle giovani, considerate facilmente corruttibili e
prive di grandi capacità intellettive. La musica è considerata inoltre strumento
di perdizione e di lascivia: "I suoni, i canti e le lettere che sanno le femmine
(sono) le chiavi che aprono le porte della pudicizia loro" (Pietro Aretino,
Primo libro de le lettere, Venezia 1538).
Nelle corti, le fanciulle nobili ricevono un'educazione più libera di quanto non
accada presso le famiglie borghesi. Si insegnano le lingue classiche e moderne,
la matematica, la storia, la danza, l'arte e la musica. Fra le donne nobili che
si distinguono per le loro doti musicali si possono annoverare la regina
Elisabetta I d'Inghilterra, Anna d'Austria in Francia, e Sofia Elisabetta,
duchessa di Braunschweig e Lùneburg.
Molte corti accolgono le donne come "virtuose". Alla corte fiorentina dei
Medici, per esempio, spiccano Vittoria Archilei e Francesca Caccini, figlia del
compositore Giulio Caccini e compositrice ella stessa (come la sorella minore
Settimia). Un'altra celebre cantante, Adriana Basile, si esibisce, insieme alle
sorelle e alla figlia Leonora Baroni, soprattutto alla corte dei Gonzaga a
Mantova. In Inghilterra, invece, le dame di corte partecipano ai masques reali
come cantanti e ballerine, insieme a musicisti professionisti. Nelle famiglie
borghesi, a una fanciulla che abbia la fortuna di nascere in un ambiente
intellettuale e colto è permesso talvolta studiare musica. I maestri di musica
insegnano a suonare uno strumento ai figli, indipendentemente dal loro sesso,
anche se col passar del tempo le donne sono spesso destinate a dimenticare ciò
che hanno imparato, non avendo sbocchi professionali per esercitare il mestiere
di musicista: la possibilità di lavorare in campo musicale, come suonare uno
strumento in un'orchestra o in una cappella rimane infatti una prerogativa
maschile. Le poche musiciste professioniste sono prima di tutto cantanti. A
Venezia Barbara Strozzi, figlia adottiva (o forse naturale) del poeta Giulio
Strozzi, inizia la sua carriera come cantante, ma sarà destinata a diventare una
delle più importanti compositrici del Seicento. Che sia consapevole del disagio
di essere donna-compositrice lo dimostra fra l'altro la dedica a Vittoria della
Rovere del suo primo libro di madrigali, pubblicato a Venezia nel 1644.
Una donna che eserciti il mestiere di musicista mette a serio repentaglio la
propria reputazione. Il poeta e agente teatrale Fulvio Testi ne dà atto in una
lettera scritta nel 1633 al duca Francesco I d'Este di Modena riguardo alle
cantanti di Roma.
Forse sono proprio le "cantatrici" di cui si legge nella lettera di Testi a
ispirare il divieto papale contro la partecipazione delle donne alle attività
musicali, ritenute sorgente di immoralità e di vita libertina. Papa Innocenzo XI
cerca di proibire la presenza delle donne agli spettacoli musicali e teatrali, e
nel 1686 ordina a tutte le "cantarine" di lasciare Roma o di entrare in
convento.
In monastero
Il convento è il solo rifugio onorevole consentito alle donne non sposate. Non
sempre le fanciulle scelgono liberamente il convento, per ragioni economiche più
che religiose: le famiglie ricche preferiscono sposare una sola figlia,
pagandole la dote, e mandare le eventuali sorelle in convento per non
frammentare la fortuna familiare. I monasteri hanno il compito fra l'altro di
completare l'educazione delle fanciulle, includendo fra le materie
d'insegnamento la musica, ed esistono numerose testimonianze che riferiscono
della qualità eccellente della musica praticata in quei luoghi.
Anche nei conventi tuttavia l'attività musicale può entrare in conflitto con la
morale. Durante il Cinque e Seicento, gli scandali, anche a sfondo sessuale, in
monastero.sono leggendari.
Le autorità ecclesiastiche ritengono che la musica ne sia una delle cause e
cercano quindi di contrastarne una pratica troppo intensa, nonostante l'alto
livello qualitativo della musica eseguita in convento e forse in ragione della
fama che essa richiama sulle monache. Più di un papa nel Seicento promulga
decreti che proibiscono a estranei di entrare nel monastero per insegnare la
pratica strumentale o il canto alle monache.
Numerosissime composizioni sono dedicate a monache musiciste. Peraltro la
maggior parte delle compositrici italiane del Seicento sono monache e le loro
opere sono per lo più destinate a essere eseguite dalle consorelle: Chiara
Margarita Cozzolani, Claudia Sessa, Claudia Francesca Rusca, Sulpitia Cesis,
Lucretia Orsina Vizzana, Caterina Assandra, Raffaella Aleotti e altre. Ancora
nel 1684, la dedica della raccolta dei pur pudicissimi "mottetti a voce sola" di
Rosa Giacinta Badalla fornisce un vivido quadro dei problemi legati all'attività
musicale femminile, dei quali la Badalla appare penosamente consapevole. Il
monastero di San Vito a Ferrara è particolarmente noto per il suo "concerto
grande": 23 monache che cantano e suonano gli strumenti più vari.
Numerose testimonianze parlano della presenza di strumenti musicali nei
conventi; le autorità ecclesiastiche tuttavia tentano in tutti modi di proibire
il loro uso, considerandoli troppo profani e lascivi per le suore. Ed è forse a
causa di queste restrizioni che pochissime compositrici scrivono musica
strumentale. Isabella Leonarda, la più prolifica di tutte le compositrici del
Seicento, è una delle pochissime eccezioni a questa regola, essendo autrice di
12 Sonate per uno o due violini.
Sia Isabella Leonarda che la compositrice Maria Xaveria Parruccona sono suore
del Collegio di Sant'Orsola (rispettivamente a Novara e nella vicina Galhate);
pare significativo che l'ordine delle Orsoline, così attivo in campo musicale,
sia praticamente l'unico ordine monastico femminile in Italia non soggetto alle
rigide leggi della clausura.
La musica svolge un ruolo importante anche nei conventi francesi. Le monache
dell'abbazia di Longchamps in particolare sono lodate per la loro musica, e
commissionano per il proprio uso le Leons de Ténèbres di Franfois Couperin nel
1714.
In Germania il movimento protestante conduce alla chiusura di molti conventi e
all'assenza della pratica musicale polifonica da parte delle monache. Le
fanciulle vengono incoraggiate a studiare musica, ma solo allo scopo di cantare
gli inni luterani. Le poche opere secentesche composte da donne (come, per
esempio, la contessa di Erbach Amalia Catharina) riflettono questo clima
religioso.
La pratica musicale nelle scuole per ragazze (in alcuni casi scuole pubbliche
per le orfane; in altri, istituzioni che accolgono giovani di alto rango)
raggiunge a volte livelli di grande qualità. In Italia, gli ospedali veneziani
vantano delle eccellenti orchestre; in Inghilterra, Henry Purcell compone nel
1689 la sua opera Didone ed Enea per uh collegio di "giovani gentildonne" a
Chelsea; e in Francia, Nivers, Clérambault e altri noti compositori scrivono
mottetti per le fanciulle della Maíson Royale de Saint-Louis a Saint-Cyr.
Cantanti e compositrici
Con l'affermarsi del melodramma nel Seicento appaiono sulla scena un gran numero
di primedonne. In Italia, fra le altre, la diva Anna Renzi; in Francia, Anne de
la Barre, Marthe Le Rochois e l'italiana Anna Bergerotti. La fortuna delle donne
soprano in Francia si basa senz'altro sul fatto che í francesi detestano la voce
dei castrati, che in Italia sono i concorrenti diretti delle cantanti d'opera.
In Inghilterra, dove il melodramma tarda a godere di un successo popolare, il
teatro della Restaurazione ricorre sempre di più alla musica per richiamare un
pubblico altrimenti riluttante e annoiato. Le cantanti più celebri di queste
songs teatrali sono Mary (o Moli) Davies e Mrs. Ayliff.
La maggior parte delle musiciste professioniste sono cantanti: non sorprende
dunque che le compositrici si dedichino soprattutto alla musica vocale,
eseguibile da loro stesse con l'accompagnamento di un singolo strumento che
realizzi il basso continuo o con organici ridotti. Lady Mary Dering, in
Inghilterra, e Mademoiselle de Ménétou, in Francia, sono fra le numerose autrici
di canzoni per voce sola e basso continuo. Molte donne francesi inoltre, spesso
protette dall'anonimato, contribuiscono con la produzione di canzoni alle
raccolte mensili di airs sérieux età boire.
Ancora in Francia, la cantante italiana Antonia Bembo compone numerosi brani
vocali, compresa un'opera lirica, per la corte di Luigi XIV. La compositrice
francese più importante del Seicento è senz'altro la clavicembalista
Elisabeth-Claude Jacquet de la Guerre, una donna che si distingue per aver
composto musica non solo vocale (cantate) ma anche strumentale (brani per
clavicembalo e sonate per violino).