Ordinata disposizione degli elementi musicali secondo modelli
concettuali che utilizzano regole rispecchiate dalle tendenze compositive
prevalenti, determinate da variabili riferibili al tempo della creazione
dell'opera. Se si adotta la distinzione che il musicologo tedesco Hugo
Riemann fece tra “forma astratta” e “forma concreta”, ossia tra il modello
concettuale e la sua realizzazione pratica, allora si può cogliere l'idea
della forma come concetto assimilato e ricomposto, sia al momento della
creazione sia al momento della fruizione. La forma musicale è in altre
parole un insieme di regole ed eccezioni condivise da creatore e fruitore,
inserite in un contesto culturale specifico, che si richiama a tradizioni e
comportamenti musicali particolari.
ELEMENTI
La forma musicale viene determinata dal tipo di organizzazione di tre
principali parametri: melodia, armonia, tempo e ritmo. Tale organizzazione
mette a fuoco la natura delle parti che compongono un brano, dai singoli
motivi, che costituiscono le cellule più piccole dell’organismo musicale,
agli schemi organizzativi di ampio respiro.
Melodia
L’insieme dei motivi (unità musicali composte da almeno due note)
costituisce una melodia riconoscibile. La ripetizione e la ricombinazione di
motivi e frammenti melodici riconoscibili contribuiscono a creare unità e a
dare coerenza ad un brano. Due o più melodie in un pezzo possono essere
collegate perché hanno determinati motivi in comune.
Armonia
L'armonia è un elemento fondamentale nella costruzione di una forma
musicale. Nella musica tonale le armonie consonanti sono quelle che danno
un'impressione di stabilità: le dissonanze invece (maggiormente instabili)
tendono ad essere risolte in una consonanza. I compositori sfruttano la
tensione tra consonanza e dissonanza per indurre sensazioni di inizio e di
fine, di movimento e di riposo. Tra il 1700 e il 1900, il sistema tonale
occidentale regolava le armonie in base a un complesso insieme di
convenzioni. La tonalità costituì un solido mezzo di organizzazione, perché
tutte le note e gli accordi si riferivano in un modo molto preciso
all’armonia principale, quella della tonica. Nel XX secolo molti compositori
proposero metodi improntati al dissolvimento del sistema imperniato sulla
tonica, sperimentando nuovi approcci alla dissonanza.
Tempo e ritmo
Un altro elemento che influenza la forma musicale è la relazione reciproca
tra le unità di tempo, sia come rapporto tra le note all'interno
dell'organizzazione ritmica, sia nei rapporti tra i movimenti. Anche gli
ampi schemi ritmici contribuiscono alla struttura: il procedimento dell'isoritmia,
con la sovrapposizione di modelli ritmici e melodici, determinava una
coerenza formale non immediatamente percepibile. A un livello di maggior
dettaglio, brevi motivi ritmici possono ricorrere in diversi contesti
melodici e armonici, contribuendo così all'unità di un brano.
TIPOLOGIE DI ORGANIZZAZIONE
Le varie sezioni di una composizione si possono rapportare reciprocamente in
diversi modi: la ripetizione identica, il contrasto (in cui una sezione è
marcatamente diversa dalla precedente), la variazione (ripetizione con
parametri come melodia, armonia o ritmo modificati), lo sviluppo (alcuni
componenti della sezione principale, come un tema o una struttura ritmica,
vengono ricontestualizzati). Queste relazioni, le prime di tipo statico, le
seconde di tipo dinamico, forniscono la base delle forme musicali che si
trovano diffuse all'interno di diverse culture in differenti periodi
storici.
Prendendo a modello l'idea della forma come un'architettura, nella quale
alcune parti o sezioni vengono tenute insieme per costituire un insieme
strutturato e pertinente, il rapporto che determinerà la relazione tra le
diverse sezioni di una composizione musicale è riconducibile a due modelli
universali: il modello a giustapposizione (ovvero la ripetizione identica o
la contrapposizione) e il modello a sviluppo.
Forme a giustapposizione
Lied mono e bipartito
La forma più semplice e primordiale, chiamata Lied monopartito, è
identificata da una sola sezione (A) che viene ripetuta uguale a se stessa.
Più complesso lo schema del Lied bipartito, che alterna due frasi (A e B),
che stanno in un rapporto di opposizione (cioè mantengono caratteri e
strutture molto diverse) o di analogia (le frasi tendono ad assomigliarsi).
La struttura bipartita è tipica di molti movimenti di danza contenuti
all’interno delle suite barocche. Successivamente diventerà la base su cui
verrà costruito lo scheletro della forma sonata.
Lied tripartito
Tre sezioni compongono il lied tripartito, la terza della quali è una
riproposizione della prima in forma variata, secondo lo schema A – B – A’.
L’episodio B si configura, rispetto alla forma binaria precedente, come
assolutamente autonomo e differenziato dal punto di vista armonico e
melodico. Questa struttura si sviluppò a partire dalle arie “col da capo”,
nate con il melodramma. La riproposta del tema principale veniva arricchita
da vocalizzi virtuosistici che mettevano in luce l’abilità del cantante.
Tra la fine del Settecento e l’inizio dell'Ottocento, il minuetto o lo
scherzo (movimenti di una sonata o di una sinfonia) adottarono la forma A –
B – A: un tempo iniziale, seguito da un secondo contrastante (il trio),
seguito ancora dalla ripetizione di quello iniziale. All'interno
dell'articolazione ABA, ogni sezione è a sua volta costruita su uno schema
bipartito. Un esempio di variante per questo schema è l'inno Fratelli
d'Italia, in forma AABA', dove A' è una ripresa di A con una variazione nel
finale.
Rondò
Il rondò è la forma a giustapposizione in cui un tema principale (refrain)
viene riproposto almeno tre volte in modo identico e messo in contrasto con
episodi via via differenti (spesso in tonalità diverse) secondo lo schema A’
– B – A’’ – C – A’’’. Assai comune nella musica del XVIII e XIX secolo, il
rondò si presenta nei diversi modelli ABACA, ABACADA e ABACABA. La canzone
Alla fiera dell'est di Angelo Branduardi è un esempio di struttura a rondò
in cui un ritornello si alterna a strofe che nell’accumulazione di materiale
testuale si diversificano tra loro costituendo le varie sezioni B, C, D ecc.
Suite
L’insieme di danze stilizzate, eseguite in successione, è data dalla suite,
forma tipica del periodo barocco. L’abbinamento di danze lente e danze
veloci costituisce il principio formale più macroscopico, sul quale si
sovrappone anche l’accostamento tra forme binarie (lente) e forme ternarie
(veloci). Danze tipiche della suite dell’epoca barocca sono la corrente, la
sarabanda, l’allemanda, la giga, il minuetto. Successivamente anche forme
non imparentate con la danza sono state individuate dalla denominazione di
suite.
Forme a sviluppo
Forme a imitazione e fuga
Il contrappunto, particolarmente sotto forma di imitazione melodica, fu una
delle tecniche dominanti per la creazione di forme musicali, anche nelle
espressioni più semplici di imitazione come la rota e il canone.
La forma a imitazione più matura è la fuga, che adotta uno schema formale
rigorosamente standardizzato durante il Settecento. Il fulcro formale della
fuga è il tema o soggetto presentato in una fase di esposizione, a cui fa
seguito una risposta a una diversa voce. Sulla risposta viene intonato un
controsoggetto che guida a una sezione di contrappunto libero. La seconda
sezione è appunto caratterizzata dal divertimento, ossia da una certa
libertà formale, per concludersi con un movimento finale nel quale il
soggetto viene rievocato in corrispondenza con il ritorno alla tonalità di
partenza.
Forma sonata
La forma che ha dominato la musica del periodo classico (1750-1820 ca.) è
stata la cosiddetta forma sonata. Basata sul principio del contrasto di
tonalità, la forma sonata nacque dallo sviluppo della forma binaria barocca.
Il suo schema formale prevede tre momenti distinti: l'esposizione, lo
sviluppo e la ripresa.
Nell’esposizione viene presentato il tema principale (generalmente di forte
carattere affermativo), seguito da un secondo tema (di carattere
maggiormente melodico) congiunto o separato dal primo per mezzo di un ponte.
I due temi divergono anche per merito del diverso impianto armonico dal
momento che, generalmente, il secondo viene esposto alla dominante rispetto
alla tonalità d’impianto. L’esposizione si conclude con una coda che segna
una cesura significativa col movimento successivo.
Nello sviluppo, il materiale appena esposto viene rielaborato: è il momento
di maggior libertà formale in cui grande importanza svolgono le modulazioni,
ossia i reiterati passaggi attraverso tonalità differenti. La ripresa
determina una ricapitolazione, ossia la ripresentazione del materiale
dell'esposizione, utilizzando la tonalità iniziale.
Rondò-sonata
La combinazione tra la forma dinamica della sonata ottocentesca e quella
statica del rondò generano l’ibrido rondò-sonata, spesso usato come
movimento conclusivo di una sonata o una sinfonia. Esposizione, sviluppo e
ripresa vengono adattati allo schema con il refrain, che diventa in questo
caso il primo tema del rondò, opposto nella sezione B al secondo tema alla
dominante. La digressione o sviluppo fa parte di C, mentre nella ripresa si
ritrovano A – B – A.
Tema con variazioni
Variare significa riproporre una composizione con cambiamenti che riguardano
diversi parametri, come la melodia (spesso riproposta con alterazioni),
l’armonia (una nuova tonalità rispetto a quella d’impianto) e il ritmo
(nuove strutture ritmiche, come il passaggio da tempi binari a tempi
ternari). In alcuni tipi melodici non occidentali basati sul modo, come i
raga della musica indiana o i maqam di quella islamica, le variazioni
prendono la forma di improvvisazioni su specifici moduli. Forme come la
passacaglia e la ciaccona funzionano analogamente nell'improvvisazione jazz:
una frase di basso viene ostinatamente ripetuta (ostinato) con sempre nuove
variazioni melodiche ed elaborazioni contrappuntistiche alle voci superiori.
TEMPI E MOVIMENTI
La strutturazione di gran parte della musica strumentale occidentale segue
una ripartizione in più movimenti. Oltre alla già citata suite, nel periodo
classico adottano l’alternanza di tempi lenti e veloci sia la sinfonia sia
la sonata. Le indicazioni dinamiche (ossia la velocità del tempi di un
movimento) costituiscono un criterio formale preciso nella musica tonale. Lo
schema veloce/lento/quasiveloce/veloce caratterizza la maggior parte delle
sinfonie e sonate del periodo classico.
Spesso collegando le tonalità e talvolta il materiale melodico vengono
creati dei rapporti sistematici tra i movimenti all’interno di una
composizione, ad esempio una messa in cantus firmus, che viene detta
ciclica.
FORMA E CONTENUTO
La codificazione di gran parte delle forme musicali prese avvio nel XVIII
secolo e durò, nonostante le infinite trasformazioni, fino all’inizio del XX
secolo quando, a partire dal sistema tonale, gran parte dell’organizzazione
musicale venne messa in discussione. La dodecafonia ideata da Arnold
Schönberg fu improntata all’abbandono della tonalità, con la conseguente
decadenza delle armonie tradizionali a vantaggio delle strutture individuate
da una serie di dodici note appartenenti alla scala cromatica.
Oggi la forma, intesa come modello complessivo, è concepita come un processo
o principio in base al quale un compositore adotta una struttura sulla base
del suo contenuto. La forma non è più una gabbia entro la quale vigono leggi
ferree. Nella musica contemporanea occidentale molti nuovi parametri sono
stati presi in considerazione per determinare nuove strutture formali, come
la tessitura sonora (organizzazione delle trame e dei blocchi sonori), il
registro, il trattamento timbrico, le relazioni matematiche, individuate da
modelli che confluiscono in organizzazioni formali.
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