La sua raccolta Fiori musicali (1635, quarantasei brani di cui solo gli
ultimi due profani) lasciò un'impronta così profonda sul giovane Johann
Sebastian Bach da spingerlo a ricopiarla integralmente; all'epoca, tale
pratica era il modo più comune per avere un duplicato di un'opera e, al
tempo stesso, una maniera per studiarne e approfondirne i contenuti.
|
La
prima metà del Seicento è per la musica strumentale momento di
importanza decisiva nell'elaborazione di un vocabolario e di una
grammatica autonoma dalla musica vocale. Partendo dalla tradizione
strumentale del secolo precedente, vengono poste le fondamenta
tecniche ed estetiche di quella progressiva affermazione della
musica strumentale che attraversa il Seicento e il Settecento;
culminata nel poderoso corpus compositivo del
romanticismo, essa pervaderà
della propria estetica gran parte della musica colta del nostro
secolo. In questo processo, fondamentale è la figura di Girolamo
Frescobaldi. |
Girolamo Frescobaldi
di Massimo Privitera
La formazione
Per avere un'idea abbastanza precisa di quale fosse nel primo Seicento
l'aspettativa degli ascoltatori verso la musica strumentale, sono
interessanti le parole di un testimone d'eccezione,
Galileo Galilei, tratte da una
sua lettera del 1612 a Ludovico Cigoli: "quanto più i mezzi co' quali si
imita son lontani dalle cose da imitarsi, tanto più l'imitazione è
maravigliosa [...1. Non ammireremo noi un musico, il quale cantando e
rappresentandoci le querele e le passioni d'un amante ci muovesse a
compassione, molto più che se piangendo ciò facesse? e questo, per
essere il canto un mezzo non solo diverso ma contrario ad esprimere i
dolori, e le lagrime et il pianto similissimo. E molto più l'ammireremmo
se tacendo, col solo strumento, con crudezze et accenti patetici
musicali, ciò facesse, per esser le inanimate corde meno atte a
risvegliare gli affetti occulti dell'anima nostra, che la voce
raccontandole".
Per l'estetica barocca quindi la musica strumentale rimane nel solco
della teoria aristotelica dell'arte come imitazione: essa rappresenta e
insieme risveglia le passioni dell'animo (anche le più "occulte"). E lo
fa con strumenti espressivi derivati dalla lunga tradizione retorica del
madrigale cinquecentesco, ma superati e
sublimati in una nuova sintesi espressiva che spalanca le porte al
concetto chiave di "maraviglia". La biografia stessa di Frescobaldi è in
un certo senso incarnazione di questo processo.
Girolamo Frescobaldi nasce e si forma nella città di Ferrara, che è nel
secondo Cinquecento uno dei più brillanti e accreditati centri musicali
d'Europa. Il suo apprendistato di organista e di compositore avviene
sotto l'alto magistero del poliedrico Luzzasco Luzzaschi, ritenuto uno
dei più grandi organisti del suo tempo, e stimato come raffinato
compositore d'avanguardia (nei suoi confronti, ad esempio, professò una
vera forma di venerazione Gesualdo da Venosa, protagonista di primo
piano nella storia dell'ultimo madrigale). Luzzaschi era noto come il
compositore per eccellenza di musiche per un trio di cantanti virtuose
fortemente voluto e tenuto in grandissimo conto da Alfonso II duca di
Ferrara, il Concerto delle dame principalissime.
Molteplici furono le influenze del maestro Luzzaschi su Frescobaldi; ed
è lo stesso allievo a confermarci l'importanza di questo rapporto
quando, nella dedica del suo secondo libro di Arie musicali (1630), lo
menzionerà con ammirazione e affetto a più di vent'anni dalla sua
scomparsa. Il giovane Girolamo costruisce alla scuola di Luzzaschi una
solida e formidabile padronanza del contrappunto; ma allo stesso tempo
apprende l'arte dell'ornamentazione, il gusto di una rigogliosa quanto
armoniosa fioritura che Luzzaschi aveva fatto maturare dal virtuosismo e
dalla raffinata sensibilità delle Dame cantatrici.
Frescobaldi elabora soprattutto, sull'esempio del suo maestro, la
propria cifra personale, che consiste nella combinazione in un'unica
personalità artistica del grande virtuoso dello strumento e del
compositore polimorfo e sensitivo.
Egli appartiene così a una lunga genia di virtuosi-compositori (basta
citare i nomi di Bach, Mozart, Beethoven, Brahms), progressivamente
rarefattasi solo alla fine dell'Ottocento e definitivamente interrottasi
nel Novecento.
Evento decisivo nella vita artistica di Frescobaldi è la morte senza
eredi di Alfonso II d'Este nel 1597, che significò il rientro di Ferrara
sotto il diretto dominio politico e culturale della Roma pontificia, e
il trasferimento della corte estense a Modena. Inizialmente sia
Luzzaschi che Frescobaldi restano a Ferrara, organisti dell'importante
Accademia della morte; ma già nel 1601 Luzzaschi è a Roma con il
cardinale Pietro Aldobrandini. Forse già in quell'anno Frescobaldi si
reca anch'egli a Roma, al seguito del suo maestro; sicuramente nel 1604
egli compare nei registri della romana Accademia di Santa Cecilia, ed è
sotto l'illuminata protezione ecclesiastica di Guido Bentivoglio.
All'inizio del 1607 viene nominato, sempre a Roma, organista nella
chiesa di Santa Maria in Trastevere.
Al seguito di Guido Bentivoglio, nominato nunzio pontificio nelle
Fiandre, Frescobaldi si reca nel giugno 1607 a Bruxelles, dove si
fermerà fino alla metà dell'anno successivo. Questo soggiorno fiammingo,
comparabile al viaggio alle terme di Spa compiuto da Claudio Monteverdi
nel 1599, ha una grande importanza nell'evoluzione artistica del
venticinquenne Girolamo, perchè lo mette a confronto con una realtà
musicale estremamente ricca, vivace e con caratteri tecnici ed estetici
diversi da quella ferrarese e romana (riscontrabili anche nella diversa
concezione costruttiva degli organi). Nella vicina Amsterdam vive il
grande Jan Pieters-zoon Sweelinck, e nella stessa Bruxelles altri due
rinomati organisti e compositori, che Frescobaldi deve sicuramente aver
incontrato, Peeter Cornet e il più anziano e famoso Peter Philips.
Il 1608 è un anno estremamente importante per Frescobaldi.
Ancora nelle Fiandre, ad Anversa, pubblica la sua prima stampa
monografica, il Primo libro de madrigali a cinque voci, dedicata al
cardinale Bentivoglio, che resterà isolata nel complesso della sua
produzione successiva. Sebbene le caratteristiche intrinseche di questo
libro non siano particolarmente rilevanti, esso è però significativo
come evento perchè segnala come, ancora nel 1608, un giovane compositore
deciso ad affacciarsi nel "theatro del mondo" sentisse l'obbligo di
cimentarsi appunto con un libro di madrigali. In questa scelta devono
comunque aver pesato almeno due fattori: l'ancora vivissimo esempio di
Luzzaschi, campione del madrigale di fine secolo; e lo straordinario
favore goduto dal madrigale nelle Fiandre, e specialmente ad Anversa,
dove Pierre Phalèse (editore anche del libro di Frescobaldi) dà alle
stampe fortunate selezioni di madrigali e canzonette italiane.
Gli esordi
Rientrato in Italia, Frescobaldi prende servizio nell'ottobre del 1608
come organista in San Pietro a Roma; un posto di riguardo, segno della
grande stima di cui già gode.
Cosa che comunque non gli impedisce di esercitare allo stesso tempo la
propria arte di strumentista in altri contesti non ufficiali.
Pochi giorni dopo, gli editori Tini e Lomazzo di Milano danno alle
stampe il suo Primo libro delle fantasie a quattro, primo saggio
articolato della creatività strumentale frescobaldiana.
Nel 1613 Frescobaldi sposa Orsola del Pino, la donna che gli aveva dato
un figlio l'anno precedente, e che gliene darà successivamente altri
quattro. Pochi sono i documenti sulla personalità e il carattere del
musicista; e l'iniziale irregolarità di questa unione contribuisce,
insieme ad altri indizi sparsi, a suggerire l'immagine di un Frescobaldi
piuttosto passionale e vagamente libertino.
La popolarità di Frescobaldi si è intanto estesa a tutta la penisola,
tanto che il futuro duca di Mantova, Ferdinando Gonzaga, cerca già
dall'ottobre 1614 di assumerlo alla propria corte.
Allettato da favorevoli promesse, Frescobaldi vi si reca effettivamente
nel febbraio 1615, ma senza la famiglia al seguito, ed evidentemente con
intenti esplorativi. In questo equilibrio di contrattazione si inserisce
la dedica a Ferdinando Gonzaga del primo libro di Toccate e partite,
stampato a Roma all'inizio del 1615 e seguito pochi mesi dopo da una
seconda edizione accresciuta. Ma Frescobaldi trova a Mantova
un'atmosfera di sostanziale incomprensione, oltre alla poca
attendibilità degli impegni di pagamento di cui già Monteverdi si era
ripetutamente lagnato; decide quindi d'interrompere l'avventura
mantovana, rientrando a Roma e riprendendo il suo posto di organista.
In questi primi decenni del Seicento arriva a piena maturazione la
personalità artistica di Frescobaldi, che manifesta la fertile duplicità
del suo pensiero compositivo. Se infatti le Fantasie del 1608 e i
Recercari et canzoni franzese fatte sopra diversi oblighi del 1615 sono
floride manifestazioni di un pensiero contrappuntistico (cioè di una
concezione strutturalmente polifonica della musica) diversa è
l'ispirazione fondamentale delle Toccate e partite, 1614-1616, dedicate
al duca di Mantova. Qui Frescobaldi dà vita a uno stile fiorito,
rapsodico, che articola una sensibilità squisitamente accordale
(verticale) in linee orizzontali a carattere ornamentale, stratificate
con una specie di trasfigurato e semplificato contrappunto.
Nelle Toccate e partite l'esito è nuovo e originale; tanto che l'autore
sente il bisogno di anteporre alla musica un'ampia e articolata
prefazione, nella quale spiega come debba essere interpretato il suo
nuovo stile.
Questa "maniera di sonare con affetti cantabili e con diversità di
passi" è modellata sulla flessibilità dei "madrigali moderni, i quali
quantunque difficili si agevolano per mezzo della battuta portandola hor
languida, hor veloce, e sostenendola etiandio in aria (cioè ritardandone
o accelerandone il tempo) secondo i loro affetti, o senso delle parole."
Similmente il "modo di sonare le toccate non dee E...] stare soggetto à
battuta", ma adeguarsi all'affetto, cioè al contenuto emozionale
espresso dalla musica. E
ogni singolo brano è composto da più "affetti". "Nelle toccate" spiega
Frescobaldi" ho avuta consideratione non solo che siano copiose di passi
diversi et di affetti, ma che anche si possa ciascuno di essi passi
sonar separato l'uno dall'altro onde il sonatore senza obligo di finirle
tutte potrà terminarle ovunque più li sarà gusto". Così le Toccate e
partite rivelano un ulteriore motivo di straordinario interesse e di
sorprendente modernità nell'affermazione di una sorta di "opera aperta":
una riserva di materiali espressivi che l'esecutore può suddividere e
articolare a proprio piacimento.
E gli stessi rifacimenti successivi del libro denotano una straordinaria
flessibilità di questa musica anche a livello compositivo; come una
materia che vive e si evolve in sintonia con il respiro creativo del suo
autore.
Le Toccate sono le prime composizioni esplicitamente pensate per
tastiera, e scritte su due righi corrispondenti alle due mani
dell'esecutore, cioè scritte in "intavolatura". In esse compare un
elemento che ritornerà nelle raccolte successive, cioè la scelta di
schemi armonici molto popolari come base per la composizione dei singoli
pezzi: la Romanesca, la Monica, il Ruggiero, la Follia.
Viene così ulteriormente chiarita una cifra fondamentale dell'arte
frescobaldiana: il genio della variazione.
Capricci e toccate
Il periodo che va fino al1628 è abbastanza povero di avvenimenti
rilevanti nella biografia di Frescobaldi. Nel 1620 egli affianca il
ruolo di organista in Santa Maria in Sassia all'impegno principale in
San Pietro, a prestazioni occasionali presso altre istituzioni,
all'insegnamento e all'attività di virtuoso presso il cardinale Pietro
Aldobrandini. Ma all'asciuttezza di dati biografici corrisponde un
felice progresso compositivo, che si manifesta principalmente nelle due
raccolte del Primo libro di Capricci fatti sopra diversi soggetti et
arie in partitura (1624) e II secondo libro di Toccate, Canzone, Versi
di Hinni, Magnificat, Gagliarde, Correnti et altre partite (1627).
Nei Capricci del 1624, Frescobaldi ritorna a uno stile prevalentemente
contrappuntistico, segnalato dalla scrittura in partitura (cioè su
quattro pentagrammi); ma se il rigore della tecnica è il medesimo dei
precedenti Ricercari, l'inventiva è straordinariamente ricca, dal
momento che ingloba il clima rapsodico delle Toccate e partite. Ai brani
costruiti sulla tradizionale solmisazione (ut re mi fa sol la), vengono
accostati altri pezzi su soggetti singolari.
Così il capriccio "sopra il Cucco" (cioè sul canto del cucù) viene
sintetizzato in una terza minore ripetuta a mo' di ostinato dalla voce
superiore e ripresa variata dalle altre. Particolarmente singolari sono
tre capricci: l'ottavo "cromatico di ligature al contrario, che è uno
studio sulla risoluzione irregolare dei ritardi; il nono di durezze che
è a sua volta uno studio integrale d'armonia dissonante"; il decimo con
"obligo di cantare la quinta parte, senza tocarla" (cioè senza
suonarla). (Gallico 1986).
E che le dissonanze (le "durezze" appunto) siano qui elemento
strutturale e discorsivo, è chiarito dallo stesso Frescobaldi: i
Capricci contengono, infatti una prefazione che guida il lettore
all'originalità dell'opera e alle sue difficoltà; qui l'autore spiega
come convenga "in alcune durezze fermarvi con arpeggiarle accio che
riesca più spiritoso il seguente passo".
La prefazione dei Capricci è veramente illuminante per comprendere
l'intreccio fra la figura del compositore e del virtuoso: "In questi
componimenti intitolati Capricci, non ho tenuto stile così facile come
ne miei Ricercari. Ma non si deve però giudicare la difficoltà loro
prima di mettergli bene in prattica nell'istromento, dove si conoscerà
con lo studio l'effetto che deve tenere. Come anche havendo atteso
insieme la facilità, studio e vaghezza, parendomi cosa assai convenevole
a chi suona che se l'opere paressero di fatiche il cominciar da
principio
sino al fine si potrà pigliar, dove più piacerà di detti passi et finire
in quelli che termineranno del suo tuono."
Dunque l'atto compositivo, lungi dall'essere isolato dall'esecuzione, è
al contrario l'apoteosi della tecnica strumentale e
dell'interpretazione; ed è un coinvolgimento totale della musicalità di
chi suona, a cui è richiesto anche di cantare una parte supplementare
nel decimo capriccio, quasi a sottolineare il ruolo di guida della voce
umana che Frescobaldi non ha mai dimenticato. Vedendo "che da molti sia
dismessa la pratica di detto studio della partitura", dice Frescobaldi,
"ho voluto avvertire che in quelle cose, che (nei Capricci) non
paressero regolate, con l'uso del contrapunto, si debba primieramente
cercar l'affetto di quel passo e il fine dell'Autore circa la
dilettatione dell'udito e il modo che si ricerca nel sonare". Rigore del
contrappunto, fioritura della tecnica, espressione degli affetti,
sublimazione del canto, diletto per gli uditori: sono tutti aspetti che
si fondono in questa raccolta matura, capolavoro della musica
strumentale del primo barocco.
Il Secondo libro di Toccate, Canzone, Versi d'Hinni, Magnificat,
Gagliarde, Correnti et altre partite d'intavolatura di cimbalo et organo
(1627) è la prima raccolta di Frescobaldi a contenere musiche
esplicitamente composte per l'organo, due delle quali prevedono lo
specifico utilizzo della pedaliera. È quindi una sorta di antologia del
magistero frescobaldiano: brani organistici legati ai momenti della
liturgia; studi armonici; schemi di danze e arie; partite (cioè serie di
variazioni) sopra famosi schemi armonici (ciaccona e passacaglia).
Sebbene la struttura e l'esecuzione dei brani siano molto complesse, il
tono generale della raccolta è di ariosa maturità.
Alla corte dei Medici
Nel 1628, a 45 anni, Frescobaldi impone una svolta alla propria
carriera, trasferendosi a Firenze come "Organista del Serenissimo
Granduca di Toscana".
Non conosciamo nel dettaglio quali fossero i suoi compiti in una corte
in cui la musica aveva molto spazio, come quella dei Medici; ma è certo
che egli vi risulta come il musicista meglio pagato, in virtù della fama
internazionale ormai saldamente conquistata. Frescobaldi comunque si
adopera certamente come organista presso il Battistero di Firenze, come
insegnante, come compositore di corte, e come virtuoso; un documento del
1630 ci dice che egli suona in presenza dell'ambasciatore di Francia
alla Santa Sede in visita a Firenze, accompagnando due cantori di corte.
Essendo Firenze una delle principali culle europee della monodia vocale,
Frescobaldi deve cimentarsi con la musica vocale, fino a quel momento
trattata occasionalmente in brani isolati e di secondario valore
artistico.
Nascono così i due libri di Arie musicali da cantarsi sul Gravicimbalo e
Tiorba. A una, a dua, e a tre voci, entrambi dati alle stampe nel 1630.
Anche essi fanno mostra di grande varietà formale e di multiforme
articolazione nelle combinazioni delle voci. Evidente è l'influsso di
Claudio Monteverdi, principe della musica vocale nel primo Seicento,
specialmente nei primi pezzi di entrambi i libri, esplicitamente
definiti "in stile rappresentativo". Essi sono pensati per essere
interpretati non solo vocalmente ma anche con misurati gesti del corpo;
quasi scene drammatiche, benchè senza la cornice di una vicenda
articolata in eventi e personaggi. Gli altri pezzi che compongono le
raccolte delle Arie sono formalmente più strutturati rispetto al fluido
e affettuoso recitativo di quelli in stile rappresentativo. Denominati
Sonetti, Arie, Madrigali, essi sono pensati per voce sola, per duo, per
trio. Così ad esempio l'aria a voce sola A miei pianti al fine un dì,
dal secondo libro, nell'efficace brevità di poche battute descrive suggestivi percorsi cromatici sulle parole che trattano di lacrime. Gli esiti
artisticamente elevati delle Arie musicali fanno rimpiangere che
Frescobaldi non abbia fornito prove di musica teatrale, e che comunque
così poco ci abbia lasciato composto per la voce.
L'apoteosi romana
Il soggiorno fiorentino di Frescobaldi è gravato dalla tremenda
pestilenza che colpisce la città e l'Italia nel 1630, e che arriva a
falciare un decimo della popolazione; un colpo molto grave dal quale il
Granducato riesce a riprendersi lentamente e a fatica. Così Girolamo,
attirato da allettanti prospettive economiche, rientra a Roma nel 1634.
Il decennio che lo attende sarà una sorta di apoteosi della sua fama
internazionale di virtuoso, didatta e compositore. Ripreso il proprio
posto come organista a San Pietro, Frescobaldi si pone sotto la
protezione dei cardinali Antonio e Francesco Barberini, potenti e
illuminati nipoti del papa Urbano VIII. E presto allarga la propria
presenza di virtuoso anche al campo dell'oratorio, in particolare presso
l'Arciconfraternita del SS. Crocifisso di San Marcello.
Nel 1635, un anno dopo il suo rientro, Frescobaldi dà alle stampe i
Fiori musicali di diverse compositioni, Toccate, Kirie, Canzoni,
Capricci, e Recercari in partitura a quattro utili personatori. Questa è
certo la più ambiziosa stampa frescobaldiana, nata con l'intento di
"giovare alli organisti havendo fatto tale compositione di tal stile di
sonare, che potranno rispondere à Messe e à Vespri". I Fiori musicali,
più di qualsiasi altra raccolta, sono una sorta di fedele registrazione
del formidabile mestiere quotidiano di Frescobaldi organista.
La raccolta dei Fiori musicali si articola in tre cicli di musiche per
altrettante messe, ciascuno costruito su un materiale melodico della
tradizione del canto gregoriano, Messa della Domenica, Messa degli
Apostoli, Messa della Madonna. Frescobaldi propone agli organisti
materiale strumentale da alternare ("rispondere") con l'esecuzione
vocale da parte del coro delle parti cantate della messa, divisa nell'ordinarium
(con testo fisso) e nel proprium (con testo che varia con le festività).
"Per le parti dell'ordinarium sono proposti brani da eseguire all'organo
alternativamente — altematim — in risposta ai versetti del canto
corrispondente: alcuni sono dati scritti; l'esecuzione facoltativa degli
altri è devoluta all'improvvisazione sulla tastiera. Per le parti del
proprium, più Elevazione e Deo gratias, sono proposti brani sostitutivi,
o meglio pezzi da sonare durante o a chiusura del rispettivo atto
liturgico, e della lettura del testo eseguita dai celebranti" (Gallico
1986, p. 141).
I Fiori musicali sono costruiti secondo le direttive del Caeremoniale
ecclesiastico romano che stabiliva il posto della musica nella liturgia
e l'uso dell'organo.
"L'organista era difatti autorizzato dal Caeremoniale a intervenire
alcune volte nella celebrazione come solista. Egli s'alternava al coro
[...] e inoltre poteva sonare un brano libero, anche improvvisando dopo
l'Epistola, dopo il Credo, durante l'Offertorio, durante l'Elevazione —
a questo punto con grande dolcezza e gravità — e dopo la
Comunione. Doveva inoltre eseguire brani appropriati all'inizio e alla
fine del rito". In quest'ultima funzione si inquadrano i due pezzi
finali della raccolta: Bergamasca e Capriccio sopra la Girolmeta. Essi
ricavano il loro materiale musicale da melodie e schemi di danza
popolari di origine cinquecentesca, estremamente diffusi nell'Italia (e
nell'Europa) della prima modernità. Non stupisca l'inserzione di
materiale profano in contesto liturgico; nonostante il dichiarato
purismo della Controriforma, la festosità e la popolarità di queste
musiche le rendono perfettamente adatte alla positiva conclusione della
liturgia, nel segno della rinnovata unione con il Cristo.
Il panorama compositivo frescobaldiano dell'ultimo decennio comprende le
Canzoni da sonare a una due tre et quattro edite nel 1634, che
riprendono materiale da due precedenti e analoghe raccolte del 1628,
completate da diversi nuovi pezzi; sono composizioni pensate per quattro
esecutori e basso continuo, nel solco della tradizione cinquecentesca
della canzone polifonica.
L'ultima edizione del primo libro di Toccate (1637) comprende nuove
partite sopra noti schemi che abbiamo già incontrato (Romanesca, Monica,
Ruggiero, Follia, e altre Correnti, Passacaglie, Ciaccone).
Particolarmente impressionante è la serie delle Partite cento sopra il
Passachagli, vero monumento (e testamento) dell'arte frescobaldiana
della variazione.
Gallico spiega: "Questa composizione muove da un modulo di base
articolato in tempi distesi talora in due, talora in quattro battute. E
l'intera elaborazione allinea molte più di cento repliche consecutive
variate del modulo [...1. Quello che impressiona nelle Partite cento, al
di là delle segrete sottigliezze del progetto, è il rinnovamento
incessante delle immagini, pur congiunte con il motto di base. Repliche
continuate, e metamorfosi".
Gli ultimi anni
Negli ultimi anni della vita di Frescobaldi decade quell'ambiente
ecclesiastico-aristocratico che lo aveva fin là sostenuto; lo stesso
Urbano VIII è costretto nel 1642 a subire una sconfitta militare in una
prova di forza sostenuta con il duca di Parma, e a rinchiudersi in
Vaticano.
Ma la fama del musicista non viene intaccata; così Johann Jacob
Froberger, organista della corte imperiale di Vienna e protagonista
musicale di primo piano del secondo Seicento, ottiene nel 1637 il
permesso di recarsi a Roma per studiare con lui, rimanendovi fino al
1641. Tutti gli organisti italiani resteranno fortemente influenzati
dalle sue opere e dal contatto diretto con il suo insegnamento o con
quello dei suoi allievi. E lo stesso Johann Sebastian Bach manifesterà
il suo grande interesse per la musica di Frescobaldi, trascrivendo di
proprio pugno nel 1714, a scopo di studio, i Fiori musicali. La notte
del primo marzo 1643, Girolamo Frescobaldisi si spegne a Roma, alla
messa per il suo funerale partecipano cantando i più importanti
musicisti della città. La sua fama sarebbe rimasta viva per tutto il
secolo.
Efficacissimo sunto dell'originale grandezza di Frescobaldi è nelle
seguenti parole dedicategli da André Maugars, un musicista francese che
nel 1639 pubblica il resoconto di un suo soggiorno in Italia: "Non è
senza motivo che questo famoso organista di San Pietro ha acquistato
tanta reputazione in Europa; perché, nonostante le sue opere a stampa
rendano sufficiente testimonianza delle sue qualità, tuttavia per ben
giudicare della sua profonda scienza, bisogna ascoltarlo improvvisare
toccate piene di ammirevoli ricerche ed invenzioni. È perciò che merita
pienamente di essere proposto come modello a tutti i nostri organisti,
per infondere loro la voglia di venirlo ad ascoltare a Roma".
|