| Monodia
Canto a una sola voce o a più voci che eseguono una sola linea melodica,
oppure canto a una sola voce con accompagnamento strumentale. Il termine, di
derivazione greca, fino al IX secolo viene utilizzato per designare il canto
a una sola voce, senza accompagnamento e aggiunta di altre parti. La monodia,
intesa come esaltazione del puro elemento melodico, fu coltivata
nell'antichità e nel medioevo fin quasi agli inizi della polifonia, il
termine ha un'accezione assai vasta e a volte indica l'unico tipo di musica
di una civiltà. Quando alla monodia sono aggiunti degli strumenti che
procedono all'ottava o all'unisono viene chiamata omofonia (ma il
significato del termine varia a seconda della lingua). Monodici furono
l'antica musica greca, il canto gregoriano sia solistico che corale compresi
inni, tropi e sequenze, il canto bizantino, l'ambrosiano, il gallicano, il
mozarabico ed i canti analoghi delle varie chiese cristiane primitive, i
primi canti profani in latino classico o dell'epoca (secoli IX e X), i canti
dei goliardi, le chansons de geste, le melodie dei drammi liturgici (salvo
qualche rara intrusione polifonica), dei trovieri e trovatori, dei
Minnesänger e Meistersinger, le cantigas spagnole, le laudi spirituali
italiane del XVIII secolo, ecc. Nell'ambito della monodia rientra anche la
canzone popolare di tutti i tempi.
Canto monodico
Il canto ad una sola voce con accompagnamento strumentale, coltivato
occasionalmente quale frutto di improvvisazione nell'antichità e nel
medioevo, prende il nome di canto monodico. Il genere si sviluppa
compiutamente solo all'inizio del XIV secolo, con l'Ars nova, in Italia e
Francia. Nel XV secolo cede un po' il passo al crescente sviluppo della
polifonia, anche se un certo tipo di polifonia quattrocentesca, quella della
Scuola di Borgogna, è evidentemente ancora concepita per voce e strumenti.
Nel secolo XVI, contemporaneamente al rigoglio polifonico, il canto monodico
rifiorisce nella forma dei madrigali profani polifonici adattati per voce
solista, soprano, con accompagnamento strumentale od anche sotto l'aspetto
di canti lirici deliberatamente strutturati in stile monodico con
accompagnamento di liuto o viole (frottole, contrabbassi intabulati, ecc.) e
come parte di intermedi. Tuttavia, lo stile dell'accompagnamento
fondamentalmente polifonico, la concezione di una melodia non sorretta da
una precisa e sistematica regolarità armonica del basso, l'assenza di
abbellimenti virtuosistici nel disegno vocale e la mancanza di una
traduzione in musica degli "affetti" contenuti nel testo impedirono al canto
solistico di assurgere a vera monodia, anche se ne fu comunque l'immediato
precedente. Col barocco (1600 - 1750 ca.) si assiste all'affermazione in
musica di nuove forme e generi accanto a quelle già esistenti; in campo
vocale nascono l'opera, l'oratorio, la cantata; sul fronte strumentale la
fuga la suite, la ciaccona e in genere le forme di variazione su tema, la
sonata, il concerto, il concerto grosso. Il netto cambiamento delle idealità
artistiche determina il declino dell'egemonia polifonica e la definizione,
lo sviluppo e la supremazia del canto monodico. Le caratteristiche
essenziali della monodia sono infatti presenti nelle melodie a voce sola, in
stile recitativo sorretto dagli accordi del basso continuo, genere alla base
del linguaggio del recitar cantando, indi del melodramma, elaborato dalla
Camerata de' Bardi. Lo stuolo di studiosi facenti capo alla Camerata
fiorentina, discutendo sulla situazione della musica e della poesia della
loro epoca in relazione a quanto si conosceva della musica greca, avevano
rilevato che la polifonia, con i suoi intrecci, non era in grado di far
comprendere le parole e i sentimenti del testo, la monodia era l'unica in
grado di farlo e nacque il melodramma. Da qui la storia del canto monodico
si dipana attraverso quella dell'opera, della cantata, dell'oratorio, del
lied, della sonata, ecc. |