Musica sacra

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Musica sacra


Nel suo concetto rientra, in senso stretto, il repertorio di brani musicali concepito per la liturgia (canto gregoriano). Non si deve confondere la musica sacra con l'espressione in senso lato ove si collocano laudi, oratori, sacre rappresentazioni e ogni brano il cui testo si ispiri o basi su pagine bibliche o su soggetti religiosi e spirituali. Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha cercato di realizzare una secolarizzazione e globalizzazione di tutto il repertorio sacro. Sul piano concreto si è ottenuta una fruizione in sede esclusivamente concertistica di pagine "sacre", così come l'utilizzazione liturgica di musiche solo genericamente "religiose". Ma siamo ben lontani dall'unificazione, specie quando si vieta l'esecuzione di musiche del repertorio classico "profano" (come l'Ave Maria di Schubert) all'interno della liturgia, consentendo invece l'utilizzo di tamburelli, sonagli, danze, brani con melodie anti-spirituali derivanti anche dal folclore europeo e non.



Con lineamenti insoliti e inconfondibile, con le melodie degli Antifonari, Responsoriali, Graduali, Innarii, il canto gregoriano mostra l'immenso patrimonio della Chiesa e stabilisce su tutta l'Europa un nuovo impero musicale saldamente ancorato. Col passare degli anni la musica sacra accoglie le modificazioni epocali (passaggio dalla monodia alla polifonia, introduzione di tropi, sequenze, ecc.) e nel Quattrocento diviene appannaggio dei cantori e maestri fiamminghi attirati nella cantoria papale e nelle cappelle dei principi. L'influsso di questi musicisti stimola una ricca produzione di Messe. Un altro punto nodale, dopo il canto gregoriano e la scuola fiamminga, è costituito da Palestrina. Infatti, questi, dopo gli ingegnosi contrappunti di quasi due secoli, veniva a conciliare, come disse K. Nef "le finalità della parola sacra con quelle dell'arte musicale, dando uguale espressione a parole e musica". In seguito all'esecuzione della Messa Papae Marcelli, risultato di perfetta sintesi fra scrittura contrappuntistica fiamminga e duttilità melodica italiana, la musica sacra conobbe una strada precisa: si stabilì che non c'era ragione di abolire il canto figurato dalle Chiese. Il Concilio di Trento impose l'esclusione dalle cerimonie religiose di musiche "molli" e temi profani, e vietò l'uso distraente di strumenti che non fossero l'organo. Si compiva a raggiera, attorno alle volontà ecclesiastiche e all'opera di Palestrina, l'evoluzione della musica sacra: equilibrio tra proibizioni e sviluppo moderno di tecnica strumentale, uso delle sonorità, sintesi di elementi polifonici orizzontali e verticali, con ritmica chiara e trasparente e un'armonia dolce e suadente. Dopo quest'epoca aurea ci fu un periodo di decadenza. L'individualismo dei tempi nuovi e il distacco di Martin Lutero dalla Chiesa romana avevano spalancato le porte ad una musica di spirito paganeggiante, priva dei fervori medioevali. Si andava sgretolando il culto del canto gregoriano e la musica, scostandosi dalla prassi liturgica e dalla tradizione palestriniana, guadagnava in ricchezza di colore. Il dilagare del madrigale frenò la fantasia nell'invenzione di musica sacra, tuttavia Monteverdi realizzò stupende pagine (Messa e Vespro) senza far uso delle novità armonico-cromatiche di cui era animatore. Nel Settecento gli sviluppi del genere cominciano in tutta Europa a svincolarsi dalla sola composizione per uso liturgico e fanno la loro apparizione l'oratorio e la cantata da chiesa; l'organo perde il suo dominio e cede il passo ad altri strumenti (violino, violoncello, contrabbasso, fagotto); si lascia libero varco all'introduzione di musica popolare nella messa. L'Ottocento propugna un ritorno all'antico, poiché la musica sacra è il canto gregoriano e nessuna musica strumentale, per quanto ricca d'arte, può dirsi liturgica. Ma alla luce di questa osservazione Rossini scrive una Petite Messe Solemnelle con accompagnamento di due pianoforti e harmonium, Verdi un Requiem che profuma di teatro lirico.