Tarantismo o tarantolismo
Fenomeno religioso consistente in una tecnica coreutico-musicale di catarsi
da crisi psichiche, conosciuto in tutta l'Italia meridionale a partire dal
sec. 14° e ancora sporadicamente riscontrabile in Puglia, dove è stato
compiutamente esaminato dal punto di vista storico-religioso nel 1959 da E.
De Martino.
Struttura dell'azione rituale
Nelle sue linee essenziali il t. si apre con la caduta del soggetto (per lo
più femminile) in una condizione di crisi (non identificabile con una forma
definita di turba psichica) attribuita al morso di una "taranta" (anch'essa
non identificabile con questo o quel ragno). Al fine di restaurare la
condizione normale si dà luogo a un cerimoniale musicale con cui vengono
sottoposte una dopo l'altra alla "tarantata", che versa in uno stato
d'inerzia, melodie diverse fino a quella che suscita una reazione affettiva
e la stimola al ballo. Questa "esplorazione" musicale è dovuta al fatto che
le "tarante" sono sentite e concepite come una pluralità di vere e proprie
figure mitiche articolate in categorie diverse, ciascuna delle quali è
portatrice di un atteggiamento psicologico definito (tarante "libertine", se
la crisi si presenta con manifestazioni erotiche; "canterine", se inducono
una vistosa tendenza al canto; "tempestose", se il soggetto palesa
atteggiamenti agonistici e di potenza guerriera; "tristi e mute", se la
crisi si presenta con la morfologia degli stati depressivi) ed è legata a
una melodia determinata. Dopo l'identificazione della taranta, ha inizio la
fase più propriamente catartica: il ballo (una tarantella molto diversa da
quella di usuale intrattenimento), diretto da suonatori tradizionalmente
sperimentati, si svolge in due cicli: a terra (e qui la danzatrice impersona
la taranta) e in piedi (fase nella quale la tarantata entra in rapporto
agonistico con il ragno, mimando fasi d'inseguimento e infine di
calpestamento di esso). L'intero arco esorcistico può durare anche molti
giorni, e il suo carattere simbolico è denunciato dal fatto che la crisi si
rinnova di norma per molti anni secondo una periodicità calendariale che ne
fissa l'insorgenza tra giugno e agosto; questo rinnovarsi è spiegato per lo
più con l'idea tradizionalizzata di una "discendenza" lasciata dalla taranta;
dopo l'esorcismo ha luogo un rendimento di grazie a s. Paolo (ancora oggi in
una cappella del santo a Galatina nel Salento).
Riti di possessione
Pur nel suo assorbimento parziale nella pratica devozionale cristiana
diretta a s. Paolo nella sua qualità di protettore dai morsi di animali
velenosi in genere, il t. rivela le sue caratteristiche di istituzione
catartica di tipo arcaico, profondamente affine alle tecniche
diagnostico-terapeutiche del mondo antico per la cura di affezioni psichiche
di vario genere, quale soprattutto il coribantismo (nello Ione Platone
indica i κορυβαντιῶντες come coloro che "sono sensibili e rispondono solo a
quella melodia che è del dio dal quale sono posseduti ... mentre sono
insensibili a tutte le altre"), e ai cerimoniali africani bori e zar fino al
vodù haitiano, nel quale i singoli loa, largamente identificati con i santi
del cattolicesimo, costituiscono una pluralità di esseri sovrannaturali
suscettibili anch'essi di evocazione mediante sollecitazione musicale.
La danza della taranta oggi
Epurate delle pregnanti valenze religiose e terapeutiche che storicamente le
hanno connotate, alcune modalità espressive tipiche di questo sistema
rituale sono state recentemente recuperate da alcuni gruppi musicali e
associazioni culturali, in un movimento di riappropriazione delle tradizioni
culturali e di recupero delle forme coreutiche tradizionali che ha trovato
forti riscontri da parte del pubblico, divenendo un emblema sociale e
ideologico di alternativa culturale alla globalizzazione.
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