La musica barocca
Il termine musica barocca è utilizzato per classificare la
musica composta durante il periodo di diffusione del barocco nell'arte. I
principali compositori che oggi vengono considerati barocchi sono
Bach, Händel e Antonio Vivaldi. L'utilizzo del
termine barocco riferito alla musica è, tuttavia, uno sviluppo abbastanza
recente, ed è fatto risalire ad una pubblicazione del musicologo
Curt Sachs del 1919.
La musica barocca è caratterizzata dall'uso della
fuga e spesso da passaggi difficili e molto veloci. Risulta quindi estremamente
importante l'abilità del solista (virtuosismo).
"La musica barocca non esiste!". L'affermazione può sembrare brutale, sommaria e
in un certo senso scoraggiante. E invece si tratta di farina fine, proveniente
dal generoso sacco concettuale di Manfred Bukofzer,
uno dei maggiori musicologi del Novecento. Non ha alcun senso — sostiene lo
studioso nel suo libro più fortunato, The music in the baroque era (1947) —
mettere una sola cornice intorno ad un secolo e mezzo di musica che ha fatto
della varietà e della differenza il proprio programma estetico.
Meglio, molto meglio, parlare di "primo barocco francese", di "tardo barocco
italiano", o di "medio barocco francese", distinguendo innanzitutto, all'interno
dei grandi confini della "epoca barocca", il quando e il dove.
La tesi di Bukofzer continua a destare ancora oggi, nonostante sia passato più
di mezzo secolo, un certo scandalo, forse perché mette in crisi una delle
certezze "assolute" coltivate sia nella storiografia musicale che dal "mercato"
della musica. La convinzione cioè che esista un
genere, una categora, una qualsiasi casella dentro la quale sistemare tutti i
fenomeni che sembrano appartenere all'"epoca barocca":una sonata per
clavicembalo di Scarlatti e un ballet de cour di Couperin, una Passione di
Schutz e un concerto di Vivaldi. Stendendo così una patina uniforme su oggetti,
forme e linguaggi che si differenziano, invece, per il carattere esattamente
opposto: il contrasto, l'opposizione, la diversità.
È per questo motivo che Bukofzer propone di evitare per quanto possibile
l'espressione "musica barocca" e di adottare, invece, il criterio della
distinzione tra i tre grandi stili che attraversano la musica occidentale
tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento:
lo stile concertante italiano,
lo stile contrappuntistico tedesco e lo stile strumentale francese. Operando
all'interno di questa grande tripartizione una ulteriore bipartizione: quella
tra idioma strumentale e idioma vocale.
Un modello classificatorio complesso, dunque, che
combinato con il criterio della distinzione cronologica tra le epoche del
barocco (alto, medio e basso) rende finalmente giustizia alla varietà e alla
illimitata ricchezza delle musiche nate tra la crisi del manierismo e l'avvento
del classicismo.
Le forme musicali
La cantata sacra tedesca
Il concetto di "cantata sacra" è estraneo all'universo
formale di Johann Sebastian Bach:il termine è stato infatti coniato soltanto nel
XIX secolo per designare sommariamente le composizioni liturgiche
settecentesche,su testo biblico, intonate da coro e solisti. Una svolta nella
storia della cantata tedesca avviene però quando il pastore protestante Erdmann
Neumeister pubblica nel 1704 una antologia di testi destinati all'intonazione
liturgica.
Ispirandosi alle forme coeve dell'opera in musica, Neumeister suddivide i testi
biblici in recitativi, arie, concertati e numeri corali fornendo a ciascun
compositore un efficientissimo modello formale. J.S.Bach segue sostanzialmente
il modello della "cantata riformata" fondato da Neumeister anche se la varietà
formale delle sue cosiddette "cantate sacre" è molto ampia.
Generalmente (ma le eccezioni sono numerose)le Kirchenkantaten di J.S.Bach si
aprono con un corale intonato in forma non polifonica, proseguono con una serie
di arie, recitativi e concertati e si concludono con un corale elaborato in
forma contrappuntistica.
Il concerto grosso
La genesi del concerto grosso va cercata nella pratica
della cosiddetta sonata a tre da chiesa diffusa in modo particolare a Bologna
verso la metà del Seicento, ma il modello formale più evoluto viene messo a
punto a Roma, verso la fine del Seicento, da Arcangelo Corelli.
I dodici Concerti dell'op.6 corrispondono alla fase "matura" del concerto
grosso:un gruppo di solisti (nel caso di Corelli due violini e un
violoncello)chiamato "concertino" o "soli" si contrappone all'intero corpo
dell'orchestra, chiamato "grosso" o "tutti". Non una contrapposizione generica
basata sulla semplice contrasto di sonorità, ma una rigorosa divisione del
lavoro di carattere formale:al "grosso" spetta l'esposizione del ritornello, al
concertino gli episodi solistici, secondo la successione di parti e movimenti
tipica della sonata a tre che verrà poi ripresa dal concerto solistico.
La suite
Le origini della suite si confondono inevitabilmente con
la pratica antichissima di accompagnare e sostenere la danza con un numero più o
meno elevato di voci o di strumenti, ma il termine "suite" appare per la prima
volta in una raccolta pubblicata dal compositore francese Philippe Attaignant
nel 1529. La pratica di codificare in modo rigoroso la denominazione e la
successione delle diverse danze è però molto posteriore e avviene, in sostanza
quando la suite diventa un "seguito" di danze puramente immaginarie. Si deve a
Jakob Froberger, allievo di Frescobaldi, la riduzione della suite alle sue
quattro danze "di base" (ALLEMANDA, CORRENTE, SARABANDA e GIGA) e sarà questo il
modello di base che seguirà J.S.Bach per alcune delle sue Suite.Le sue Suite
Inglesi, infatti, sono articolate in 8 danze.
Il Canone
Il canone è la più semplice, la più antica, la più
rigorosa forma di scrittura polifonica creata dalla musica colta occidentale. Il
suo carattere specifico e dominante è dato dalla continua imitazione tra le
parti (o voci) che lo costituiscono. Dopo che la prima voce espone lo stesso,
identico motivo entrando però ad una certa distanza dalla prima. Si crea così
una forma di imitazione o di sdoppiamento che crea generalmente un senso di
estrema densità e coesione tra le parti. Una volta che la prima voce è stata
raggiunta dalla seconda, infatti, si trova a dover elaborare un proprio percorso
melodico autonomo (una "risposta") che non può non tenere conto delle relazioni
intervallari e armoniche con il soggetto della seconda voce. Il numero delle
voci di cui un canone può essere costituito non ha, teoricamente, limiti.
La Corale
In origine il termine "corale" indica generalmente il
canto monodico non accompagnato dalla liturgia cristiana. Dopo l'avvento della
riforma luterana la parola viene ad indicare però, nella lingua italiana, il
canto liturgico, anch'esso monodico, proprio della liturgia protestante. Il
cuore musicale della riforma è costituito da un nuovo corpus di canti monodici,
spesso di estrema semplicità e concentrazione melodica. I testi appartengono
alla lingua della liturgia riformata, il tedesco, e abbandonano per sempre il
vetusto latino dei padri della chiesa romana. I nuovi "corali" possono essere
intonati "choralitier", ossia in forma monofonica, oppure "figuraliter" ossia in
forma polifonica, grazie alla semplice armonizzazione della linea vocale di
base. Di questa prassi, in uso sin dalla metà del Cinquecento, si avvarranno nei
secoli successivi tutti i compositori tedeschi di fede luterana, ivi compreso,
naturalmente, J.S. Bach.
La sonata barocca
Il modello originario appare a Venezia verso la fine del
Cinquecento, grazie agli organisti e ai violinisti che prestano servizio presso
la Cappella della Basilica di San Marco, ma l'idea di una forma strumentale
totalmente autonoma dalla musica vocale prende piede però nell'altro grande
centro musicale dell'Italia del tempo: la Basilica di San Petronio a Bologna. È
qui che l'ordito contrappuntistico della sonata rinascimentale si scioglie nelle
sue due polarità nascoste: da un lato il basso continuo, dall'altro il libero
gioco improvvisativo delle voci superiori. Nasce così il prototipo della
cosiddetta "sonata a tre", il cui organico è costituito dal continuo e da due
strumenti melodici. A pasrtire dalla seconda metà del Seicento la sonata a tre
si divide in due forme complementari: da un lato la "sonata da chiesa",
inizialmente destinata a sostituire le parti mancanti della liturgia vocale e
dunque caratterizzata da una severa scrittura contrappuntistica, dall'altro la
"sonata da camera", indirizzata originariamente all'intrattenimento e quindi
segnata dalla scrittura ritmico-melodica tipica delle forme di danza.
Alcuni compositori di musica barocca
Johann Sebastian Bach (1685–1750)
Antonio Vivaldi (1678–1741)
Tomaso Albinoni (14 giugno 1671, Venezia - 17 gennaio 1751, Venezia)
Alessandro Marcello (24 Agosto 1669 Venezia - 19 Giugno 1747, Padova)
Johann Pachelbel (1 Settembre 1653 – 3 Marzo 1706)
Domenico Scarlatti (1685–1757)
Georg Friedrich Händel (1685–1759)
Georg Philipp Telemann (1681 - 1767)
Claudio Monteverdi
Girolamo Frescobaldi
Jan Dismas Zelenka
Henry Purcell
Domenico Scarlatti
Dietrich Buxtehude
Arcangelo Corelli
Jean Philippe Rameau
François Couperin
Francesco Durante
Adam Michna z Otradovic
Pavel Josef Vejvanovský
Bohuslav Matěj Černohorský
Šimon Brixi
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