La musica popolare e il jazz

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Nella musica popolare e nel jazz chi ha importanza è l'interprete e non il compositore, perché questi tipi di musica vengono creati entrambi durante l'esecuzione, in quanto l'interprete vi apporta quasi sempre dei perfezionamenti dovuti alla propria particolare sensibilità o a una sempre maggiore "compartecipazione".

A molti l'aggettivo popolare ricorda soltanto i canti e le danze degli zingari nomadi ungheresi o dei fattori russi o dei coloni americani, tutta gente che ha sempre creato delle canzoni da cantare lavorando o che ha cantato e ballato per crearsi un genere di spettacolo e di divertimento domestico. Le loro canzoni si ispiravano alla vita come la conoscevano e i canti di lavoro dei "cowboys” per esempio, contengono spesso i gridi usati per condurre e riunire il bestiame, mentre i ritmi seguono quelli naturali della cavalcata.

Effettivamente molti canti popolari ci raccontano dei fatti: una ballata (cosí è chiamata una canzone che racconta una storia) scozzese narra dell'amore infelice di Barbara Allen e Sir john Graham, mentre sulle colline della Virginia si può sentir cantare la stessa aria che parla di una "Barbry Ellen" e di un "Sweet William"; questo accade perché i canti popolari passano di bocca in bocca e le loro parole spesso cambiano, benché il motivo resti sempre più o meno il medesimo.

Nel corso degli ultimi cento anni il predominio nel campo musicale è appartenuto a un gruppo di persone, i Negri americani. Quando i Negri furono portati in schiavitù al di là dell'Atlantico durante i secoli XVII, xvin e XIX, la loro musica li accompagnò e dopo poco essi assorbirono anche quella propria della loro nuova patria: così la musica popolare negra , colorita da sfumature inglesi, francesi e spagnole, fiorì dovunque nelle due Americhe.

Negli Stati Uniti meridionali i Negri cantavano canti religiosi, chiamati spirituals, derivati dagli inni inglesi, inni che avevano udito dai predicatori battisti e metodisti che li avevano convertiti al Cristianesimo; a questi inni essi aggiunsero i ritmi africani e quella tristezza caratteristica di molta musica negra del xix secolo. A New Orleans i Negri subirono anche l'influenza delle bande musicali e delle marce francesi, dato che in quella città il carnevale del Martedí Grasso era tempo di parate e di danze.

Infine tutti questi elementi si fusero e diedero luogo al jazz. Quando furono liberati nel 1865, cioè alla fine della Guerra Civile Americana, i Negri cominciarono anche a suonare gli strumenti di stile europeo abbandonati dalle bande musicali dell'esercito. Sui nuovi strumenti essi improvvisavano ora parole e ritmi con quello stile spontaneo, emotivo, che verso la fine del xix secolo fu chiamato jazz. Quando i suonatori di jazz si riunirono in gruppi di professionisti, all'incirca al tempo della prima Guerra Mondiale, il battito ritmato veniva fornito dal pianoforte o altro strumento a corde e, con una specie di tecnica di contrappunto, ogni strumento della banda jazz improvvisava le sue variazioni su qualsiasi motivo fondamentale i musicisti avessero deciso di suonare.

Intorno al 1930 comparve lo swing, ossia una musica sincopata alla maniera del jazz, ma scritta; essa veniva provata, ma sebbene offrisse infinite opportunità per i virtuosismi mancava della spontaneità e della vera qualità popolare del primo jazz. Questo tipo di musica, prodotto in gran quantità per le industrie discografiche, eclissò il jazz fin verso la fine della seconda Guerra Mondiale, quando rinacque l'interesse per il jazz veramente improvvisato. Un interessante e riuscito tentativo di fusione tra il genere jazz e i temi popolari degli "spirituals" negri è rappresentato dall'opera Porgy and Bess, composta nel 1935 da Gershwin.