Musica araba

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Le espressioni musicali degli appartenenti alla cultura araba indipendentemente dalla religione, dalla razza e dalla collocazione geografica; si tratta di una commistione di unità sovranazionale caratterizzata da una forte componente spirituale, l'Islam, e da una lingua comune, l'arabo.

 

Strumenti musicali    
La musica araba 
La danza araba


La storia

Poco si conosce della musica araba prima di Maometto. Il Profeta nutriva un'austera avversione per la musica, ma ciò non impedì che a partire dal sec. VII si formasse presso gli arabi una raffinata civiltà musicale, in parte erede di quella greca e non priva di influssi su quella europea. Alla metà del sec. VII si formarono due scuole rivali, quella di Medina e quella della Mecca, che elaborarono i concetti principali creando una sintesi stilistica che ha come riferimento i 7 as.wat o canti di Ma'bad di Medina e i 7 canti di Ibn Surayaj della Mecca. Ci sono pervenuti i più importanti trattati dal sec. IX al XV (ricordiamo tra gli autori più significativi: al-Kindi e al-Sarakhsi del sec. IX, al-Farabi del X, Avicenna dell'XI, S.afi al-Din del XIII, 'Abd al-Qadir del XV). Fra il sec. VIII e il IX sorsero importanti centri di pratica musicale: a Bagdad nel palazzo delle Mille e una notte vi erano fino a 12 musicisti professionisti a loro volta coadiuvati da un gran numero di strumentisti, cantanti e danzatrici. In questo stesso periodo sorse la scuola degli 'Udisti, il cui sistema modale si basava sulla nomenclatura del liuto ('ud), che si diffuse anche nell'Occidente arabo (Andalusia, Maghreb), mentre in Oriente vi furono influenze persiane e mongole che diedero origine alle scuole dei Tunburisti (da t.unbur o t.anbur, liuto a 2 corde) e dei Sistematici. La decadenza della musica araba comincia nel sec. XVI con le mutate condizioni politiche: la musica trovò rifugio nelle pratiche rituali delle correnti mistiche che la utilizzarono come mezzo di preghiera e di elevazione verso Dio. Utilizzata soprattutto dalle confraternite, la musica si concentrò prevalentemente sull'utilizzo della voce; fa eccezione il sam'a', concerto spirituale in cui al canto si accompagnano strumenti e forme di danza.



La teoria

La teoria musicale araba si ricollega esplicitamente a quella greca e usa anch'essa come elemento base il tetracordo . Fissate le note estreme del tetracordo, si può dividere lo spazio intermedio in toni, semitoni, quarti di tono comprendenti le più sottili sfumature. Il carattere speculativo e matematico dei trattati arabi porta a costruire una serie estremamente ampia e complessa di possibili suddivisioni, che non dovevano avere completa rispondenza nella pratica musicale. Di questa resta un'immagine nell'attuale vita musicale, che rispecchia probabilmente tradizioni molto antiche. Come per altre musiche orientali è essenziale la presenza di nuclei melodico-ritmici di origine antica, chiamati maqam e corrispondenti ai raga indiani o al nómos greco. Un maqam è l'elemento base di una composizione e ne designa sia l'aspetto melodico e ritmico sia la reazione fisica e psichica che da esso può derivare. Notevoli sono la varietà e la complessità ritmiche. L'influenza della musica araba sulla musica europea del Medioevo, secondo più recenti studi, sarebbe da ridimensionare; significativa è invece la diffusione nel nostro continente di alcuni strumenti musicali arabi: il liuto derivò forma e nome dal liuto arabo. Altri strumenti tipici, tuttora in uso, sono quelli ad arco della famiglia dei kamanga, nonché vari strumenti a fiato (come il nay) e a percussione.