Estetica musicale

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Estetica

Scienza filosofica del bello. Il termine fu usato per la prima volta da A. Baumgarten (1750) sulla base della filosofia leibniziana, per la quale la bellezza è il grado più alto della conoscenza sensibile, ancora 'confusa', per quanto non più 'oscura' come la mera sensazione, ma già 'chiara', sebbene non ancora 'distinta' come la conoscenza intellettiva. Da allora il termine si è esteso alla filosofia del bello, anche nei casi in cui la bellezza viene concepita senza alcun riferimento al sentire, si tratti della sensazione, come nel leibnizianesimo, o del sentimento, come nel romanticismo; si riferisce a ogni tipo di bellezza, sia a quella dell'arte, sia a quella della natura, sia a quella puramente intellettuale o addirittura sovrasensibile.

Estetica musicale

Non è possibile parlare di uno sviluppo autonomo dell'estetica musicale prima del '700. Il pensiero illuministico, che impostò su basi scientifiche lo studio delle leggi inerenti al linguaggio musicale sottraendolo alle perduranti remore metafisiche, è alla base della generale rivalutazione della musica nella cultura romantica. Il romanticismo ridiede alla musica il primo posto nella tradizionale gerarchia delle arti, considerandola il linguaggio dell'assoluto e il vertice delle possibilità espressive dell'uomo. Con Eduard Hanslick, che si ricollegava al formalismo herbartiano, esso pose inoltre le premesse per un'analisi del linguaggio musicale, prescindendo da ogni suo aspetto eteronomico, al limite anche dalle sue capacità espressive. Questo indirizzo, cui si ricollegò la Musikwissenschaft (scienza della musica) germanica e anglosassone, è stato alla base di molti sviluppi delle poetiche e delle estetiche del '900 (per es., Gisèle Brelet, Boris de Schloezer, Suzanne Langer, Leonard B. Meyer), arricchendosi anche degli apporti della psicologia della forma e delle indagini sul linguaggio della musica contemporanea operate spesso dagli stessi compositori (Arnold Schönberg, Anton von Webern, Paul Hindemith, Igor Stravinskij, John Cage, Karlheinz Stockhausen, Pierre Boulez, Henri Pousseur ecc.). Una caratteristica dell'estetica musicale del sec. XX è la varietà dei presupposti metodologici. Se in Italia l'estetica musicale è stata per lungo tempo legata all'idealismo crociano (cosa che non ha precluso la nascita di indirizzi diversi, come la prospettiva marxista-fenomenologica di  Luigi Rognoni), altrove sono prevalse altre metodologie: da quella sociologica di Theodor W. Adorno a quelle fenomenologiche (seppure divergenti) di René Leibowitz ed Ernest Ansermet, alle prospettive strutturalistiche di Claude Lévi-Strauss. Un elemento comune è tuttavia ravvisabile nello sforzo che a ogni livello ha sollevato, a partire dagli inizi del '900, la crisi del linguaggio musicale europeo.

Aristotele

L'estetica musicale di A., fortemente influenzata da quella platonica, si trova nel libro VIII della Politica e nel I della Poetica. Secondo il filosofo la musica adempie a tre funzioni: educativa, catartica ed edonistica (di puro diletto).