Notazione - partitura

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La rappresentazione grafica dei suoni, l'insieme dei segni convenzionalmente adottati nella scrittura musicale.



I sistemi antichi

La prima notazione di cui si posseggono documenti sicuri è quella greca, suddivisa in due sistemi, entrambi a base essenzialmente alfabetica: il tipo più antico, detto strumentale, si serviva in parte di un alfabeto arcaico usando le lettere in posizioni diverse per indicare le alterazioni; il secondo tipo, detto vocale, si valeva dell'intero alfabeto ionico in ordine consecutivo. Tutt'altra base ebbe la notazione medievale del canto gregoriano, detta notazione neumatica, che adottò i simboli grafici dell'accento acuto, grave e circonflesso. I neumi costituivano un insieme di segni indicanti con approssimazione il decorso di una linea melodica, in modo da aiutare i cantori, che già la conoscevano a memoria, a ricordarla meglio. Già nella notazione neumatica tuttavia si avevano scritture adiastematiche (dove la posizione reciproca dei neumi non tentava di raffigurare con esattezza la successione delle altezze) e scritture diastematiche (dove, in diversa misura, questo tentativo era compiuto). Nel sec. XI Guido d'Arezzo propose l'uso sistematico di un vero e proprio rigo musicale di 4 linee (tetragramma): in questo modo era possibile rappresentare con precisione l'altezza delle note, con lo stesso criterio oggi in uso. Restava il problema della rappresentazione grafica delle durate, che si pose con urgenza all'epoca dei primi sviluppi della polifonia. Nei secc. XII-XIII si affermò dapprima il sistema dei modi ritmici; durante l'ars antiqua, nella seconda metà del sec. XIII, cominciò a delinearsi un sistema (notazione modale) che faceva corrispondere ad alcuni valori di durata una forma precisa delle note. Con l'ars nova (sec. XIV) la notazione modale venne completamente superata: ai valori di maxima, longa, brevis, semibrevis e minima corrispose una forma ben definita, ma i loro rapporti reciproci erano definiti da una teoria piuttosto complessa, che distingueva i casi in cui quei valori erano perfetti (3 volte il valore successivo) o imperfetti (il doppio).



La notazione mensurale

Questa notazione, detta notazione mensurale, ebbe caratteri diversi in Italia e in Francia. Tuttavia nel sec. XV si impose ovunque la notazione mensurale francese, che rimase sostanzialmente invariata fino alla fine del sec. XVI; conobbe poi una graduale semplificazione che venne a coincidere con la notazione moderna. Mentre nella notazione modale le parti si scrivevano una sopra l'altra in partitura, nella notazione mensurale si usarono le parti staccate e dal '600 si affermò accanto a esse l'uso della partitura in senso moderno (con la stanghetta di battuta). Pur tralasciando l'evoluzione dei sistemi di scrittura musicale non europei, non si può tuttavia trascurare l'esistenza di una specifica notazione per il canto bizantino (basata su segni che definivano con esattezza la successione melodica degli intervalli). Importante anche lo sviluppo che la notazione strumentale per liuto, chitarra, organo, clavicembalo ebbe nei secc. XV-XVIII ( intavolatura ). I tratti salienti della successiva storia della notazione occidentale si possono indicare nella progressiva scomparsa di queste notazioni speciali per determinati strumenti (che sono confinate in un ambito eminentemente didattico o popolare, in versioni vistosamente semplificate) e nella sempre maggiore analiticità delle indicazioni esecutive ed espressive che gli autori forniscono agli interpreti, attraverso la normale notazione, nell'intento di specificare al massimo i progetti compositivi. In questo modo, tra la seconda metà dell'800 e i primi decenni del '900, la notazione della musica occidentale conobbe il momento di maggiore complessità, aspirando idealmente a porsi come grafico stilizzato, ma completo e inequivoco, della realizzazione sonora della musica.



La notazione nella musica contemporanea

Proprio questa esigenza di completezza della notazione (sconosciuta nei secc. precedenti il XIX, quando la notazione fungeva da puro supporto di comodo per l'intervento creativo dell'interprete) ne affrettò la crisi quando emersero, nel campo compositivo, istanze nuove sul piano del ritmo, dell'intonazione, del timbro ecc., non indicabili con i simboli grafici tradizionali. Di qui il vasto (e purtroppo non unitario) ricorso, da parte dei singoli autori, a nuove simbologie che non hanno ancora trovato un impiego generalizzato, d'altra parte ancora assai lontane da quella durata e diffusione che sole potrebbero permetterne la razionalizzazione e la semplificazione. Una serie di elementi legati agli orientamenti dell'avanguardia ha inoltre contribuito a trasformare radicalmente l'idea stessa e la funzione della notazione: da una parte il concetto di alea e di opera aperta che, rifiutando la composizione come struttura definitiva e immodificabile, ha tolto alla notazione ogni connotazione 'statica', favorendone un impiego libero, in larga misura basato sulla pura suggestione grafica nei confronti dell'interprete; dall'altra la generalizzazione della composizione elettronica che, salvo casi eccezionali, prescinde sia nella fase compositiva sia in quella dell'esecuzione dalla mediazione della notazione, affidandosi alla registrazione diretta del suono elettronico sul nastro magnetico, ha sollecitato esperimenti di fissazione grafica assai più vicini nella forma e nello spirito all'obiettività di una simbologia scientifica che non a qualsiasi aspetto legato all'evoluzione storica della notazione occidentale.



La notazione nella danza

Sistema di scrittura per rappresentare in modo simbolico i vari movimenti dei danzatori. Il primo impiego di segni o lettere chiavi, o di abbreviazioni per indicare i vari passi del danzatore, si può far risalire al sec. XV. I vari sistemi elaborati nel corso dei secoli ricorrono, oltre che ai due mezzi suddetti, all'uso di figure disegnate, di note musicali, di segni matematici, di simboli astratti. Nella seconda metà dell'800, l'evoluzione della danza richiese uno studio più approfondito (Arthur Saint-Léon, Vladimir Stepanov e altri) e sboccò, nel sec. XX, in soluzioni che prevedono la notazione dei movimenti del corpo in rapporto all'importanza dello spazio e del tempo (M. Morris, R. e J. Benesh, S. Babitz, Eugene Loring ecc.). Di grande rilievo è il sistema inventato da Rudolf von Laban (Labanotation) che ricorre a simboli astratti (una sorta di alfabeto per tutti i movimenti), adottato largamente nei Paesi anglosassoni.