Trovatori

Termine derivante dal provenzale trobador che a sua volta deriva dal verbo trobar che sarebbe connesso con il tropare del latino medievale: tropare, tropum invenire, era detta quella creazione di versetti, prose ritmiche, sequenze che si vollero interporre nei testi liturgici, a loro integrazione e per meglio ricordarne la melodia gregoriana, a partire dal secolo IX. Il trobar (“inventare”, “comporre”) consisteva nell’inventare rime su una melodia preesistente e, per converso, nell’affidare a un testo poetico una nuova intonazione melodica. Con il termine “trovatore”, corrispondente italiano di trobador, si designano i poeti provenzali che, dalla metà dell’XI secolo all’inizio del XIII, diedero vita a una nuova poesia lirica in lingua d’oc, estremamente colta e raffinata. Sulle origini di questa lirica prodotta dai trovatori sono state fatte molte ipotesi, ma nessuna davvero convincente. Frutto di una consumata abilità tecnica, la lirica provenzale ricorre agli artifici più preziosi riuscendo però nel contempo anche a seguire alcune forme tradizionali della cultura popolare dell’Europa romanza. Essa crea il primo grande codice della poesia d’amore, dando una voce assolutamente nuova agli effetti della passione amorosa sull’uomo. Legati alle eleganti corti della Provenza e dell’Aquitania, i trovatori sono di estrazione sociale molto varia: principi e grandi signori feudali, ma anche cavalieri senza feudo e di scarse risorse economiche o giullari di notevole cultura. I loro componimenti lirici presentano un accompagnamento musicale e vengono eseguiti nelle corti da giullari oltre che dagli stessi autori: a partire dal XIII secolo appaiono dei canzonieri che raccolgono componimenti di diversi autori (il più antico tra quelli rimastici risale al 1254). La poesia trobadorica è fortemente caratterizzata dal modello dell’“amore cortese”, che si esplica nell’esaltazione della donna-signora, verso cui l’amante è nella posizione del vassallo, pronto a servire in modo assoluto e disinteressato. L’amore cantato è prevalentemente quello extraconiugale, illegittimo, oppure l’amore platonico, idealizzato in una figura di donna che non ha corposità. 
 

Arnaut Daniel, Canzoni e sirventese

Jaufré Rudel - Poeti e amori impossibili