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AFRICA |
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• Storia. Probabile culla d'origine dell'umanità (stando ai reperti
paleoantropologici gli antenati dell'uomo sarebbero comparsi in A. 3,5 milioni
di anni fa), l'A. conobbe una precoce fioritura di culture preistoriche,
attestate dall'arte rupestre dei massicci sahariani risalente al IX millennio
ca. La continuità fisica del continente venne interrotta dal graduale
inaridimento del Sahara, culminato intorno al IV millennio a.C. in coincidenza
con la nascita della civiltà egizia nella valle del Nilo, sicché L'A. settentr.
e quella subsahariana ebbero sviluppi storici diversi. Così il nord del
continente, solidale con il mondo mediterraneo, entrò assai presto in contatto
con le nascenti civiltà del Vicino Oriente e dell'Europa e conobbe le
dominazioni dei romani, dei vandali, dei bizantini e poi degli arabi, seguiti
nel sec. XVI dai turchi. Molteplici e in parte ancora poco note furono invece le
formazioni politiche subcontinentali. Nell'area sudanese s'avvicendarono fin dal
I millennio d.C. imperi carovanieri (Ghana, Mali, Songhai, Kanem-Bornu, Haussa
ecc.) e più tardi regni musulmani schiavisti (Sennar, Kordofan, Darfur), mentre
sul golfo di Guinea proliferarono raffinate civiltà artigiane (yoruba, ashanti,
benin, nupe). Al sec. XIII risalgono le civiltà agro-metallurgiche bantu dell'A,
equatoriale e centromerid. (regni baLunda, baKuba e Manikongo del Congo e del
Monomotapa nello Zimbabwe). Strutture politiche diverse si formarono nella parte
orient. dell'A., come l'antico impero cristiano d'Etiopia, la catena di
città-stato bantu-persiane sul litorale dell'oceano Indiano (costa degli zeng),
i regni bantu-indonesiani del Madagascar. Tale era grossomodo la mappa politica
dell'A, alla vigilia della penetrazione europea, preparata nel sec. XV dai
navigatori portoghesi, che nel '500 aprirono i primi empori-colonia in Guinea,
Angola e Mozambico. Nel sec. XVII gli olandesi si insediarono a Città del Capo
(boeri) e iniziarono la colonizzazione del Sudafrica, completata agli inizi di
questo secolo dagli inglesi. L'espansione europea in A. toccò il culmine
nell'800, allorché la Francia occupò il Madagascar e la porzione occid. dal
Maghreb alle foci del Congo, e la Gran Bretagna quella orient., dall'Egitto
all'A, australe; seguirono poi il Belgio (Congo), la Germania (A. del Sud-Ovest,
Togo, Camerun, Tanganica, Ruanda, Urundi) e l'Italia (Somalia ed Eritrea). La
«spartizione» dell'A, fu in gran parte decisa nella conferenza di Berlino
(1884-85). Le rivalità coloniali sfociarono presto in una serie di attriti tra
le potenze europee (incidenti di Fashoda, 1898, e di Agadir, 1911; guerra
anglo-boera, 1899-1902; campagna italiana di Libia, 1911-12), preludio alla I
guerra mondiale. La ridistribuzione delle colonie tedesche tra i vincitori
all'indomani del conflitto e l'occupazione italiana dell'Etiopia (1936-41)
anticiparono di poco il tramonto dell'età coloniale, sancito nel secondo
dopoguerra dalla progressiva emancipazione politica dei popoli del continente,
collegati in una Organizzazione per l'unità africana (1963). All'eredità per
molti aspetti negativa della parentesi coloniale si aggiungono, nella realtà
africana odierna, l'instabilità politica e le condizioni economiche spesso
drammatiche, determinate soprattutto dalle ricorrenti carestie e dalla
dipendenza dai paesi sviluppati. La fine della «guerra fredda» ha determinato
nella prima metà degli anni '90 un processo di evoluzione politica in molti
stati africani. Regimi a partito unico si sono aperti a forme di pluralismo
democratico, ma scontano il drammatico riemergere di tensioni etniche, religiose
e tribali.
Culture, lingue, religioni. Le popolazioni si possono classificare in base ad
aree linguistiche o tenendo conto delle principali forme di economia
tradizionale: caccia e raccolta, allevamento, agricoltura. Fra le più antiche
sono i boschnani del deserto del Kalahari, con caratteristiche fisiche assai
diverse da quelle dei negi, e i pigmei stanziati nelle foreste equatoriali.
Nella zona subsahariana di steppe e savane i popoli cosiddetti sudanesi
presentano un notevole frazionamento. Tratti comuni sono l'esistenza di stati
feudali, il contatto con il mondo islamico, il carattere fortemente simbolico e
astratto dell'arte. Se queste popolazioni vivono prevalentemente di agricoltura,
l'allevamento predomina invece tra i nilotici e i niloto-camiti dell'A. orient.
È questa una delle zone di più viva interferenza culturale, per gli apporti
provenienti dall'oriente e per la presenza di un regno, quello d'Etiopia,
cristiano fin dal sec. IV. Nel resto dell'A. vivono le popolazioni di lingua
bantu che presentano gruppi dediti all'agricoltura, all'allevamento, alla pesca
fluviale. In tutta l'A. è diffuso il fenomeno di detribalizzazione e
acculturamento nei centri urbani e nelle zone industrializzate.
In A. si parlano, oltre alle lingue di colonizzazione (francese, inglese,
spagnolo, portoghese), le camito-semitiche, le khoisan (boscimano e ottentotto),
le negro-africane (bantu, sudanesi-guineane) e afrikaans. Circa 1/3 della
popolazione pratica culti animisti; tra le religioni importate, prevale
l'islamismo, diffusosi anche nelle regioni a S del Sahara. Il cristianesimo è
praticato da circa 1/4 della popolazione.
Economia. La diversità delle situazioni ambientali ha dato luogo a svariate
forme d'economia agricola e pastorale per lo più chiuse e autosufficienti. In
numerose regioni la colonizzazione sovrappose all'economia indigena nuove forme
di sfruttamento agricolo (piantagioni) e forestale destinate a soddisfare non le
esigenze locali, ma le richieste dei paesi colonizzatori. Dopo la
decolonizzazione (tra il gennaio 1956 e l'ottobre 1968 circa 40 ex colonie hanno
dato vita a stati indipendenti) l'economia africana appare condizionata da un
cronico sottosviluppo, in parte legato alle difficoltà nell'avvio di un processo
d'industrializzazione e nella realizzazione di un adeguato sistema di
infrastrutture e di vie di comunicazione, in parte alla dipendenza economica dei
paesi produttori da quelli consumatori. Le economie di ca la metà dei paesi
africani dipendono ancora per più del 70% da uno o due prodotti di esportazione,
esposti alle fluttuazioni dei prezzi internazionali. L'insufficienza della
produzione alimentare locale e la precarietà delle entrate per esportazioni (con
cui acquistare prodotti alimentari all'estero) rendono la carestia un pericolo
sempre presente, soprattutto nei paesi della fascia predesertica del Sahel
(Ciad, Etiopia ecc.). Nel 2005 l'A. subsahariana (11% della popolazione
planetaria) produceva solo il 2,3% della ricchezza mondiale e il reddito pro
capite dei suoi abitanti era 15 volte inferiore a quello medio dell'Unione
europea. Nell'A. continentale subsahariana solo Sudafrica, Botswana e Gabon
hanno livelli di sviluppo accettabili, mentre la maggior parte degli altri stati
vivono in condizioni di assoluta povertà. Tutti e 22 i paesi del mondo che
l'Indice di sviluppo umano elaborato dall'ONU colloca nella fascia più debole
appartengono all'A. subsahariana, dove i poveri e i sottoalimentati (300 milioni
nel 2007, un numero doppio rispetto alla metà degli anni '90) rappresentano il
40% della popolazione.
Decisamente migliore è la situazione economica dei paesi dell'A. settentrionale,
che hanno livelli medi di reddito pro capite di poco inferiori ai 7000 dollari.
Sia pure con disparità sociali ed economiche enormi, nel 2004-07 l'A. ha
registrato per la prima volta dopo la decolonizzazione tassi di crescita elevati
(PIL + 6% in media l'anno). Tale crescita è legata ai rialzi delle materie prime
e alla prepotente entrata in scena nell'economia del continente della Cina, che
è diventata il primo partner commerciale di molti paesi africani e il primo
investitore, seguito dalla UE (che investe nelle infrastrutture) e dalle
monarchie petrolifere del Medio Oriente (che investono soprattutto nell'A.
settentrionale).
Agricoltura. Se si escludono le colture di sussistenza (miglio, sorgo, mais
ecc.), che interessano vastissime regioni del continente, un rilievo sempre
maggiore vanno assumendo le coltivazioni di piantagione e quelle
industriali:caffè (Oasta d'Avorio, Uganda, Etiopia, Kenia, Rep. Dem. del Congo,
Carnerun, Madagascar); cacao (Costa d'Avorio, Ghana, Nigeria, Camerun, Togo);
agrumi (Egitto, Maroc- co, Sudafrica, Algeria); banane (Burundi); arachidi
(Senegal, Nigeria, Rep. Dem. del Congo); sesamo (Sudan, Nigeria, Uganda,
Etiopia); sisal (Kenia, Tanzania, Madagascar); palma da olio (Nigeria, Rep. Dem,
del Congo, Costa d'Avorio, Camerun); tabacco (Zimbabwe, Malawi, Sudafrica, Mali,
Burkina Faso); cotone (Egitto, Sudan, Sudafrica, Tanzania, Camerun, Ciad,
Nigeria); lino (Etiopia, Egitto). L'allevamento è praticato in forme nomadi e
seminomadi nella regioni aride e in forme itineranti sugli altipiani dell'A.
orientale e australe.
Risorse minerarie e industrie. Le cospicue risorse minerarie del continente
sono solo parzialmente sfruttate e, essendo in prevalenza controllate da
compagnie straniere, i prodotti vengono per lo più esportati grezzi. In A. vi
sono i maggiori giacimenti mondiali di diamanti (Rep. Dem. del Congo, Botswana,
Sudafrica, Namibia, Ghana, Sierra Leone, Tanzania, Liberia) e auriferi
(Sudafrica,Zimbabwe, Ghana, Rep. Dem. del Congo); il rame è presente in grosse
quantità in Zambia, Rep. Dem. del Congo, Sudafrica, Namibia; lo stagno e
estratto in Sudafrica e, ancora, si trovano in A, giacimenti di minerali non
ferrosi, tra cui piombo (Sudafrica, Marocco, Namibia), zinco (Rep. Dem. del
Congo, manganese (Sudafrica, Gabon, Ghana, Marocco, bauxite (Guinea), uranio
(Sudafrica, Namibia, Niger, Gabon), nichel, antimonio, tungsteno, cromo. Fosfati
naturali sono in Marocco, Tunisia, Sudafrica, Togo e Senegal. I giacimenti
petroliferi si trovano in Libia, Nigeria, Egitto, Algeria, Angola, Gabon;
immenso il potenziale idroelettrico. L'industria si concentra in quelle regioni
che, come il Sudafrica, vantano una consolidata tradizione manifatturiera, o in
quei paesi, come l'Egitto, l'Algeria, la Tunisia e la labia, che hanno imboccato
la via di un affrancamento economico nazionale.
Terziario. Il settore dei servizi ha registrato una discreta espansione (in
alcuni paesi nordafricani, ma anche in Sudafrica e in Kenya, occupa oltre la
metà degli attivi) nei settori bancario, turistico, delle grandi infrastrutture
e delle telecomunicazioni, mentre in diverse regioni si sono ridotti gli
investimenti peri settori sociali (istruzione, sanità), in seguito anche ai
piani di aggiustamento strutturale imposti dal FMI. Nel terziario africano
continuano comunque a rivestire un ruolo centrale le numerose attività legate
alla cosiddetta «economia informale» (piccoli commerci ecc.).
Letteratura. Per letteratura africana si intende quella delle popolazioni nere
subsahariane, escludendo sia la produzione dell'antico Egitto sia quella in
lingua araba degli stati nordafricani (arabi). Molta parte della letteratura
africana è stata tramandata oralmente, attraverso racconti mitici, fiabe,
celebrazioni di eroi. Temi caratteristici sono il rapporto uomo-natura e le
narrazioni sulla morte, sull'origine del legame fra uomo e donna o delle
consuetudini sociali. Spesso ne sono protagonisti gli animali, osservati nella
loro realtà o interferenti nel mondo umano o antropomorfizzati. Per quanto
riguarda la letteratura scritta, si sono avute soprattutto una produzione in
lingua amarica, notevole a partire dal sec. XIV, e una in lingua haussa e
swahili da quando - con la religione islamica - penetrò in A. anche la scrittura
araba, poi adattata alle esigenze locali. Le narrazioni si fecero allora più
complesse, spesso organizzandosi in veri e propri cicli, come quello dell'eroe
swahili Liongo Fumo, e comparvero anche opere storiche o agiografiche, p.e. in
Etiopia.
Nella seconda metà del nostro secolo la produzione letteraria si è andata
diversificando nei singoli stati e sono fioriti il romanzo, la poesia e il
teatro in lingue africane e, più spesso, nelle lingue dei colonizzatori. Tra gli
autori di maggior rilievo: i senegalesi Sedar Senghor e S. Ousmane, i nigeriani
Wole Soyinka (premio Nobel 1986) e A. Tutuola, il keniota Ngugi, il sudafricano
Abrahams, il camerunese Beti.
Arte. La ricerca archeologica ha rivelato antichissime culture figurative nel
Sahara (incisioni rupestri con scene di caccia, guerra e culto dal IX al I
millennio a.C.); e testimonianze di importanti regni scomparsi, come le rovine
megalitiche di Zimbabwe (secc. VII-IX) o i preziosi reperti in bronzo e avorio
di Ife (sec. XIII) e di Benin secc. XVI-XIX) in Nigeria (opere di spiccato e
coerente naturalismo). Nell'arte dell'A. nera l'oggetto artistico è condizionato
da funzioni cultuali e religiose; non manca però una produzione profana (paesi
guineiani, Congo). Le figurazioni tendono a un'accentuata astrazione
(stilizzazione ieratica, deformazione di valore magico, uso simbolico del
colore). Le maschere, portate nella danza per impersonare spiriti, divinità o
antenati, sono conformi a precisi significati rituali (il colore bianco, p.e., è
simbolo di morte) e sono spesso zoomorfe. Notevoli i feticci, le statuette di
antenati, i pali scolpiti (Congo), i sedili intagliati in legno ma anche in
avorio, metallo, argilla, vimini. Rilevanti i cuoi sudanesi e i ricami degli
ashanti. In campo pittorico spiccano i graffiti pohcromi e ombreggiati dei
boscimani sudafricani (dalla preistoria al sec. XIX). L'influsso dell'arte
africana è stato decisivo per la scultura e la pittura occidentali del sec. XX (
(dal cubismo al Blaue Reiter, a H. Moore).