Autore della raccolta di novelle popolari Lo cunto de li cunti, overo lo
trattenemiento de li peccerille, detta anche Pentamerone (pubblicata postuma,
1634-36), cinquanta racconti di fiabe popolari, rielaborate da espertissimo
letterato e ricche di bisticci scherzosi ed impensate metafore barocche.
Giambattista Basile è stato un letterato e scrittore italiano di epoca
barocca, primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare. Fu
detto anche il Boccaccio napoletano.
Da giovane fu soldato mercenario al servizio della Repubblica della
Serenissima, spostandosi tra Venezia e Candia, l'odierna Creta.
In questo periodo, l'ambiente della colonia veneta dell'isola gli permise di
frequentare una società letteraria, l'Accademia degli Stravaganti.
I primi documenti della sua produzione letteraria pervenutici sono del 1604
e sono costituti da alcune lettere scritte come sorta di prefazione alla
Vaiasseide dell'amico e letterato napoletano Giulio Cesare Cortese.
L'anno seguente viene messa in musica la sua villanella Smorza crudel amore.
Rientrato a Napoli nel 1608, pubblica il suo poemetto Il Pianto della
Vergine.
Nel 1611 prese servizio alla corte di Luigi Carafa, principe di Stigliano al
quale dedicò un testo teatrale, Le avventurose disavventure e
successivamente seguì la sorella Adriana, celebre cantante dell'epoca alla
corte di Vincenzo Gonzaga a Mantova, entrando a far parte della Accademia
degli Oziosi. Curò fra l'altro la prima edizione delle rime di Galeazzo di
Tarsia.
Nella città lombarda fece stampare madrigali, dedicati alla sorella e odi e,
nel 1613 le Egloghe amorose e lugubri, seconda edizione riveduta ed ampliata
de Il Pianto della Vergine ed il dramma in cinque atti La Venere addolorata.
Tornato a Napoli, fu governatore di vari feudi per conto di alcuni signori
meridionali.
Nel 1618 uscì L'Aretusa, un idillio dedicato al principe Caracciolo di
Avellino e l'anno seguente un testo teatrale in cinque atti Il Guerriero
amante.
Morì nel 1632.
In Italia, elaborazioni letterarie
di materiale fiabesco si ebbero fin dal Rinascimento con G. Straparola (Le
piacevoli notti, 1550-53), nell'età barocca con G. Basile (Lo cunto de li
cunti, 1634-36) e alle soglie del Romanticismo con C. Gozzi, che oppose le
sue f. teatrali all'asserito "tritume" realistico di C. Goldoni. Una
raccolta sistematica di f. popolari s'iniziò solo alla fine del 19° sec.,
con netto ritardo sugli altri paesi europei, ad opera di letterati e
folcloristi come V. Imbriani, A. De Gubernatis, D. Comparetti, G. Pitré, J.
Visentini, ecc., che seguirono criteri e metodi tra loro alquanto diversi.
Rielaborazioni delle fiabe nel campo della letteratura per bambini si
debbono a L. Capuana (C'era una volta ..., 1882), a G. Gozzano (La
principessa si sposa. Fiabe, 1917) e, in tempi più recenti, a I. Calvino,
che in Fiabe italiane (1956) raccolse 200 tra le fiabe più rappresentative
del folklore italiano.
Lo Cunto de li Cunti
Raccolta di novelle di Giambattista Basile
Pubblicata postuma con l'anagramma di Gian Alesio Abbatutis, l'opera ebbe
anche il sottotitolo di Pentameròn
o
Lo trattenemiento de peccerille;
è in dialetto napoletano, con inserite quattro egloghe, che sono altrettante
satire: La coppella (gli uomini sono in realtà diversi da quel che paiono),
La tenta (sferza l'ipocrisia), La vorpara (condanna l'avidità di guadagno),
La stufa (le noie dei piaceri umani). Si racconta la storia di Zoza,
principessa melanconica, che non ride mai: un giorno vede da una finestra un
ragazzo litigare con una vecchia; questa fa a un certo momento un gesto così
volgare e osceno, che la stessa Zoza si mette a ridere. La vecchia allora la
maledice e le dice che non avrà più pace fino a che non sposerà il principe
di Camporotondo; così la principessa si mette in viaggio con tre oggetti
incantati e finalmente trova il principe, che è in catalessi, dentro una
tomba con accanto un'anfora: solo se l'anfora si riempirà di lacrime, Zoza
potrà svegliare il principe; ma a metà dell'opera Zoza si addormenta. Ne
approfitta una schiava, che colma il vaso di lacrime: il principe si sveglia
e la sposa. Grande è la disperazione di Zoza, la quale con l'aiuto di uno
degli oggetti incantati riesce a infondere nella moglie del principe un
incontenibile desiderio di sentire raccontare favole; vengono invitate
alcune vecchie narratrici; l'ultimo giorno si presenta anche Zoza, la quale
rivela la vera storia e riesce così a sposare il principe. Cinque sono le
giornate delle favolatrici, ciascuna composta di dieci novelle. Considerata
dai fratelli Grimm una bella raccolta di favole, il Pentameròn è la vera
espressione della voce del popolo. |
Si ispira evidentemente alla raccolta di novelle
(Decameron) di Boccaccio, ma con alcune differenze: le giornate sono la metà
(5 anziché 10) e ridotto alla metà è anche il numero delle novelle (50
anziché 100, tra cui 49 raccontate dalle narratrici più 1 che fa da cornice
alla storia); i narratori sono dieci vecchiette caratterizzate da difetti
fisici (Zeza è sciancata, Cecca storta, Meneca gozzuta, Tolla nasuta, Popa
gobba, Antonella bavosa, ecc.).
Più che novelle, le storie narrate da Basile sono fiabe tratte in genere
dalla tradizione popolare, che l'autore trasforma però in prodotti
letterari, con l'uso di un dialetto più colto di quello effettivamente
parlato e con l'inserimento di notazioni ironiche e commenti moralistici.
Infine la scelta di scrivere in lingua napoletana corrisponde alla tendenza
propria dell'età barocca di sperimentare nuovi e più attuali modi
espressivi.

Basile: La Gatta Cenerentola |