Le biblioteche attive
in Italia sono circa 13.000 e, nel loro complesso, si riferiscono ad Istituzioni
pubbliche, Stato, Regioni, Enti locali, ad Istituti culturali, alle Università,
alla Chiesa e ai privati.
Di esse, 46 appartengono allo Stato e, per l'importanza dei fondi e la
professionalità degli operatori, costituiscono l'asse portante del Sistema -
Biblioteca Italia. Le biblioteche statali hanno il compito di raccogliere e
conservare la produzione editoriale italiana a livello nazionale e locale.
LA STORIA
Per tutto l'Alto Medioevo il monachesimo
occidentale ebbe il monopolio di ogni attività
culturale e consolidò una tradizione in cui il
libro occupava un posto di primo piano.
Nella "Regola" di San Benedetto era prescritto
l'obbligo della lettura in vari momenti della
vita del convento; il monaco aveva fra le mani
il libro nel coro, al refettorio, nella cella,
compagno fedele della giornata. Fin dai primi
tempi della fondazione delle abbazie era
prevista la presenza di una biblioteca. Era
scritto: Claustrum sine armario sicut castrum
sine armamentario: un monastero senza biblioteca
è come una fortezza senza armeria. Collegato
alla biblioteca era lo scriptorium, dove si
svolgeva il lavoro di copiatura e di miniatura
dei manoscritti da parte dei monaci amanuensi:
con la loro attività di trascrizione dei codici,
furono il più importante strumento di
conservazione del patrimonio culturale della
classicità.
La Regola di san Benedetto può quindi definirsi
come l'atto costitutivo di celebri biblioteche,
quali quelle di Subiaco, Montecassino, Farfa,
Casamari a cui la cultura contemporanea deve
gran parte delle sue conoscenze del periodo
classico e medievale. Fu proprio a Subiaco che i
tipografi Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz,
nella seconda metà del XVI secolo, introdussero
in Italia l'arte tipografica. Furono annesse al
patrimonio statale, insieme alle Biblioteche dei
monumenti nazionali di Badia di Cava, Praglia,
Collepardo, Grottaferrata, Montevergine, dei
Girolamini di Napoli e di S. Giustina di Padova,
dopo la soppressione delle corporazioni
religiose conseguente al Regio Decreto del 1866.
Durante il Medioevo incendi, saccheggi, o più
semplicemente furti si susseguirono decimando il
patrimonio librario custodito dai monaci.
Perfino Giovanni Boccaccio "dimenticò" di
restituire all'abbazia di Montecassino un codice
di Tacito e Apuleio, oggi recuperato e
conservato nella Laurenziana di Firenze. Fino a
non molti anni fa era ancora possibile leggere
sopra la porta d'ingresso della biblioteca
dell'abbazia di Casamari questa iscrizione: "Avvertenza:
per tutti quelli che estraggono o trafugano
libri spettanti a questo Ven. Monastero senza
licenza dei superiori, v'è la scomunica da
incorrersi ipso facto". Addirittura la peste fu
l'indiretta responsabile della perdita di
preziosi volumi della biblioteca dell'abbazia di
Grottaferrata. A causa dell'epidemia, che
infierì nell'estate del 1656, venne dato alle
fiamme, per evitare il contagio, il materiale
contenuto nelle celle dei monaci morti. Tra le
varie suppellettili si ridussero in cenere anche
preziosi volumi della biblioteca.
I LUOGHI
Abbazia di San Benedetto di Montecassino.
Fu ricostruita dallo Stato italiano dopo il
bombardamento del 1944. Il suo patrimonio
archivistico e librario fu salvato dalla
distruzione grazie al suo trasferimento a Roma.
La sua restituzione alla comunità benedettina
avvenne nel dicembre del 1947.
Biblioteca del monumento nazionale di Casamari.
Ricca di oltre 540.000 volumi, la biblioteca,la
cui fondazione risale al 1036, è stata
recentemente restaurata, e raccoglie anche le
pubblicazioni stampate, dal 1953 ad oggi, dalla
tipografia dell'Abbazia.
Biblioteca annessa al monumento nazionale di
Grottaferrata.
L'Abbazia è l'unica superstite del complesso di
monasteri italo-greci dell'Italia meridionale;
la sua fondazione risale al 1004 ed è legata
alla figura di S.Nilo da Rossano, esperto
calligrafo. La sua attuale dotazione è di circa
42.000 unità, tra cui 1098 preziosi codici greci,
240 latini, 384 italiani.
Biblioteca del monumento nazionale di Farfa.
L'origine della biblioteca farfense risale, con
ogni probabilità, ai primordi della storia
abbaziale nel V-VI sec.. Nel sec.VII l'abate
Alano evidenziava nel "Choronicon Pharphense"
l'opera di trascrizione di molti e magnifici
codici. Della produzione del periodo di Alano
resta un Omiliario, la cui ricchezza di
citazioni patristiche fa presumere l'esistenza
di una biblioteca monastica di rilevanti
proporzioni. Il patrimonio librario attuale
della biblioteca dell'abbazia raggiunge i 35.000
volumi.
Biblioteca monumento nazionale di Praglia.
Gravemente danneggiato da perdite, sottrazioni e
distruzioni, il patrimonio bibliografico
dell'Abbazia fu lentamente ricostruito dai
monaci benedettini dopo le soppressioni
ottocentesche, fino a raggiungere le attuali
80.000 unità tra edizioni rare e di pregio,
libri a stampa e periodici.
Biblioteca annessa al monumento nazionale di
Santa Scolastica di Subiaco.
Lo scriptorium e la biblioteca sublacense furono
tra i più importanti d'Italia.
L'attuale sede bibliotecaria, oggi completamente
restaurata, comprende anche i volumi conservati
nel Sacro Speco,cioè il luogo originario della
vita monastica di san Benedetto. Ancora nel
1327, esistevano due raccolte librarie separate.
Gli stampatori Corrado Sweynheym e Arnaldo
Pannartz, entrambi tedeschi, a Subiaco
installarono, nel 1464, la prima tipografia in
Italia. Tra le prime opere realizzate la Piccola
Grammatica Latina di Donato, il De oratore di
Marco Tullio Cicerone e tre opere di Cecilio
Firmiano Lattanzio: le Divinae institutiones, il
De ira Dei e il De opificio hominis e il De
civitate Dei di Sant'Agostino.
Altre importanti Biblioteche statali italiane
hanno origini ecclesiastiche. Tra di esse, la
Statale di Lucca, sviluppata sulla Biblioteca
dei Canonici Lateranensi di S. Frediano.
Pur traendo diretta origine dalla Biblioteca dei
Canonici Lateranensi di San Frediano, solo nel
1780 la Biblioteca Statale di Lucca acquista
vita ufficiale. Il nucleo iniziale di oltre 5000
volumi sistemati nella canonica di San Frediano
si arricchì nel tempo di molti acquisti e doni.
Dal 1877 la Biblioteca è situata nell'ex
Convento dei Chierici Regolari della Madre di
Dio.
I TESORI
Manoscritto
Casin. 132 dell'Archivio dell'Abbazia di
Montecassino: RABANO MAURO, De universo seu De
rerum naturis.
Il codice, scritto in beneventana su due colonne
al tempo dell'abate Teobaldo (1022-1035), è la
prima enciclopedia illustrata che ci sia
pervenuta.
E' arricchito da un ciclo di illustrazioni che
comprende centinaia di miniature che traducono
il testo con grande fedeltà, seguendolo in ogni
campo dello scibile.

LA STORIA
Nate dal sogno di grandi umanisti, quali il
Petrarca e il Bembo, o realizzate grazie alla
passione per i libri di nobili famiglie e famosi
mecenati, come Cosimo de' Medici, le biblioteche
rinascimentali si caratterizzano per l'assoluto
valore del loro patrimonio manoscritto e
librario. Sorte tra la fine del Trecento e la
metà del Quattrocento, tali biblioteche
custodiscono, ancor oggi, rari e preziosi
manoscritti di classici greci e latini, frutto
di quell'amore per gli studi "humanitatis" che
nell'Umanesimo e nel Rinascimento mirava a
valorizzare l'uomo, la sua storia , le sue
attività. La civiltà classica forniva un modello
esemplare per la nuova visione della vita.
Durante il Rinascimento, città come Venezia,
Firenze e Ferrara erano centri culturali
vivacissimi: la presenza di grandi letterati
dava lustro alle Corti ed artisti come
Michelangelo, Piero della Francesca, Mantegna,
e, più tardi, Veronese e Tintoretto
contribuirono alla realizzazione e alla
decorazione degli edifici sedi di biblioteche.
I LUOGHI
Firenze, Biblioteca Medicea
Laurenziana, il salone michelangiolesco.
A Cosimo de' Medici detto il Vecchio
(1389-1464) si deve la nascita della biblioteca
Medicea Laurenziana, la cui splendida sala
michelangiolesca è ancor oggi intatta con i
plutei (gli scranni per la lettura) e i codici
incatenati, per evitare le sottrazioni.
Appassionato di libri, che non abbandonava
neanche durante i suoi viaggi d'affari, Cosimo
collezionava manoscritti di autori classici
greci e latini. Il suo più famoso nipote,
Lorenzo il Magnifico, porterà al massimo grado
di importanza l'opera di raccolta e
conservazione della biblioteca di famiglia. Per
i Medici ogni mezzo era lecito per arricchire le
raccolte librarie: anche condonare un ingente
debito che l'erudito Niccolò Niccoli aveva
accumulato, in cambio del lascito di settecento
preziosi codici. La biblioteca Medicea seguì le
alterne vicende del casato fiorentino : nel
1495, esiliati e perseguitati i Medici dai
seguaci di Savonarola, venne venduta ai frati
del Convento di San Marco. Ristabilita
trionfalmente la Signoria a Firenze, il
cardinale Giovanni de Medici, futuro papa Leone
X, riscattò la raccolta e trasportò i volumi a
Roma. Fu poi per volontà di un altro papa
Medici, Clemente VII, che i libri tornarono a
Firenze, dove Michelangelo ebbe, nel 1522,
l'incarico di progettare una nuova sede che li
accogliesse. Nel 1571 la biblioteca, che
disponeva di oltre tremila manoscritti, venne
aperta al pubblico.
Nel fondo manoscritti la biblioteca custodisce
l'antico codice del Virgilio Laurenziano,
databile intorno al 494 d.C. e la Bibbia
Amiatina (VII-VIII secolo), con rari esempi di
miniature italo-sassoni.
Modena, Biblioteca Estense
La Biblioteca Estense, giunta quasi intatta fino
ai nostri giorni, si costituì originariamente
presso la Corte di Ferrara, una delle più
potenti del periodo rinascimentale. Riservata
alla ristretta cerchia di letterati e umanisti
che dedicavano le proprie opere ai membri della
casa d'Este, nel 1467 già possedeva oltre 450
codici.
La famiglia d'Este corredò la biblioteca di
manoscritti latini e greci, autentici capolavori
dell'arte della miniatura, in parte eseguiti a
Ferrara, in parte acquistati o commissionati:
tra di essi, la famosa Bibbia, eseguita per
Borso d'Este, detta Breviario d'Ercole, uno dei
libri più splendidi del Rinascimento.
Nella seconda metà del Cinquecento la biblioteca
fu arricchita ad opera del duca Alfonso II che,
grande estimatore della musica, volle istituire
la raccolta musicale estense, ancora oggi una
delle più cospicue d'Italia. Nel corso degli
anni, la Biblioteca segue le vicende politiche
della famiglia Estense e si trasferisce, dalla
seconda metà del Seicento, a Modena, nel Palazzo
Ducale, dove ha tuttora sede. Tra i suoi
bibliotecari annovera personalità come Ludovico
Antonio Muratori, autore dei Rerum italicarum
scriptores, che la dirige per oltre
cinquant'anni dal 1700. Attualmente la
Biblioteca possiede, oltre ad un ricco fondo di
manoscritti, quasi duemila incunaboli, tra i
quali un esemplare della Bibbia di Magonza,
stampata da Gutenberg nel 1462, e più di 18.000
volumi editi nel '500 nonché un ricco fondo di
stampe e carte geografiche tra cui la
celeberrima Carta del Cantino, con la prima
rappresentazione del Nuovo Continente dopo la
scoperta di Colombo.
Venezia, Biblioteca Marciana
Dopo la caduta di Costantinopoli, il cardinale
greco Bessarione, Vescovo di Nicea, una delle
personalità più importanti del XV sec., volle
scegliere una città che fosse l'estremo baluardo
della Cristianità e farne la custode delle opere
più importanti della grecità classica. La scelta
cadde sulla Repubblica di Venezia alla quale il
cardinale donò, nel maggio 1468, oltre mille
codici contenenti le più significative
testimonianze scritte della civiltà ellenica
(due codici dell'Iliade, l'Anthologia Planudea,
con la gran parte dell'epigrammistica greca,
opere manoscritte di Esiodo, Eschilo,
Aristofane, scritti di Aristotele ed Euclide).
Pietro Bembo, bibliotecario nei primi anni del
Cinquecento, affidò a Jacopo Sansovino
l'incarico di costruire in piazza San Marco una
sede idonea. Vi collaborarono, tra gli altri,
artisti quali Tintoretto e Veronese, i cui
dipinti si possono ammirare ancora nella sala
della Libreria.
Nella Biblioteca Marciana sono custoditi tesori
unici come il Breviario del card.
Grimani, l'autografo dell'Istoria del Concilio
tridentino di Paolo Sarpi, l'Istoria veneziana
del Bembo , il manoscritto contenente il
testamento di Marco Polo e la preziosa edizione
dell'Hypnerotomachia Poliphili di Francesco
Colonna del 1499, ad oggi una dei più importanti
esemplari della storia della stampa. E'
interessante evidenziare che la Marciana è stato
il primo esempio, in Italia, di biblioteca che
usufruiva del cosiddetto "diritto di stampa":
dal 1603, infatti una legge del Senato veneto
stabiliva l'obbligo per gli stampatori di
depositare un esemplare rilegato di ogni libro
uscito dai loro torchi.
I TESORI
Manoscritto
Amiatino I della Biblioteca Medicea Laurenziana
di Firenze: la Bibbia Amiatina.
La Bibbia Amiatina è il risultato di una
complessa operazione editoriale svoltasi
nell'ambito dei monasteri gemelli di
Wearmouth-Jarrow in Northumbria dove, per volere
dell'abate di Jarrow Ceolfrith, vennero
confezionate tre Bibbie, tra cui l'Amiatina,
tutte in un solo volume e modellate su un codice
antico acquistato quasi certamente a Roma
intorno al 679-680. Dei tre manoscritti questo
esemplare è l'unico sopravvissuto integro. Il
codice, destinato da Ceolfrith a papa Gregorio
II (715-731), giunse in Italia, e probabilmente
a Roma, nella prima metà del sec. VIII e rimase
nella Città Eterna per almeno un secolo, fino a
quando trovò stabile dimora presso l'abbazia
longobarda di S. Salvatore al Monte Amiata.
Manoscritto
Lat. 422-423 = MS.V.G.12 della Biblioteca
Estense di Modena: Bibbia (Bibbia di Borso
d'Este).
Questa Bibbia, che rappresenta la più matura
espressione del Rinascimento ferrarese, venne
eseguita alla metà del secolo XV su commissione
del duca Borso, per dotare la libreria ducale di
un codice destinato a distinguersi per la
ricchezza e preziosità delle miniature. Fu
realizzata tra il 1455 e il 1461, pochi anni
dopo la composizione della prima opera a stampa,
la Bibbia di Gutenberg.

LA STORIA
Domenicani ed Agostiniani, Ordini religiosi
protagonisti del dibattito teologico negli anni
della Riforma e della Controriforma, sono anche
i promotori di due importanti biblioteche sorte
a Roma tra il '500 e il '600: la Biblioteca
Angelica e la Casanatense.
La giovane arte della stampa, originariamente
osteggiata dal clero, rivela progressivamente la
sua potenzialità di straordinario strumento di
diffusione e di propaganda religiosa. Inoltre,
nel XVII sec., il campo della conoscenza si
allarga, mutano i metodi di ricerca ed alle
materie umanistiche, letterarie e filosofiche si
aggiungono gli studi scientifici, con il
conseguente aumento del numero di pubblicazioni.
Tra il XVI e il XVII sec., le biblioteche,
aprendosi al pubblico, assumono il compito
di offrire materiali e strumenti per favorire il
dibattito e la circolazione delle conoscenze.
I LUOGHI
Roma, Biblioteca Angelica, salone
settecentesco
La Biblioteca Angelica, nel 1614 , fu la prima
in Italia ad essere aperta al pubblico senza
limitazione di stato e di censo. Deve il suo
nome al fondatore, Angelo Rocca, Vescovo
agostiniano già responsabile della Tipografia
Vaticana, che negli ultimi anni del XVI secolo
affidò la sua collezione di volumi ai frati del
convento di Sant'Agostino di Roma. L'attuale
patrimonio librario dell'Angelica, comprendente
la preziosa biblioteca del Card. Passionei, è
ricco di oltre 200.000 volumi, tra cui 2700
manoscritti greci e latini, circa 1000
incunaboli e 20000 cinquecentine. La dotazione
riguarda soprattutto le opere sul pensiero di
Sant'Agostino, l'attività dell'Ordine
agostiniano, la storia della Riforma e della
Controriforma e, negli ultimi anni, la
letteratura italiana.
Roma, Biblioteca Casanatense
Il cardinale Girolamo Casanate ( 1620-1700)
lasciò oltre 25.000 volumi e una cospicua
rendita in denaro all'Ordine dei padri
domenicani, che riuscirono ad organizzare, con
una accorta politica di acquisti, doni e cambi,
una delle più complete raccolte di fondi antichi
esistenti in Italia. Il continuo afflusso di
libri e di manoscritti, particolarmente intenso
nel sec. XVIII, fece della Casanatense la terza
biblioteca ad essere aperta al pubblico in
Italia, nel 1701, dopo l'Ambrosiana di Milano e
l'Angelica di Roma, con carattere principalmente
teologico e religioso. Tra i tesori conservati:
un esemplare di "Exultet", rotolo miniato del
medioevo meridionale (sec.XII), un gruppo di
manoscritti appartenenti all'Ordine dei
Templari, codici di argomento medico dei secoli
XIII e XIV tra cui la Chirurgia attribuita tra
il 1210 e il 1250 al maestro Rolando della
Scuola Salernitana di medicina, il Tacuinum
sanitatis, vero compendio di scienza naturale
con le descrizioni di piante, animali e minerali
e riferimenti alle loro virtù mediche e
terapeutiche, e il Theatrum sanitatis,
enciclopedia medica del sec. XV.
La Casanatense si potenziò con l'acquisizione di
intere biblioteche, come quella di padre Giacomo
Ricci, iniziatore delle missioni cattoliche in
Cina, considerato a ragione il primo sinologo
italiano nonché le raccolte disperse dopo la
soppressione dell'Ordine dei Gesuiti nel 1773.
Negli ultimi decenni, la Casanatense ha
accentuato la propria specializzazione nelle
discipline che richiamano la sua origine: storia
delle religioni e della Chiesa, teologia,
filosofia e musica.
Appartiene all'istituto il più ricco fondo di
opere musicali, manoscritte e a stampa, tra cui
i manoscritti musicali di Nicolò Paganini,
(1782-1840) in gran parte inediti e comprendenti
quasi l'intera opera dell'artista.
Roma, Biblioteca Vallicelliana
L'origine della Biblioteca Vallicelliana di Roma
è strettamente connessa alla storia di San
Filippo Neri, fondatore della Congregazione
dell'Oratorio. Tra le regole fissate dal
fondatore c'era "la lettura durante una parte
del pasto". Il nucleo librario originario della
biblioteca appartenne al Santo, al quale si
aggiunsero successivamente i fondi donati da
Achille Stazio, umanista portoghese entrato in
relazione con San Filippo. Tra la fine del' 500
e l'inizio del '600 Francesco Borromini,
incaricato di ideare l'intero complesso della
Congregazione, progettò il grande salone di
lettura. Attualmente la Vallicelliana conserva
oltre 2500 manoscritti fondamentali per la
storia della Chiesa, per la cultura letteraria,
per le scienze astronomiche e matematiche; un
fondo antico a stampa di circa 40.000 volumi
collocati per la maggior parte nel Salone
Borromini e fondi speciali, tra cui una raccolta
di fotografie su Roma.
I TESORI
Manoscritto 1474 della Biblioteca Angelica:
Pietro da Eboli, De Balneis Puteolanis.
Il codice contiene il carme di Pietro da Eboli.
De Balneis Terrae Laboris, sulle acque
termominerali della zona tra Napoli e Baia, più
noto sotto il titolo De Balneis Puteolanis.
Il codice angelicano è il più antico esistente,
probabilmente di solo mezzo secolo più tardo di
quello originale ed è riccamente illustrato.
Manoscritto
459 della Biblioteca Casanatense di Roma:
Theatrum Sanitatis.
Questo codice, eseguito per il re Venceslao di
Lussemburgo e appartenuto poi alla raccolta
libraria di Mattia Corvino, re d'Ungheria,
contiene un'enciclopedia di scienza naturale
nella quale sono descritte piante, animali e
minerali con particolare riferimento alle loro
qualità mediche e terapeutiche: si tratta di una
compilazione araba di varie fonti greche, tra le
quali spicca Dioscoride, che riflette perciò
quella che era la dottrina ufficiale del tempo.
Roma,
Biblioteca Casanatense
Tacuinum Sanitatis. XVI Secolo

LA STORIA
L'istituzione di biblioteche in Italia nel
XVIII sec. deriva in larga misura dal programma
di rinnovamento politico-culturale, proprio del
pensiero illuminista europeo. Costituite per
pubblica utilità, dovevano essere un segno del
mecenatismo delle case regnanti o di illustri
famiglie aristocratiche.
La formazione di biblioteche avvenne in tempi e
con modalità diverse in un arco temporale
piuttosto lungo: in alcuni casi addirittura
anticipando gli anni dei Lumi, in altri
sull'onda della Restaurazione. Le due
biblioteche che si collocano a pieno titolo nel
periodo settecentesco del dispotismo illuminato
sono la Biblioteca Palatina di Parma e la
Braidense di Milano, volute dai sovrani,
rispettivamente d'Asburgo e di Borbone, alla
fine del '700, arricchite dalle acquisizioni dei
volumi della soppressa Compagnia di Gesù e dei
fondi di antiche librerie claustrali.
I LUOGHI
Milano, Biblioteca Braidense, salone
Maria Teresa
La Biblioteca Braidense fu aperta al
pubblico nel 1776 da Maria Teresa d'Austria e
deve il suo nome al quartiere Brera dove ha sede
nei locali del Palazzo del Collegio gesuitico.
Fu incrementata con la Biblioteca dell'Ordine e
con numerosi fondi, tra i quali la Biblioteca
Haller, di opere scientifiche e la raccolta dei
corali miniati provenienti dalla Certosa di
Pavia. Il suo fondo speciale più noto resta
quello relativo alla figura di Alessandro
Manzoni, che comprende manoscritti, cimeli,
l'epistolario, quasi tutte le edizioni delle
opere dello scrittore e gli studi di critica
manzoniana.
Parma, Biblioteca Palatina
La Palatina fu fondata da Filippo di Borbone nel
1762, dopo che il fratello Carlo III, divenuto
re di Napoli, vi aveva trasportato la Biblioteca
Farnesiana. Inaugurata nel 1769, affidata ad
eruditi bibliotecari, venne costantemente
arricchita con larghezza di mezzi. Sotto la
guida del bibliotecario Du Tillot, fu la prima
in Italia ad avvalersi di un catalogo composto
di schede mobili. Attualmente possiede,tra
l'altro, uno straordinario fondo di
manoscritti ebraici, la raccolta delle edizioni
di Giovan Battista Bodoni , illustre ed elegante
tipografo del '700, e una ricca raccolta di
stampe ed incisioni.
La Biblioteca Reale di Torino e la Biblioteca
Nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli
hanno avuto origine da una politica di rilancio
del prestigio monarchico, sviluppatasi nei primi
anni dell'Ottocento, dopo la ventata
rivoluzionaria francese.
Torino, Biblioteca Reale
A Torino, il giovane re Carlo Alberto, che prese
le redini dello Stato sabaudo suscitando le
speranze dei patrioti italiani, avviò una serie
di iniziative che dovevano rilanciare, tra
l'altro, la politica culturale del Regno. A
questo scopo incrementò la biblioteca di corte,
arricchendola di nuovi volumi e aprendola a un
pubblico più vasto. La collezione, seguendo i
gusti del sovrano, si specializzò in opere di
carattere militare, storia della dinastia,
araldica, numismatica e arte della stampa.
Ancora oggi la Biblioteca Reale continua ad
arricchire il patrimonio operando nel settore
dell'antiquariato e nell'ambito delle opere
specialistiche per la consultazione di testi
antichi. Tra i tesori più preziosi, il Libro
di preghiere di Margherita di Valoise . Il
patrimonio posseduto è di oltre 200.000 volumi,
4.500 manoscritti e 5.000 cinquecentine.
Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele
III
La Biblioteca di Napoli fu fondata da Carlo III
di Borbone che divenuto re di Napoli vi
trasportò da Parma, nel maggio 1734, la
Biblioteca dei Farnese .Questa ricca raccolta di
origine cinquecentesca, accresciuta da
collezioni private e da biblioteche di
corporazioni religiose soppresse, trovò
splendida sede nel 1804 nel Palazzo Reale,
disegnato da Domenico Fontana e dal Vanvitelli.
Durante il decennio di dominazione francese
(1806-1815), con Gioacchino Murat, la biblioteca
accrebbe notevolmente il suo patrimonio, che fu
successivamente arricchito anche in virtù della
acquisizione di importanti biblioteche cittadine,
quali la Brancacciana, la Provinciale, la
Palatina, e quella dei Duchi d'Aosta. Oltre ai
Papiri Ercolanesi e ai molti codici antichi ed
umanistici, la Biblioteca conserva i manoscritti
di Giovan Battista Vico, la maggior parte degli
autografi leopardiani e delle opere di Benedetto
Croce. In particolare la Biblioteca è testimone
delle vicende letterarie e storiche del
Mezzogiorno d'Italia. Possiede 2 milioni di
volumi e oltre 13.000 manoscritti. Da segnalare
1.800 papiri del primo secolo a.C. provenienti
dalla Villa dei Pisoni di Ercolano con opere di
Epicuro e di Filodemo di Gadara. La Biblioteca
custodisce il documento più antico conservato
dalle Biblioteche Pubbliche statali,
un'iscrizione berbera databile al primo
millennio a.C.
Le due biblioteche fiorentine, la Riccardiana
e la Marucelliana, hanno origine dal mecenatismo
privato.
Firenze, Biblioteca Riccardiana
La Biblioteca Riccardiana ebbe origine alla fine
del '500, come biblioteca privata della famiglia
dei marchesi Riccardi, che raggiunse, alla metà
del Seicento, una ragguardevole posizione
economica tanto da poter intervenire attivamente
negli affari politici del Granducato. L'acquisto
del Palazzo di Via Larga, di proprietà dei
Medici, segnò l'apice dell'affermazione sociale
dei Riccardi. In questa sede venne trasferita
anche la biblioteca, simbolo di prestigio
nobiliare. Nel 1632, le opere possedute, però,
erano solo poco più di 500: Francesco, figlio
del fondatore, accrebbe il patrimonio librario
sposando, a metà del Seicento, Cassandra Capponi
che portò con sé in dote più di 5000 opere a
stampa e 249 manoscritti. La biblioteca diverrà
un importante centro di cultura cittadino fin
dalla metà del 700 e nel 1815 fu acquistata dal
Comune di Firenze e donata allo Stato, a
condizione che fosse aperta al pubblico. La
Riccardiana conserva, tra i più noti cimeli, una
Commedia di Dante copiata e illustrata da
Giovanni Boccaccio. Fra i codici più conosciuti,
il celebre Virgilio del secolo XV, miniato con
scene ambientate nella Firenze rinascimentale
che documentano le varie fasi della costruzione
del palazzo Medici in cui ha sede la biblioteca.
Famosi per le loro miniature di carattere
popolare, anche il Libro di Gabelle e
il Trattato di matematica, appartenuto
a Piero de' Medici, figlio di Lorenzo il
Magnifico.
Firenze, Biblioteca Marucelliana.
Alla metà del '700, la Biblioteca venne aperta
al pubblico con il nome della raccolta privata
dell'abate Francesco Marucelli, il quale,
morendo, donò i suoi libri e una parte dei beni
fruttiferi alla città di Firenze affinchè
venisse costruita una biblioteca pubblica
"maxime pauperum utilitati". La biblioteca
possiede più di 500.000 volumi, oltre 2500
manoscritti e un'importante e preziosa
collezione di 53000 stampe e 3200 disegni dei
sec XV-XIX, oltre a 9000 libretti di melodrammi.
Cremona, Biblioteca statale
Le origini della Biblioteca Statale di
Cremona sono strettamente legate alle vicende
della libreria del Collegio dei Gesuiti,
istituita sul finire del '500 e arricchita nel
corso degli anni da preziose acquisizioni, tra
cui manoscritti e cinquecentine, lasciati in
eredità dal vescovo Cesare Speciano agli inizi
del '600. Agli stessi anni risalgono due globi
terracquei di Gherardo Mercatore, che
costituiscono, ancora oggi, uno dei maggiori
ornamenti della Statale.
Soppresso l'ordine dei Gesuiti nel 1773, per
volere di Maria Teresa d'Austria, la Biblioteca
venne separata dal Collegio ed aperta al
pubblico nel 1780, dotandosi di fondi
provenienti da conventi soppressi, quali i
preziosi codici del convento di Sant'Agostino e
di San Domenico. Un' ulteriore fonte di
acquisizione le derivò dal deposito della
biblioteca militare del Presidio di Piacenza.
Nel 1185 le fu annessa la Libreria Civica che
mantiene a tutt'oggi la sua unità. Il suo
patrimonio librario consiste in oltre
seicentomila volumi
I TESORI

Torino, Biblioteca Reale
Leonardo da Vinci. Autoritratto. XVI secolo
Manoscritto Vind. Gr. 1 della Biblioteca
Nazionale di Napoli:
DIOSCORIDES, Herbarium.
Conosciuto
come Dioscoride Neapolitanus, risale al
VI secolo e presenta in ogni pagina la miniatura
di una pianta medicinale, accompagnata dal testo
descrittivo della sua proprietà. Il manoscritto,
che sembrerebbe preparato per l'uso quotidiano
di monaci e medici esperti in farmaci,
costituisce, sia sotto l'aspetto strutturale che
sotto quello storico culturale, il punto di
arrivo di una serie di trasformazioni subite dal
testo dell'opera di Pedanio Dioscoride. Il testo
di Dioscoride era infatti concepito come
trattato scientifico; nel codice napoletano,
invece, attraverso tagli, variazioni, aggiunte,
si perviene ad un testo dal carattere
didascalico e manualistico, più adatto agli
interessi ed ai gusti della tarda antichità, che
preferisce la letteratura di compendio.
Biblioteca
Riccardiana, Firenze
Codice Riccardiano 2110 Della Prospettiva.
Il trattato di prospettiva, già attribuito a
Leon Battista Alberti, e datato alla metà del
XIV secolo, è stato assegnato a Paolo dal Pozzo
Toscanelli da Alessandro Parronchi.
Questo trattato espone, con tono divulgativo, le
principali teorie di Euclide e Tolomeo ed è
diretto ad ammaestrare un giovane chiamato
Polisseo. Si citano inoltre altri autori, quali
Aristotele, Euclide, Alhazen, ma si utilizzano
soprattutto gli scritti di prospettiva di Roger
Bacon, di John Pecham e di Biagio Pelacani.
Secondo Parronchi il trattato è stato utilizzato
da Leonardo da Vinci, dall'autore della
Hypnerotomachia Poliphili e dallo stesso
Benedetto Varchi commentando Dante.

LA STORIA
Dieci biblioteche statali sorte per lo più
tra il XVII e XVIII sec. presso i più importanti
Atenei degli stati pre-unitari e aperte, fin da
allora, all'uso pubblico, hanno ancora oggi il
titolo di universitarie. Si trovano a Bologna,
Padova, Pisa, Genova, Cagliari, Napoli, Pavia,
Roma, Sassari, Torino. Tali biblioteche, al
momento dell'unificazione italiana, passarono
alle dirette dipendenze dello Stato, ottenendo
ben presto piena autonomia dalle rispettive
università. In questo senso, le biblioteche
universitarie assumeranno sempre più il
carattere di biblioteche di conservazione di
fonti storiche, letterarie e di storia della
scienza o specializzate in raccolte di fonti di
storia locale e di pubblicazioni legate alla
realtà territoriale. La più antica è la
biblioteca universitaria di Padova, istituita
nel 1629 dalla Repubblica di Venezia, col nome
di Pubblica Libreria, perché "servisse allo
Studio padovano".
Al XVIII sec. risalgono l'Universitaria di
Napoli (1615) e di Sassari (1617); nel 1670 fu
aperta al pubblico l'Alessandrina di Roma ,
fondata dal Pontefice Alessandro VIII, che fece
appositamente erigere un salone, su disegno del
Borromini, nel Palazzo della Sapienza. Altri
istituti (Cagliari, Genova, Pavia, Pisa) furono
fondati nel '700 per fornire strumenti a
sostegno dello studio e della ricerca.
Queste biblioteche seguirono perciò gli
indirizzi culturali delle università e le loro
raccolte furono spesso influenzate anche dalla
personalità degli insigni professori che le
frequentavano. La biblioteca di Pavia, per
esempio, aperta al pubblico nel 1772, possiede
le opere di grandi studiosi che vi hanno
insegnato, tra i quali Alessandro Volta, lo
scopritore della pila, e Lazzaro Spallanzani,
insigne biologo.
I LUOGHI
Torino, Biblioteca
Universitaria
Le origini della biblioteca risalgono al 1723
allorché Vittorio Amedeo II decise di unire ai
4000 volumi della biblioteca Civica quelli
provenienti dalla Reale nel nuovo Palazzo della
Regia Università. Nel sec. XIX il patrimonio
dell'istituto, grazie a uno
straordinario processo di arricchimento dei
fondi con oltre 3000 manoscritti, tra cui due
codici di S. Cipriano del V sec e un codice di
S. Ambrogio del VI secolo, arrivò a 250.000
volumi. La biblioteca venne danneggiata da un
incendio divampato tra il 25 e 26 gennaio 1904,
che distrusse più di 1500 manoscritti, oltre a
circa 25000 volumi a stampa. I superstiti 2800
manoscritti, danneggiati sia dalle fiamme che
dall'acqua di spegnimento, sono stati sottoposti
a restauro totale, e ad oggi ne sono stati
recuperati circa 1800.
Pavia, Biblioteca Universitaria
Suscita ammirazione il Salone
teresiano, l'ambiente originario della
biblioteca, le cui imponenti scaffalature
simboleggiano la solidità lungimirante del
progetto di Maria Teresa d'Austria che nel 1754
volle una grande biblioteca, aperta al pubblico
nel 1778. Le prime opere raccolte testimoniano
il progresso delle scienze che avanzavano grazie
alle scoperte ed all'insegnamento di professori
quali Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta,
Giovanni Antonio Scopoli. Il nucleo originario
fu arricchito dall'arrivo di raccolte di testi a
carattere medico naturalistico.
Genova, Biblioteca Universitaria
Il nucleo originario della Biblioteca
Universitaria si costituì, in seguito alla
soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773,
intorno alla Libreria del Collegio dei Gesuiti.
Nel 1935 essa fu trasferita nella sede attuale,
la Chiesa Gesuitica dei Santi Gerolamo e
Francesco Saverio. L'edificio, risalente al XVII
secolo, presenta una navata divisa in due piani:
la parte inferiore ospita la scaffalatura del
deposito librario, ricco di oltre 500.00 volumi
a stampa, 168 manoscritti, oltre 1000
incunaboli, 7000 cinquecentine; la sezione
superiore, in cui è visibile una parte degli
affreschi realizzati da Domenico Piola nel
1666/67, costituisce la sala di lettura.
Pisa, Biblioteca Universitaria
La Biblioteca Universitaria di Pisa fu aperta al
pubblico nel 1742 nei locali situati nella
specola Astronomica con il patrimonio della
Biblioteca privata del prof. Giuseppe Vareani
(1662-1738) e successivamente arricchita dai
volumi della biblioteca Medicea Palatina
Lotarigia, dai manoscritti del monastero dei
Camaldolesi di San Michele in Borgo nonché dagli
incunaboli dei conventi pisani di San Domino e
di Santa Croce.
Dal 1823 la Biblioteca, ampliata grazie
all'annessione dei volumi del Collegio
Ferdinando, ha sede nel Palazzo della Sapienza.
Per quanto riguarda il patrimonio bibliografico
sono particolarmente interessanti i sette
manoscritti provenienti dall'Orto Botanico (il
più antico d'Europa) contenenti preziose tavole
acquerellate.
I TESORI
Manoscritto
J.II.9 della Biblioteca Nazionale Universitaria
di Torino: Codice franco cipriota.
Generalmente indicato come Codice
franco-cipriota, il manoscritto fu realizzato a
Cipro presso la Corte di Giano II di Lusignano
negli anni 1414- 1420 circa ed entrò a far parte
dei beni di casa Savoia nel 1434, quando fu
portato a Chambery come bene dotale di Anna di
Cipro, figlia di Giano e di Carlotta di Borbone,
andata in sposa a Ludovico di Savoia, conte di
Ginevra. Il codice rappresenta una delle fonti
più considerevoli della cosidetta Ars
subtilior.

LA STORIA
Le biblioteche statali di Cosenza, Potenza,
Bari, Macerata, Trieste e Gorizia sono state
istituite tra gli anni Cinquanta e gli anni
Ottanta in regioni dove era forte l'esigenza di
nuove strutture per la documentazione e
l'informazione bibliografica, di carattere
generale, attente a documentare la vita
storicoletteraria dei territori di appartenenza.
Negli stessi anni venne istituito un nucleo di
biblioteche romane, comprendente le
Biblioteche di Archeologia e storia dell'Arte,
di Storia moderna e contemporanea, la Medica
statale, costituite con fondi specifici e
specialistici provenienti da altri istituti
cittadini, nonchè la Biblioteca Baldini, nata
negli anni '60 come "biblioteca modello" e da
sempre frequentata da un'utenza prevalentemente
giovanile.
I LUOGHI
Trieste, Biblioteca Statale
La Biblioteca Statale del Popolo di Trieste
venne istituita nel 1956 all'indomani del
ritorno della città sotto l'amministrazione
italiana. Finalizzata verso obiettivi sociali di
promozione della lettura, la biblioteca,
originariamente denominata Statale del Popolo,
fu dotata di libri di cultura generale e di
letteratura d'evasione che oggi sono oggetto di
studi e di ricerche.
Divenuta Biblioteca Statale di Trieste nel 1999
ha oggi sede a Palazzo Morpurgo, completamente
recuperato e ristrutturato per le esigenze degli
attuali indirizzi dei servizi bibliotecari.
Gorizia, Biblioteca Statale Isontina
La Biblioteca Isontina di Gorizia
deriva dalla raccolta libraria del Collegio dei
Gesuiti (1629-1773) che, alla soppressione
dell'Ordine voluta da Maria Teresa d'Austria, ne
costituì il nucleo originario. Dopo i gravi
danni a causa dell'occupazione francese
del 1810, con la restaurazione austriaca,
l'istituto divenne una delle sei biblioteche
di studi della Monarchia asburgica e fu aperta
al pubblico nel 1825.
Divenuta nel 1925 Biblioteca italiana, fu
oggetto di ulteriori dispersioni a seguito della
seconda guerra mondiale e delle successive
occupazioni militari tedesche, jugoslave e
anglosassoni. Nel 1967 la biblioteca ha assunto
il titolo di Statale con nuovi e più importanti
compiti culturali. I circa 300.000 volumi sono
attualmente conservati nella sede di Palazzo
Werdenberg completamente ristrutturato nel 1995,
per offrire le più ampie garanzie per la tutela
e la conservazione delle raccolte e per la
fornitura di aggiornati servizi bibliotecari.
Cosenza, Biblioteca Nazionale
La biblioteca ha iniziato la sua
attività nel settembre del 1985 come sezione
staccata della Biblioteca Vittorio Emanuele III
di Napoli nella sede dell'ex Seminario
Arcivescovile di Cosenza e nel 1992 è divenuta
autonoma. Il suo patrimonio bibliografico, ricco
di oltre 70.000 esemplari, è stato costituito
progressivamente attraverso acquisti e
donazioni: in particolare edizioni del '600 e
del '700, manoscritti e carteggi dell'Ottocento
e dei primi del '900 e oltre 2500 manoscritti
musicali.
Bari, Biblioteca Nazionale Sagarriga
Visconti
La Biblioteca Nazionale di Bari, fondata nel
1865, allorchè il senatore Girolamo Sagarriga
Visconti Volpi lascia alla Città la sua raccolta
personale viene inserita tra le biblioteche
pubbliche statali nel 1958.
Roma, Biblioteca di Archeologia e
Storia dell'Arte
La Biblioteca di archeologia e storia dell'arte
nasce nel 1922 all'interno dell'omonimo
Istituto. Al primo nucleo, costituto dalle
raccolte librarie provenienti dalla Direzione
delle Antichità e Belle Arti del Ministero della
Pubblica Istruzione, si aggiunsero testi
pregevoli e spesso unici, provenienti da
raccolte specializzate come ad esempio quelle di
Ruffo di Motta Bagnara, di Rocco Pagliara, di
Rodolfo Lanciani, del Castellani.
Dal 1975, la biblioteca è inserita nei ruoli
delle biblioteche pubbliche statali.
Potenza. Biblioteca Nazionale
La Biblioteca, fondata nel 1980 ed
attiva nel 1981 come sezione staccata della
Biblioteca Nazionale di Napoli, ha il suo fondo
costitutivo negli oltre 15000 volumi di
contenuto prevalentemente umanistico della
raccolta di Giuseppe Viggiani, pittore e
bibliofilo. I servizi offerti dalla biblioteca
costituiscono un punto di riferimento per gli
studi e le ricerche dell'intera Regione.
Roma, Biblioteca di Storia Moderna e
Contemporanea
La tendenza alla specializzazione degli studi
storici aveva portato agli inizi del secolo alla
fondazione della Biblioteca di Storia Moderna e
Contemporanea di Roma, con la funzione specifica
di documentare la storia del Risorgimento
italiano. Oggi la biblioteca è una delle più
ricche depositarie di documenti e testimonianze
sulla storia d'Italia dell'ultimo secolo. Il
patrimonio è di circa 350.000 pubblicazioni.
Sono presenti oltre 3000 periodici della prima
guerra mondiale, nonché lettere di combattenti,
manifesti e volantini di propaganda. Da
segnalare il Fondo foscoliano e il Fondo
Mazzini.
Macerata, sezione distaccata della
Biblioteca Nazionale di Napoli
La Biblioteca di Macerata è stata istituita, nel
1987, come sezione della Biblioteca nazionale di
Napoli. Il primo passo della sua istituzione fu
l'acquisizione da parte dello Stato della
collezione Buonaccorsi ( circa 8000 volumi) di
Porto Potenza Picena, raccolta presso l'ex
palazzo di Giustizia, parte del più vasto
Monastero di Santa Chiara del sec. XVII. Il
patrimonio della biblioteca, ricco di oltre
50.000 volumi, di 11.000 lastre fotografiche e
di 5.400 fotografie dei primi del '900 che
costituiscono una rilevante documentazione di
storia locale, è arricchito da continui acquisti
anche in antiquariato, quale il fondo Baldeschi
Balleani, con oltre 6000 volumi del XV - XVII
sec.
I TESORI

Macerata, Biblioteca
Nazionale di Macerata. Storia naturale degli
uccelli. Firenze (1769)

LA STORIA
In Italia sono attive due Biblioteche
Nazionali Centrali, di Roma e di Firenze.
Assolvono, oltre a una funzione culturale, anche
compiti bibliografici nazionali. Ricevono,
infatti, per diritto di stampa, una copia di
quanto si pubblica in Italia.
La presenza di due biblioteche nazionali
centrali si spiega alla luce delle vicende
storiche italiane: al momento dell'unità
d'Italia (1861), Roma restò ancora per nove anni
sotto il dominio dello Stato della Chiesa. La
temporanea designazione di Firenze a capitale
del nuovo regno, dal 1865 al 1871, comportò
l'adozione di una serie di provvedimenti, tra
cui l'istituzione di una biblioteca nazionale
centrale capace di raccogliere quanto si
stampava in Italia e al tempo stesso di
rappresentare una testimonianza culturale della
giovane nazione.
I LUOGHI
Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma
La Biblioteca Nazionale Centrale di
Roma, inaugurata il 14 marzo 1876 in un'ala
dell'antico palazzo sede del Collegio Romano dei
Gesuiti, in pieno centro storico, fu costituita
con i fondi di 69 biblioteche di congregazioni
religiose, oltre a quelli compresi nella
Biblioteca Maior dei Gesuiti. Il costante
incremento bibliografico fu assicurato alla
nuova istituzione dalla legge sulla consegna
obbligatoria degli stampati.
L'istituzione di una grande biblioteca a Roma,
diventata nel 1870 la capitale del Regno, fu
voluta dal Ministro Ruggero Bonghi per avviare
concretamente il programma di politica
bibliotecaria del nuovo Stato, espresso anche
dalla pubblicazione del Regolamento organico
delle Biblioteche del gennaio 1876. A distanza
di un secolo dalla fondazione, il 31 gennaio
1975 è stata inaugurata la nuova sede, il cui
complesso edilizio copre un'area di oltre 20.000
mq. e ospita una raccolta di oltre sei milioni
di volumi. Compiti della Biblioteca sono quelli
di documentare in modo completo la cultura
italiana e, nella sua continuità e generalità,
la cultura straniera e di coordinare iniziative
e servizi bibliografici di interesse nazionale e
internazionale. Dal 1886 redige e pubblica il
Bollettino delle opere moderne straniere
acquistate dalle biblioteche pubbliche statali (BOMS).
La Biblioteca nazionale centrale di Roma è
iscritta all'IFLA e partecipa ai lavori del CERL
(Consortium of European Reasearch Libraries),
del CENL (Conference of European National
Libraries) e del CDNL (Conference of Directors
of National Libraries). Nel 1990 è stato
istituito il Centro Nazionale per lo Studio del
Manoscritto con lo scopo di raccogliere,
conservare e rendere disponibili per i
ricercatori i microfilm dei manoscritti
posseduti dalle biblioteche italiane.
Dal 1991 la Biblioteca ha in corso un programma
di collaborazione con la British Library per
l'immissione e l'aggiornamento dei dati relativi
agli incunaboli posseduti dalle biblioteche
italiane nella base dati ISTC (Incunable Short
Title Catalogue).
Firenze, Biblioteca Nazionale
Centrale
La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze trae
la sua origine dalla biblioteca privata
dell'erudito Antonio Magliabechi: venne aperta
alla città nel 1747 e situata in un'ala degli
Uffizi. Incrementata con importanti fondi di
conventi, famiglie e letterati fu unita alla
Biblioteca Palatina e dal 1861 divenne
Biblioteca Nazionale Italiana. Nel 1935 fu
trasferita nella sede attuale, appositamente
costruita presso S. Croce, ed ulteriormente
ampliata nel 1962. Nel 1886 la Biblioteca inizia
la redazione del "Bollettino delle pubblicazioni
italiane ricevute per ricevute per diritto di
stampa", che diventerà dal 1958 la "Bibliografia
Nazionale Italiana". La BNI corrente è
organizzata in diverse serie a stampa e
pubblicata anche in CD-rom che cumula tutti i
dati dal 1958.
La BNCF, superato il trauma dell'alluvione del
1966, ha ulteriormente ampliato il ruolo svolto
nel Sistema Bibliotecario Nazionale, affiancando
al compito di custode di rari beni librari (si
ricorda il Messale della Chiesa tirolese del X
secolo, la Divina Commedia nel Commento di
Francesco da Buti del secolo XIV, nonché i
codici autografi dei maggiori letterati italiani
tra cui Boccaccio, Macchiavelli, Galilei,
Foscolo, Leopardi) e di depositaria delle
pubblicazioni nazionali ricevute per diritto di
stampa, quello di autorità nel campo del
restauro librario, di Agenzia Bibliografica
Nazionale e di luogo di sperimentazione nel
campo dei servizi bibliotecari
informatizzati.Manoscritti: Vitt. Em. 293 della
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, e Ital.
720 della Biblioteca Estense Universitaria di
Modena: Genealogia dei Principi d'Este.
Il codice elenca i principi di Casa d'Este da
Ugo, figlio di Alberto Azzo che nel 1095 fu il
primo vicario di Ferrara, fino a Ippolito,
figlio di Ercole I, che però non è stato
ritratto.
Riveste particolare interesse dal punto di vista
storico-genealogico, iconografico e della storia
del costume: non esistono infatti raccolte
simili di ritratti di personaggi di famiglie
principesche dei secoli XIII, XIV e XV. Autore
del testo è quasi certamente un personaggio che
viveva a Corte, dato l'uso del dialetto
ferrarese e l'eliminazione dalle biografie di
episodi tragici della storia estense.Roma,
Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele
II
Tullio D’Albisola. Il melone lirico.
Edizione futurista di “Poesia” (1934)Firenze,
Biblioteca Nazionale Centrale
Ritratto di Dante Alighieri. La Divina Commedia.
XV secoloManoscritto Landau Finaly 22 della
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze:
Officium Beatae Mariae Virginis.
Questo celebre codice, capolavoro della
miniatura lombarda, è il secondo volume
dell'Offiziolo visconteo, un Libro d'Ore (tipologia
liturgica che possiamo definire un breviario per
laici) scritto e miniato per Gian Galeazzo
Visconti (1351-1402) signore di Milano dal 1385,
forse per celebrare la nascita del figlio
Giovanni Maria (1388). Si trattava di un libro
di preghiera privato, allestito per esaltare la
famiglia e la dinastia, già originariamente
diviso in due parti distinte di cui la prima
parte è stata acquisita dalla Biblioteca solo in
tempi recenti.
I TESORI
Manoscritti:
Vitt. Em. 293 della Biblioteca Nazionale
Centrale di Roma, e Ital. 720 della Biblioteca
Estense Universitaria di Modena: Genealogia dei
Principi d'Este.
Il codice elenca i principi di Casa d'Este da
Ugo, figlio di Alberto Azzo che nel 1095 fu il
primo vicario di Ferrara, fino a Ippolito,
figlio di Ercole I, che però non è stato
ritratto.
Riveste particolare interesse dal punto di vista
storico-genealogico, iconografico e della storia
del costume: non esistono infatti raccolte
simili di ritratti di personaggi di famiglie
principesche dei secoli XIII, XIV e XV. Autore
del testo è quasi certamente un personaggio che
viveva a Corte, dato l'uso del dialetto
ferrarese e l'eliminazione dalle biografie di
episodi tragici della storia estense.
Manoscritto
Landau Finaly 22 della Biblioteca Nazionale
Centrale di Firenze: Officium Beatae Mariae
Virginis.
Questo celebre codice, capolavoro della
miniatura lombarda, è il secondo volume
dell'Offiziolo visconteo, un Libro d'Ore (tipologia
liturgica che possiamo definire un breviario per
laici) scritto e miniato per Gian Galeazzo
Visconti (1351-1402) signore di Milano dal 1385,
forse per celebrare la nascita del figlio
Giovanni Maria (1388). Si trattava di un libro
di preghiera privato, allestito per esaltare la
famiglia e la dinastia, già originariamente
diviso in due parti distinte di cui la prima
parte è stata acquisita dalla Biblioteca solo in
tempi recenti.
