Le biblioteche italiane
Struttura dei libri
Stampa
Avvisi e gazzette
Luoghi di stampa falsi
L'arte del saccheggio
Vespasiano da Bisticci
Aldo Manuzio
Estienne
Gli incunaboli
La circolazione dei manoscritti
Palinsesto
Datazione dei manoscritti
I Didot: una famiglia di stampatori
Taccuini di disegni
La miniatura medievale
Illustrazione libraria

Le biblioteche italiane fra tutela
e fruizione


I siti delle biblioteche pubbliche in Italia:
 
FRIULI VENEZIA GIULIA
- http://www.isontina.librari.beniculturali.it/
 
 
VENETO
- http://www.marciana.venezia.sbn.it/
  CALABRIA
- http://www.bncs.librari.beniculturali.it/
 
 
TOSCANA
- www.maru.firenze.sbn.it/
- http://www.bml.firenze.sbn.it/
- www.bncf.firenze.sbn.it/
- www.bslu.librari.beniculturali.it/
- www.bupi.librari.beniculturali.it/
 
 
LIGURIA
- http://www.bibliotecauniversitaria.ge.it/
 
 
MARCHE
- www.mercurio.it/as/biblioteca/
 
 
LOMBARDIA
- www.braidense.it/
 
 
CAMPANIA
- www.bnnonline.it/
- www.biblio.unina.it/index.html
 
 
EMILIA ROMAGNA
- http://www.palatina.librari.beniculturali.it/
 
 
BASILICATA
- www.bnpz.librari.beniculturali.it/
 
 
LAZIO
- http://www.archeologica.librari.beniculturali.it/
- http://biblioroma.sbn.it/medica/
- http://www.bncrm.librari.beniculturali.it/
- http://www.moderna.librari.beniculturali.it/
- http://www.baldini.librari.beniculturali.it/
- http://www.casanatense.it/
- http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/
- http://www.officine.it/montecassino
- http://www.scolastica.librari.beniculturali.it/
 
 
PIEMONTE
- www.bnto.librari.beniculturali.it/
 

Siti non ancora attivi:
 
PUGLIA
- www.visconti.librari.beniculturali.it
 
 
SARDEGNA
- www.buca.librari.beniculturali.it
 
 
LOMBARDIA
- www.bscr.librari.beniculturali.it
 
 
EMILIA ROMAGNA
- www.estense.librari.beniculturali.it
 
 
LAZIO
- www.angelica.librari.beniculturali.it
- www.casamari.librari.beniculturali.it
- www.sannilo.librari.beniculturali.it
- www.trisulti.librari.beniculturali.it
 
 
SARDEGNA
- www.buss.librari.beniculturali.it
 
 
PIEMONTE
- www.reale.librari.beniculturali.it
 
 
FRIULI VENEZIA GIULIA
- www.bsts.librari.beniculturali.it
 
 
CAMPANIA
- www.badiacava.librari.beniculturali.it
- www.montevergine.librari.beniculturali.it
- www.girolamini.librari.beniculturali.it
 
 
VENETO
- www.santagiustina.librari.beniculturali.it
- www.praglia.librari.beniculturali.it


 


Le biblioteche attive in Italia sono circa 13.000 e, nel loro complesso, si riferiscono ad Istituzioni pubbliche, Stato, Regioni, Enti locali, ad Istituti culturali, alle Università, alla Chiesa e ai privati.

Di esse, 46 appartengono allo Stato e, per l'importanza dei fondi e la professionalità degli operatori, costituiscono l'asse portante del Sistema - Biblioteca Italia. Le biblioteche statali hanno il compito di raccogliere e conservare la produzione editoriale italiana a livello nazionale e locale.

Attualmente il loro patrimonio documentario ammonta a circa 40 milioni
di esemplari, tra manoscritti, incunaboli, edizioni a stampa, periodici, edizioni musicali a cui bisogna aggiungere le straordinarie raccolte di mappe, carte geografiche, incisioni, stampe e materiali minori.

LA STORIA

Per tutto l'Alto Medioevo il monachesimo occidentale ebbe il monopolio di ogni attività culturale e consolidò una tradizione in cui il libro occupava un posto di primo piano.
Nella "Regola" di San Benedetto era prescritto l'obbligo della lettura in vari momenti della vita del convento; il monaco aveva fra le mani il libro nel coro, al refettorio, nella cella, compagno fedele della giornata. Fin dai primi tempi della fondazione delle abbazie era prevista la presenza di una biblioteca. Era scritto: Claustrum sine armario sicut castrum sine armamentario: un monastero senza biblioteca è come una fortezza senza armeria. Collegato alla biblioteca era lo scriptorium, dove si svolgeva il lavoro di copiatura e di miniatura dei manoscritti da parte dei monaci amanuensi: con la loro attività di trascrizione dei codici, furono il più importante strumento di conservazione del patrimonio culturale della classicità.
La Regola di san Benedetto può quindi definirsi come l'atto costitutivo di celebri biblioteche, quali quelle di Subiaco, Montecassino, Farfa, Casamari a cui la cultura contemporanea deve gran parte delle sue conoscenze del periodo classico e medievale. Fu proprio a Subiaco che i tipografi Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, nella seconda metà del XVI secolo, introdussero in Italia l'arte tipografica. Furono annesse al patrimonio statale, insieme alle Biblioteche dei monumenti nazionali di Badia di Cava, Praglia, Collepardo, Grottaferrata, Montevergine, dei Girolamini di Napoli e di S. Giustina di Padova, dopo la soppressione delle corporazioni religiose conseguente al Regio Decreto del 1866.
Durante il Medioevo incendi, saccheggi, o più semplicemente furti si susseguirono decimando il patrimonio librario custodito dai monaci. Perfino Giovanni Boccaccio "dimenticò" di restituire all'abbazia di Montecassino un codice di Tacito e Apuleio, oggi recuperato e conservato nella Laurenziana di Firenze. Fino a non molti anni fa era ancora possibile leggere sopra la porta d'ingresso della biblioteca dell'abbazia di Casamari questa iscrizione: "Avvertenza: per tutti quelli che estraggono o trafugano libri spettanti a questo Ven. Monastero senza licenza dei superiori, v'è la scomunica da incorrersi ipso facto". Addirittura la peste fu l'indiretta responsabile della perdita di preziosi volumi della biblioteca dell'abbazia di Grottaferrata. A causa dell'epidemia, che infierì nell'estate del 1656, venne dato alle fiamme, per evitare il contagio, il materiale contenuto nelle celle dei monaci morti. Tra le varie suppellettili si ridussero in cenere anche preziosi volumi della biblioteca.

I LUOGHI

Abbazia di San Benedetto di Montecassino.
Fu ricostruita dallo Stato italiano dopo il bombardamento del 1944. Il suo patrimonio archivistico e librario fu salvato dalla distruzione grazie al suo trasferimento a Roma. La sua restituzione alla comunità benedettina avvenne nel dicembre del 1947.

Biblioteca del monumento nazionale di Casamari.
Ricca di oltre 540.000 volumi, la biblioteca,la cui fondazione risale al 1036, è stata recentemente restaurata, e raccoglie anche le pubblicazioni stampate, dal 1953 ad oggi, dalla tipografia dell'Abbazia.

Biblioteca annessa al monumento nazionale di Grottaferrata.
L'Abbazia è l'unica superstite del complesso di monasteri italo-greci dell'Italia meridionale; la sua fondazione risale al 1004 ed è legata alla figura di S.Nilo da Rossano, esperto calligrafo. La sua attuale dotazione è di circa 42.000 unità, tra cui 1098 preziosi codici greci, 240 latini, 384 italiani.

Biblioteca del monumento nazionale di Farfa.
L'origine della biblioteca farfense risale, con ogni probabilità, ai primordi della storia abbaziale nel V-VI sec.. Nel sec.VII l'abate Alano evidenziava nel "Choronicon Pharphense" l'opera di trascrizione di molti e magnifici codici. Della produzione del periodo di Alano resta un Omiliario, la cui ricchezza di citazioni patristiche fa presumere l'esistenza di una biblioteca monastica di rilevanti proporzioni. Il patrimonio librario attuale della biblioteca dell'abbazia raggiunge i 35.000 volumi.


Biblioteca monumento nazionale di Praglia.
Gravemente danneggiato da perdite, sottrazioni e distruzioni, il patrimonio bibliografico dell'Abbazia fu lentamente ricostruito dai monaci benedettini dopo le soppressioni ottocentesche, fino a raggiungere le attuali 80.000 unità tra edizioni rare e di pregio, libri a stampa e periodici.

Biblioteca annessa al monumento nazionale di Santa Scolastica di Subiaco.
Lo scriptorium e la biblioteca sublacense furono tra i più importanti d'Italia.
L'attuale sede bibliotecaria, oggi completamente restaurata, comprende anche i volumi conservati nel Sacro Speco,cioè il luogo originario della vita monastica di san Benedetto. Ancora nel 1327, esistevano due raccolte librarie separate. Gli stampatori Corrado Sweynheym e Arnaldo Pannartz, entrambi tedeschi, a Subiaco installarono, nel 1464, la prima tipografia in Italia. Tra le prime opere realizzate la Piccola Grammatica Latina di Donato, il De oratore di Marco Tullio Cicerone e tre opere di Cecilio Firmiano Lattanzio: le Divinae institutiones, il De ira Dei e il De opificio hominis e il De civitate Dei di Sant'Agostino.

Altre importanti Biblioteche statali italiane hanno origini ecclesiastiche. Tra di esse, la Statale di Lucca, sviluppata sulla Biblioteca dei Canonici Lateranensi di S. Frediano.


Pur traendo diretta origine dalla Biblioteca dei Canonici Lateranensi di San Frediano, solo nel 1780 la Biblioteca Statale di Lucca acquista vita ufficiale. Il nucleo iniziale di oltre 5000 volumi sistemati nella canonica di San Frediano si arricchì nel tempo di molti acquisti e doni. Dal 1877 la Biblioteca è situata nell'ex Convento dei Chierici Regolari della Madre di Dio.


I TESORI

Manoscritto Casin. 132 dell'Archivio dell'Abbazia di Montecassino: RABANO MAURO, De universo seu De rerum naturis.
Il codice, scritto in beneventana su due colonne al tempo dell'abate Teobaldo (1022-1035), è la prima enciclopedia illustrata che ci sia pervenuta.
E' arricchito da un ciclo di illustrazioni che comprende centinaia di miniature che traducono il testo con grande fedeltà, seguendolo in ogni campo dello scibile.





 

LA STORIA

Nate dal sogno di grandi umanisti, quali il Petrarca e il Bembo, o realizzate grazie alla passione per i libri di nobili famiglie e famosi mecenati, come Cosimo de' Medici, le biblioteche rinascimentali si caratterizzano per l'assoluto valore del loro patrimonio manoscritto e librario. Sorte tra la fine del Trecento e la metà del Quattrocento, tali biblioteche custodiscono, ancor oggi, rari e preziosi manoscritti di classici greci e latini, frutto di quell'amore per gli studi "humanitatis" che nell'Umanesimo e nel Rinascimento mirava a valorizzare l'uomo, la sua storia , le sue attività. La civiltà classica forniva un modello esemplare per la nuova visione della vita.


Durante il Rinascimento, città come Venezia, Firenze e Ferrara erano centri culturali vivacissimi: la presenza di grandi letterati dava lustro alle Corti ed artisti come Michelangelo, Piero della Francesca, Mantegna, e, più tardi, Veronese e Tintoretto contribuirono alla realizzazione e alla decorazione degli edifici sedi di biblioteche.

I LUOGHI

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, il salone michelangiolesco.
A Cosimo de' Medici detto il Vecchio (1389-1464) si deve la nascita della biblioteca Medicea Laurenziana, la cui splendida sala michelangiolesca è ancor oggi intatta con i plutei (gli scranni per la lettura) e i codici incatenati, per evitare le sottrazioni.
Appassionato di libri, che non abbandonava neanche durante i suoi viaggi d'affari, Cosimo collezionava manoscritti di autori classici greci e latini. Il suo più famoso nipote, Lorenzo il Magnifico, porterà al massimo grado di importanza l'opera di raccolta e conservazione della biblioteca di famiglia. Per i Medici ogni mezzo era lecito per arricchire le raccolte librarie: anche condonare un ingente debito che l'erudito Niccolò Niccoli aveva accumulato, in cambio del lascito di settecento preziosi codici. La biblioteca Medicea seguì le alterne vicende del casato fiorentino : nel 1495, esiliati e perseguitati i Medici dai seguaci di Savonarola, venne venduta ai frati del Convento di San Marco. Ristabilita trionfalmente la Signoria a Firenze, il cardinale Giovanni de Medici, futuro papa Leone X, riscattò la raccolta e trasportò i volumi a Roma. Fu poi per volontà di un altro papa Medici, Clemente VII, che i libri tornarono a Firenze, dove Michelangelo ebbe, nel 1522, l'incarico di progettare una nuova sede che li accogliesse. Nel 1571 la biblioteca, che disponeva di oltre tremila manoscritti, venne aperta al pubblico.
Nel fondo manoscritti la biblioteca custodisce l'antico codice del Virgilio Laurenziano, databile intorno al 494 d.C. e la Bibbia Amiatina (VII-VIII secolo), con rari esempi di miniature italo-sassoni.

Modena, Biblioteca Estense
La Biblioteca Estense, giunta quasi intatta fino ai nostri giorni, si costituì originariamente presso la Corte di Ferrara, una delle più potenti del periodo rinascimentale. Riservata alla ristretta cerchia di letterati e umanisti che dedicavano le proprie opere ai membri della casa d'Este, nel 1467 già possedeva oltre 450 codici.
La famiglia d'Este corredò la biblioteca di manoscritti latini e greci, autentici capolavori dell'arte della miniatura, in parte eseguiti a Ferrara, in parte acquistati o commissionati: tra di essi, la famosa Bibbia, eseguita per Borso d'Este, detta Breviario d'Ercole, uno dei libri più splendidi del Rinascimento.
Nella seconda metà del Cinquecento la biblioteca fu arricchita ad opera del duca Alfonso II che, grande estimatore della musica, volle istituire la raccolta musicale estense, ancora oggi una delle più cospicue d'Italia. Nel corso degli anni, la Biblioteca segue le vicende politiche della famiglia Estense e si trasferisce, dalla seconda metà del Seicento, a Modena, nel Palazzo Ducale, dove ha tuttora sede. Tra i suoi bibliotecari annovera personalità come Ludovico Antonio Muratori, autore dei Rerum italicarum scriptores, che la dirige per oltre cinquant'anni dal 1700. Attualmente la Biblioteca possiede, oltre ad un ricco fondo di manoscritti, quasi duemila incunaboli, tra i quali un esemplare della Bibbia di Magonza, stampata da Gutenberg nel 1462, e più di 18.000 volumi editi nel '500 nonché un ricco fondo di stampe e carte geografiche tra cui la celeberrima Carta del Cantino, con la prima rappresentazione del Nuovo Continente dopo la scoperta di Colombo.

Venezia, Biblioteca Marciana
Dopo la caduta di Costantinopoli, il cardinale greco Bessarione, Vescovo di Nicea, una delle personalità più importanti del XV sec., volle scegliere una città che fosse l'estremo baluardo della Cristianità e farne la custode delle opere più importanti della grecità classica. La scelta cadde sulla Repubblica di Venezia alla quale il cardinale donò, nel maggio 1468, oltre mille codici contenenti le più significative testimonianze scritte della civiltà ellenica (due codici dell'Iliade, l'Anthologia Planudea, con la gran parte dell'epigrammistica greca, opere manoscritte di Esiodo, Eschilo, Aristofane, scritti di Aristotele ed Euclide). Pietro Bembo, bibliotecario nei primi anni del Cinquecento, affidò a Jacopo Sansovino l'incarico di costruire in piazza San Marco una sede idonea. Vi collaborarono, tra gli altri, artisti quali Tintoretto e Veronese, i cui dipinti si possono ammirare ancora nella sala della Libreria.
Nella Biblioteca Marciana sono custoditi tesori unici come il Breviario del card.
Grimani, l'autografo dell'Istoria del Concilio tridentino di Paolo Sarpi, l'Istoria veneziana del Bembo , il manoscritto contenente il testamento di Marco Polo e la preziosa edizione dell'Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna del 1499, ad oggi una dei più importanti esemplari della storia della stampa. E' interessante evidenziare che la Marciana è stato il primo esempio, in Italia, di biblioteca che usufruiva del cosiddetto "diritto di stampa": dal 1603, infatti una legge del Senato veneto stabiliva l'obbligo per gli stampatori di depositare un esemplare rilegato di ogni libro uscito dai loro torchi.

I TESORI

Manoscritto Amiatino I della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze: la Bibbia Amiatina.
La Bibbia Amiatina è il risultato di una complessa operazione editoriale svoltasi nell'ambito dei monasteri gemelli di Wearmouth-Jarrow in Northumbria dove, per volere dell'abate di Jarrow Ceolfrith, vennero confezionate tre Bibbie, tra cui l'Amiatina, tutte in un solo volume e modellate su un codice antico acquistato quasi certamente a Roma intorno al 679-680. Dei tre manoscritti questo esemplare è l'unico sopravvissuto integro. Il codice, destinato da Ceolfrith a papa Gregorio II (715-731), giunse in Italia, e probabilmente a Roma, nella prima metà del sec. VIII e rimase nella Città Eterna per almeno un secolo, fino a quando trovò stabile dimora presso l'abbazia longobarda di S. Salvatore al Monte Amiata.


Manoscritto Lat. 422-423 = MS.V.G.12 della Biblioteca Estense di Modena: Bibbia (Bibbia di Borso d'Este).
Questa Bibbia, che rappresenta la più matura espressione del Rinascimento ferrarese, venne eseguita alla metà del secolo XV su commissione del duca Borso, per dotare la libreria ducale di un codice destinato a distinguersi per la ricchezza e preziosità delle miniature. Fu realizzata tra il 1455 e il 1461, pochi anni dopo la composizione della prima opera a stampa, la Bibbia di Gutenberg.   






 

LA STORIA

Domenicani ed Agostiniani, Ordini religiosi protagonisti del dibattito teologico negli anni della Riforma e della Controriforma, sono anche i promotori di due importanti biblioteche sorte a Roma tra il '500 e il '600: la Biblioteca Angelica e la Casanatense.
La giovane arte della stampa, originariamente osteggiata dal clero, rivela progressivamente la sua potenzialità di straordinario strumento di diffusione e di propaganda religiosa. Inoltre, nel XVII sec., il campo della conoscenza si allarga, mutano i metodi di ricerca ed alle materie umanistiche, letterarie e filosofiche si aggiungono gli studi scientifici, con il conseguente aumento del numero di pubblicazioni.
Tra il XVI e il XVII sec., le biblioteche, aprendosi al pubblico, assumono il compito
di offrire materiali e strumenti per favorire il dibattito e la circolazione delle conoscenze.

I LUOGHI

Roma, Biblioteca Angelica, salone settecentesco
La Biblioteca Angelica, nel 1614 , fu la prima in Italia ad essere aperta al pubblico senza limitazione di stato e di censo. Deve il suo nome al fondatore, Angelo Rocca, Vescovo agostiniano già responsabile della Tipografia Vaticana, che negli ultimi anni del XVI secolo affidò la sua collezione di volumi ai frati del convento di Sant'Agostino di Roma. L'attuale patrimonio librario dell'Angelica, comprendente la preziosa biblioteca del Card. Passionei, è ricco di oltre 200.000 volumi, tra cui 2700 manoscritti greci e latini, circa 1000 incunaboli e 20000 cinquecentine. La dotazione riguarda soprattutto le opere sul pensiero di Sant'Agostino, l'attività dell'Ordine agostiniano, la storia della Riforma e della Controriforma e, negli ultimi anni, la letteratura italiana.

Roma, Biblioteca Casanatense
Il cardinale Girolamo Casanate ( 1620-1700) lasciò oltre 25.000 volumi e una cospicua rendita in denaro all'Ordine dei padri domenicani, che riuscirono ad organizzare, con una accorta politica di acquisti, doni e cambi, una delle più complete raccolte di fondi antichi esistenti in Italia. Il continuo afflusso di libri e di manoscritti, particolarmente intenso nel sec. XVIII, fece della Casanatense la terza biblioteca ad essere aperta al pubblico in Italia, nel 1701, dopo l'Ambrosiana di Milano e l'Angelica di Roma, con carattere principalmente teologico e religioso. Tra i tesori conservati: un esemplare di "Exultet", rotolo miniato del medioevo meridionale (sec.XII), un gruppo di manoscritti appartenenti all'Ordine dei Templari, codici di argomento medico dei secoli XIII e XIV tra cui la Chirurgia attribuita tra il 1210 e il 1250 al maestro Rolando della Scuola Salernitana di medicina, il Tacuinum sanitatis, vero compendio di scienza naturale con le descrizioni di piante, animali e minerali e riferimenti alle loro virtù mediche e terapeutiche, e il Theatrum sanitatis, enciclopedia medica del sec. XV.
La Casanatense si potenziò con l'acquisizione di intere biblioteche, come quella di padre Giacomo Ricci, iniziatore delle missioni cattoliche in Cina, considerato a ragione il primo sinologo italiano nonché le raccolte disperse dopo la soppressione dell'Ordine dei Gesuiti nel 1773.
Negli ultimi decenni, la Casanatense ha accentuato la propria specializzazione nelle discipline che richiamano la sua origine: storia delle religioni e della Chiesa, teologia, filosofia e musica.
Appartiene all'istituto il più ricco fondo di opere musicali, manoscritte e a stampa, tra cui i manoscritti musicali di Nicolò Paganini, (1782-1840) in gran parte inediti e comprendenti quasi l'intera opera dell'artista.

Roma, Biblioteca Vallicelliana
L'origine della Biblioteca Vallicelliana di Roma è strettamente connessa alla storia di San Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell'Oratorio. Tra le regole fissate dal fondatore c'era "la lettura durante una parte del pasto". Il nucleo librario originario della biblioteca appartenne al Santo, al quale si aggiunsero successivamente i fondi donati da Achille Stazio, umanista portoghese entrato in relazione con San Filippo. Tra la fine del' 500 e l'inizio del '600 Francesco Borromini, incaricato di ideare l'intero complesso della Congregazione, progettò il grande salone di lettura. Attualmente la Vallicelliana conserva oltre 2500 manoscritti fondamentali per la storia della Chiesa, per la cultura letteraria, per le scienze astronomiche e matematiche; un fondo antico a stampa di circa 40.000 volumi collocati per la maggior parte nel Salone Borromini e fondi speciali, tra cui una raccolta di fotografie su Roma.

I TESORI

Manoscritto 1474 della Biblioteca Angelica: Pietro da Eboli, De Balneis Puteolanis.
Il codice contiene il carme di Pietro da Eboli. De Balneis Terrae Laboris, sulle acque termominerali della zona tra Napoli e Baia, più noto sotto il titolo De Balneis Puteolanis.
Il codice angelicano è il più antico esistente, probabilmente di solo mezzo secolo più tardo di quello originale ed è riccamente illustrato.



Manoscritto 459 della Biblioteca Casanatense di Roma: Theatrum Sanitatis.
Questo codice, eseguito per il re Venceslao di Lussemburgo e appartenuto poi alla raccolta libraria di Mattia Corvino, re d'Ungheria, contiene un'enciclopedia di scienza naturale nella quale sono descritte piante, animali e minerali con particolare riferimento alle loro qualità mediche e terapeutiche: si tratta di una compilazione araba di varie fonti greche, tra le quali spicca Dioscoride, che riflette perciò quella che era la dottrina ufficiale del tempo.
 

Roma, Biblioteca Casanatense
Tacuinum Sanitatis. XVI Secolo








LA STORIA

L'istituzione di biblioteche in Italia nel XVIII sec. deriva in larga misura dal programma di rinnovamento politico-culturale, proprio del pensiero illuminista europeo. Costituite per pubblica utilità, dovevano essere un segno del mecenatismo delle case regnanti o di illustri famiglie aristocratiche.
La formazione di biblioteche avvenne in tempi e con modalità diverse in un arco temporale piuttosto lungo: in alcuni casi addirittura anticipando gli anni dei Lumi, in altri sull'onda della Restaurazione. Le due biblioteche che si collocano a pieno titolo nel periodo settecentesco del dispotismo illuminato sono la Biblioteca Palatina di Parma e la Braidense di Milano, volute dai sovrani, rispettivamente d'Asburgo e di Borbone, alla fine del '700, arricchite dalle acquisizioni dei volumi della soppressa Compagnia di Gesù e dei fondi di antiche librerie claustrali.

I LUOGHI

Milano, Biblioteca Braidense, salone Maria Teresa
La Biblioteca Braidense fu aperta al pubblico nel 1776 da Maria Teresa d'Austria e deve il suo nome al quartiere Brera dove ha sede nei locali del Palazzo del Collegio gesuitico. Fu incrementata con la Biblioteca dell'Ordine e con numerosi fondi, tra i quali la Biblioteca Haller, di opere scientifiche e la raccolta dei corali miniati provenienti dalla Certosa di Pavia. Il suo fondo speciale più noto resta quello relativo alla figura di Alessandro Manzoni, che comprende manoscritti, cimeli, l'epistolario, quasi tutte le edizioni delle opere dello scrittore e gli studi di critica manzoniana.

Parma, Biblioteca Palatina
La Palatina fu fondata da Filippo di Borbone nel 1762, dopo che il fratello Carlo III, divenuto re di Napoli, vi aveva trasportato la Biblioteca Farnesiana. Inaugurata nel 1769, affidata ad eruditi bibliotecari, venne costantemente arricchita con larghezza di mezzi. Sotto la guida del bibliotecario Du Tillot, fu la prima in Italia ad avvalersi di un catalogo composto di schede mobili. Attualmente possiede,tra l'altro, uno straordinario fondo di
manoscritti ebraici, la raccolta delle edizioni di Giovan Battista Bodoni , illustre ed elegante tipografo del '700, e una ricca raccolta di stampe ed incisioni.

La Biblioteca Reale di Torino e la Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele III" di Napoli hanno avuto origine da una politica di rilancio del prestigio monarchico, sviluppatasi nei primi anni dell'Ottocento, dopo la ventata rivoluzionaria francese.

Torino, Biblioteca Reale
A Torino, il giovane re Carlo Alberto, che prese le redini dello Stato sabaudo suscitando le speranze dei patrioti italiani, avviò una serie di iniziative che dovevano rilanciare, tra l'altro, la politica culturale del Regno. A questo scopo incrementò la biblioteca di corte, arricchendola di nuovi volumi e aprendola a un pubblico più vasto. La collezione, seguendo i gusti del sovrano, si specializzò in opere di carattere militare, storia della dinastia, araldica, numismatica e arte della stampa. Ancora oggi la Biblioteca Reale continua ad arricchire il patrimonio operando nel settore dell'antiquariato e nell'ambito delle opere specialistiche per la consultazione di testi antichi. Tra i tesori più preziosi, il Libro di preghiere di Margherita di Valoise . Il patrimonio posseduto è di oltre 200.000 volumi, 4.500 manoscritti e 5.000 cinquecentine.
 

Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III
La Biblioteca di Napoli fu fondata da Carlo III di Borbone che divenuto re di Napoli vi trasportò da Parma, nel maggio 1734, la Biblioteca dei Farnese .Questa ricca raccolta di origine cinquecentesca, accresciuta da collezioni private e da biblioteche di corporazioni religiose soppresse, trovò splendida sede nel 1804 nel Palazzo Reale, disegnato da Domenico Fontana e dal Vanvitelli. Durante il decennio di dominazione francese (1806-1815), con Gioacchino Murat, la biblioteca accrebbe notevolmente il suo patrimonio, che fu successivamente arricchito anche in virtù della acquisizione di importanti biblioteche cittadine, quali la Brancacciana, la Provinciale, la Palatina, e quella dei Duchi d'Aosta. Oltre ai Papiri Ercolanesi e ai molti codici antichi ed umanistici, la Biblioteca conserva i manoscritti di Giovan Battista Vico, la maggior parte degli autografi leopardiani e delle opere di Benedetto Croce. In particolare la Biblioteca è testimone delle vicende letterarie e storiche del Mezzogiorno d'Italia. Possiede 2 milioni di volumi e oltre 13.000 manoscritti. Da segnalare 1.800 papiri del primo secolo a.C. provenienti dalla Villa dei Pisoni di Ercolano con opere di Epicuro e di Filodemo di Gadara. La Biblioteca custodisce il documento più antico conservato dalle Biblioteche Pubbliche statali, un'iscrizione berbera databile al primo millennio a.C.

Le due biblioteche fiorentine, la Riccardiana e la Marucelliana, hanno origine dal mecenatismo privato.

Firenze, Biblioteca Riccardiana
La Biblioteca Riccardiana ebbe origine alla fine del '500, come biblioteca privata della famiglia dei marchesi Riccardi, che raggiunse, alla metà del Seicento, una ragguardevole posizione economica tanto da poter intervenire attivamente negli affari politici del Granducato. L'acquisto del Palazzo di Via Larga, di proprietà dei Medici, segnò l'apice dell'affermazione sociale dei Riccardi. In questa sede venne trasferita anche la biblioteca, simbolo di prestigio nobiliare. Nel 1632, le opere possedute, però, erano solo poco più di 500: Francesco, figlio del fondatore, accrebbe il patrimonio librario sposando, a metà del Seicento, Cassandra Capponi che portò con sé in dote più di 5000 opere a stampa e 249 manoscritti. La biblioteca diverrà un importante centro di cultura cittadino fin dalla metà del 700 e nel 1815 fu acquistata dal Comune di Firenze e donata allo Stato, a condizione che fosse aperta al pubblico. La Riccardiana conserva, tra i più noti cimeli, una Commedia di Dante copiata e illustrata da Giovanni Boccaccio. Fra i codici più conosciuti, il celebre Virgilio del secolo XV, miniato con scene ambientate nella Firenze rinascimentale che documentano le varie fasi della costruzione del palazzo Medici in cui ha sede la biblioteca. Famosi per le loro miniature di carattere popolare, anche il Libro di Gabelle e il Trattato di matematica, appartenuto a Piero de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico.
 

Firenze, Biblioteca Marucelliana.
Alla metà del '700, la Biblioteca venne aperta al pubblico con il nome della raccolta privata dell'abate Francesco Marucelli, il quale, morendo, donò i suoi libri e una parte dei beni fruttiferi alla città di Firenze affinchè venisse costruita una biblioteca pubblica "maxime pauperum utilitati". La biblioteca possiede più di 500.000 volumi, oltre 2500 manoscritti e un'importante e preziosa collezione di 53000 stampe e 3200 disegni dei sec XV-XIX, oltre a 9000 libretti di melodrammi.


Cremona, Biblioteca statale
Le origini della Biblioteca Statale di Cremona sono strettamente legate alle vicende della libreria del Collegio dei Gesuiti, istituita sul finire del '500 e arricchita nel corso degli anni da preziose acquisizioni, tra cui manoscritti e cinquecentine, lasciati in eredità dal vescovo Cesare Speciano agli inizi del '600. Agli stessi anni risalgono due globi terracquei di Gherardo Mercatore, che costituiscono, ancora oggi, uno dei maggiori ornamenti della Statale.
Soppresso l'ordine dei Gesuiti nel 1773, per volere di Maria Teresa d'Austria, la Biblioteca venne separata dal Collegio ed aperta al pubblico nel 1780, dotandosi di fondi provenienti da conventi soppressi, quali i preziosi codici del convento di Sant'Agostino e di San Domenico. Un' ulteriore fonte di acquisizione le derivò dal deposito della biblioteca militare del Presidio di Piacenza. Nel 1185 le fu annessa la Libreria Civica che mantiene a tutt'oggi la sua unità. Il suo patrimonio librario consiste in oltre seicentomila volumi

I TESORI


Torino, Biblioteca Reale
Leonardo da Vinci. Autoritratto. XVI secolo

 

Manoscritto Vind. Gr. 1 della Biblioteca Nazionale di Napoli:
DIOSCORIDES, Herbarium.
Conosciuto
come Dioscoride Neapolitanus, risale al VI secolo e presenta in ogni pagina la miniatura di una pianta medicinale, accompagnata dal testo descrittivo della sua proprietà. Il manoscritto, che sembrerebbe preparato per l'uso quotidiano di monaci e medici esperti in farmaci, costituisce, sia sotto l'aspetto strutturale che sotto quello storico culturale, il punto di arrivo di una serie di trasformazioni subite dal testo dell'opera di Pedanio Dioscoride. Il testo di Dioscoride era infatti concepito come trattato scientifico; nel codice napoletano, invece, attraverso tagli, variazioni, aggiunte, si perviene ad un testo dal carattere didascalico e manualistico, più adatto agli interessi ed ai gusti della tarda antichità, che preferisce la letteratura di compendio.

Biblioteca Riccardiana, Firenze
Codice Riccardiano 2110 Della Prospettiva.
Il trattato di prospettiva, già attribuito a Leon Battista Alberti, e datato alla metà del XIV secolo, è stato assegnato a Paolo dal Pozzo Toscanelli da Alessandro Parronchi.
Questo trattato espone, con tono divulgativo, le principali teorie di Euclide e Tolomeo ed è diretto ad ammaestrare un giovane chiamato Polisseo. Si citano inoltre altri autori, quali Aristotele, Euclide, Alhazen, ma si utilizzano soprattutto gli scritti di prospettiva di Roger Bacon, di John Pecham e di Biagio Pelacani. Secondo Parronchi il trattato è stato utilizzato da Leonardo da Vinci, dall'autore della Hypnerotomachia Poliphili e dallo stesso Benedetto Varchi commentando Dante.



 

LA STORIA

Dieci biblioteche statali sorte per lo più tra il XVII e XVIII sec. presso i più importanti Atenei degli stati pre-unitari e aperte, fin da allora, all'uso pubblico, hanno ancora oggi il titolo di universitarie. Si trovano a Bologna, Padova, Pisa, Genova, Cagliari, Napoli, Pavia, Roma, Sassari, Torino. Tali biblioteche, al momento dell'unificazione italiana, passarono alle dirette dipendenze dello Stato, ottenendo ben presto piena autonomia dalle rispettive università. In questo senso, le biblioteche universitarie assumeranno sempre più il carattere di biblioteche di conservazione di fonti storiche, letterarie e di storia della scienza o specializzate in raccolte di fonti di storia locale e di pubblicazioni legate alla realtà territoriale. La più antica è la biblioteca universitaria di Padova, istituita nel 1629 dalla Repubblica di Venezia, col nome di Pubblica Libreria, perché "servisse allo Studio padovano".
Al XVIII sec. risalgono l'Universitaria di Napoli (1615) e di Sassari (1617); nel 1670 fu aperta al pubblico l'Alessandrina di Roma , fondata dal Pontefice Alessandro VIII, che fece appositamente erigere un salone, su disegno del Borromini, nel Palazzo della Sapienza. Altri istituti (Cagliari, Genova, Pavia, Pisa) furono fondati nel '700 per fornire strumenti a sostegno dello studio e della ricerca.
Queste biblioteche seguirono perciò gli indirizzi culturali delle università e le loro raccolte furono spesso influenzate anche dalla personalità degli insigni professori che le frequentavano. La biblioteca di Pavia, per esempio, aperta al pubblico nel 1772, possiede le opere di grandi studiosi che vi hanno insegnato, tra i quali Alessandro Volta, lo scopritore della pila, e Lazzaro Spallanzani, insigne biologo.

I LUOGHI

Torino, Biblioteca Universitaria       
Le origini della biblioteca risalgono al 1723 allorché Vittorio Amedeo II decise di unire ai 4000 volumi della biblioteca Civica quelli provenienti dalla Reale nel nuovo Palazzo della Regia Università. Nel sec. XIX il patrimonio dell'istituto, grazie a uno
straordinario processo di arricchimento dei fondi con oltre 3000 manoscritti, tra cui due codici di S. Cipriano del V sec e un codice di S. Ambrogio del VI secolo, arrivò a 250.000 volumi. La biblioteca venne danneggiata da un incendio divampato tra il 25 e 26 gennaio 1904, che distrusse più di 1500 manoscritti, oltre a circa 25000 volumi a stampa. I superstiti 2800 manoscritti, danneggiati sia dalle fiamme che dall'acqua di spegnimento, sono stati sottoposti a restauro totale, e ad oggi ne sono stati recuperati circa 1800.

Pavia, Biblioteca Universitaria
Suscita ammirazione il Salone teresiano, l'ambiente originario della biblioteca, le cui imponenti scaffalature simboleggiano la solidità lungimirante del progetto di Maria Teresa d'Austria che nel 1754 volle una grande biblioteca, aperta al pubblico nel 1778. Le prime opere raccolte testimoniano il progresso delle scienze che avanzavano grazie alle scoperte ed all'insegnamento di professori quali Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta, Giovanni Antonio Scopoli. Il nucleo originario fu arricchito dall'arrivo di raccolte di testi a carattere medico naturalistico.

Genova, Biblioteca Universitaria
Il nucleo originario della Biblioteca Universitaria si costituì, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, intorno alla Libreria del Collegio dei Gesuiti. Nel 1935 essa fu trasferita nella sede attuale, la Chiesa Gesuitica dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio. L'edificio, risalente al XVII secolo, presenta una navata divisa in due piani: la parte inferiore ospita la scaffalatura del deposito librario, ricco di oltre 500.00 volumi a stampa, 168 manoscritti, oltre 1000 incunaboli, 7000 cinquecentine; la sezione superiore, in cui è visibile una parte degli affreschi realizzati da Domenico Piola nel 1666/67, costituisce la sala di lettura.

Pisa, Biblioteca Universitaria
La Biblioteca Universitaria di Pisa fu aperta al pubblico nel 1742 nei locali situati nella specola Astronomica con il patrimonio della Biblioteca privata del prof. Giuseppe Vareani (1662-1738) e successivamente arricchita dai volumi della biblioteca Medicea Palatina Lotarigia, dai manoscritti del monastero dei Camaldolesi di San Michele in Borgo nonché dagli incunaboli dei conventi pisani di San Domino e di Santa Croce.
Dal 1823 la Biblioteca, ampliata grazie all'annessione dei volumi del Collegio Ferdinando, ha sede nel Palazzo della Sapienza. Per quanto riguarda il patrimonio bibliografico sono particolarmente interessanti i sette manoscritti provenienti dall'Orto Botanico (il più antico d'Europa) contenenti preziose tavole acquerellate.
 

I TESORI

Manoscritto J.II.9 della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino: Codice franco cipriota.
Generalmente indicato come Codice franco-cipriota, il manoscritto fu realizzato a Cipro presso la Corte di Giano II di Lusignano negli anni 1414- 1420 circa ed entrò a far parte dei beni di casa Savoia nel 1434, quando fu portato a Chambery come bene dotale di Anna di Cipro, figlia di Giano e di Carlotta di Borbone, andata in sposa a Ludovico di Savoia, conte di Ginevra. Il codice rappresenta una delle fonti più considerevoli della cosidetta Ars subtilior.




 

LA STORIA

Le biblioteche statali di Cosenza, Potenza, Bari, Macerata, Trieste e Gorizia sono state istituite tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta in regioni dove era forte l'esigenza di nuove strutture per la documentazione e l'informazione bibliografica, di carattere generale, attente a documentare la vita storicoletteraria dei territori di appartenenza.
Negli stessi anni venne istituito un nucleo di biblioteche romane, comprendente le
Biblioteche di Archeologia e storia dell'Arte, di Storia moderna e contemporanea, la Medica statale, costituite con fondi specifici e specialistici provenienti da altri istituti cittadini, nonchè la Biblioteca Baldini, nata negli anni '60 come "biblioteca modello" e da sempre frequentata da un'utenza prevalentemente giovanile.

I LUOGHI

Trieste, Biblioteca Statale
La Biblioteca Statale del Popolo di Trieste venne istituita nel 1956 all'indomani del ritorno della città sotto l'amministrazione italiana. Finalizzata verso obiettivi sociali di promozione della lettura, la biblioteca, originariamente denominata Statale del Popolo, fu dotata di libri di cultura generale e di letteratura d'evasione che oggi sono oggetto di studi e di ricerche.
Divenuta Biblioteca Statale di Trieste nel 1999 ha oggi sede a Palazzo Morpurgo, completamente recuperato e ristrutturato per le esigenze degli attuali indirizzi dei servizi bibliotecari.

Gorizia, Biblioteca Statale Isontina
La Biblioteca Isontina di Gorizia deriva dalla raccolta libraria del Collegio dei Gesuiti (1629-1773) che, alla soppressione dell'Ordine voluta da Maria Teresa d'Austria, ne costituì il nucleo originario. Dopo i gravi danni a causa dell'occupazione francese
del 1810, con la restaurazione austriaca, l'istituto divenne una delle sei biblioteche
di studi della Monarchia asburgica e fu aperta al pubblico nel 1825.
Divenuta nel 1925 Biblioteca italiana, fu oggetto di ulteriori dispersioni a seguito della seconda guerra mondiale e delle successive occupazioni militari tedesche, jugoslave e anglosassoni. Nel 1967 la biblioteca ha assunto il titolo di Statale con nuovi e più importanti compiti culturali. I circa 300.000 volumi sono attualmente conservati nella sede di Palazzo Werdenberg completamente ristrutturato nel 1995, per offrire le più ampie garanzie per la tutela e la conservazione delle raccolte e per la fornitura di aggiornati servizi bibliotecari.   

Cosenza, Biblioteca Nazionale
La biblioteca ha iniziato la sua attività nel settembre del 1985 come sezione staccata della Biblioteca Vittorio Emanuele III di Napoli nella sede dell'ex Seminario Arcivescovile di Cosenza e nel 1992 è divenuta autonoma. Il suo patrimonio bibliografico, ricco di oltre 70.000 esemplari, è stato costituito progressivamente attraverso acquisti e donazioni: in particolare edizioni del '600 e del '700, manoscritti e carteggi dell'Ottocento e dei primi del '900 e oltre 2500 manoscritti musicali.

Bari, Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti
La Biblioteca Nazionale di Bari, fondata nel 1865, allorchè il senatore Girolamo Sagarriga Visconti Volpi lascia alla Città la sua raccolta personale viene inserita tra le biblioteche pubbliche statali nel 1958.

Roma, Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte
La Biblioteca di archeologia e storia dell'arte nasce nel 1922 all'interno dell'omonimo Istituto. Al primo nucleo, costituto dalle raccolte librarie provenienti dalla Direzione delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione, si aggiunsero testi pregevoli e spesso unici, provenienti da raccolte specializzate come ad esempio quelle di Ruffo di Motta Bagnara, di Rocco Pagliara, di Rodolfo Lanciani, del Castellani.
Dal 1975, la biblioteca è inserita nei ruoli delle biblioteche pubbliche statali.

Potenza. Biblioteca Nazionale
La Biblioteca, fondata nel 1980 ed attiva nel 1981 come sezione staccata della Biblioteca Nazionale di Napoli, ha il suo fondo costitutivo negli oltre 15000 volumi di contenuto prevalentemente umanistico della raccolta di Giuseppe Viggiani, pittore e bibliofilo. I servizi offerti dalla biblioteca costituiscono un punto di riferimento per gli studi e le ricerche dell'intera Regione.

Roma, Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea
La tendenza alla specializzazione degli studi storici aveva portato agli inizi del secolo alla fondazione della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma, con la funzione specifica di documentare la storia del Risorgimento italiano. Oggi la biblioteca è una delle più ricche depositarie di documenti e testimonianze sulla storia d'Italia dell'ultimo secolo. Il patrimonio è di circa 350.000 pubblicazioni. Sono presenti oltre 3000 periodici della prima guerra mondiale, nonché lettere di combattenti, manifesti e volantini di propaganda. Da segnalare il Fondo foscoliano e il Fondo Mazzini.

Macerata, sezione distaccata della Biblioteca Nazionale di Napoli
La Biblioteca di Macerata è stata istituita, nel 1987, come sezione della Biblioteca nazionale di Napoli. Il primo passo della sua istituzione fu l'acquisizione da parte dello Stato della collezione Buonaccorsi ( circa 8000 volumi) di Porto Potenza Picena, raccolta presso l'ex palazzo di Giustizia, parte del più vasto Monastero di Santa Chiara del sec. XVII. Il patrimonio della biblioteca, ricco di oltre 50.000 volumi, di 11.000 lastre fotografiche e di 5.400 fotografie dei primi del '900 che costituiscono una rilevante documentazione di storia locale, è arricchito da continui acquisti anche in antiquariato, quale il fondo Baldeschi Balleani, con oltre 6000 volumi del XV - XVII sec.

I TESORI


 

Macerata, Biblioteca Nazionale di  Macerata. Storia naturale degli uccelli. Firenze (1769)




 

LA STORIA

In Italia sono attive due Biblioteche Nazionali Centrali, di Roma e di Firenze. Assolvono, oltre a una funzione culturale, anche compiti bibliografici nazionali. Ricevono, infatti, per diritto di stampa, una copia di quanto si pubblica in Italia.
La presenza di due biblioteche nazionali centrali si spiega alla luce delle vicende storiche italiane: al momento dell'unità d'Italia (1861), Roma restò ancora per nove anni sotto il dominio dello Stato della Chiesa. La temporanea designazione di Firenze a capitale del nuovo regno, dal 1865 al 1871, comportò l'adozione di una serie di provvedimenti, tra cui l'istituzione di una biblioteca nazionale centrale capace di raccogliere quanto si stampava in Italia e al tempo stesso di rappresentare una testimonianza culturale della giovane nazione.

I LUOGHI

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, inaugurata il 14 marzo 1876 in un'ala dell'antico palazzo sede del Collegio Romano dei Gesuiti, in pieno centro storico, fu costituita con i fondi di 69 biblioteche di congregazioni religiose, oltre a quelli compresi nella Biblioteca Maior dei Gesuiti. Il costante incremento bibliografico fu assicurato alla nuova istituzione dalla legge sulla consegna obbligatoria degli stampati.
L'istituzione di una grande biblioteca a Roma, diventata nel 1870 la capitale del Regno, fu voluta dal Ministro Ruggero Bonghi per avviare concretamente il programma di politica bibliotecaria del nuovo Stato, espresso anche dalla pubblicazione del Regolamento organico delle Biblioteche del gennaio 1876. A distanza di un secolo dalla fondazione, il 31 gennaio 1975 è stata inaugurata la nuova sede, il cui complesso edilizio copre un'area di oltre 20.000 mq. e ospita una raccolta di oltre sei milioni di volumi. Compiti della Biblioteca sono quelli di documentare in modo completo la cultura italiana e, nella sua continuità e generalità, la cultura straniera e di coordinare iniziative e servizi bibliografici di interesse nazionale e internazionale. Dal 1886 redige e pubblica il Bollettino delle opere moderne straniere acquistate dalle biblioteche pubbliche statali (BOMS). La Biblioteca nazionale centrale di Roma è iscritta all'IFLA e partecipa ai lavori del CERL (Consortium of European Reasearch Libraries), del CENL (Conference of European National Libraries) e del CDNL (Conference of Directors of National Libraries). Nel 1990 è stato istituito il Centro Nazionale per lo Studio del Manoscritto con lo scopo di raccogliere, conservare e rendere disponibili per i ricercatori i microfilm dei manoscritti posseduti dalle biblioteche italiane.
Dal 1991 la Biblioteca ha in corso un programma di collaborazione con la British Library per l'immissione e l'aggiornamento dei dati relativi agli incunaboli posseduti dalle biblioteche italiane nella base dati ISTC (Incunable Short Title Catalogue).

Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale
La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze trae la sua origine dalla biblioteca privata dell'erudito Antonio Magliabechi: venne aperta alla città nel 1747 e situata in un'ala degli Uffizi. Incrementata con importanti fondi di conventi, famiglie e letterati fu unita alla Biblioteca Palatina e dal 1861 divenne Biblioteca Nazionale Italiana. Nel 1935 fu trasferita nella sede attuale, appositamente costruita presso S. Croce, ed ulteriormente ampliata nel 1962. Nel 1886 la Biblioteca inizia la redazione del "Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per ricevute per diritto di stampa", che diventerà dal 1958 la "Bibliografia Nazionale Italiana". La BNI corrente è organizzata in diverse serie a stampa e pubblicata anche in CD-rom che cumula tutti i dati dal 1958.
La BNCF, superato il trauma dell'alluvione del 1966, ha ulteriormente ampliato il ruolo svolto nel Sistema Bibliotecario Nazionale, affiancando al compito di custode di rari beni librari (si ricorda il Messale della Chiesa tirolese del X secolo, la Divina Commedia nel Commento di Francesco da Buti del secolo XIV, nonché i codici autografi dei maggiori letterati italiani tra cui Boccaccio, Macchiavelli, Galilei, Foscolo, Leopardi) e di depositaria delle pubblicazioni nazionali ricevute per diritto di stampa, quello di autorità nel campo del restauro librario, di Agenzia Bibliografica Nazionale e di luogo di sperimentazione nel campo dei servizi bibliotecari informatizzati.Manoscritti: Vitt. Em. 293 della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, e Ital. 720 della Biblioteca Estense Universitaria di Modena: Genealogia dei Principi d'Este.
Il codice elenca i principi di Casa d'Este da Ugo, figlio di Alberto Azzo che nel 1095 fu il primo vicario di Ferrara, fino a Ippolito, figlio di Ercole I, che però non è stato ritratto.
Riveste particolare interesse dal punto di vista storico-genealogico, iconografico e della storia del costume: non esistono infatti raccolte simili di ritratti di personaggi di famiglie principesche dei secoli XIII, XIV e XV. Autore del testo è quasi certamente un personaggio che viveva a Corte, dato l'uso del dialetto ferrarese e l'eliminazione dalle biografie di episodi tragici della storia estense.Roma, Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II
Tullio D’Albisola. Il melone lirico.
Edizione futurista di “Poesia” (1934)Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale
Ritratto di Dante Alighieri. La Divina Commedia. XV secoloManoscritto Landau Finaly 22 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: Officium Beatae Mariae Virginis.
Questo celebre codice, capolavoro della miniatura lombarda, è il secondo volume
dell'Offiziolo visconteo, un Libro d'Ore (tipologia liturgica che possiamo definire un breviario per laici) scritto e miniato per Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) signore di Milano dal 1385, forse per celebrare la nascita del figlio Giovanni Maria (1388). Si trattava di un libro di preghiera privato, allestito per esaltare la famiglia e la dinastia, già originariamente diviso in due parti distinte di cui la prima parte è stata acquisita dalla Biblioteca solo in tempi recenti.

I TESORI    

Manoscritti: Vitt. Em. 293 della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, e Ital. 720 della Biblioteca Estense Universitaria di Modena: Genealogia dei Principi d'Este.
Il codice elenca i principi di Casa d'Este da Ugo, figlio di Alberto Azzo che nel 1095 fu il primo vicario di Ferrara, fino a Ippolito, figlio di Ercole I, che però non è stato ritratto.
Riveste particolare interesse dal punto di vista storico-genealogico, iconografico e della storia del costume: non esistono infatti raccolte simili di ritratti di personaggi di famiglie principesche dei secoli XIII, XIV e XV. Autore del testo è quasi certamente un personaggio che viveva a Corte, dato l'uso del dialetto ferrarese e l'eliminazione dalle biografie di episodi tragici della storia estense.


Manoscritto Landau Finaly 22 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: Officium Beatae Mariae Virginis.
Questo celebre codice, capolavoro della miniatura lombarda, è il secondo volume
dell'Offiziolo visconteo, un Libro d'Ore (tipologia liturgica che possiamo definire un breviario per laici) scritto e miniato per Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) signore di Milano dal 1385, forse per celebrare la nascita del figlio Giovanni Maria (1388). Si trattava di un libro di preghiera privato, allestito per esaltare la famiglia e la dinastia, già originariamente diviso in due parti distinte di cui la prima parte è stata acquisita dalla Biblioteca solo in tempi recenti.







Altri siti - link

Da impiegato a professionista
L’evoluzione della professione di bibliotecario
di Mauro Guerrini (presidente AIB)



Relazione tenuta in occasione del LIII Congresso nazionale Aib. (Roma, Centro congressi Europa, 18-20 ottobre 2006).


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