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Il genio. Il senso dell'eccellenza attraverso le vite di cento
individui non comuni

Contenuto:
Che cos'è il genio? È "il dio della natura umana", come diceva
Orazio, "il dio che abbiamo dentro di noi", il soffio divino
degli gnostici, lo spirito, il daimon che ci guida? Per il
grande critico americano Harold Bloom il genio è l'aspirazione
allo straordinario e al trascendente che, magari senza saperlo,
coltiviamo dentro di noi e che alcuni individui hanno saputo
realizzare con le loro opere. Ecco cento vite esemplari,
scelte fra coloro che hanno usato la parola come mezzo di
espressione e che raccontano il senso di questa eccellenza: un
mosaico affascinante che spazia dall'autore della Bibbia
ebraica a Omero, Dante, Shakespeare, sino a Virginia Woolf,
Nietzsche, Borges e Calvino. Uomini e donne di tutte le epoche
e tutte le culture, giganti del pensiero filosofico e
fondatori di religioni. La ricerca della genialità ci conduce
a una consapevolezza e a una saggezza che non avremmo mai
raggiunto da soli: è questa, per Bloom, l'utilità della
letteratura per la vita.
PREFAZIONE
L'ORGANIZZAZIONE DI QUESTO LIBRO:
GENIO E CABALA
I LUSTRI
GNOSTICISMO: LA RELIGIONE DELLA LETTERATURA
INTRODUZIONE: CHE COS'È IL GENIO?
GENIO: UNA DEFINIZIONE PERSONALE
I. KETER
Lustro 1:
William Shakespeare,
Miguel de Cervantes,
Michel de Montaigne,
John Milton,
Lev Tolstoj 37
Lustro 2:
Tito Lucrezio Caro,
Publio Virgilio Marone,
sant'Agostino,
Dante Alighieri,
Geoffrey Chaucer 97
II. HOKMAH
Lustro 3:
Lo Jahwista,
Socrate e Platone,
san Paolo,
Maometto 149
Lustro 4:
Dottor Samuel Johnson,
James Boswell,
Johann Wolfgang von Goethe,
Sigmund Freud,
Thomas Mann 195
III. BINAH
Lustro 5:
Friedrich Nietzsche,
Soren Kierkegaard,
Franz Kafka,
Marcel Proust,
Samuel Beckett 235
Lustro 6:
Molière,
Henrik Ibsen,
Anton Cechov,
Oscar Wilde,
Luigi Pirandello 275
IV. HESED
Lustro 7:
John Donne,
Alexander Pope,
Jonathan Swift,
Jane Austen,
Murasaki Shikibu 313
Lustro 8:
Nathaniel Hawthorne,
Herman Melville,
Charlotte ed Emily Bronte,
Virginia Woolf 355
V. DIN
Lustro 9:
Ralph Waldo Emerson,
Emily Dickinson,
Robert Frost,
Wallace Stevens,
T.S. Eliot 395
Lustro 10:
William Wordsworth,
P.B. Shelley,
John Keats,
Giacomo Leopardi,
Alfred Tennyson 443
VI. TIFERET
Lustro 11:
Algernon Charles Swinburne,
Dante Gabriel e
Christina Rossetti,
Walter Pater,
Hugo von Hofmannsthal 491
Lustro 12:
Victor Hugo,
Gérard de Nerval,
Charles Baudelaire,
Arthur Rimbaud,
Paul Valéry 525
VII. NEZAH
Lustro 13:
Omero,
Luis Vaz de Camoes,
James Joyce,
Alejo Carpentier,
Octavio Paz 575
Lustro 14:
Stendhal,
Mark Twain,
William Faulkner,
Ernest Hemingway,
Flannery O'Connor 635
VIII. HOD
Lustro 15:
Walt Whitman,
Fernando Pessoa,
Hart Crane,
Federico Garcia Lorca,
Luis Cernuda 671
Lustro 16:
George Eliot,
Willa Cather,
Edith Wharton,
F. Scott Fitzgerald,
Iris Murdoch 711
IX. YESOD
Lustro 17:
Gustave Flaubert,
José Maria Eça de Queiros,
Joaquim Maria Machado de Assis,
Jorge Luis Borges,
Italo Calvino 749
Lustro 18:
William Blake,
D.H. Lawrence,
Tennessee Williams,
Rainer Maria Rilke,
Eugenio Montale 791
X. MALKUT
Lustro 19:
Honoré de Balzac,
Lewis Carroll,
Henry James,
Robert Browning,
William Butler Yeats 835
Lustro 20:
Charles Dickens,
Fedor Dostoevskij,
Isaac Babel',
Paul Celan,
Ralph Waldo Ellison 881
NOTE
L'ORGANIZZAZIONE DI QUESTO LIBRO:
GENIO E CABALA
Ho raccolto questi cento geni del linguaggio in dieci gruppi
da dieci e ho quindi suddiviso i dieci gruppi in sottogruppi
da cinque. Il genio, a mio parere, è stravagante e sommamente
arbitrario e, in ultima analisi, è isolato. Un contemporaneo
di Dante avrebbe potuto avere precisamente il suo stesso
rapporto con la tradizione, la sua cultura minuziosa e un
amore affine al suo per una donna paragonabile a Beatrice, ma
solo Dante ha scritto la Divina Commedia. Ognuno dei miei
cento è unico ma questo libro, come ogni libro, richiede
un'organizzazione. Io l'ho costruito come un mosaico,
ritenendo di far emergere in questo modo contrasti e armonie
significativi.
Dal momento in cui, anni fa, ho pensato per la prima volta di
scrivere questo libro, avevo in mente l'immagine delle sefirot
della Cabala. I titoli dei miei dieci capitoli sono i nomi più
comuni delle sefirot. La Cabala è un corpo di meditazioni che
poggiano su un linguaggio altamente figurato. Le principali
tra le sue allegorie o metafore sono le sefirot, attributi
allo stesso tempo di Dio e dell'Adamo primordiale, l'Uomo
Divino immagine di Dio. Questi attributi o qualità vengono
emanati da un centro che non è costituito da nessun luogo e da
nulla, essendo infinito, e si diffonde a una circonferenza che
è insieme ovunque e finita. L'idea dell'emanazione è fondata
su Plotino, il più grande dei neoplatonici, ma in Plotino le
emanazioni derivano e procedono da Dio, mentre nel pensiero
cabalistico le sefirot rimangono in Dio o nell'Uomo Divino.
Dal momento che i cabalisti credevano che Dio avesse creato il
mondo a partire da se stesso, essendo egli Eyin (nulla), le
sefirot tracciano il processo della creazione; sono i nomi che
Dio assume durante il lavoro di creazione. Le sefirot sono
metafore così vaste che diventano esse stesse dei poemi, o
anche dei poeti. L'ebraico sappir (zaffiro) è probabilmente
all'origine del termine sefirah (pl. sefirot). Si può pensare
alle sefirot come luci, testi o fasi creative. Qui ho
raggruppato i miei cento brevi studi sul genio sotto le
sefirot che mi sono sembrate più rilevanti, ma non ci sono al
mondo due anime che possano riuscire ad accordarsi su quello
che è più rilevante.
[...]
Keter, la prima sefirah, potrebbe essere chiamata «la corona»
poiché è rappresentata come la testa coronata dell'Adamo
primordiale, il Dio-Uomo, prima della cacciata. Tuttavia, come
tutte le sefirot, Keter è un paradosso, dal momento che i
cabalisti la chiamano anche Eyin o «nulla». Borges osservò che
Shakespeare era «tutti e nessuno», affermazione che io
modificherei in «tutto e niente», «la corona» della
letteratura eppure il principale «nulla». Essendo io
l'ammiratore numero uno di Shakespeare, non ritengo azzardato
considerare il genio di Shakespeare una sorta di divinità
secolare e questo è il motivo per cui lo metto al primo posto
tra i miei cento rappresentanti del genio del linguaggio.
Ho fatto seguire a Shakespeare, nel capitolo intitolato Keter,
quattro figure praticamente paragonabili a lui: Cervantes, il
«primo romanziere», Montaigne, il primo autore di saggi brevi
di argomento personale, Milton, che ha reinventato la poesia
epica, e Tolstoj, che ha fuso l'epica e il romanzo. Nel
secondo gruppo si trovano una serie di grandi biografi di se
stessi e del proprio io: i poeti Lucrezio e Virgilio, lo
psicologo e teologo Agostino e i sommi poeti (insieme a
Shakespeare e Omero) Dante e Chaucer. Queste cinque figure
sono ordinate in sequenza a seconda della loro influenza
reciproca: ognuno di essi ha tratto ispirazione dal precedente,
a eccezione di Lucrezio, che si è orgogliosamente ispirato al
filosofo Epicuro.
Dal momento che le dieci sefirot formano un sistema in
costante movimento, tutti i miei cento autori potrebbero
essere stati influenzati, oltre che da quella in cui li ho
raggruppati, anche dalle altre nove sefirot praticamente allo
stesso modo, perciò questo libro va letto come un mosaico in
continuo divenire. Tuttavia, un volume stampato necessita di
una sequenza e la mia è pensata per essere evocativa piuttosto
che fissa o arbitraria.
Hokmah, la seconda sefirah, viene di solito tradotta come «saggezza»,
motivo per cui dovrebbe evocare l'atmosfera generale dei «libri
sapienziali» della Bibbia ebraica e i suoi commentari. Ho
scelto Socrate, Platone, lo Jahwista, san Paolo e Maometto per
il primo gruppo di figure sapienziali e ho quindi accostato
loro una seconda serie, che comprende il dottor Samuel
Johnson, il suo biografo Boswell, i saggi Goethe e Freud, e
l'ironista Thomas Mann, come panoplia di saggezza secolare.
La terza sefirah, Binah, è l'intelletto in uno stato ricettivo,
un'intelligenza non tanto passiva quanto drammaticamente
aperta alla forza della saggezza. Per me Nietzsche,
Kierkegaard e Kafka rappresentano la mente nella sua apertura,
come del resto anche Proust, l'ultimo dei grandi romanzieri, e
il veggente angloirlandese Beckett. Nella seconda sequenza ho
raggruppato cinque dei più grandi drammaturghi europei:
Molière, Ibsen, Cechov, Wilde e Pirandello hanno infatti
l'agilità intellettuale che i cabalisti associano a Binah.
Per Hesed, il generoso patto d'amore (l'Alleanza) che deriva
da Dio (o dalle donne e dagli uomini), ho trovato un primo
gruppo di rappresentanti in cinque grandi scrittori umoristici
che ironizzano sull'amore: John Donne, Alexander Pope,
Jonathan Swift e, più gentili nella loro padronanza
dell'ironia, Jane Austen e Murasaki Shikibu. Anche del secondo
gruppo fanno parte geni dell'eros, ma essi si occupano
maggiormente dell'angoscia del patto: Hawthorne e Melville, le
sorelle Bronte e Virginia Woolf.
Din, la successiva, è chiamata anche Gevurah. Din significa
qualcosa come «giudizio severo», mentre Gevurah è il potere
che permette di adottare tale rigore. Ho cominciato il
capitolo con un'austera serie di grandi poeti visionari
americani di genio: Emerson, Emily Dickinson, Frost, Wallace
Stevens, T.S. Eliot, tutti esempi della nostra inclinazione
originaria, che un tempo era una sorta di puritanesimo. Dopo
di loro ho posto cinque poeti del romanticismo maturo, che
hanno manifestato la forza di un'immaginazione rigorosa:
Wordsworth, Shelley, Keats, Tennyson e l'italiano Leopardi.
Per Tiferet, «la bellezza», nota anche come Rahamin o «compassione»,
ho scelto innanzi tutto cinque grandi esponenti dell'estetismo:
Swinburne, i Rossetti, Walter Pater e l'austriaco Hofmannsthal;
quindi sono passato ai maggiori poeti del romanticismo
francese e ai loro eredi: Victor Hugo, Nerval, Baudelaire,
Rimbaud e Valéry.
La settima sefirah, Nezah, può essere tradotta come «la
vittoria di Dio», o come «l'eterna resistenza che non può
essere sconfitta». Qui ho cominciato con tre giganti
dell'epica: Omero, il portoghese Camões e James Joyce; quindi
ho aggiunto al gruppetto il superbo romanziere epico cubano
Alejo Carpentier e il poeta messicano Octavio Paz, che dà il
meglio di sé nei «poemi epici brevi». Il secondo gruppo
condivide forse col primo non tanto la vittoria quanto una
strenua resistenza: Stendhal, Mark Twain, Faulkner, Hemingway,
Flannery O'Connor, che ironizzano anch'essi sull'eternità.
Hod, lo splendore o maestà dotati di forza profetica, domina
una serie di poeti-profeti, a partire da Walt Whitman e da tre
poeti che egli ha influenzato: il portoghese Pessoa, Hart
Crane e Garcia Lorca, originario dell'Andalusia. Completa
questo magnifico gruppo un grande poeta esule spagnolo,
Cernuda. Dal momento che Hod è l'emblema dello splendore
morale, la sua influenza si estende anche al gruppo dei
romanzieri che comprende George Eliot, Willa Cather, Edith
Wharton, Scott Fitzgerald e Iris Murdoch, romanziera e
filosofa scomparsa di recente.
Yesod, la nona sefirah, a volte tradotta come «fondamento», è
un attributo simile all'originario significato latino di «genio»,
cioè forza generatrice. Ho posto in un primo gruppo una serie
di maestri della narrativa erotica: Flaubert, il portoghese
Eça de Queiros, il brasiliano di colore Machado de Assis,
l'argentino Borges e Italo Calvino, favolista italiano moderno.
Il secondo gruppo è costituito da cinque vitalisti eroici: il
poeta-profeta William Blake, il romanziere profetico D.H.
Lawrence, il grande drammaturgo americano Tennessee Williams,
fortemente influenzato da Lawrence e da Hart Crane, e due
poeti moderni la cui opera è fondamentale: l'austrotedesco
Rilke e l'italiano Montale.
La decima e ultima sefirah è Malkut, «il regno», nota anche
come Atarah, «il diadema». Sebbene Malkut sia identificata con
Shekinah, irradiazione femminile di Dio, ho scelto come
attributo la sua essenza profonda e ho raggruppato sotto il
suo nome dieci geni maschi che trascendono la sessualità.
Malkut è, secondo me, la più affascinante delle sefirot, dal
momento che diffonde l'immanenza divina nel regno di questo
mondo. Si possono raggiungere le altre sefirot solo attraverso
Malkut e quindi la utilizzo qui anzitutto per raggruppare gli
autori diversi tra loro eppure curiosamente uniti che hanno
creato le loro commedie umane: Balzac, Lewis Carroll, lo
psicologo-romanziere Henry James, Robert Browning, inventore
del monologo drammatico e W.E. Yeats, poeta drammatico
irlandese. Un secondo gruppo correlato è costituito da Dickens
e Dostoevskij, visionari romanzieri del grottesco, Isaac
Babel', narratore ebreo russo, e Paul Celan, ebreo rumeno
inventore di una poesia del dopo olocausto in lingua tedesca
che corrisponde all'irradiazione della prosa narrativa in
tedesco di Kafka. Il romanziere afroamericano da poco
scomparso Ralph Waldo Ellison, il cui genio visionario
raggiunse la perfezione nel suo Uomo invisibile, completa la
discesa di Malkut nel nostro tempo ed è l'ultimo dei cento
geni che ho trattato in questo libro.
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