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Cabala

 Durante il Rinascimento l'interesse per la Cabala crebbe fra i cristiani, alcuni dei quali pensavano potesse perfettamente inserirsi nel contesto di quella religione. Il risultato differisce in molti punti dalla Qabbalah ebraica e si avvicina maggiormente all'esoterismo.


Càbbala dall'ebraico qabbālāh.

Dottrina esoterica degli Ebrei riguardante Dio e il mondo.

Il significato letterale del termine Kabbalah è ‘tradizione’, sapere ricevuto, e si riferisce in primo luogo alle interpretazioni esoteriche dell’Antico Testamento (Tanakh) basate sulla convinzione che sia possibile ottenere una intuizione mistica della divinità e di conseguenza la conoscenza dell’uomo, creato secondo la Bibbia ‘a immagine e somiglianza’ di Dio. Poiché Dio è di per sé irraggiungibile dalla mente umana, la conoscenza che se ne può avere dipende dalla sua stessa manifestazione attraverso i canali mediatori della creazione, le dieci Sefirot, dalle quali discende e nelle quali si articola l’intera realtà: Keter (Corona), Hokhmah (Saggezza), Binah (Intelligenza), Hesed (Generosità), Din o Gevurah (Giudizio / Rigore), Tiferet o Da’at (Bellezza / Conoscenza), Nezah (Tolleranza), Hod (Maestà), Yesod (Fondamento), Malkhut o Shekinà (Regno / Presenza divina).

La cabala si diceva originata da una rivelazione e trasmessa da una catena ininterrotta di iniziati; causata da un profondo travaglio spirituale che agitò la società ebraica nei due secoli immediatamente precedenti alla venuta di Cristo, la dottrina è contaminata da influssi neopitagorici e ha una base panteistica:
la nostra intima essenza singola come pure l'essenza del cosmo è la confluenza di un lungo, multiforme processo in cui Dio manifesta se stesso.

Inaccessibile nella sua natura, Dio è però in qualche modo conoscibile attraverso la bellezza, la potenza, lo splendore, ecc., che rappresentano altrettante sue emanazioni.
Preesistente alla nascita dell'uomo, la sua anima è formata da un elemento maschile e da un altro femminile, che subiscono una separazione innaturale e che ricercano la loro unità originaria, trasmigrando di corpo in corpo. Quando si saranno ricongiunti avrà fine il loro trasmigrare e sulla Terra si manifesterà di nuovo il Messia avviando un'era di felicità.

Delle dottrine della cabala furono considerati depositari gli Ebrei spagnoli, i Sefarditi. Nel 1492, con la loro espulsione dalla Spagna, si rafforzò la tendenza messianica espressa dalla cabala luriana. Formatesi completamente solo nel sec. XIV, le dottrine della cabala sono raccolte nel Libro della creazione del rabbino Akība e nel Libro dello splendore, ed esercitarono un grande influsso su
Filone, Avicenna, Raimondo Lullo, Pico della Mirandola, Paracelso, Reuchlin, ecc.; decaddero nel sec. XVI, quando la magia le svuotò dei loro significati filosofici e religiosi
 
Per estensione arte divinatoria, per cui attraverso l'esame e la varia combinazione di numeri e lettere si presumeva di antivedere il futuro; magia, stregoneria; cosa arcana; la cabala del lotto, che presume di indovinare i numeri che verranno estratti attraverso complessi calcoli aritmetici. Anche i libri che contengono le apposite formule.

Approfondimento:

La Cabala è una dottrina mistica legata alla teologia ebraica e presentata come rivelazione speciale fatta da Dio agli ebrei, al fine di meglio conoscerlo e meglio intendere la Bibbia.

La Cabala congiunge due aspetti: uno teoretico-dottrinale (che, tra l'altro, comporta una particolare interpretazione «allegorica» della Bibbia) e uno pratico - magico, che si sviluppa sia in una forma di autoipnosi intesa a realizzare la contemplazione, sia in una forma molto vicina alla magia, fondata sul supposto potere sacro della lingua ebraica e su quello proveniente dagli angeli opportunamente invocati, nonché dai dieci nomi indicanti i poteri e gli attributi di Dio, detti «sefirot». La Cabala è di origine medievale e risente di influssi ellenistici (per certi aspetti manifesta uno spirito analogo a quello degli scritti ermetici, degli Oracoli Caldaici, dell'Orfismo), ma i suoi fondatori la fecero risalire alla più antica tradizione ebraica.

Poiché in generale sulla Cabala si hanno idee molto vaghe, riteniamo opportuno riportare una pagina di Frances Amelia Yates, in cui la studiosa (avvalendosi soprattutto degli studi fondamentali di Gershom Scholem) riassume l'impianto generale teorico e pratico della dottrina con esemplare chiarezza e grande efficacia:

«La cabala, quale si sviluppò in Spagna durante il Medioevo, si basava sulla dottrina delle dieci sefirot e delle ventidue lettere dell'alfabeto ebraico. La dottrina delle sefirot è esposta nel libro della creazione, o Sefer yesirah, e a essa si fa costante riferimento in tutto lo Zohar, opera mistica scritta in Spagna nel XIII secolo, che riflette le tradizioni del cabalismo spagnolo del tempo.

Le sefirot sono "i dieci nomi più comuni di Dio, e, nel loro complesso, formano il Suo unico grande nome". Sono i "nomi creativi che Dio chiamò al mondo", e l'universo creato è lo sviluppo esterno di queste forze viventi in Dio. Questo aspetto creativo delle sefirot le inserisce in un contesto cosmologico, e in effetti esiste un rapporto fra esse e le dieci sfere del cosmo, che è composto dalle sfere dei sette pianeti, dalla sfera delle stelle fisse, e dalle sfere superiori, situate al di là di queste.

Un tratto singolare del cabalismo è costituito dall'importanza attribuita agli angeli, o spiriti divini, quali elementi intermediari sparsi in tutto questo sistema, e disposti secondo gerarchie corrispondenti alle altre gerarchie. Esistono anche angeli cattivi, o demoni, le cui gerarchie corrispondono a quelle dei loro antagonisti nel campo del bene. Il sistema teosofico dell'universo, sul quale si fondano le infinite sottigliezze del misticismo cabalistico, si ricollega alle Scritture mediante elaborate interpretazioni mistiche delle parole e delle lettere del testo ebraico, in particolare della Genesi (di cui buona parte dello Zohar è un commento).

«L'Alfabeto ebraico, per il cabalista, contiene il nome, ó i nomi, di Dio; esso riflette la fondamentale natura spirituale del mondo e il linguaggio creativo di Dio. La creazione, dal punto di vista di Dio, è l'espressione del Suo recondito Sé, che Si attribuisce un nome, il santo nome di Dio, l'atto perpetuo della creazione. Contemplando le lettere dell'alfabeto ebraico e le loro combinazioni, in quanto costituenti il nome di Dio, il cabalista contempla insieme Dio e le sue opere, attraverso il potere del nome.

«Le due branche del cabalismo spagnolo si basano, in tal modo, sul nome, o sui nomi; hanno carattere reciprocamente complementare e parzialmente si sovrappongono. Una branca va sotto la denominazione di "Sentiero delle sefirot"; l'altra, di "Sentiero dei nomi". Un esperto del "Sentiero dei nomi", fu Abraham Abulafia, un ebreo spagnolo del XIII secolo, che elaborò una tecnica di meditazione estremamente complessa, fondata su un sistema di associazione delle lettere dell'alfabeto ebraico in infinite combinazioni e variazioni.

«Per quanto la cabala sia essenzialmente una dottrina mistica, un metodo per tentare di conoscere Dio, è collegata a essa anche un'attività magica, che può esercitarsi misticamente, o soggettivamente, su se stessi: una specie di autoipnosi per agevolare la contemplazione, e G. Scholem pensa che Abulafia la praticasse appunto in questo senso.
Essa può svilupparsi anche in una forma di magia operativa, che si avvale del potere della lingua ebraica, o dei poteri degli angeli invocati, per eseguire operazioni di magia. (È ovvio che parlo mettendomi nella posizione di uno che creda misticamente nella magia, come Pico della Mirandola). I cabalisti elaborarono molti nomi angelici ignoti alle Scritture (in cui è fatta menzione soltanto di Gabriele, Raffaele e Michele) aggiungendo alla radice, da cui è definita la specifica funzione di un determinato angelo, un suffisso, come "el" o "iah", rappresentante il nome di Dio. A questi nomi angelici, invocati o incisi su talismani, veniva attribuita grande efficacia.

Un notevole potere magico veniva anche attribuito ad abbreviazioni di parole ebraiche, ottenute col metodo notaríkon, o a trasposizioni e anagrammi di parole, formati col metodo della temurah.

Uno dei metodi più complicati usati nella cabala pratica, o nella magia cabalistica, era la gematria, basata sui valori numerici assegnati a ciascuna lettera dell'alfabeto ebraico e che implicava un sistema matematico di estrema complessità. Grazie a essa, una volta che le parole fossero state convertite in numeri, e i numeri in parole, si poteva leggere la complessiva organizzazione del mondo in termini di parole-numeri, o si poteva calcolare esattamente il numero degli ospiti celesti, che veniva fatto ascendere a 301.655.172. L'equazione parola-numero, come tutti questi metodi, non ha necessariamente carattere magico, e può essere semplicemente mistica; ma è un aspetto importante della cabala pratica, grazie al collegamento con i nomi degli angeli. Ci sono, per esempio, settantadue angeli tramite i quali si può giungere alle stesse sefirot, o invocarle, quando si conoscano i loro nomi e numeri rispettivi. Le invocazioni devono essere sempre formulate in ebraico, ma esistono anche invocazioni tacite, che si possono compiere semplicemente manipolando o disponendo in un certo ordine parole, lettere, segni o segnacoli della lingua ebraica».