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Scrittore inglese (vero nome: Charles Lutwidge Dodgson). Pastore anglicano e
docente di matematica a Oxford, con lo pseudonimo di Lewis Carroll acquistò
fama quale autore di Alice nel paese delle meraviglie (1865). Scrisse
Phantasmagoria; Attraverso lo specchio (1871), il seguito di Alice; La
caccia allo Snark (1876); A tangled tale; Sylvie e Bruno (1889).
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E' una delle opere più singolari della letteratura inglese (pubblicata nel
1865) e ormai un classico mondiale della letteratura per ragazzi. Carroll,
professore di matematica, studioso di linguistica e ministro anglicano, era
un assiduo frequentatore della famiglia Liddell, dove conobbe Alice, una
bambina di notevole vivacità e intelligenza. A lei dedicò, prima raccontando
a voce, poi per iscritto, questo piccolo capolavoro. L'opera in sè può
essere letta sotto molteplici aspetti, come allegoria e come satira. E'
evidente che la storia meravigliosa della piccola Alice, delle sue
esperienze in un mondo favoloso e arcano riflette per molti versi la
biografia privata (estremamente segreta) del professore di matematica,
affascinato dalla bellezza enigmatica e, ai suoi occhi, diabolica di questo
folletto del fantastico. La matrice prima - o il meccanismo narrativo - che
mette in moto tutta la storia è il nonsenso.
Ecco cosa scrive in proposito Andrè Breton, uno dei padri del surrealismo,
attento lettore di Carroll: "Il nonsense in Lewis Carroll deriva la sua
importanza dal fatto che costituisce la soluzione vitale d'una
contraddizione profonda tra l'accettazione della fede e l'esercizio della
ragione da una parte. Dall'altra, tra la coscienza poetica e i rigidi doveri
professionali. La caratteristica di questa soluzione soggettiva è il suo
duplicarsi in una soliuzione oggettiva, d'ordine poetico: la mente, messa
davanti a ogni specie di ostacolo, può trovare una scappatoia ideale
nell'assurdo. L'indulgenza verso l'assurdo riapre all'uomo il regno
misterioso abitato dai bambini. Il gioco dell'infanzia, come perduto mezzo
di conciliazione tra azione e sogno in vista della soddisfazione organica, è
così abilitato e rionorato. I poteri presiedenti al realismo e all'artificio
infantile e militanti per una morale senza costrizioni, cadono in letargo
tra i cinque e i dodici anni, ma sono passibili di un ricupero sistematico
capace di minacciare il mondo severo e inerte in cui ci è prescritto di
vivere".
Per quanto una lettura in chiave psicanalitica dell'opera riserverebbe una
quantità di sorprese, è necessario cogliere il valore poetico e umano di
questa straordinaria storia al di là di ogni possibile interpretazione
complementare. Alice è il primo grande viaggio nel mondo sconosciuto
dell'infanzia, nelle sue fantasmagoriche regioni: la realtà qui dà la mano
alla fantasia: il vero e il falso si trasformano e si integrano in un tutto
unico che diventa immaginazione. Alice, in un caldo pomeriggio, è seduta
accanto alla sorella in un prato. E' molto annoiata e impigrita, ed ecco che
le passa accanto di corsa "un coniglio bianco con gli occhi rosa". Forse la
cosa non avrebbe impressionato Alice se il coniglio oltre a parlare non
avesse tirato fuori dal taschino del suo panciotto un orologio. Il
meccanismo d'avvio di tutta la storia non è tanto nel coniglio che corre e
parla, ma nel fatto che esso abbia un taschino nel panciotto e un orologio.
Alice, alquanto incuriosita, lo segue e precipita in un profondissimo pozzo.
"O il pozzo era veramente molto profondo o era lei che cadeva molto adagio
perchè, lungo il percorso, ebbe tutto il tempo di girar gli occhi intorno e
di chiedersi cosa mai sarebbe capitato ora. Per prima cosa tentò di guardare
sotto per rendersi conto di dove sarebbe andata a finire, ma era troppo buio
per poter distinguere qualcosa. Guardò poi le pareti del pozzo e notò che
erano coperte di credenze e scaffali di libri: di tanto in tanto c'erano
carte geografiche e quadri appesi a chiodi. Passando davanti a uno scaffale
afferrò un barattolo; sull'etichetta stava scritto "Marmellata d'arancia"
ma, con sua grande delusione, era vuoto. Non le sembrò il caso di lasciar
cadere il barattolo, aveva paura di uccidere qualcuno, ma riuscì a riporlo
su una delle credenze che oltrepassò precipitando. La povera Alice precipitò
ancora per un bel po' "attraverso" la terra, quando improvvisamente, pàmfete,
la caduta ebbe fine e lei si trovò sopra un mucchio di foglie secche". Ha
così inizio questo grande viaggio nello straordinario: Alice via via fa gli
incontri più incredibili, modificando di pari passo la propria sensibilità.
Così, mangiando certi cibi può aumentare o diminurire le proprie dimensioni,
diventare gigantesca oppure microscopica. Fa la conoscenza di un Bruco; è
invitata a un tè, dove trova il Cappellaio Matto che pronuncia assurdi
discorsi, conosce fra le altre cose il Gatto Cheshire che appare e scompare
a proprio piacimento, accovacciato sul ramo di un albero. Incontra la regina
di Cuori e rischia di essere picchiata da un nugolo di carte da gioco che la
inseguono irritatissime per il suo comportamento alquanto sbarazzino. A
questo punto la bambina si risveglia dal sonno e racconta alla sorella le
strane avventure vissute da lei in quel meraviglioso mondo che è
l'immaginazione infantile.
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