La Carta atlantica e il Patto tripartito

La radicale opposizione tra le democrazie liberali e i totalitarismi fascista e nazista appare evidente nella sua chiarezza e distinzione dal confronto dei due documenti programmatici che stavano alla base delle rispettive guerre: la Carta atlantica e il Patto tripartito.
La Carta atlantica è una dichiarazione congiunta sottoscritta il 14 agosto 1941 dal presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt e dal primo ministro britannico Winston Churchill a bordo della nave da guerra Potomac ancorata nella baia di Argentia presso l'isola di Terranova.
I principi ivi enunciati furono adottati come programma politico, nella conferenza di Washington il 1° gennaio 1942, dove 26 paesi già in guerra contro le potenze del Patto Tripartito, si definirono Nazioni Unite, primo nucleo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, l'ONU, che si costituì nella conferenza di San Francisco, nell'aprile del 1945.
In netta contrapposizione alla Carta delle Nazioni Unite si ponevano invece le dichiarazioni del Patto tripartito, ossia l'alleanza tra Germania, Italia e Giappone, firmato a Berlino il 27 settembre 1940.
Il breve testo, contrariamente alle affermazioni della Carta atlantica, dichiara che le nazioni che lo sottoscrivono intendono combattere per avere nel mondo Ğil posto che loro spettağ, ossia un ruolo di dominio ed egemonia nelle rispettive aree di influenza definite dai due soli articoli del patto e sulle quali affermano non solo il diritto di conquista, ma anche di assoggettamento delle popolazioni conquistate.


La Carta atlantica

Il Presidente degli Stati Uniti d'America e il Primo Ministro, sig. Churchill, in rappresentanza del Governo di Sua Maestà Britannica del Regno Unito, essendosi riuniti a convegno, ritengono opportuno render noti taluni principi comuni alla politica nazionale dei rispettivi Paesi, sui quali essi fondano le loro speranze per un più felice avvenire del mondo.
I) i loro Paesi non aspirano a ingrandimenti territoriali o d'altro genere;
II) essi non desiderano mutamenti territoriali che non siano conformi al desiderio, liberamente espresso, dei popoli interessati;
III) essi rispettano il diritto di tutti i popoli a scegliersi la forma di governo sotto la quale intendono vivere; essi desiderano vedere restituiti i diritti sovrani di autogoverno a coloro che ne sono stati privati con la forza;
IV) fermo restando il principio dovuto ai loro attuali impegni, essi cercheranno di far si che tutti i paesi, grandi e piccoli, vincitori e vinti, abbiano accesso, in condizioni di parità, ai commerci e alle materie prime mondiali necessarie alla loro prosperità economica;
V) essi desiderano attuare fra tutti i popoli la più piena collaborazione nel campo economico, al fine di assicurare a tutti migliori condizioni di lavoro, progresso economico e sicurezza sociale;
VI) dopo la definitiva distruzione della tirannia nazista, essi sperano di veder stabilita una pace che offra a tutti i popoli i mezzi per vivere sicuri entro i loro confini, e dia affidamento che tutti gli uomini, in tutti i paesi, possano vivere la loro vita, liberi dal timore e dal bisogno;
VII) una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari;
VIII) essi sono convinti che, per ragioni pratiche nonché spirituali, tutte le nazioni del mondo debbano addivenire all'abbandono dell'impiego della forza. Poiché nessuna pace futura potrebbe essere mantenuta se gli stati che minacciano, e possono minacciare, aggressioni al di fuori dei loro confini, continuassero a impiegare armi terrestri, navali ed aeree, essi ritengono che, in attesa che sia stabilito un sistema permanente di sicurezza generale, sia indispensabile procedere al disarmo di quei paesi. Analogamente, essi aiuteranno e incoraggeranno tutte le misure praticabili al fine di alleggerire il peso schiacciante degli armamenti per tutti i popoli amanti della pace.


A. Desideri, Storia e storiografia, D'Anna, Messina-Firenze 1990, pp. 770.

Il Patto tripartito

I Governi dell'Italia, della Germania e del Giappone, considerando come condizione pregiudiziale di una pace duratura che tutte le nazioni del mondo debbono avere il posto che a ciascuna spetta, hanno deciso di sostenersi e di cooperare l'uno con l'altro nell'azione che rispettivamente svolgono nella più grande Asia orientale e nella regione d'Europa, ove è loro principale scopo quello di stabilire e di mantenere un nuovo ordine di cose inteso a promuovere la reciproca prosperità e il benessere dei popoli interessati. E inoltre desiderio dei tre Governi di estendere tale cooperazione a quelle nazioni, in altre sfere del mondo, che siano disposte ad adoperarsi, seguendo direttive simili alle loro, affinché possano così essere realizzate le aspirazioni fondamentali per una pace mondiale. In conformità a ciò i Governi d'Italia, della Germania e del Giappone hanno concordato quanto segue:

Art. 1. Il Giappone riconosce e rispetta il compito direttivo dell'Italia e della Germania per lo stabilimento di un nuovo ordine in Europa.
Art. 2. L'Italia e la Germania riconoscono e rispettano il compito direttivo del Giappone nello stabilimento di un nuovo ordine nella più grande Asia orientale.


E. Anchieri, Antologia storico-diplomatica, Varese, 1941.