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Césare, Gàio Giùlio (Roma 100-44 a. C.) Gaio (o
spesso Caio) G.

Cesare nacque il 12 luglio 102 a. C. da C. Giulio Cesare, patrizio che
ricoprirà la carica di pretore. La sua infanzia e la sua giovinezza videro
l'onnipotenza di Mario, la guerra sociale, la dittatura di Silla, la
grande rivolta servile di Spartaco e
il nascere della potenza di Pompeo in un periodo di crisi sociale e
imperiale. Roma, a causa degli errori di politica interna e di politica
estera commessi in passato si trovava sull'orlo di una grave crisi che
solo qualcosa di nuovo avrebbe potuto risolvere. Nel 83 a. C. Cesare sposò
Cornelia, figlia di Cinna, suscitando in questo modo l'inimicizia di Silla.
Quando Silla si fece proclamare dittatore i suoi avversari vennero
proscritti e lo stesso Cesare dovette allontanarsi da Roma. Si recò in
Asia dove combatté all'assedio di Mitilene, guadagnandosi una corona
civica. Nel 79 a. C. Silla depose la dittatura e nello stesso anno morì.
Cesare, che nel frattempo era ritornato in Italia, accusò il console
Dolabella di concussione. In questi anni per perfezionarsi nell'arte
oratoria si recò a Rodi per frequentare la scuola di Molone. Nel 74 a. C.
Cesare venne eletto nel collegio dei pontefici. In questo periodo,
riportando alla memoria le imprese di Mario, ottenne l'appoggio del
partito popolare. Nel 67 a. C., anno in cui la lex gabinia affidò a Pompeo
la guerra contro i pirati, con poteri straordinari, Cesare venne eletto
questore. Due anni più tardi venne eletto edile curule e nel 63 a. C.
pontefice massimo. Quando Cesare entrò nel mondo della politica il quadro
del periodo era già ben delineato ed egli non dovette inventare nulla di
nuovo. L'Italia già da tempo era afflitta dal problema agrario e da quello
militare. I grandi eserciti, composti da cittadini privi di terre e di
beni, premevano con la domanda di ricompensa sui loro comandanti e di
riflesso sul senato e sui comizi. I generali erano uomini politici ai
quali la potenza militare garantiva l'efficacia dell'azione politica. Fu
l'epoca dei grandi eserciti e dei grandi generali-politici, ma anche
l'epoca dei grandi affaristi. Questi grandi ricchi, appaltatori,
speculatori, usurai e commercianti con la loro influenza potevano
determinare il successo di questo o quel nobile. Prestare soldi a un
nobile poteva essere un ottimo affare. Cesare, ricco soprattutto di debiti,
ma dotato di una grande spregiudicatezza politica, fu un ottimo affare per
molti e in particolar modo per Crasso
che non riusciva a contrastare l'egemonia di
Pompeo. Nel 63-62 a. C. venne sventata dal console
Cicerone la congiura di Catilina, uomo
di nobilissima famiglia che aveva preparato l'unico vero progetto o
tentativo di rivoluzione sociale nella Roma antica. Intorno a questo
episodio si intrecciarono i destini politici di Cesare e Catone, di
Cicerone e Crasso, di Pompeo. La situazione in senato era assai delicata,
particolarmente per Cesare e Crasso, che secondo voci non erano stati
completamente estranei alla congiura. Inoltre si doveva decidere sulla
sorte da riservare ai congiurati scoperti e catturati. Cesare tenne un
lungo discorso attraverso il quale riuscì a discolparsi e soprattutto
riuscì a convincere l'assemblea a votare contro la proposta di Silano che
chiedeva la condanna a morte dei congiurati. Il discorso di Cesare fu
probabilmente la più significativa testimonianza della sua abilità
politica al servizio di una visione più ampia e completa. Nel 62 a. C.
Cesare venne eletto questore e nello stesso anno ripudiò la moglie Pompeia.
Nel 61 a. C. ottenne come propretore la Spagna Ulteriore, ma poté partire
solo quando Crasso estinse i suoi debiti presso i debitori. Nel 60 a. C.
si ebbe la prima alleanza tra Pompeo, Cesare e
Crasso, molto probabilmente dovuta in gran parte all'iniziativa
di Cesare. Questo primo triumvirato,
tenuto segreto sino all'anno successivo, ebbe lo scopo di assicurare ai
triumviri un reciproco appoggio nelle proprie aspirazioni politiche e
contro l'opposizione del senato. Nel 59 a. C. il console Cesare fece
confermare al senato gli atti di Pompeo in Asia e ottenne per sé per la
durata di cinque anni il governo della Gallia Cisalpina, della provincia
Narbonese e dell'Illirico. Nello stesso anno Catone e Cicerone, capi del
partito senatorio, vennero allontanati da Roma.
Nel 58 a. C. Cesare iniziò la propria campagna militare per conquistare la
Gallia (58-51 a. C.). Dopo aver sconfitto gli elvezi a Bibracte,
costrinse Ariovisto a passare di nuovo il Reno. Si può affermare che
Cesare cercò di ottenere il comando delle Gallie perché bisognoso di
quella gloria militare necessaria per poter competere con l'amico e genero
Pompeo in ambito politico, ma bisogna ricordare che Cesare conquistò
queste terre con dieci anni di dura vita passati a combattere nelle
foreste galliche. Nel 57 a. C. si diresse contro i belgi e conquistò la
Gallia belgica. Nel 56 a. C. fu conquistata anche la Bretagna. Verso la
fine dell'anno i triumviri si incontrarono a Lucca con uno scopo ben
preciso. Cesare chiese la proroga del suo comando
nelle Gallie per un altro quinquennio; Pompeo il governo dell'Africa e
della Spagna; Crasso quello della Siria. Inoltre Pompeo e Crasso si
candidarono per il consolato dell'anno seguente. Nel 55 a. C.
Cesare passò il Reno, sconfisse i germani e devastò i loro territori;
nell'estate attraversò la Manica e vinse i britanni. Nel frattempo Pompeo
e Crasso vennero eletti consoli. Nel 54 a. C. cesare guidò una nuova
spedizione contro i britanni, mentre Crasso combatteva contro i parti
raggiungendo la Mesopotamia. Nel 53 a. C. un'insurrezione dei galli
guidati dal re degli averni Vercingetorige venne duramente repressa;
Vercingetorige si arrese a Cesare l'anno dopo; Crasso venne sconfitto e in
seguito ucciso a Carre lungo l'Eufrate dal re dei parti Orode II. Nel 52
a. C., in seguito alla grave situazione e agli scontri interni, Pompeo
venne eletto console senza collega. L'avvicinamento di Pompeo al senato
aumentò le possibilità di rottura con Cesare. Pompeo intanto si fece
prorogare per altri cinque anni il governo della Spagna e dell'Africa e
allo scadere del suo consolato fece eleggere console Claudio Marcello. Nel
51 a. C. la Gallia era nuovamente sotto il controllo di Cesare; nello
stesso anno pubblicò i Commentari de bello gallico. Nel 49 a. C. il senato
ordinò a Cesare di lasciare il comando delle Gallie e affidò a Pompeo
l'incarico di difendere la repubblica. Dopo i nove duri anni di guerra
gallica Cesare desiderava essere riconosciuto, alla pari di Pompeo,
supremo protettore dello stato ed entrare in trionfo a Roma. Opponendosi
quindi alle decisioni del senato, passò il Rubicone e occupò le città
sulla costa adriatica. Pompeo, con la maggior parte dell'aristocrazia
senatoriale, si imbarcò per la Grecia e Cesare rimase unico padrone
d'Italia. Affidato a M. Lepido il governo di Roma e a Marco Antonio il
comando militare in Italia, Cesare sconfisse in Spagna Afranio e Petreio,
luogotenenti di Pompeo, e successivamente anche M. Terenzio Varrone; lo
stesso avvenne in Sicilia e in Sardegna. L'Africa restava ancora sotto il
controllo dei pompeiani. Nel 48 a. C. Cesare sbarcò in Epiro. Il 9 agosto,
dopo la battaglia di Farsalo, Pompeo, sconfitto, si rifugiò in Egitto, ma
qui Tolomeo lo fece uccidere. Nel frattempo Cesare aveva terminato i
Commentari de bello civili. Nel 48-47 a. C. diede il proprio sostegno a
Cleopatra contro il fratello
Tolomeo XIII. Dopo la sollevazione della popolazione di Alessandria che
mise in difficoltà l'esercito romano, Cesare sconfisse gli egizi sul Nilo
e Cleopatra poté salire al trono. Nel luglio del 47 a. C. Cesare partì
diretto verso l'Asia minore dove il re del Bosforo Cimmerio aveva occupato
l'Armenia minore. Nel 46 a. C. sconfisse a Tapso in Africa i pompeiani che
si erano rifugiati presso il re Giuba. La Numidia, divenuta una provincia
romana, venne affidata a Sallustio Crispo. A questo punto Cesare poté
tornare a Roma e celebrare i trionfi per le proprie vittorie. L'anno
successivo tornò ancora a combattere e in Spagna, a Munda, sconfisse i
pompeiani guidati da Gneo e Sesto, figli di Pompeo. Divenuto dittatore a
vita e assunto, con il titolo di imperatore, il comando militare di tutti
gli eserciti, Cesare riunì nella propria persona una serie di poteri che
facevano di lui l'unico arbitro dello stato romano. Fu console per dieci
anni, pontefice massimo, ottenne la tribunicia potestas a vita ed esercitò
i poteri di censore in quanto praefectus morum.
Si occupò anche della situazione interna, compiendo alcune riforme come
l'aumento dei membri del senato da 600 a 900, il ripristino delle finanze
dello stato, la riorganizzazione dei municipi italici e del governo delle
province e l'invio di 80.000 cittadini romani nelle varie colonie. Riuscì
a incrementare il commercio e l'agricoltura grazie anche ad alcuni
interventi quali il prosciugamento delle paludi Pontine, i lavori di
uscita al lago Fucino e il taglio dell'istmo di Corinto. Ideò anche un
vasto programma di opere pubbliche, soprattutto a Roma, dove vennero
aperte anche pubbliche biblioteche. Un'altra opera alla quale si dedicò fu
la riforma del calendario. Nel frattempo non trascurò gli affari esteri e
iniziò a preparare la guerra contro i parti. Ma
il 15 marzo 44 a. C. durante le idi Cesare venne assassinato da una
congiura di senatori, capeggiati da C. Crasso e M. Giunio Bruto,
i quali si rifugiarono successivamente in Campidoglio. Il più attivo
sostenitore di Cesare in questo periodo era Marco
Antonio che, dopo essersi impossessato delle carte e del denaro
di Cesare, si conquistò il favore popolare distribuendo il denaro ai
cittadini e ai soldati. Il senato decretò l'amnistia dei congiurati e
sotto la spinta di Antonio confermò gli atti di Cesare. I funerali e la
lettura del testamento di Cesare provocarono una sollevazione popolare
contro i congiurati che si videro costretti a fuggire. Nel frattempo
giunse a Roma C. Ottavio, erede
adottato e designato da Cesare nel testamento. L'anno successivo una legge
proclamò la divinità di Cesare.

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