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Comprendere una frase
non è questione di contenuto
Fatichiamo a capire chi
dice cose che non si addicono al proprio ruolo o figura
La comprensione di un
discorso non è un processo così scontato come potrebbe apparire: qualcuno
pronuncia una frase, l'ascoltatore la riceve, traduce il messaggio vocale in
una serie di significati, ed ecco che si raggiunge il senso compiuto, a
patto che esista una certa coerenza e che non ci siano troppi errori
grammaticali.
Ma uno studio condotto dall'Università di Amsterdam rivela che l'identità di
chi parla è fondamentale per il nostro cervello ai fini della comprensione
di un discorso. Se ci sono forti incoerenze, questa fallisce. Non solo
l'associazione tra significato e significante – l'immagine acustica di una
parola – non è cosi immediata e banale, ma anche il significato attribuibile
a una frase non può essere separato dal contesto sociale che avvolge e
coinvolge il momento in cui questa è emessa

Il significato,
quindi, non si costruisce solamente a partire dalla coerenza grammaticale e
dalla conversione delle parole in idee. Il contesto sociale, e l'identità
del parlante, costituiscono indizi altrettanto importanti che possono
togliere coerenza e significato a un discorso proprio come gli errori
grammaticali. Il processo, inoltre, è assolutamente veloce: fra i 200 e i
300 millisecondi sono sufficienti perchè il cervello reagisca alla sorpresa
che lo depista. E' chiaro che il significato non è il risultato della somma
dei singoli significati. I processi che lo regolano sono molto più complessi:
«Il linguaggio – dichiara van Berkum – evolve in modo strettamente correlato
alla società, ai suoi bisogni comunicativi». In un attimo afferriamo il
messaggio verbale, lo analizziamo grammaticalmente e lo inseriamo in un
contesto complesso, fatto di informazioni che riguardano l'individuo
parlante, l'ambiente e molti altri aspetti per nulla contenutistici, bensì «formali».
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