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Atteggiamento politico contrario all’attuazione di qualunque progetto di
riforma che persegua rapidi e radicali mutamenti istituzionali. I gruppi
conservatori raramente esprimono un’ideologia compiuta che vada al di là
della difesa della società o della cultura così come è tramandata dalla
tradizione. La loro attività è generalmente orientata a contrastare i
movimenti progressisti o rivoluzionari; per molti versi, la loro pratica
politica dipende quindi dalla natura della controparte.
Origini
La formulazione classica del conservatorismo fu elaborata da
Edmund Burke
nelle celebri Riflessioni sulla Rivoluzione francese (1790). Suo obiettivo
polemico erano i presupposti illuministi del pensiero
giacobino, basati
sull’assolutezza della ragione umana eretta a giudice del mondo sociale e
politico. Nelle
Riflessioni Burke si scagliò contro l’astrattezza
razionalistica dei rivoluzionari francesi, che pretendevano di ricostruire
la società sulla base di un modello astorico privo di agganci con il mondo
reale, contrapponendo alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo la
Costituzione britannica e il modello di convivenza inglese, fondato sulla
forza della tradizione e della legge naturale.
Le tesi di Burke furono approfondite dai cattolici tradizionalisti francesi
Joseph De Maistre e Louis de Bonald, che fornirono una versione delle idee
conservatrici fondata sulla religione; dai loro testi emerge con chiarezza
che alla base del pensiero conservatore si trova un pessimismo antropologico
che considera immutabile la natura umana, frutto non della storia o
dell’incivilimento, ma delle decisioni divine.
Sviluppi
Nel corso dell’Ottocento le tesi dei conservatori ebbero vasta risonanza in
tutta Europa e in Nord America, incontrando molti consensi, anche se solo in
Gran Bretagna un partito politico – quello dei Tory – adottò ufficialmente
l’etichetta di “partito conservatore”.
In Italia le forze conservatrici, sebbene avessero dominato la vita politica
dei diversi stati italiani per tutta la prima metà del XIX secolo, non
diedero vita a un partito. Le componenti più moderate del conservatorismo
italiano vennero in seguito coinvolte, insieme con il movimento
liberale e
riformista, nel progetto di unificazione nazionale perseguito dalla
monarchia piemontese. Dopo l’unità d’Italia, alle forze conservatrici,
sebbene ancora consistenti, mancò l’adesione della nobiltà e della
borghesia, orientate più verso una visione laica e liberale della politica.
Agli inizi del XX secolo alcuni settori conservatori dell’Europa
continentale, di fronte alla crescente diffusione delle ideologie socialiste
e comuniste, si attestarono su posizioni sempre più autoritarie e
antidemocratiche, favorendo, sia pure indirettamente, l’ascesa di regimi
totalitari.
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