| CONTENUTO DEI DIALOGHI DI PLATONE |
Di Platone ci restano 35 dialoghi, di cui alcuni spuri. Essi si distinguono in socratici - scritti a ridosso della morte del maestro, rispecchiano più fedelmente la dottrina di Socrate (Apologia di Socrate, Critone, Carmide, Lachete, Liside, Eutifrone, Gorgia, Protagora, Menone, Eutidemo); dialoghi prettamente platonici, scritti nella piena maturità, dopo la fondazione dell'Accademia: in essi Platone costruisce il suo sistema (Cratilo, Convito, Fedone, Repubblica); i dialoghi della tarda maturità rappresentano il distacco ormai avvenuto fra filosofia platonica e filosofia socratica (Fedro, Teeteto, Parmenide, Sofista, Politico, Timeo, Crizia, Filebo, Leggi).
Contenuto dei dialoghi maggiori
Apologia di Socrate: rappresenta l'autodifesa di Socrate, accusato di corrompere
la gioventù e di empietà.
Critone: Critone è un allievo di Socrate, che visita il maestro in prigione e
gli consiglia di fuggire per evitare la condanna a morte. Socrate rifiuta,
obiettando che bisogna obbedire alle leggi della città, anche se ingiuste.
Carmide: dialogo dedicato alla ricerca dell'idea di saggezza, concetto difficile
da analizzare e definire.
Lachete: dialogo dedicato alla ricerca dell'idea di coraggio. Il nome è tratto
dal generale Lachete che con Socrate e Nicia è un interlocutore del dialogo.
Liside: oggetto di questo dialogo è la definizione del concetto di amicizia.
Eutifrone: ha come oggetto la pietà religiosa e la santità. Eutifrone è un uomo
che per rispetto delle norme religiose si sente obbligato ad accusare suo padre
che ha lasciato morire di stenti uno schiavo. Socrate gli dimostra che la
santità non riposa nel mero ossequio alle leggi religiose.
Gorgia: il dialogo, uno dei più importanti di Platone, verte sul valore della
retorica. Per Gorgia la retorica è una tecnica neutra, per Socrate, invece, essa
trionfa con l'inganno.
Protagora: ha la forma del dialogo raccontato, con la famosa cornice che
racchiude il dialogo vero e proprio, rappresenta in modo vivace e polemico il
mondo dei sofisti. Il dialogo ha come argomento l'insegnamento della virtù che,
in quanto riconducibile alla sapienza, può essere appresa.
Menone: dialogo sulla trasmissibilità della virtù attraverso l'insegnamento che
si basa sulla famosa teoria per cui ogni conoscenza è reminiscenza, ricordo. La
virtù è un carattere innato, è un dono divino.
Cratilo: dialogo sull'origine del linguaggio. Cratilo ritiene che i nomi siano
tratti dalla natura stessa delle cose mentre Ermogene ritiene che i nomi siano
stati attribuiti in modo convenzionale. Secondo Socrate vi sono nomi
convenzionali (designano le cose periture) e nomi naturali (i nomi delle cose
eterne).
Convito: dialogo ambientato a casa di Agatone; il suo oggetto è la natura
dell'amore. Socrate ritiene che l'amore sia una forza spirituale e intellettuale
che spinge l'Uomo alla ricerca del bene e della felicità. Eros è figlio di
ingegno e povertà: si conquista ciò di cui sa essere manchevole.
Fedone: narra degli ultimi giorni di Socrate in carcere e delle sue discussioni
con i discepoli. La morte permetterà all'anima di raggiungere la verità, dopo
essersi purificata dal corpo; essa è immortale. Platone descrive la condizione
delle anime dopo la morte.
Repubblica: dialogo in 12 libri che ha svolgimento da Cefalo, al Pireo. Esso
tratta della giustizia e dell'origine dello Stato.
Fedro: dialogo sulla bellezza. Un elemento importante di questo dialogo è
l'esaltazione dell'entusiasmo, del momento irrazionale della vita spirituale e
la critica all'alfabetizzazione della scrittura.
Parmenide: in questo dialogo della tarda maturità Platone rivede i fondamenti
del suo pensiero. Esso tratta del rapporto fra uno e molteplice e ripropone la
teoria delle idee.
Sofista: in questo dialogo Platone ammette la realtà del non essere: se il non
essere non esistesse, l'errore sarebbe impossibile e i sofisti avrebbero campo
libero per giustificare ogni sorta di nefandezze.
Politico: oggetto di questo dialogo sono gli uomini, "bipedi senza corna e
implumi". L'organismo politico non avrebbe bisogno di leggi se la realtà non
fosse imperfetta: in questo quadro, le leggi garantiscono contro gli arbitri
della tirannide, da una parte, e della oligarchia, dall'altra.
Timeo: in esso viene esposta la cosmogonia platonica prendendo spunto dal mito
di Atlantide, l'isola sprofondata dopo la sconfitta subita per mano degli
ateniesi. Il Demiurgo divino ha plasmato l'universo secondo gli archetipi del
mondo ideale.
Crizia: tratta del mito di Atlantide e si pone, quindi, come una continuazione
del Timeo.
Filebo: dialogo sulla natura del bene: per Socrate esso coincide con il sapere,
per Filebo con il piacere. Alla fine i due interlocutori giungono ad un
compromesso: il bene è l'unione di sapere e di piacere. Ma non tutti i piaceri
sono ugualmente utili per il raggiungimento della felicità: vi sono, infatti,
piaceri falsi, legati al bisogno, e i piaceri puri, legati all'intelletto.
Leggi: l'ultimo dialogo di Platone, rimasto incompiuto. Esso è una tarda
rielaborazione del pensiero politico che rovescia l'idealità della ricerca
svolta nella Repubblica: le leggi migliori non vengono ricercate a partire dal
fondamento metafisico dello Stato, ma a partire dall'analisi delle costituzioni
esistenti. Il dialogo si incentra attorno alla superiorità assoluta attribuita
alle leggi.
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