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La depressione, male del secolo

Tristezza, noia, angoscia, paura, timidezza possono essere l’anticamera della depressione, che ha diverse forme.





Le forme differenti della depressione

In particolare, quando si parla di giovani, questa patologia è legata alle sensazioni maggiormente sperimentate in quell’età.

La depressione si manifesta molto presto

Le statistiche rivelano che la depressione si manifesta, in più della metà dei casi (50%), per la prima volta tra i 15 e i 19 anni, Il 70% dei ragazzi non è rilevato da servizi per la salute mentale.
In questa fascia d’età, un caso depressivo dura, in media, da 7 a 9 mesi.

Origini della parola depressione

E’ stato Ippocrate (V secolo a.C.) a parlare di depressione in termini di malattia, coniando il termine melanconia (da melos = nero e cholé = bile).
Infatti, la causa della depressione era vista nell’eccesso di bile nera, uno dei quattro fluidi vitali che, assieme al sangue, alla bile gialla e al flegma (umore freddo del cervello) regolavano, secondo la medicina antica, le emozioni e il benessere psichico.

Il ruolo del medico di base

La maggior parte delle persone con disagi psicologici si rivolge al medico di medicina generale: infatti, il 40-50 % delle visite e dei contatti del "medico di famiglia" con i propri assistiti, presentano problematiche di tipo psicologico.

In effetti, la prevalenza dei disturbi psichici è nettamente superiore a quella delle patologie mediche più comuni, come la pressione arteriosa (10%), il diabete mellito (5%) e l’asma bronchiale (4%).

Dato che il "medico di famiglia" è molto favorito nell’approccio al paziente, per l’accessibilità personale, la globalità d’approccio, la continuità di rapporto, la vicinanza fisica dello studio e il rapporto di fiducia, con lui sono minimi i filtri e gli ostacoli all’individuazione del disagio.

Ne consegue che il medico di base osserva sintomi e segni di malessere psichico in fase molto precoce, quando sono ancora indifferenziati e d’intensità ridotta, con le evidenti difficoltà diagnostiche che questo comporta.

Generalmente si ritiene che il "medico di famiglia" non abbia la sufficiente preparazione per il riconoscimento diagnostico e il trattamento dei diversi disturbi psichici.

Inoltre, la continuità di rapporto con il medico di famiglia può portare, attraverso la sua consuetudine, a una condizione di sottovalutazione e di mancato riconoscimento di un quadro di disagio psichico in lenta evoluzione.

I sintomi più comuni del disagio psichico

  • Il sonno, che può essere presente come insonnia o ipersonnia; spesso l’insonnia è causa di abuso di benzodiazepinici;
  • Il consumo di cibo: si verifica un aumento o una diminuzione notevoli dell’appetito.
  • La disforia (o malumore), consistente in una facile irritabilità e tristezza, in genere tutti sintomi che il paziente non riferisce;
  • L’anedonia, ridotta capacità a provare piacere, che si manifesta come scarso interesse per il lavoro, per gli amici, per il sesso e per gli hobby coltivati in precedenza.

Accanto a questi sintomi fondamentali, andrebbero ricercati:

Sintomi ulteriori del disagio psichico

  • l’affaticamento (in genere sempre presente e spesso manifestato come incapacità di assolvere i propri compiti);
  • l’agitazione e il rallentamento psicomotorio (frequenti nei pazienti anziani);
  • la ridotta capacità di concentrazione (in parte connessa con il diminuito interesse per gli stimoli ambientali, che negli anziani potrebbe condurre ad affrettate diagnosi di demenza);
  • la ridotta autostima(che può far sorgere profondi sensi di colpa anche per avvenimenti del passato);
  • le fantasie di suicidio, manifeste nei due terzi dei pazienti depressi, con un’incidenza di suicidio del 10-15%.

I disturbi dell’umore e dell’ansia sono più frequenti nelle donne, negli adolescenti e negli anziani.

I sintomi passano inosservati

Spesso non sono riconosciuti, con la conseguenza che il paziente può sviluppare depressione ricorrente.

Quando sono acclamati si trattano spesso con dosi insufficienti e per tempi troppo brevi, il che porta a facili ricadute.

Peggioramento della qualità della vita del paziente

Il paziente con "disagio psichico non trattato" diventa più sensibile ai fattori stressanti e, di conseguenza, va incontro a un maggio numero di recidive e a una notevole alterazione della qualità della vita.

Viviamo quindi in tempi e modi ansiogeni e depressigeni, in realtà che invitano, con sempre maggio insistenza, a "fughe".

Per meglio rendere edotti i medici di famiglia sull’argomento, la cattedra di Farmacologia dell’università di Milano ha organizzato un corso post laurea di farmacologia pratica dei psicofarmaci.



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