L'EVOLUZIONISMO

SOCIOLOGIA



L'evoluzionismo

L'evoluzionismo è un complesso di dottrine filosofiche, politiche, teologiche e morali, che nei secoli XIX e XX si ispirarono a concezioni dell'evoluzione sviluppate in campo biologico. Spesso il termine evoluzionismo è associato al nome dello scienziato Charles Darwin, il quale pubblicò nel 1859 l'opera Origins of Species by Means of Natural Selection (= L'origine delle specie in termini di selezione naturale).

In questo testo Darwin espone la sua teoria dell'evoluzione delle specie animali. Secondo lo scienziato l'ambiente nel quale gli animali (tra i quali anche l'uomo) vivono è un fattore di "selezione": solo le specie che hanno il patrimonio genetico confacente alle condizioni ambientali riescono a sopravvivere. La vita è una lotta per la sopravvivenza tra le specie viventi. L'evoluzione è un processo molto lento sotto il profilo temporale, che tende a penalizzare l'immutabilità biologica degli animali e a premiare le anomalie genetiche che meglio corrispondono ai mutamenti di un certo habitat. Quindi da una parte scompaiono le specie animali meno adatte alla sopravvivenza, dall'altra si sviluppano nuove forme di vita.


Herbert Spencer

Sotto il profilo puramente filosofico, il primo tentativo sistematico di fare dell'evoluzione il cardine della spiegazione del reale è quello di Herbert Spencer. L'evoluzione secondo Spencer può essere caratterizzata come un mutamento che partendo dalla omogeneità indefinita e incoerente della materia, approda ad una eterogeneità definita e coerente. La varietà del reale non è il risultato di una dispersione di un nucleo originario, ma la specificazione ordinata di tale indefinito principio primitivo.

Henry Bergson

Un atro esponente cardine dell'evoluzionismo in campo filosofico è Henry Bergson, il quale, in opposizione al meccanicismo di Spencer, vede l'essenza dell'evoluzione, accessibile soltanto ad un approccio intuitivo, teso a cogliere lo "slancio vitale" del mondo biologico. La vita, contrariamente alla materia che si logora e si dissolve, si moltiplica nel tempo e nello spazio.

Reazioni

Sul piano teologico, il diffondersi del darwinismo determinò una crisi profonda. Se infatti l'uomo è il frutto di un processo evolutivo se ne deduce che tutte le qualità spirituali, che fino a quel tempo erano considerate prerogative dell'uomo, vengono messe in discussione. La tradizionale credenza della superiorità dell'uomo sugli altri animali perde la sua caratteristica qualitativa, si inizia pertanto a pensare ad una differenza puramente quantitativa tra le varie specie viventi. In più, se il progresso evolutivo non tende ad un fine prefissato, ma è il prodotto dell'interazione con l'ambiente, la stessa nascita dell'uomo diviene un fatto di natura casuale. Sul versante opposto altri pensatori, ponendo in particolare l'accento sul tema della selezione naturale, trovarono nelle teorie di Darwin la legittimazione del mito dell'uomo che si afferma in campo economico grazie alle sue doti di competitività. Come in natura la vita si manifesta sotto forma di lotta per la sopravvivenza, così il liberismo economico e la concorrenza industriale sfrenata sono la trasposizione in campo economico delle leggi biologiche. Gli uomini pur perseguendo i propri fini egoistici in campo economico, realizzano comunque il bene sociale, in quanto favoriscono una naturale (o meglio sociale) selezione degli individui.