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Federalismo

 

Giuseppe Mazzini, fondatore nel 1831 della Giovine Italia, si batté per l'indipendenza dagli austriaci e per l'unificazione dell'Italia su basi repubblicane e democratiche.

Fece parte del triumvirato che governò la Repubblica romana, sorta nel 1849, durante la crisi rivoluzionaria che scosse lo Stato pontificio.

Antifascista, Altiero Spinelli trascorse 16 anni in carcere e al confino nelle isole di Ponza e Ventotene, dove nel 1941 redasse con Ernesto Rossi il Manifesto fondatore del Movimento federalista europeo. Dopo aver aderito al Partito comunista, ne fu espulso nel 1937 per aver criticato le degenerazioni dello stalinismo e partecipò alla Resistenza nelle file del Partito d'azione. Il suo impegno politico si orientò in seguito alla realizzazione del progetto di unificazione europea, della quale è considerato uno dei padri.

Fondatore con Carlo Rosselli ed Emilio Lussu del movimento Giustizia e Libertà, Ernesto Rossi fu arrestato nel 1930 per attività antifascista e recluso sull'isola di Ventotene. Durante il confino stilò, con Altiero Spinelli, il Manifesto di Ventotene, atto di fondazione del Movimento federalista europeo, e fu in seguito membro del Partito d'azione. Brillante collaboratore del "Mondo" diretto da Mario Pannunzio, nel 1955 fu tra i fondatori del Partito Radicale.

Storico, filosofo ed economista milanese, fondatore del "Politecnico", Carlo Cattaneo fu fervente patriota repubblicano, noto per le sue teorie federaliste. In quest’incisione del 1884, opera del Mantegazza, viene rappresentato nel momento in cui, a capo del consiglio di guerra durante le Cinque giornate (1848), rifiuta al conte Enrico Martini di cedere Milano al re sabaudo Carlo Alberto.



 Teoria politica che sostiene una forma di organizzazione dello stato basata sull'unione di organismi statali autonomi sotto l'autorità costituzionalmente stabilita di uno stato unico e sovrano (vedi Federazione). Secondo i sostenitori del federalismo lo stato nasce dall'autorganizzazione delle comunità a livello locale e deriva la sua legittimità dal consenso di queste comunità. In uno stato federale la maggior parte delle funzioni (istruzione, sanità, ordine pubblico) sono gestite a livello locale, mentre l'amministrazione centrale esercita i suoi poteri (di solito relativi a difesa e politica estera) negli spazi lasciati liberi dalle autonomie locali. Pur essendo un fenomeno essenzialmente moderno, il federalismo sin dalle sue origini si è ricollegato a modelli del passato, come le leghe tra città dell'antichità greca o la respublica christiana del Medioevo.

Tra i maggiori stati federali del mondo si annoverano gli
Stati Uniti d'America, il Brasile, la Russia, l'India, il Canada, la Svizzera, l'Austria, la Germania e il Belgio.


IL FEDERALISMO POLITICO

Gli esperimenti federalisti medievali giunti sino a noi (in particolare la Svizzera) sono frutto di situazioni e circostanze estranee al contesto socio-politico dello stato-nazione. Il federalismo moderno nasce invece nella seconda metà del Settecento, sulla duplice spinta delle critiche ai processi di accentramento tipici dello stato moderno e delle critiche al diritto internazionale, che a parere di molti produceva strutturalmente un costante stato di guerra.

Secondo Immanuel Kant, una soluzione federalista su scala mondiale avrebbe permesso di porre fine alla condizione di costante guerra tra le nazioni. Le esigenze di sicurezza e potenza, che ogni stato in quanto tale vanta, tendono infatti, necessariamente, a piegare le istanze di libertà e autonomia degli individui e delle comunità; di conseguenza, la liberazione dell'umanità dai pregiudizi e dall'ignoranza e il raggiungimento di una condizione di uguaglianza e felicità dipendono, secondo Kant, dalla scomparsa dei conflitti tra gli stati-nazione. Solo un ordine mondiale federale, caratterizzato da un potere politico autonomo e un ordinamento giuridico al di sopra degli stati, può essere dunque garanzia della 'pace perpetua'.

Sul piano politico le idee federaliste si diffusero a partire dalla Rivoluzione francese, contemporaneamente a quelle illuministe e cosmopolite, esercitando una grande influenza su correnti politiche diverse, dal pacifismo al liberalismo, al socialismo, fino ai movimenti che si battevano per l'indipendenza nazionale, uniti dalla comune ricerca di strumenti che consentissero di stabilire modelli di convivenza politica tra le nazioni per assicurare la pace e l'autonomia dei popoli e dalla convinzione che solo una prospettiva sovranazionale avrebbe consentito l'affermazione dei valori di cui erano portatori.

In America, nel periodo successivo alla guerra di indipendenza, i tredici stati organizzarono un congresso a Philadelphia (1787) con l'intenzione di concepire una struttura statale in grado di assicurare il superamento dei particolarismi locali che sembravano impedire il decollo economico della giovane nazione. La soluzione federalista, esposta in una serie di scritti da John Jay, Alexander Hamilton e James Madison, si basava sull'istituzione di una forma di governo in cui i singoli stati avrebbero mantenuto il controllo su alcune funzioni come l'istruzione pubblica, l'amministrazione della giustizia, il calendario delle festività, il regolamento della coscrizione, l'organizzazione economica, delegando a un governo federale appositamente nominato il coordinamento della difesa, il controllo della moneta unica, la costituzione di una suprema Corte d'appello, la possibilità di legiferare in materia di interessi economici nazionali. Il modello si basava su una esplicita caratterizzazione in negativo dei poteri dello stato moderno ed era costruito sull'intesa che i cittadini avrebbero continuato a esercitare un controllo democratico sia sui loro stati di appartenenza sia sul governo federale stesso. La maggior parte degli stati oggi a struttura federale – con un governo centrale rappresentativo e forti centri di potere locali – seguono da presso l'esempio statunitense.

Una variante del modello si trova nei sostenitori del federalismo libertario (come per esempio William Godwin, Pierre-Joseph Proudhon e Pëtr Kropotkin), i quali hanno sostenuto che, nell'ambito di una organizzazione federale delle comunità, la funzione di regolamentazione e controllo dello stato centrale è superflua e può essere sostituita dall'azione di assemblee nominate di volta in volta, per scopi ristretti e di durata limitata.

Dopo la prima guerra mondiale, considerata da alcuni studiosi un tragica conseguenza proprio delle politiche nazionali, la visione federalista riprese slancio e trovò espressione nell'opera di Philip Kerr, Lord Lothian, Lionel Robbins, nel Manifesto di Ventotene (1941) degli italiani Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, e ispirò il disegno politico che portò alla fondazione degli organismi internazionali come la Società delle Nazioni, l'Organizzazione delle Nazioni Unite e il Consiglio d'Europa.

In Italia il pensiero federalista ebbe un notevole sviluppo durante il Risorgimento, soprattutto per opera di Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. In seguito all'unità d'Italia e alla costituzione di uno stato unitario e centralista (scelta dovuta anche a obiettive esigenze burocratiche e amministrative), le idee federaliste declinarono, per riapparire di tanto in tanto nelle richieste di decentralizzazione dell'ordinamento amministrativo. Agli inizi degli anni Novanta del XX secolo il tema tornò prepotentemente nel dibattito politico sulle riforme istituzionali, soprattutto grazie all'affermazione di una nuova forza politica, la Lega Nord, che aveva posto al centro del proprio programma una modificazione dello stato in senso federalista.



Alexis de Tocqueville: La Costituzione federale degli Stati Uniti