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FIABE RUSSE
| Questo grandioso
corpus di racconti popolari, elaborato nell'area russa attraverso i secoli,
costituisce uno degli esempi più ricchi e affascinanti di letteratura
popolare. La fiaba e, in genere, il racconto popolare hanno avuto una
influenza sulla letteratura colta, tanto da essere sovente inclusi in
narrazioni pseudostoriche o anche in cronache. Cominciarono a essere oggetto
autonomo di curiosità e raccolta a partire dal XVIII secolo (se si esclude
l'attività del viaggiatore inglese Collins che nel suo libro sulla Russia,
pubblicato nel 1667, riporta alcune fiabe da lui sentite personalmente in
quel paese). Il secolo d'oro per la raccolta e lo studio scientifico del
patrimonio fiabesco e comunque narativo popolare, in Russia come in Germania
e in altri paesi, fu l'Ottocento, dapprima grazie alla grande spinta
provocata dal romanticismo. Va anche aggiunto che in Russia esistevano
"dicitori" popolari di fiabe, che avevano un certo repertorio e molti dei
quali vivevano, con tale ruolo nelle case dei nobili. Tuttavia già agli
inizi dell'Ottocento questa categoria di persone andava scomparendo. Grande
fu comunque l'interesse dei poeti e degli scrittori russi del secolo scorso
per il patrimonio favolistico russo: lo stesso Pukin elaborò artisticamente
alcune fiabe (come Il pesciolino d'oro) che gli erano state in parte
raccontate dalla sua nutrice, Arina Rodjonovna. La prima grande raccolta di
fiabe dell'Ottocento russo è dovuta all'opera dello studioso A. N.
Afanas'ev, che raccolse, trascrisse e commentò oltre 600 fiabe e racconti,
pubblicandoli in otto libri usciti tra il 1855 e il 1866. La raccolta di
Afanas'ev è per valore scientifico superiore a quella tedesca dei fratelli
Grimm. Nel 1873 Afanas'ev pubblicò una seconda edizione della sua raccolta,
organizzando le fiabe in modo sistematico, in base a una prima
classificazione. Non ricorderemo gli studiosi che successivamente
arricchirono la raccolta dell'Afanas'ev: accenneremo solo al problema della
"interpretazione" delle fiabe e racconti, gran parte dei quali si ritrovano
nelle culture di moltissimi popoli, anche lontani fra loro. Per esempio i
racconti di animali aventi come personaggi la volpe furba e avida e il lupo
stupido sono diffusi in tutta l'Asia e l'Europa; così i racconti con le
donne maghe, capaci di trasformarsi, che aiutano i propri mariti; oppure i
racconti sugli sciocchi fortunati o sui saggi che risolvono gli enigmi sono
pure noti in quasi tutto il mondo. I seguaci della scuola mitologica
pensavano che questa "unità" dipendesse da una comune origine di tutti i
popoli del mondo da un "protopopolo": teoria che può avere ancora qualche
valore, limitatamente a certi gruppi di fiabe e a certi "gruppi" di popoli.
E' evidente che i popoli slavi dell'età storica risultano i discendenti di
un'unità tribale slava preistorica, che aveva certamente una cultura
religiosa-fantastica comune. Tuttavia l'esistenza di un "protopopolo" comune
a tutte le nazioni del mondo è mitica. Secondo i sostenitori della teoria
dei prestiti, i soggetti dei racconti popolari poterono passare da un popolo
all'altro per via di rapporti geografici (di contiguità, di incontro, in
base alle migrazioni), culturali o militari. Le due teorie furono tuttavia
confutate dalla presenza di analoghi racconti presso la letteratura orale o
scritta di popoli che non hanno mai avuto almeno storicamente e
documentabilmente rapporti con i popoli europei e asiatici: e cioè certi
popoli dell'Africa nera (dove però, tali rapporti dovettero esistere), e
specialmente in riferimento alle culture amerindie e oceanico-australiane.
La "scuola antropologica" tentò di spiegare la comunanza dei soggetti
mediante la teoria dell'"autonomo sorgere" dei soggetti affini in base a
ragioni di carattere socioeconomico (la società dei cacciatori aveva
esigenze identiche in tutte le parti del mondo ed elabor quindi analoghi
"temi fantastici"; così la società dei pastori, quella degli agricoltori
ecc.). Analoghe condizioni di lavoro avrebbero cioè suscitato situazioni
dello stesso tipo e proiezioni fantastiche analoghe. Di particolare
interesse i rapporti con i miti e le fiabe in dipendenza dell'organizzazione
sociale (prematriarcale, matriarcale, patriarcale). Secondo lo studioso
russo Propp, le fiabe rifletterebbero
remotissime usanze comuni a tutti gli uomini, nei vari momenti del loro
sviluppo. Per esempio il tema del bambino sperduto nel bosco (come
Pollicino) non sarebbe altro che il riflesso della "paura" dell'uomo
primitivo nel bosco e, più particolarmente, delle reazioni dell'adolescente
che, prima di essere ammesso a far parte della vita della tribù, veniva
sottoposto a una serie di prove, fra cui anche quella di essere lasciato
solo in una foresta. Il problema della somiglianza di racconti e fiabe in
tutto il mondo è comunque ancora oggetto di appassionati studi. Proprio nel
tentativo di permettere questi studi nel modo più proficuo si sono fatti
diversi tentativi di classificazione: uno dei più efficaci è senz'altro
quello del folklorista finlandese Antti Aarne che nel 1911 pubblicò un
Indice dei tipi di fiabe e racconti popolari. Aarne suddivise il materiale
in tre gruppi fondamentali: racconti sugli animali; fiabe vere e proprie;
aneddoti e favolette. Il secondo gruppo è stato da lui diviso a sua volta in
quattro sottogruppi: fiabe di magia, fiabe leggendarie, fiabe novellistiche
e racconti sul diavolo stupido (o sul mostro stupido, sull'orco stupido e
ingannato ecc.). All'interno di ogni sottogruppo si ha poi un'ulteriore
classificazione, in base ad affinità tematiche: l'avversario dotato di
poteri miracolosi, lo sposo (o la sposa) dotato/a di poteri miracolosi
magici, la forza magica ecc. La classificazione delle fiabe russe secondo il
sistema di Aarne, in parte modificato e migliorato, si deve a N. P. Andreev,
che nel 1929 pubblicò un Indice dei soggetti. Lo studioso russo Kajev
riprende queste classificazioni e suddivide le fiabe russe in quattro
gruppi: racconti sugli animali; racconti magici, ivi compresi quelli
leggendari; racconti di avventure; racconti sociali e di costume. Nei
racconti di animali si riflettono concezioni animistiche. Spesso sono dati
in chiave satirica; nei racconti e favole popolari russe, oltre al lupo e
alla volpe, ha grande rilievo l'orso, del resto animale totemico in tutta
l'Eurasia, il quale viene dato come essere forte, ma poco intelligente
(almeno di solito): famoso il raccontino del patto fra l'orso e l'uomo, che
stabilirono di dividersi i prodotti di un campo. La prima volta l'orso volle
la parte superiore e l'uomo piantò le rape, così che l'orso fu scornato;
allora l'orso pretese, l'anno successivo, il prodotto della parte inferiore,
sotterranea, e l'uomo piantò il frumento. Le fiabe più interessanti, anche
per la complessità dei problemi che pongono, sono certo le "fiabe di magia".
Quando usiamo il termine "fiaba", intendiamo anzi proprio quel tipo di
racconto in cui l'azione magica (di un essere magico, fata, mago, o altro
essere meraviglioso) ha funzione determinante. Attraverso i racconti e le
fiabe di tipo "magico" possiamo scorgere tutta la storia delle idee,
credenze, sogni e speranze dell'umanità dai tempi più remoti. I personaggi e
le situazioni riflettono l'animismo nella personificazione delle forze della
natura: il Re del mare Nonno Gelo, i prodigiosi esseri che sposano la figlia
del con-tadino, e cioè il Sole, il Vento, la Luna (che presso i popoli slavi
è maschile); elementi animistici si riscontrano anche in figure tipiche
della fiaba russa, come la Baba Jagà, la strega che vive in una casa posta
su una grande zampa di gallina, o il Dragone oppure Kočej l'Immortale (il
Mostro Ossuto): personaggi che compaiono sempre come antagonisti (solo la
Baba Jagà qualche volta aiuta l'eroe). Tracce del passato totemico sono
rivelate dalla presenza di animali-aiutanti, come il lupo grigio, sul quale
cavalca Ivan figlio di re, portando la propria fidanzata, la Principessa
Cigno. Riflessi totemici si avvertono altresì nel diffuso motivo della
trasformazione di uomini in animali (e viceversa). La magia domina in questi
racconti: essa si attua in varie forme, come il malocchio, oppure bevande o
cibi prodigiosi. Grande influenza esercitarono sulle fiabe il culto e la
paura dei morti (in particolare la paura del ritorno dei morti: che è del
resto alla base della credenza nei vampiri, così viva nell'Europa
sud-orientale ma anche in molte zone russe). E' chiaro che l'uomo primitivo,
circondato da una natura misteriosa, sconosciuta, cercava di difendere la
propria vita anche mediante una rete di "protezioni" per ottenere le quali
era necessario dare qualcosa in cambio: onorare la divinità, osservare tabù.
La fiaba spesso presenta il motivo del tabù imposto e poi violato
(coscientemente o inconsciamente dall'eroe). Fra i temi più popolari c'è
quello della fidanzata conquistata dall'eroe dopo mol-te peripezie. Ora
l'eroe sposa la fidanzata, dopo averla liberata dal Dragone (Tre reami), ora
la libera da incantesimi vari, che l'avevano fatta dormire (il tema della
nostra Bella addormentata nel bosco), trasformata in ranocchia, in serpente,
in cigno, in topo (questo soggetto stato mirabilmente elaborato da Pukin
nella sua Fiaba della reginotta morta). Altre volte l'eroe rapisce la
fidanzata per mezzo di un vascello volante. L'eroe delle fiabe russe si
chiama molto spesso Ivan, più raramente troviamo Vasilij ed Emelja. Tipico
esempio è la fiaba di Ivan lo stolto: dapprima Ivan ci viene rappresentato
come un giovane di scarse capacità, debole e schernito da tutti (di solito è
l'ultimo di tre fratelli, e i due maggiori sono bravi in tutto). Così Ivan è
lasciato senza eredità; nessuno tiene conto di lui, perchè tanto da lui non
ci si può aspettare niente di buono. Ma viene il giorno in cui il ragazzo
manifesta le sue vere capacità: risulta che Ivan non è stupido, ma ingenuo e
fiducioso; non è debole o vigliacco, solo non sa come usare la sua forza.
Inoltre è disinteressato, umano e pietoso verso gli uomini e gli animali; la
pietà verso gli animali è importante, perchè essi hanno fiducia in lui e
quando è necessario lo aiutano in tutti i modi, servendosi delle loro
capacità e dei loro poteri. Tra le eroine, oltre al tipo più antico, che
compare anche nelle biline, come Marja Morevna, troviamo le rappresentanti
della bellezza e saggezza, come Vasilisa la Saggia, Elena la Bella, oltre a
uno stuolo infinito di reginotte. Animali di ogni genere aiutano l'eroe o
l'eroina: il lupo grigio, la scrofa Setola d'oro, l'uccello Nogaj, il
luccio, il pesce d'oro (che soddisfa i desideri del fortunato pescatore).
L'eroe trova anche "oggetti magici" che lo aiutano, come radici, tovaglie
che approntano pranzi ricchissimi, chitarre che suonano da sole e operano
magie, stivali che camminano da soli (gli stivali delle sette leghe del
nostro celebre Gatto); altri oggetti hanno il potere di trasformare l'eroe
(il cappello che rende invisibili, l'acqua viva e l'acqua morta, l'erba del
sonno); altri oggetti ancora si trasformano, come il pettine che diventa
bosco (per impedire od ostacolare l'inseguimento dell'eroe da parte di un
mostro), l'asciugamano che si trasforma in fiume ecc. Il mondo delle fiabe
russo è inoltre popolato da esseri o cose fantastiche come l'Uccello di
fuoco, le Mele d'oro, gli Alberi che cantano. Larga parte è lasciata,
naturalmente, alle forze ostili, ai mostri e agli esseri malvagi, che si
oppongono, quali creature delle tenebre, al mondo luminoso dell'eroe. Il più
interessante personaggio di questa categoria è la già ricordata Baba Jagà.
La Baba Jagà rapisce i bambini, per mangiarseli e minaccia spesso di
divorare gli uomini (la sua casa all'interno è tutta tappezzata di ossa
umane); questa casa è sostenuta, come s'è detto, da una zampa di gallina,
ossuta, simbolo secondo alcuni del corno lunare, secondo altri della
carestia e dell'inverno. La Baba Jagà vola, allo stesso modo del Dragone e
di Kočej. Tuttavia non è sempre ostile all'eroe o all'eroina: se l'eroe le
si rivolge gentilmente e le manifesta rispetto, viene da lei aiutato.
Naturalmente la Baba Jagà è una strega capace di trasformare gli esseri
umani in animali e di esercitare il proprio dominio su tutti gli animali
della foresta. Secondo qualche interprete la casa alta, posta sulla zampa di
gallina della Baba Jagà sarebbe un ricordo del tempo in cui in Eurasia i
morti venivano posti su piattaforme di legno sistemate sopra gli alberi
(come tuttora accade in certe zone dell'Africa). Ancora in tempo matriarcale
la progenitrice di un clan era ritenuta una maga potente, in grado di
dirigere, aiutare o danneggiare i suoi discendenti anche dal regno dei
morti. Naturalmente, col passare dei secoli, la Baba Jagà assunse caratteri
nuovi: così, per esempio, l'arredamento della sua casa si adeguò (nelle
fiabe troviamo che la Baba Jagà possiede una stufa). Ecco a mo' di esempio
la trama di una tipica fiaba russa: un re e una regina hanno tre figli. Il
re manda i figli a cercare la sua giovinezza. I figli si mettono in cammino
e arrivano a una colonna che mette capo a tre strade. Leggono sulla colonna:
"Chi prende la strada di destra sarà sazio e il suo cavallo affamato; chi
prende la strada di sinistra, sarà affamato e il suo cavallo sazio; chi
prende la strada di centro, non sarà vivo". Il maggiore va a destra, il
secondo a sinistra e l'ultimo fratello deve prendere la strada di centro.
Cammina, cammina arriva alla casa della Baba Jagà, alla quale si rivolge con
cortesia; la Baba Jagà non lo può però aiutare, perchè non sa dove si trovi
la giovinezza, e lo manda da un'altra Baba Jagà, sua sorella maggiore.
Questa gli rivela che, in un reame lontano, vive in un palazzo incantato la
Vergine Regina che possiede un flaconcino nel quale si trova l'acqua della
vita. La Baba Jagà raccomanda però al giovanotto di lasciar stare la
ragazza. Il giovane zarevič fa tutto secondo le istruzioni, però, vista la
bellezza della Vergine Regina, non resiste alla tentazione. Poi prende
l'acqua di vita e corre via al galoppo sul cavallo veloce donatogli dalla
Baba Jagà. La Vergine Regina lo insegue per punirlo, ma non ci riesce,
perchè il baldo giovane con un salto varca il canale che segnava il confine
del regno magico. Allora la ragazza meravigliosa gli grida: "Aspettami, fra
tre anni verrò a trovarti con un vascello!". Il giovane capisce che la
ragazza è innamorata di lui e non sta in sè dalla gioia. Arriva senza
accorgersi alla colonna e prende la strada di sinistra: incontra il secondo
fratello, insieme vanno a cercare il maggiore e lo trovano sotto una tenda.
Il minore racconta tutta la sua vicenda e fa vedere l'acqua di vita. Poi,
stanco, si addormenta. Allora i due fratelli maggiori lo uccidono e lo fanno
a pezzettini. Poi tornano dal padre con l'acqua della vita. Arriva l'Uccello
di fuoco, vede e riunisce tutti i pezzetti, con l'acqua morta li mette
insieme e li unisce, con l'acqua viva fa risuscitare il giovane zarevič al
quale sembra di svegliarsi da un lungo sonno. Anche lo zarevič torna dal
padre, il quale non crede alla sua versione e lo tratta male. Ma dopo tre
anni arriva la Regina del reame magico con due bambini: questi riconoscono
nello zarevič il loro padre e tutti vanno dal re a raccontare come sono
andate effettivamente le cose. Lo zar scaccia i due fratelli maggiori e gli
altri vivono insieme tutti contenti". |