Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900)



Nietzsche è autore di una radicale svolta nella storia della filosofia: egli rifiuta l'uso del concetto e nega valore al pensiero razionale. L'intera storia dell'Occidente è cosi rifiutata come decadenza nichilistica. Al culmine di questa decadenza si prepara, secondo Nietzsche, un nuovo soggetto - il superuomo - che, libero dal peso del passato, è in grado di accettare la vita in tutta la sua tragica bellezza.


La crisi della Ragione

Il pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) rappresenta un momento di rottura nella storia della filosofa.
Nietzsche (1844-1900) bolla come nichilistico l'intero pensiero occidentale, e si scaglia con violenza contro l suo padre fondatore, Socrate, colpevole di aver incatenato la vita alla religione del concetto e ai valori morali. Di conseguenza Nietzsche rivaluta il pensiero presocratico, inaugurando una tendenza tiplca della filosofia contemporanea, ed elabora un pensiero che non procede per deduzioni razionali attraverso l'uso di concetti: nelle opere di Nietzsche compaiono piuttosto delle "figure' (il superuomo) o improvvise folgorazioni (l'eterno ritorno), che Nietzsche si limita ad affermare, senza alcuna pretesa dimostrativa. È del resto una pretesa dei pensiero razionale che le cose debbano avere un senso univoco e oggettivo, che si esprimerebbe attraverso il concetto: per Nietzsche, al contrario, non bisogna cercare il senso nelle cose, bensi "piantarvelo dentro". Particolare è altresì lo stile nietzscheano, che rifiuta le forme del saggio e del trattato, per esprimersi attraverso aforismi, enigmi e poemi in prosa.
Il pensiero di Nietzsche la cui interpretazione è tutt'oggi controversa è, assieme a quello di Schopenhauer e Kierkegaard, la spia di una profonda crisi della Ragione che inizia nella seconda metà dell'Ottocento, e che mette progressivamente in discussione molte delle certezze elaborate dal pensiero filosofico.


L'evoluzione del pensiero di Nietzsche

Il pensiero di Nietzsche si sviluppa entro un arco di tempo relativamente breve: fra i suoi primi saggi (1871-1874) e la follia corrono poco meno di vent'anni. Entro questo lasso di tempo si possono distinguere tre fasi, la cui definizione pone qualche problema. La prima va dai primi saggi alla pubblicazione della Nascita detta tragedia (1876) ed e segnata dall'attenzione verso la filosofia presocratica. In questi anni Nietzsche è influenzato dal pensiero di Schopenhauer e dalla musica di Wagner. La seconda fase è quella del cosiddetto "illuminismo nietzscheano": allontanatosi da Schopenhauer e Wagner, Nietzsche si ispira piuttosto all'eclettismo degli illuministi francesi, in particolare a Voltaire; in questi anni Nietzsche inizia a praticare lo stile aforistico. Fra li 1878 e il 1882 Nietzsche pubblica Umano, troppo umano, Aurora e La gaia scienza. In quest'ultima opera compaiono
due temi decisivi del Nietzsche maturo: la "morte di Dio" e "l'eterno ritorno", e nell'ultimo aforisma appare per la prima volta Zarathustra. Questo stesso aforisma quasi a voler rimarcare la continuità con l'opera precedente è posto da Nietzsche in principio del successivo Così parlò Zarathustra (1883-1884) che deve forse essere considerata l'apice del periodo illuministico, piuttosto che l'inizio del periodo conclusivo. A sostegno di questa tesi si può osservare che Zarathustra è un'opera costruttiva e propositiva, mentre le opere successive assumono un netto carattere "distruttivo". La terza fase va da Zarathustra alla follia, che esplode negli ultimi giorni del 1888. Dopo aver esposto la sua pars costruens, Nietzsche si dedica alla pars destruens. La sua "filosofia a colpi di martello" ha per scopo principale la demistificazione della morale occioentale (Genealogia della morale, Al di là del bene e del male) e culmina con un violento attacco al cristianesimo (L'Anticristo).
Uno dei saggi giovanili ci Nietzsche, Su verità e menzogna dal punto di vista extramorale, contiene la chiave di tutto il suo pensiero, vale a dire la critica del concetto di verità oggettiva. Nella critica, svolta da Nietzsche con un metodo che sembra anticipare la critica neopositivistica del Novecento, è fondamentale il riferimento a Hobbes. È infatti nell'ambito del patto con il quale gli uomini escono dallo stato di natura che è stato fissato-- mediante "una designazione uniformemente valida e vincolante" ciò che "in seguito dovrà essere ia verità", dunque attraverso una designazione convenzionale e atbitraria, a garanzia della quale è posta "la legislazione del linguaggio". Ma lo stesso linguaggio riposa sulla convenzione e sull'arbitrio: arbitrario è infatti l'accordo tramite il quale le cose vengono designate con i nomi, senza alcun riferimento, a una qualche verità in sé delle cose.
E ancor più arbitraria è la formazione dei concetti, ottenuta attraverso generalizzazioni che escludono ogni elemento di differenza, cioè ogni realtà e individualità, per formare un'astratta generalizzazione che non corrisponde ad alcunchè di vivo e reale. Sono queste astrazioni, tuttavia, che assumono il ruolo di concetti: tramite loro la cruda realtà delle cose è soppiantata da vuote parole, che danno origine ai precetti morali e a una arbitraria razionalizzazione del mondo.


L'interpretazione della tragedia greca

Nietzsche rimprovera a Socrate l'invenzione del concetto e gli attribuisce anche una diretta influenza sulla riforma, in senso razionalistico, della tragedia greca operata da Euripide. Secondo Nietzsche (ma è una tesi molto controversa), la tragedia greca scaturisce dai riti dionisiaci: è l'evoluzione della danza collettiva con cui culmina il rito. La fusione di musica e movimento, caratteristica della danza dionisiaca, è ancora preservata nel coro, che assume un ruolo chiave nelle prime tragedie ai Eschilo e Sofocle. In tal modo, la tragedia mette originariamente in scena la crudeltà e la tragicità della vita e in essa si confrontano due distinte visioni: quella dionisiaca fondata sul disordine, sola crudeltà e sull'accettazione della vita e quella apollinea, basata sull'ordine, sulla bella armonia e sulla ragione. Questa forma di rappresentazione è profondamente modificata da Euripide, che introduce profonde innovazioni tecniche. In primo luogo, il coro parla un linguaggio accessibile a tutti gli spettatori, diventando così espressione della pubblica opinione. Inoltre Euripide introduce, accanto al protagonista, il deuteragonista, trasformando la tragedia in una rappresentazione dialettica nella quale si confrontano due personaggi. Infine, l'introduzione del prologo e dell'epilogo toglie ogni incertezza, rendendo cosi la tragedia perfettamente comprensibile. In definitiva, Euripide ha razionalizzato la tragedia, facendo prevalere lo spirito apollineo. La tragedia euripidea è favorita dalla nascita della filosofia socratica, fondata sul concetto: inizia cosi per l'umanità un lungo periodo di decadenza, che dura sino all'Ottocento.



La genealogia della morale

Il tratto caratteristico della decadenza occidentale è l'invenzione della morale, È sintomatico che Nietzsche parli di genealogia dei valori morali, che non hanno alcuno statuto universale o trascendente: al contrario, sono delle creazioni, dei prodotti dell'uomo. La morale, per Nietzsche, è lo strumento con cui i "deboli", cioè coloro che sono incapaci di accettare la tragicità della vita, hanno instillato il senso di colpa nel cuore dei "forti", cioè di coloro che sono capaci di accettare la vita per ciò ch'essa realmente è. Ogni morale è dunque prodotta dagli schiavi, che, attraverso il risentimento il cardine di tutte le morali hanno rovesciato la propria condizione asservendo gli uomini a un mondo creato dalla mentalità razionale: incapaci di dire sì alla vita reale, gli uomini si sono rifugiati in un mondo fittizio, nascondendosi dietro l'illusione dell'esistenza di un mondo "vero", trascendente, che la religione cristiana ha promesso come premio ai virtuosi che praticano la penitenza. La progressiva crisi di questi valori porta alla luce la vera natura di Dio: in realtà, afferma Nietzsche, la questione della possibilità dell'esistenza di Dio dev'essere rovesciata nella domanda su come sia stata possibile la creazione di Dio da parte degli uomini. In ogni
caso, l'epoca in cui Nietzsche vive e l'epoca cella morte di Dio: Dio è morto perchè sono morti quei valori che l'avevano creato, e vanamente gli ultimi uomini, ancora ignari della sua morte, si affannano a cercarlo.

 

F. Nietzsche, Su verità e menzogna dal punto di vista extramorale,
in F. Nietzsche, La filosofia nell'epoca tragica dei Creci e scritti 1870-1873, a cura di M. Montinari e G. Colli, Milano, Adelphi, 1991, pp. 232-233

Soffermiamoci ancora particolarmente sulla formazione dei concetti. Ogni parola diventa senz'altro un concetto, per il fatto che essa non è destinata a servire eventualmente per ricordare l'esperienza primitiva, non ripetuta e perfettamente individualizzata, ma deve adattarsi al tempo stesso a innumerevoli casi più o meno simili, cioè a rigore mai uguali, e quindi a casi semplicemente disuguali. Ogni concetto sorge con l'equiparazione di ciò che non è uguale. Se è certo che una foglia non è mai perfettamente uguale a un'altra, altrettanto certo è che il concetto di foglia si forma mediante un arbitrano lasciar cadere queste differenze individuali, mediante un dimenticare l'elemento discriminante, e suscita poi la rappresentazione che nella natura, all'infuori delle foglie, esiste un qualcosa che è "foglia", quasi una forma primordiale, sul modello della quale sarebbero tessute, disegnate, circoscritte, colorate, increspate, dipinte ma da mani maldestre tutte le foglie, in modo tale che nessun esemplare risulterebbe corretto e attendibile in quanto copia fedele della torma originale. Noi chiamiamo un uomo "onesto". Perché costui si è comportato oggi così onestamente? domandiamo. La nostra risposta è di solito: a causa della sua onestà. L'onestà! Ciò significa nuovamente: la foglia è la causa delle foglie.



La critica della storia

Urta costante del pensiero di Nietzsche è il rifiuto del predominante sentire storicistico del suo tempo e la convinzione che la storia sia qualcosa da cui la vita deve liberarsi. L'avversione d Nietzsche verso la "malattia storica" del suo tempo si manifesta nello scritto Sull'utilità e il danno della storia per la vita (1874), che lo stesso Nietzsche definisce "una protesta contro l'educazione storica della gioventù".
Nietzsche distingue tre diverse specie di storia: monumentale, antiquaria e critica. Ciascuna di queste specie può apportare benefici o danni, a seconda che sia posta al servizio della vita, o che pretenda ai porte la vita al suo servizio. La storia monumentale può fornire esempi che mostrane all'uomo la possibilità di realizzare nuovi monumenti nel futuro, ma può anche schiacciare l'uomo sotto il peso del passato, appiattendo l'intera storia. La storia antiquaria può insegnare l'importanza di ciò che è trascorso, ma può anche indurre l'uomo a limitarsi alla venerazione delle cose perdute, distogliendo cosi il suo sguardo dalle cose presenti e future. Per Nietzsche è fondamentale che, accanto a queste due specie, l'uomo ponga un terzo modo di concepire la storia, quello critico: in quest'ottica, il passato dev'essere considerato criticamente, processato e condannato in favore della vita che richiede la costruzione del futuro. Ma anche l'eccesso di senso critico può nuocere, qualora si recidano le radici stesse del passato, rimuovendo il fatto che da esso noi comunque discendiamo.
Cosa determina l'uso positivo della storia? II porre i tre modi di intendere la storia al servizio dell'attimo presente sul quale l'uomo deve costruire il proprio futuro. In tal modo Nietzsche già si allontana dalla tradizionale visione del tempo come continuità, poiché l'istante non è concepito come ciò che unisce il passato al futuro, bensì come ciò che, separandoli, ne determina criticamente il ruolo. L'uomo deve dunque assumere l'attimo come decisione sul tempo: il tema dell'eterno ritorno è già prefigurato.



L'eterno ritorno

L'"eterno ritorno" è il tema centrale del Nietzsche maturo. Il tempo, secondo Nietzsche, non dev'essere concepito come successione lineare, ma come circolarità: ogni istante, ogni singolo evento della nostra vita eternamente ritorna infinite volte. In tal modo, l'istante assume un peso straordinario: poiché ogni decisione si ripercuoterà infinite volte sulla vita dell'uomo, l'attimo della decisione diventa importante quanto l'intero corso del tempo. Ma il peso di questa responsabilità può schiacciare l'uomo; questo pericolo è rappresentato in Zarathustra da un nano che salta sulle spalle di Zarathustra, appesantendolo col suo "spirito di gravità". Non basta dunque accettare l'eterno ritorno, bisogna volerlo: l'insopportabile macigno del "cosi fu" è una orribile casualità, finché la volontà, che si assume il rischio della decisione, non è capace di pensare il peso del passato nella forma del "così volli che fosse". Solo accettando il rischio del"eterna ripetizione di ciò che scaturisce dalla volontà l'uomo si libera dal peso del passato: la vita è pienamente accettata solo quando la volontà che decide accetta senza remore morali l'eterna ripetizione di ogni singolo istante del passato.
Il senso dell'eterno ritorno è dunque regolativo, piuttosto che teoretico. Nietzsche non dimostra perché il tempo debba essere inteso come circolare: invita piuttosto ad accettare il senso che l'eterna ripetizione assume per chi si fa artefice della propria esistenza. Ma un tale soggetto è ancora un "uomo"?



II superuomo

"L'uomo è una corda tesa fra la bestia e il superuomo" proclama Nietzsche per bocca di Zarathustra "l'uomo è qualcosa che dev'essere superato". Il superuomo esprime questo superamento affermandosi come il punto di arrivo di quel processo di rovesciamento della metafisica: alla presa di coscienza della caducità di tutti i valori, che si manifesta come pessimismo e come "nichilismo passivo", deve succedere il "nichilismo attivo", la trasvalutazione di tutti i valori. Il superuomo è il protagonista di questa trasvalstazione: è il soggetto che finalmente dice sì alla vita.
Nella figura dei superuomo si sovrappongono diversi piani di significato, che lo stesso Nietzsche volutamente moltiplica. Se ne possono privilegiare due, che esprimono due diverse sfaccettature del superuomo. Nella prima, il superuomo è il punto di arrivo di una triplice metamorfosi dello spirito. Dapprima compare il cammello (Io spirito appesantito dal peso della morale), poi il cammello si tramuta in leone che Nietzsche intende come liberazione dalle catene della morale, come il recupero della "fedeltà al senso della terra". Ma questa libertà e solamente negativa, è una "libertà da"; a essa deve succedere la libertà positiva, la "libertà di": il leone deve tramutarsi nel fanciullo che vive la vita come un eterno giocare.
Ma il superuomo è anche punto di arrivo di un rovesciamento della filosofia classica che da Platone a Kant ha inventato la "favola" dell'esistenza d un mondo "vero", rispetto al quale il nostro mondo sarebbe un mondo apparente. La critica ottocentesca, avviata da Schopenhauer e conclusa dallo stesso Nietzsche, ha "tolto di mezzo" il mondo vero, ne ha cancellato la pretesa di verità e lo ha mostrato come un mero errore: nella luce del mezzogiorno l'uomo, giunto al suo apogeo, può finalmente tramontare, e lasciare il posto al superuomo.

 

F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra,
a cura di M. Montanari e G. Colli, Milano, Adelphi, 1976, (Prologo di Zarathustra, 4), p. 9

L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, un cavo al di sopra di un abisso.
Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi.
La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto.
lo amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione.
lo amo gli uomini del grande disprezzo, perché essi sono anche gli uomini della grande venerazione e frecce che anelano all'altra riva. lo amo coloro che non aspettano di trovare una ragione dietro le stelle per tramontare e offrirsi in sacrificio: bensì si sacrificano alla terra, perché un giorno la terra sia del superuomo.
lo amo colui che vive per la conoscenza e vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo. E così egli vuole il proprio tramonto.


 

UMANO, TROPPO UMANO - AURORA

NIETZSCHE

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