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La celebre raccolta di fiabe popolari, più dieci "leggende per bambini" di
tema religioso, comparve in due volumi, il primo pubblicato nel 1812 e il
secondo nel 1815: ebbero sette edizioni durante la vita dei Grimm, e il
numero delle fiabe, con i successivi ampliamenti, giunse a 200.
Nel 1822 uscì un terzo volume, un commento alle fiabe a opera di Wilhelm.
L'idea di registrare e pubblicare quanto la tradizione popolare aveva
tramandato era venuta ai Grimm da due giovani poeti romantici, Achim von
Arnim e Clemens Brentano, che con la raccolta di canti popolari Il Corno
meraviglioso del fanciullo avevano inteso dare al popolo un testo educativo.
Ma a differenza dell'Arnim e del Brentano, i Grimm riportavano fedelmente
quanto la tradizione aveva tramandato, senza abbellimenti nè ritocchi. Fra
gli "autori" può così essere annoverata anche Katherina Viehmann, contadina
di un villaggio vicino a Cassel. Non tutte le fiabe vennero però trasferite
dalla voce diretta dei contadini, ma anche da amici e familiari: le figlie
del farmacista di Cassel, Wild (una delle quali, Dortchen, divenne poi
moglie di Wilhelm) ; le due cognate d'una sorella dei Grimm, che venivano da
Hanau; una nobile e numerosa famiglia della Westfalia. Altro materiale fu
tratto da manoscritti medievali, libretti popolari e testi religiosi del
tempo di Lutero. Lo spirito che animava il lavoro dei due fratelli era lo
spirito "nazional-popolare", caratteristico dell'epoca in cui la Germania,
occupata dalle truppe napoleoniche, si apprestava alla riscossa nazionale, e
forte si faceva quindi la coscienza patriottica. Varia è la tematica di
queste fiabe che, nella loro fissità atemporale e in un coro polifonico in
cui si mischiano personaggi del villaggio e della foresta, streghe, maghi e
apparizioni angeliche, feudalesimo e preistoria, voci buffe e solenni, ci
descrivono un mondo dalle inesauribili e imprevedibili varianti. Ci sono le
fiabe di giganti e di nani, di foreste e di incantesimi, di animali magici e
di animali parlanti; fiabe di gente in gamba, di furbi e di sciocchi; fiabe
di mistero e di paura; fiabe del diavolo, del vivere, del morire e
dell'aldilà; e poi le fiabe più famose come Cappuccetto Rosso, Hansel e
Gretel, Biancaneve, Cenerentola, Rosaspina , Pollicino, Fratellino e
sorellina. I Grimm pensarono subito alle Fiabe anche come libro per
l'infanzia: esso venne dedicato a Bettina von Arnim per il suo figlioletto.
Appena Goethe l'ebbe letto, scrisse a Carlotte von Stein che il libro era
stato fatto "per rendere felici i bambini". Esso divenne ben presto il libro
su cui, per generazioni, si formarono i bambini tedeschi. E quando prese
forma una produzione letteraria per l'infanzia, i volumi dei Grimm
diventarono la fonte d'innumerevoli traduzioni, scelte e adattamenti in
tutte le lingue: adattamenti motivati dal fatto che i Grimm furono accusati
di aver scritto fiabe truci, paurose e barbariche, o rozze e illogiche; e
molti redattori preferirono dare maggior risalto ai toni sentimentali e alla
morale pratica che le storie contenevano. Ma il carattere scientifico della
raccolta, che aprì la strada alla filologia e al folklore tedeschi moderni,
diede luogo a una polemica con il Brentano e con l'Arnim.
I due poeti trovarono disadorna e povera la redazione di queste fiabe, dal
momento che non distinguevano fra poesia popolare e poesia artistica. I
Grimm, invece, credevano che la seconda non potesse che sforzarsi di
assomigliare alla prima, che essi consideravano derivata dai grandi temi
epici della mitologia germanica, come la saga dei Nibelunghi. In seguito,
poi, gli antropologi e gli etnologi cercarono di risalire dalle deformazioni
romantiche ai motivi primitivi che vi erano sepolti, ai particolari
misteriosi che rimandavano a riti o miti dimenticati. |