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DALL’ANTICHITÀ AL MEDIOEVO
Nelle prime fasi della storia dell’uomo, le guerre si manifestarono tra
gruppi sociali che perseguivano obiettivi diversi e contrastanti, di norma
legati al territorio e alle sue risorse; condotte con strumenti e strategie
primordiali, erano essenzialmente mirate a scacciare il gruppo rivale dal
territorio conteso e a stabilirvi il controllo. Un importante cambiamento
nel modo di attrezzarsi alla guerra e nella definizione degli obiettivi si
ebbe con l’apparizione delle città-stato. A partire dal Medioevo si fece
strada la riflessione sulla legittimità della guerra.
Comparsa degli eserciti
I primi eserciti della storia comparvero in Medio Oriente, nella cosiddetta
“mezzaluna fertile” (la regione che si estende dal Golfo Persico al
Mediterraneo), nel IV millennio a.C. I più potenti eserciti del vicino
oriente furono quello assiro e successivamente quello persiano. Entrambi
schieravano in campo cavalieri, fanti e arcieri. L’introduzione del carro da
guerra nel 1800 a.C. condusse a una rivoluzione nell’arte militare. Le
città-stato greche utilizzavano una fanteria dotata di armamento pesante
(scudo, lancia, spada) e organizzata in schiere serrate, le falangi,
efficaci nell’urto frontale ma difficili da manovrare. Alessandro Magno
impiegò le falangi, la fanteria leggera e la cavalleria in una potente forza
d’attacco e nel giro di pochi anni distrusse l’esercito persiano, creando il
più grande impero fino allora esistito.

Vessillo
romano
La ricostruzione di un vessillo romano, uno dei primi esempi di bandiera,
che rappresenta una particolare legione dell'esercito romano.
Sul vessillo, che veniva portato da un soldato a cavallo, apparivano le
insegne della legione.
I romani superarono largamente i loro predecessori nell’arte della guerra. I
fanti delle legioni dell’impero romano disponevano di un armamento ridotto
(scudo, gladio, giavellotto) ed erano suddivisi in tre schiere (hastati,
principes, triarii) dai compiti diversi (primo assalto, sostegno, rinforzo).
Perfettamente addestrate, disciplinate e in grado di compiere lunghe marce
di trasferimento, le legioni romane estesero il dominio di Roma sull’Europa
e sul bacino del Mediterraneo, conservandolo fino al V secolo d.C., quando
l’impero romano d’Occidente cedette sotto l’urto di successive invasioni
barbariche.

Battaglia
contro gli uzbeki
Nel XVI secolo la dinastia dei Safavidi unificò la Persia dopo secoli di
dominazione straniera, impose la fede sciita quale religione ufficiale e
diede grande impulso alla cultura.
Il fondatore della dinastia, Ismail I, guidò la ribellione contro i
turcomanni e si proclamò imam, cioè discendente di Alì, genero di Maometto.
Ismail condusse numerose campagne militari contro l'impero ottomano e le
potenze dell'Asia centrale, divenendo per gli sciiti una figura semidivina.
Questo affresco del XVII secolo lo ritrae durante una battaglia contro gli
uzbeki.
L’Europa fu in parte riunificata solo nell’VIII secolo d.C. sotto l’impero
carolingio. Risale a quel periodo l’adozione delle staffe, che consentivano
ai guerrieri di brandire più saldamente spada e lancia contro il nemico.
Dalla caduta dell’impero romano, anche l’arte militare aveva subito una
battuta d’arresto, mentre in Oriente i bizantini avevano sviluppato
sofisticate tattiche e sperimentato efficacemente l’impiego di arcieri a
cavallo.

Armi
medievali
Continuamente minacciati dalle invasioni straniere, in epoca medievale gli
europei ebbero modo di perfezionare armi sempre più efficienti.
I soldati a cavallo si spostavano rapidamente sul campo di battaglia
combattendo con asce, picche, lance e spade a doppio filo più lunghe di
quelle utilizzate dai soldati a piedi.
Nel Medioevo la fanteria subì il predominio della cavalleria, la cui
capacità offensiva venne tuttavia presto contenuta dall’introduzione di
nuove armi. Durante la guerra dei Cent’anni (1337-1453) gli inglesi
impiegarono infatti con successo l’arco lungo e nello stesso periodo la
fanteria leggera venne munita di balestre, meno rapide degli archi ma più
potenti e con una gittata maggiore.
La “guerra giusta”
Nella Grecia antica e nell’impero romano prevaleva l’idea che fosse compito
dei popoli evoluti sottomettere, con ogni mezzo, i popoli barbari,
considerati inferiori. In questa visione il nemico era privo di ogni
diritto; i popoli vinti potevano legittimamente essere spogliati di tutto e
asserviti.
Nei secoli successivi si sviluppò una profonda riflessione etica e
filosofica sulla liceità della guerra, soprattutto tra ebrei e cristiani.
Per molto tempo, questi ultimi considerarono illecita la guerra, poiché
contraria al principio dell’amore universale tra gli uomini. In seguito,
prima con Agostino e poi con Tommaso d’Aquino, in ambito cristiano si
precisò invece la distinzione tra guerra illecita e “guerra giusta”; questa
rispondeva a precise condizioni: essa non solo doveva rispondere a una
“giusta causa” ed essere guidata dalle “giuste intenzioni” di imporre ordine
e giustizia (e quindi non motivata da scopi economici o di dominio
politico), ma doveva anche essere promossa da un’autorità sovrana
riconosciuta (“giusto titolo”).
Nel Medioevo venne introdotta una distinzione tra conflitti armati
“privati”, combattuti ad esempio tra feudatari, e guerre tra stati. Sotto
l’influenza della Chiesa, venne elaborato un codice di cavalleria rivolto
soprattutto a tutelare la popolazione civile e a garantire i diritti dei
vinti. Queste regole non si applicavano di solito agli “infedeli”, contro i
quali vennero lanciate diverse crociate. Dal XIV secolo, le regole in
precedenza stabilite vennero travolte dalla comparsa nei conflitti di altri
protagonisti, i condottieri e le compagnie di ventura, che ignoravano i
codici della cavalleria; peraltro, la distinzione tra soldati e popolazione
civile venne resa molto ardua dall’esplosione di violentissime guerre di
religione.
VERSO LA GUERRA MODERNA
L’introduzione di nuove tecnologie e di nuove strategie militari coincise
con un’evoluzione del concetto di guerra, ormai considerata come un atto
politico rispondente a una logica di relazioni internazionali basata sulla
potenza e sull’equilibrio.

Armatura del
XVI secolo
Il re polacco Sigismondo Augusto II indossò questa armatura nel XVI secolo.
Tale sistema di protezione, che come vediamo veniva esteso anche alla
cavalcatura, era costruita in modo da essere abbastanza flessibile,
ma risultava comunque piuttosto pesante: un soldato che la vestisse aveva
bisogno di aiuto per montare in sella.
Nel Tardo Medioevo si cominciarono a realizzare armature completamente
corazzate, che fornivano maggiore protezione in battaglia.
Sviluppo degli eserciti e delle strategie militari
Ancora più decisiva per il ridimensionamento del ruolo dei soldati a cavallo
fu l’introduzione della polvere da sparo, utilizzata prima con le armi
pesanti – bombarde e cannoni – e in seguito con le armi portatili a canna
liscia e ad avancarica, come gli archibugi nel XV secolo e in quello
successivo i più veloci ed efficaci moschetti, che resero definitivamente
obsolete le balestre.

Battaglia di
Azincourt
L'illustrazione mostra la lotta corpo a corpo che caratterizzò, al suo
culmine, la battaglia di Azincourt, combattuta tra francesi e inglesi nel
1415.
Insieme alla polvere da sparo, nel XVI secolo andò diffondendosi fra gli
stati europei il ricorso alle truppe mercenarie. Spesso ben organizzate e
armate, queste non erano tuttavia vincolate al committente se non da un
patto economico e risultavano così poco affidabili; assoldate peraltro con
contratti per lo più di breve durata, non consentivano campagne militari
prolungate.
La rivoluzione di Gustavo II Adolfo di Svezia

Gustavo II
Adolfo
Re di Svezia, Gustavo Adolfo conquistò fama di grande generale nella guerra
dei Trent'anni,
quando fu a capo delle forze protestanti. Per il suo valore ottenne
l'appellativo di "Leone del Nord".
Durante la guerra dei Trent’anni (1618-1648), Gustavo II Adolfo di Svezia
rivoluzionò le tecniche belliche dividendo la sua fanteria in unità minori,
disposte su linee parallele, in grado di generare un fuoco ininterrotto,
grazie all’utilizzo di armi più moderne che permettevano una cadenza di tiro
più elevata e al rapido avvicendamento delle linee di moschettieri. Questa
tecnica di combattimento necessitava di un buon addestramento; essa imponeva
ai soldati di marciare al passo, ordinatamente, e di caricare e fare fuoco a
comando. Venivano ancora utilizzati i soldati mercenari, ingaggiati però per
periodi più lunghi e sottoposti a una severa disciplina per scoraggiare le
diserzioni.
Il predominio della Prussia
Nel XVIII secolo la potenza di fuoco della fanteria fu accresciuta da
ulteriori innovazioni, come la definitiva diffusione del meccanismo a pietra
focaia e l’introduzione della cartuccia, che riuniva polvere di lancio e
innesco.
Nella guerra dei Sette anni (1756-1763) la fanteria prussiana di Federico II,
disciplinata ed efficiente grazie al ferreo addestramento, dominò i campi di
battaglia contro nemici numericamente superiori.
La Rivoluzione francese e Napoleone

Soldati
francesi, secolo XVIII
L'esercito francese del XVIII secolo, con i suoi 500.000 uomini, fu uno dei
più grandi e potenti fra quelli attivi in Europa.
In quel periodo gli eserciti del continente iniziarono a utilizzare nuove
armi: vennero dotati, per esempio, di baionette inastate sui moschetti.
Altre importanti innovazioni furono introdotte, verso la fine del secolo,
dall’esercito francese, reclutato sulla base della coscrizione obbligatoria
e fortemente attraversato dagli ideali della rivoluzione. Le forze francesi,
organizzate in divisioni, adottarono la formazione in ordine misto (parte
delle truppe in colonna e parte in linea) che conferiva loro maggiore
manovrabilità.

Wilson:
Battaglia di Trafalgar
La battaglia navale di Trafalgar in un dipinto di Jack Wilson. Nel 1805 le
navi da guerra britanniche sconfissero le flotte alleate francesi e spagnole
al largo di Capo Trafalgar.
Con questa vittoria la marina britannica stabilì una supremazia navale che,
con l'eccezione di alcuni scontri con i francesi durante le guerre
napoleoniche,
durò ininterrotta per più di un secolo.
Napoleone Bonaparte, tra la fine del XVIII e i primi anni del XIX secolo,
trasformò questa forza rivoluzionaria in un potente esercito, organizzato in
corpi d’armata, ripartiti a loro volta in divisioni, brigate, reggimenti e
battaglioni. I corpi d’armata erano unità autosufficienti, dotati di
cavalleria, artiglieria, fanteria e pienamente in grado di far fronte al
nemico. La rapidità di schieramento, la mobilità tattica e l’abile utilizzo
dell’artiglieria spiegano in buona parte le brillanti vittorie ottenute dai
francesi sulle altre potenze europee prima della definitiva sconfitta di
Napoleone nel 1815.
Una nuova idea di guerra
La pace di Vestfalia, che nel 1648 pose fine alle guerre di stampo
religioso, segnò un importante svolta nella storia delle relazioni
internazionali. La politica estera degli stati era ormai dettata
dall’esigenza di pervenire a un equilibrio compatibile con gli interessi di
ciascuna nazione. Non avendo più come finalità la ricerca della giustizia o
l’affermazione della fede (il pensiero politico, soprattutto grazie a
Niccolò Machiavelli, si era affrancato dalla morale religiosa), il ricorso
alla guerra era ritenuto essenziale alla difesa dell’interesse nazionale e
al mantenimento (o alla modifica) dell’ordine internazionale.
Concludendo la sua analisi sulla rivoluzione francese e sulle guerre
napoleoniche, Clausewitz affermò che “la guerra è una continuazione della
politica con altri mezzi”. La guerra era ormai del tutto subordinata alla
politica e quindi all’interesse degli stati; se il suo scopo era quello di
rendere inoffensivo il nemico, il suo fine politico consisteva nel produrre
un nuovo equilibrio tra gli stati e quindi una situazione di pace. Per
Clausewitz, la diplomazia e la guerra costituivano due aspetti di una stessa
azione politica.
LA “GUERRA TOTALE”
Con l’entrata in scena di intere nazioni in armi, il conflitto moderno prese
la strada della “guerra totale”. Nel contempo, i tentativi di costituire
delle istituzioni internazionali, basate su valori condivisi, portò alla
codificazione di precise regole di guerra.
Nuove tecnologie al servizio della guerra

Fucile a
canna rigata
Le scanalature della canna rigata imprimono al proiettile un movimento di
rotazione attorno al suo asse.
Tale movimento stabilizza il proiettile e aumenta la gittata e la precisione
del tiro.
Un’autentica rivoluzione nell’organizzazione militare e negli armamenti
avvenne a partire dalla guerra civile americana (1861-1865), il primo
conflitto moderno, in cui la tecnologia e l’apparato di produzione
industriale ebbero un peso decisivo. Il fucile a retrocarica aumentò la
potenza di fuoco e permise ai soldati di sparare da terra, limitando così
l’esposizione al fuoco nemico. Inoltre, sia l’artiglieria sia le armi
portatili furono dotate di canne rigate che ne aumentarono considerevolmente
portata e precisione.

Carro armato
Mark IV
Nato da un adattamento del trattore agricolo a cingoli, il carro armato (in
inglese tank) venne utilizzato per la prima volta dai britannici,
con scarsi risultati, nel 1916, durante la battaglia della Somme. Rafforzato
nella struttura e potenziato nell'armamento, a partire dall'anno successivo
svolse un importante ruolo nella strategia offensiva britannica. Nella foto,
un Mark IV del 1917 risale agevolmente una profonda trincea.
Nella seconda metà del XIX secolo la diffusione del telegrafo e della
ferrovia completarono la rivoluzione. Le vittorie della Prussia nella guerra
austro-prussiana (1866) e in quella franco-prussiana (1870-71) dimostrarono
l’importanza cruciale di un’efficace utilizzazione delle ferrovie e di una
superiore capacità organizzativa.
I continui miglioramenti nella portata e nella precisione delle armi da
fuoco pesanti e portatili furono dapprima interpretati come un rafforzamento
delle capacità offensive degli eserciti. In realtà – come aveva fatto
presagire la guerra di secessione americana e come la prima guerra mondiale
avrebbe ampiamente dimostrato – le nuove armi aumentavano enormemente le
possibilità di difesa.
La prima guerra mondiale

Piano
Schlieffen
Secondo il piano dello stato maggiore tedesco, elaborato dieci anni prima
dal generale Alfred von Schlieffen, la guerra scoppiata nell’estate del 1914
era destinata a svolgersi
in condizioni di estrema mobilità e durare poche settimane, il tempo di
entrare in profondità nel territorio nemico e di distruggere, per mezzo di
potenti offensive, le forze avversarie.
Per realizzare il suo piano la Germania violò la neutralità del Belgio e
aggirò le forze francesi concentrate in Lorena. L’avanzata venne tuttavia
arrestata sulla Marna,
dove l’esercito francese riuscì a concentrarsi in pochi giorni. Fallita la
“guerra lampo”, gli eserciti avversari furono impegnati sul fronte
occidentale in una lunga guerra di logoramento,
che ebbe la trincea come principale protagonista.
Tutte le potenze belligeranti della prima guerra mondiale avevano elaborato
piani per mantenere fin da principio l’iniziativa dell’attacco grazie alla
mobilità conferita alle truppe dal sistema ferroviario. Il capo di stato
maggiore tedesco Helmuth Johannes von Moltke attuò, con parziali modifiche,
il piano predisposto già nel 1905 dal generale Alfred von Schlieffen;
secondo il “piano Schlieffen” l’esercito tedesco, con una fulminea offensiva
attraverso il Belgio e la Francia settentrionale, avrebbe dovuto accerchiare
e annientare le forze francesi per poi concentrare le truppe sul fronte
orientale, contro la Russia. Tuttavia, mentre procedevano verso Parigi, le
truppe germaniche furono bloccate e costrette a ritirarsi sull’Aisne dal
contrattacco francese (prima battaglia della Marna, settembre 1914).

Battaglia di
Passchendaele
Soldati alleati sparsi nella campagna devastata dai colpi di artiglieria,
durante la terza battaglia di Ypres, nota anche come battaglia di
Passchendaele.
Ebbe inizio alla fine di luglio del 1917, con una massiccia offensiva delle
truppe alleate canadesi e britanniche, guidate dal generale Douglas Haig,
contro l'esercito tedesco.
Ostacolate nell'avanzata dalle pessime condizioni del terreno –
trasformatosi per le piogge in un mare di fango – le truppe alleate furono
sottoposte all'incessante fuoco di sbarramento tedesco e ai gas tossici. La
battaglia, che si concluse agli inizi di novembre con l'inutile presa del
villaggio ormai distrutto di Passchendaele, costò la vita a circa 300.000
soldati alleati.
Essa costituì inoltre un'ulteriore prova dell'inadeguatezza della strategia
basata sugli attacchi frontali in un teatro di guerra dominato dalle
fortificazioni e dalle trincee e rimase a lungo nella memoria pacifista,
come simbolo dell'inutilità e della scelleratezza della guerra.
Gli eserciti si attestarono sulle loro posizioni scavando trincee e opere di
difesa lungo due linee parallele che attraversavano trasversalmente tutta la
Francia. Altre trincee si snodarono lungo l’Europa, fino alla pianura
polacca e alle montagne venete e friulane. Fino al 1918, nonostante le
massicce e cruente offensive lanciate dagli eserciti in lotta, i fronti non
subirono sostanziali mutamenti. La prevista guerra di movimento diventò in
realtà guerra di logoramento, con massicce perdite dovute soprattutto
all’intensità di fuoco e al ricorso ad armi di distruzione di massa, come i
gas asfissianti, che sul fronte francese causarono la morte di centinaia di
migliaia di soldati.

Soldati
indiani in Francia
Truppe indiane dell'esercito britannico si addestrano in Francia durante la
prima guerra mondiale.
Nel Novecento, in entrambe le guerre mondiali, tra le file dell'esercito
britannico combatterono molti soldati reclutati nelle colonie.
Durante il conflitto, vennero sperimentate efficacemente nuove armi: il
lanciafiamme, il carro armato, l’aeroplano, il sottomarino.
Nuovi scenari di guerra

Ospedale di
fortuna
Questa drammatica fotografia, scattata in Francia durante la prima guerra
mondiale, ritrae una chiesa distrutta dai bombardamenti la cui navata
centrale è stata trasformata
in una corsia d'ospedale. Nella prima guerra mondiale, l'enorme potenziale
distruttivo raggiunto dalle armi colse impreparati gli stati maggiori e i
governi di tutti i paesi
coinvolti nel conflitto. Centinaia di migliaia di feriti non trovarono cure
adeguate, andando ad aggravare il tragico bilancio della guerra.
Gli enormi cambiamenti sociali, economici, tecnologici avvenuti nel corso
del XIX secolo crearono le condizioni per una drammatica evoluzione della
guerra; lo sviluppo industriale favorì la costruzione di nuove e più potenti
armi, dall’elevatissimo potenziale distruttivo, preparando la strada alla
guerra del XX secolo.
La prima guerra mondiale vide per la prima volta i popoli, nella loro
totalità, chiamati a sostenere lo sforzo bellico. Per la prima volta anche
le economie furono chiamate a trasformarsi in funzione della guerra e gli
interessi economici diventarono obiettivi militari di prim’ordine. La
Germania fu la prima a trasformare la sua economia in economia di guerra; fu
anche la prima, a partire dal 1917, a lanciare una guerra sottomarina contro
le navi mercantili della Gran Bretagna e di altri paesi alleati, ma anche di
paesi neutrali. Nella prima guerra mondiale la distinzione tra obiettivi
militari e civili venne di fatto abolita; le città e le popolazioni furono
colpite dalle artiglierie pesanti al pari delle forze militari schierate sui
fronti.
Il diritto di guerra
Le immani devastazioni della guerra riportarono al centro dell’attenzione la
necessità di stabilire regole di comportamento bellico certe e condivise.
Importanti passi in questa direzione erano stati compiuti già tra la seconda
metà del XIX e i primi anni del XX secolo. Nel 1863 era stata costituita la
Croce rossa internazionale. Le conferenze dell’Aia e di Ginevra svoltesi a
cavallo di XIX e XX secolo avevano stabilito altri fondamentali principi
sulla guerra e sugli armamenti, sui diritti della popolazione civile e dei
prigionieri. Nel 1919 fu costituita la Società delle Nazioni che,
nell’intento dei suoi ispiratori, avrebbe dovuto operare per il mantenimento
della pace attraverso l’arbitrato internazionale. Nel 1928 venne firmato a
Parigi il patto Briand-Kellogg, conosciuto anche con il nome di Trattato per
la rinuncia alla guerra, che introdusse il concetto di guerra come atto
criminale quando compiuto in violazione dei principi condivisi dalla
comunità internazionale.
LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Truppe
tedesche a Colonia
Violando il trattato di Versailles, che imponeva alla Germania forti
limitazioni alla gestione delle sue risorse militari, Hitler ricostruì un
potente esercito
e inviò truppe in Renania e in Austria. A partire dal 1936 occupò
militarmente la Cecoslovacchia e la Polonia;
allo scoppio della seconda guerra mondiale avanzò in Danimarca, in
Lussemburgo, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Norvegia e in Francia.
La seconda guerra mondiale sancì il fallimento degli sforzi diplomatici
avviati nell’immediato primo dopoguerra e il crollo dell’instabile
equilibrio creato dal trattato di Versailles (1919). Inoltre, determinò una
drammatica svolta nell’essenza stessa della guerra, diventata, con la
comparsa della bomba atomica, potenzialmente distruttiva di tutto il
pianeta.
La pace che prepara la guerra

Aerei della
RAF
Il piano di invasione della Gran Bretagna, progettato da Hitler, prevedeva
come primo passo la distruzione della RAF (Royal Air Force);
ma i tedeschi sottovalutarono l'efficacia degli aerei da combattimento
Hurricane e Spitfire. Questi ultimi (un esemplare nella fotografia), veloci
e più maneggevoli degli aerei
della Luftwaffe, furono fra i protagonisti della vittoria britannica nella
battaglia d'Inghilterra.
Il Trattato di Versailles creò una situazione politico-diplomatica
estremamente instabile. Le condizioni di pace imposte alla Germania furono
particolarmente dure e negli anni della tormentata esperienza della
Repubblica di Weimar favorirono la diffusione di sentimenti nazionalisti e
l’ascesa di Adolf Hitler. Dal 1929, la Francia concentrò i propri sforzi
nella preparazione a una lunga guerra difensiva con la costruzione della
linea Maginot, un sistema di fortificazioni che andava dal Lussemburgo al
confine svizzero. Ma intanto l’innovazione tecnologica rendeva sempre più
cruciale il ruolo dell’aeronautica militare e delle comunicazioni, favorite
dalla radio e dal radar.

Dresda nel
1945
Nella fase finale della seconda guerra mondiale, tra il 13 e il 14 febbraio
1945, le aviazioni britannica e statunitense effettuarono un massiccio
bombardamento su Dresda,
una delle più belle città tedesche. All'azione parteciparono 800 aerei della
RAF britannica, che compì l'attacco principale, e svariate decine dell'Air
Force statunitense.
Dresda, affollata di centinaia di migliaia di profughi, fu ridotta in
macerie. L'attacco, in cui circa 135.000 persone furono uccise e centinaia
di migliaia rimasero ferite,
era parte di una strategia basata sui bombardamenti a tappeto.
La seconda guerra mondiale, che scoppiò il 1° settembre 1939 con l’invasione
della Polonia da parte della Germania nazista, rappresentò anche un convulso
confronto di tecnologie. Le vittorie lampo dei tedeschi su Belgio, Olanda e
Francia nella primavera del 1940 furono il risultato di una strategia e di
una tattica militare innovative su avversari meno organizzati. La guerra
lampo lanciata dalla Germania (Blitzkrieg) – consistente in attacchi
massicci e coordinati di carri armati e aviazione prima dell’avanzata della
fanteria – colse gli Alleati di sorpresa. Con l’entrata in guerra
dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, le forze tedesche, a confronto
con le superiori risorse statunitensi e con la tenace resistenza dell’Armata
Rossa, si trovarono in difficoltà. Nonostante i successi tedeschi nel campo
degli aerei a reazione e dei razzi, gli angloamericani si rivelarono
tecnologicamente superiori e le loro truppe ben equipaggiate alla fine
ebbero la meglio.

Effetti della
bomba atomica, Hiroshima
La prima bomba atomica utilizzata per scopi bellici fu sganciata
dall'aviazione statunitense sulla città giapponese di Hiroshima il 6 agosto
1945, durante la seconda guerra mondiale. L'esplosione rase al suolo un'area
di oltre 10 km² e uccise 130.000 persone.
La seconda guerra mondiale fu di una distruttività senza precedenti. Intere
città in Europa (come Coventry e Dresda) e in Asia (come Tokyo, Hiroshima e
Nagasaki) furono rase al suolo, milioni di russi e di tedeschi morirono
nella spietata guerra sul fronte orientale e scomparve ogni distinzione tra
civili e combattenti. La Germania, ridotta a un cumulo di macerie, si arrese
senza condizioni nel maggio 1945; il Giappone firmò la resa il 2 settembre,
dopo che le città di Hiroshima e Nagasaki erano state totalmente distrutte
da armi nucleari.
L’ERA NUCLEARE E LA GUERRA FREDDA
Atterraggio
di un F-14 su una portaerei
L'appontaggio, cioè l'atterraggio degli aeroplani sulla pista di una
portaerei, viene facilitato da un sistema di cavi elastici predisposti
longitudinalmente all'inizio della pista.
Questi cavi vengono intercettati dal gancio d'arresto montato sotto la coda
dell'aereo, facilitando la manovra di frenata.
Gli strateghi militari definirono le armi nucleari ordigni “assoluti”,
ritenendone impossibile l’uso in un contesto strategico razionale.
Cionondimeno, gli Stati Uniti – che per qualche anno ebbero il monopolio di
queste armi – procedettero nella corsa agli armamenti per assicurarsi, in
caso di aggressione, la vittoria finale. Quando anche i sovietici ebbero il
loro arsenale atomico si instaurò quello che venne definito l’“equilibrio
del terrore”, una fase di stallo basata sulla consapevolezza e il timore
degli effetti reciprocamente distruttivi di un’eventuale guerra nucleare.
L’accento si spostò sulla strategia della deterrenza; si riteneva infatti
che il possesso di armamenti nucleari avrebbe scoraggiato qualsiasi
aggressione.

Portaerei
Enterprise
Lq portaerei statunitense Enterprise (CVN-65), impostata al termine degli
anni Cinquanta del Novecento e costata oltre 451 milioni di dollari,
all'epoca dell'entrata in servizio
(25 novembre 1961) era la più grande nave da guerra mai realizzata e la
prima portaerei mossa dalla propulsione nucleare.
Il ponte di volo è lungo oltre 335 metri e largo 76, mentre il peso, con
dislocamento a pieno carico, arriva a circa 90.000 tonnellate.
Attualmente l'Enterprise ospita un'ottantina di velivoli.
Lo sviluppo della cosiddetta Guerra Fredda e la riflessione sulla diffusione
e sulla straordinaria potenza distruttrice delle armi nucleari produsse due
scuole di pensiero: l’una riteneva l’esistenza di armi nucleari sufficiente
a stabilizzare l’equilibrio tra le grandi potenze; l’altra vedeva nella
situazione un momento di stallo da cui era impossibile uscire se non con un
ritorno alla guerra combattuta con le armi convenzionali. Una posizione
intermedia sosteneva che l’uso di “armi nucleari tattiche” avrebbe reso
possibili guerre nucleari limitate nello spazio e nel tempo. La NATO incluse
queste armi nella sua strategia di risposta flessibile, nella speranza di
rendere più credibile il deterrente della minaccia nucleare. Gli strateghi
sovietici, dal canto loro, non esclusero il ricorso alle armi nucleari, che,
peraltro, potenti missili balistici erano ormai in grado di portare a
migliaia di chilometri di distanza, rendendo ardua ogni difesa.

Missile
nucleare lanciato da un sottomarino
L'immenso potenziale distruttivo delle armi nucleari strategiche e la
brevità del tempo disponibile per la risposta, in caso di attacco nucleare,
fanno sì che solo il capo dello stato
di ogni potenza nucleare abbia l'autorità di decidere del loro impiego. I
sottomarini dotati di missili a testata nucleare hanno il vantaggio
dell'occultamento:
il contatto con i comandi militari e il capo dello stato è mantenuto
mediante sistemi di comunicazione molto sofisticati.
Negli anni Sessanta la possibilità di intercettare i missili fece sperare
nella messa a punto di un’efficace difesa antimissile. Questa prospettiva
allarmò coloro che vedevano nella reciproca vulnerabilità la base della
stabilità. Analoghi timori che le forze deterrenti di una potenza nucleare
potessero essere distrutte da un attacco preventivo indussero a compiere
grandi sforzi per garantire un “secondo colpo sicuro”, occultando missili
balistici con testate termonucleari in silos sotterranei corazzati o in
sottomarini atomici. Nei decenni successivi l’intento di preservare la
stabilità internazionale mediante riduzioni concordate degli arsenali
nucleari condusse ai negoziati SALT e START.
Guerre convenzionali nell’era nucleare

Guerra del
Kippur
Posto di blocco militare in Israele durante la guerra del Kippur. Nel 1973,
l'Egitto e la Siria attaccarono Israele con l'obiettivo di tornare in
possesso dei territori arabi
conquistati durante la guerra dei Sei giorni del 1967. L'attacco ebbe luogo
nel giorno dello Yom Kippur, una solenne festa ebraica dedicata al digiuno e
alla preghiera.
Mentre le superpotenze e i loro alleati nucleari, Gran Bretagna, Cina e
Francia, erano alla ricerca di strade diplomatiche rivolte a evitare
l’esplosione di un conflitto nucleare, guerre convenzionali su larga scala
scoppiarono, al di fuori del confronto URSS-USA, tra Israele e gli stati
arabi e tra India e Pakistan.
I due blocchi si affrontarono indirettamente, sostenendo i
propri alleati, nella guerra di Corea (1950-1953) e nella guerra del Vietnam
(1961-1975). In seguito, nel 1980, scoppiò la sanguinosa guerra Iran-Iraq,
che si trascinò per quasi un decennio.

Guerra
Iran-Iraq: soldati iracheni salutano in segno di vittoria
Soldati iracheni posano festanti davanti al ritratto, crivellato di
proiettili, della guida politica e spirituale iraniana Khomeini, dopo aver
riconquistato la penisola di Al Faw.
Il conflitto, causato dall'aggressione irachena all'Iran, scoppiò nel 1980 e
si svolse principalmente nella regione dello Shatt al-Arab. Dopo le prime
avanzate dell'esercito iracheno,
meglio armato e sostenuto da alcune potenze occidentali, il conflitto si
trasformò in una guerra di logoramento che causò la morte di circa un
milione di uomini delle due parti e un numero di feriti ancora superiore. La
guerra finì nel 1988, quando i due paesi, stremati, accettarono il cessate
il fuoco proposto dall'ONU, restituendosi le esigue strisce di territorio
faticosamente conquistate.
Negli anni Novanta l’esercito degli Stati Uniti si pose alla guida di due
coalizioni internazionali; una prima, agli inizi del 1991, sotto l’egida
dell’ONU, contro l’Iraq, rivolta a liberare il Kuwait occupato dalle forze
di Saddam Hussein nell’agosto del 1990 (guerra del Golfo); una seconda,
decisa dalla NATO senza il mandato dell’ONU, intesa a liberare il Kosovo
dalle truppe serbe. Una terza guerra senza mandato dell’ONU fu mossa
all’Iraq da una coalizione anglo-statunitense nel marzo del 2003, con
l’intento di abbattere il regime dittatoriale di Saddam Hussein.
Guerre non convenzionali

Guerriglieri
Vietcong
Scelta strategica determinante, nella guerra combattuta dai Vietcong contro
i sudvietnamiti e i loro alleati statunitensi, fu quella di portare i
combattimenti nelle campagne e nelle foreste. Avvantaggiati dalla sicura
conoscenza della geografia e della morfologia del territorio, i Vietcong si
appostavano nella boscaglia e sulle rive dei corsi d'acqua, conducendo una
guerriglia di imboscate e assalti improvvisi contro le pattuglie nemiche.
La complessità del quadro internazionale emerso dalla seconda guerra
mondiale, in cui per alcuni decenni agirono, spesso inestricabilmente, i
conflitti della decolonizzazione e quelli della Guerra Fredda, determinò il
diffondersi di strategie e tecniche di guerra “non convenzionali”. Dallo
scontro tra eserciti regolari si passò al perseguimento dell’obiettivo
militare attraverso operazioni diverse (politiche, militari o paramilitari),
realizzate da forze istituzionali dissimulate (reparti speciali, agenti
segreti) e soggetti non istituzionali (mercenari, guerriglieri, ma anche dal
crimine organizzato) con tecniche ricavate dalla guerriglia e dal terrorismo
(attentati, sabotaggi, insurrezioni, omicidi, atti di destabilizzazione e di
spionaggio ecc.).

Mujaheddin
nel Panshir
Mujaheddin della valle del Panshir in posa sulla carcassa di un elicottero
sovietico. Intervenute nel dicembre del 1979 in soccorso del regime
filosovietico di Babrak Karmal,
le truppe di Mosca diventarono il principale obbiettivo del jihad (la
"guerra santa") lanciato dalla resistenza islamica. Sottoposti a un'intensa
attività di guerriglia,
i sovietici riuscirono a stabilire un relativo controllo su Kabul e su poche
altre città, mentre le campagne e le montagne rimasero saldamente in mano ai
mujaheddin.
In questo contesto ebbero un importante ruolo gli eserciti privati regionali
organizzati da “signori della guerra”, ma anche forze internazionali fornite
da potenti agenzie operanti nei paesi industrializzati. Notevole fu anche il
ruolo di movimenti politici radicali, sostenuti sia dagli stati sia
attraverso traffici illegali di vario tipo (armi, droga, diamanti, petrolio
ecc.).
L’influenza dei mass media e dell’innovazione tecnologica

Guerriglieri
di Sendero Luminoso
Nel Sud America sono ancora attivi diversi movimenti guerriglieri di
orientamento comunista, soprattutto in Colombia e in Perù. Uno di questi,
Sendero Luminoso, è nato in Perù
agli inizi degli anni Ottanta; nonostante le grosse perdite subite negli
scontri con l'esercito governativo e la cattura nel 1992 di molti suoi
dirigenti e del principale ideologo Abimael Guzmán, è tuttora operante,
soprattutto nelle regioni andine del paese.
Un fattore importante che ha giocato a favore dei movimenti insurrezionali è
l’effetto di amplificazione delle loro imprese prodotto dai mass media e, in
particolare, dalla televisione.

Intifada
Al-Aqsa
Nel settembre 2000, con la visita compiuta dall'esponente della destra
oltranzista israeliana Ariel Sharon a uno dei luoghi più controversi di
Gerusalemme
(la Spianata delle Moschee, per i musulmani, o Monte del Tempio, per gli
ebrei), nei territori occupati palestinesi esplose una nuova rivolta.
La "seconda intifada" (o "intifada Al-Aqsa", dal nome della moschea che ne
vide i primi sviluppi), si diffuse in pochi giorni, in un pauroso crescendo
di violenza, a tutta la Striscia di Gaza
e alla Cisgiordania. L'immagine proposta, una delle più drammatiche del
nuovo scontro tra israeliani e palestinesi, è tratta da un video girato il
30 settembre a Gaza da un cineoperatore francese: un padre tenta
disperatamente di proteggere se stesso e il figlio dal fuoco israeliano,
riparandosi dietro a un blocco di cemento.
L'uomo, Jamal al-Doura, riuscì a salvarsi, mentre il dodicenne Mohammed fu
colpito e ucciso.
Un altro mutamento qualitativo nella guerra moderna è dato dall’innovazione
tecnologica e, specialmente, dalle applicazioni dell’elettronica. I
satelliti spia permettono di controllare il campo di battaglia e le forze in
campo. Nello stesso tempo i sistemi di ricerca elettronica dell’obiettivo
non solo rendono le armi più efficaci, ma riducono l’entità dei cosiddetti
“danni collaterali”.
Per secoli la più importante distinzione tra le grandi potenze militari e le
altre nazioni è stata rappresentata dalla capacità di estendere il proprio
potere anche a grande distanza, mediante l’uso di efficaci mezzi di
trasporto e grazie a un’elevata capacità organizzativa. Tale distinzione
vale anche oggi, quando forze aeree e missili a lungo raggio consentono di
portare attacchi diretti a grande distanza, mentre aerei da trasporto e
portaerei permettono di schierare forze terrestri e aeree in qualsiasi punto
della terra. Tutto ciò, d’altra parte, presuppone l’applicazione di
tecnologie sofisticate il cui costo limita a poche potenze militari la
capacità di estendere la propria influenza su scala globale
Guerra e pace dopo la Guerra Fredda

Attacco aereo
durante la guerra del Golfo
I primi bombardieri a colpire Baghdad la mattina del 17 gennaio 1991 furono
gli statunitensi Lockheed F-117A Nighthawk, comunemente noti con il nome di
Stealth.
Nella foto, il quartier generale dell'aviazione irachena pochi istanti prima
di essere colpito da una bomba a guida laser sganciata dall'USAF.
Non tutte le innovazioni tecnologiche, tuttavia, sono esclusivo appannaggio
delle grandi potenze. Le opportunità offerte dagli esplosivi al plastico
come il Semtex, ad esempio, sono state infatti sfruttate soprattutto dal
terrorismo. Missili e strumenti di distruzione di massa (armi nucleari,
chimiche e biologiche) sono alla portata di numerosi stati.

Bombardamento
di Baghdad
Nel marzo del 2003 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna diedero inizio
all'operazione Iraqi Freedom ("Libertà per l'Iraq"): fu decisa l'invasione
del paese per porre fine alla dittatura
del presidente Saddam Hussein e per distruggere le armi chimiche e
biologiche in suo possesso (armi che le precedenti ispezioni dell'ONU non
avevano tuttavia individuato).
L'invasione fu preceduta da bombardamenti strategici contro le installazioni
militari e politiche a Baghdad e in altre città irachene.
L’innovazione tecnologica, combinata con situazioni politiche e sociali
inedite, ha creato un equilibrio fluido e incerto tra potenze grandi e
piccole, tra le forze dell’ordine e del disordine, all’interno degli stati e
a livello internazionale. La fine della Guerra Fredda ha poi rivelato quale
fosse il ruolo di “forza” stabilizzante che essa rivestiva; infatti,
malgrado le speranze nell’avvento di un’era di relazioni pacifiche sotto
l’egida dell’ONU, in molti luoghi la guerra continua a essere un normale
“prolungamento” della politica e a condizionare l’esistenza di centinaia di
milioni di uomini.

LE BATTAGLIE FAMOSE
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