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Guerra

Conflitto armato che oppone, in combattimenti di vasta portata, più stati o più popoli. Alla base di una guerra vi possono essere motivazioni diverse, di solito dipendenti da più fattori (economici, politici, religiosi ecc.) spesso inestricabilmente intrecciati. Molti conflitti, anche in epoca contemporanea (come ad esempio nel Ruanda e nella Iugoslavia), si sono sviluppati anche a causa di contrasti etnici e razziali. Quando il conflitto esplode tra gruppi compresi in una stessa nazione o in uno stesso stato, si parla di “guerra civile”.
 

Nella storia dell’umanità, la guerra ha fatto ben presto la sua comparsa, accompagnando le vicende di gran parte delle società e degli stati. La strategia militare (dal modo di armarsi a quello di condurre una battaglia) nel corso dei secoli ha subito un’enorme evoluzione, determinata dagli sviluppi tecnologici e scientifici, nonché da quelli politici, sociali e culturali. Dall’epoca medievale, l’attività bellica è stata progressivamente regolata, dando vita, nel tempo, a una normativa che oggi costituisce la base di numerosi trattati e di un diritto internazionale.

A partire dall’antichità, l’uomo ha affrontato l’argomento della guerra in migliaia di opere letterarie, teatrali, pittoriche, musicali ecc. Da un punto di vista politico-filosofico, la guerra può essere considerata come il tentativo e la tecnica di soluzione dei conflitti che la politica (e quindi il dialogo, la mediazione, la diplomazia) non è riuscita a comporre; se da una parte è quindi l’antitesi della politica, dall’altra è – come suggerisce Karl von Clausewitz – la sua “continuazione ... con altri mezzi”.


DALL’ANTICHITÀ AL MEDIOEVO

Nelle prime fasi della storia dell’uomo, le guerre si manifestarono tra gruppi sociali che perseguivano obiettivi diversi e contrastanti, di norma legati al territorio e alle sue risorse; condotte con strumenti e strategie primordiali, erano essenzialmente mirate a scacciare il gruppo rivale dal territorio conteso e a stabilirvi il controllo. Un importante cambiamento nel modo di attrezzarsi alla guerra e nella definizione degli obiettivi si ebbe con l’apparizione delle città-stato. A partire dal Medioevo si fece strada la riflessione sulla legittimità della guerra.

Comparsa degli eserciti

I primi eserciti della storia comparvero in Medio Oriente, nella cosiddetta “mezzaluna fertile” (la regione che si estende dal Golfo Persico al Mediterraneo), nel IV millennio a.C. I più potenti eserciti del vicino oriente furono quello assiro e successivamente quello persiano. Entrambi schieravano in campo cavalieri, fanti e arcieri. L’introduzione del carro da guerra nel 1800 a.C. condusse a una rivoluzione nell’arte militare. Le città-stato greche utilizzavano una fanteria dotata di armamento pesante (scudo, lancia, spada) e organizzata in schiere serrate, le falangi, efficaci nell’urto frontale ma difficili da manovrare. Alessandro Magno impiegò le falangi, la fanteria leggera e la cavalleria in una potente forza d’attacco e nel giro di pochi anni distrusse l’esercito persiano, creando il più grande impero fino allora esistito.


Vessillo romano
La ricostruzione di un vessillo romano, uno dei primi esempi di bandiera, che rappresenta una particolare legione dell'esercito romano.
Sul vessillo, che veniva portato da un soldato a cavallo, apparivano le insegne della legione.


I romani superarono largamente i loro predecessori nell’arte della guerra. I fanti delle legioni dell’impero romano disponevano di un armamento ridotto (scudo, gladio, giavellotto) ed erano suddivisi in tre schiere (hastati, principes, triarii) dai compiti diversi (primo assalto, sostegno, rinforzo). Perfettamente addestrate, disciplinate e in grado di compiere lunghe marce di trasferimento, le legioni romane estesero il dominio di Roma sull’Europa e sul bacino del Mediterraneo, conservandolo fino al V secolo d.C., quando l’impero romano d’Occidente cedette sotto l’urto di successive invasioni barbariche.


Battaglia contro gli uzbeki
Nel XVI secolo la dinastia dei Safavidi unificò la Persia dopo secoli di dominazione straniera, impose la fede sciita quale religione ufficiale e diede grande impulso alla cultura.
Il fondatore della dinastia, Ismail I, guidò la ribellione contro i turcomanni e si proclamò imam, cioè discendente di Alì, genero di Maometto.
Ismail condusse numerose campagne militari contro l'impero ottomano e le potenze dell'Asia centrale, divenendo per gli sciiti una figura semidivina.
Questo affresco del XVII secolo lo ritrae durante una battaglia contro gli uzbeki.


L’Europa fu in parte riunificata solo nell’VIII secolo d.C. sotto l’impero carolingio. Risale a quel periodo l’adozione delle staffe, che consentivano ai guerrieri di brandire più saldamente spada e lancia contro il nemico. Dalla caduta dell’impero romano, anche l’arte militare aveva subito una battuta d’arresto, mentre in Oriente i bizantini avevano sviluppato sofisticate tattiche e sperimentato efficacemente l’impiego di arcieri a cavallo.


Armi medievali
Continuamente minacciati dalle invasioni straniere, in epoca medievale gli europei ebbero modo di perfezionare armi sempre più efficienti.
I soldati a cavallo si spostavano rapidamente sul campo di battaglia combattendo con asce, picche, lance e spade a doppio filo più lunghe di quelle utilizzate dai soldati a piedi.


Nel Medioevo la fanteria subì il predominio della cavalleria, la cui capacità offensiva venne tuttavia presto contenuta dall’introduzione di nuove armi. Durante la guerra dei Cent’anni (1337-1453) gli inglesi impiegarono infatti con successo l’arco lungo e nello stesso periodo la fanteria leggera venne munita di balestre, meno rapide degli archi ma più potenti e con una gittata maggiore.

La “guerra giusta”

Nella Grecia antica e nell’impero romano prevaleva l’idea che fosse compito dei popoli evoluti sottomettere, con ogni mezzo, i popoli barbari, considerati inferiori. In questa visione il nemico era privo di ogni diritto; i popoli vinti potevano legittimamente essere spogliati di tutto e asserviti.

Nei secoli successivi si sviluppò una profonda riflessione etica e filosofica sulla liceità della guerra, soprattutto tra ebrei e cristiani. Per molto tempo, questi ultimi considerarono illecita la guerra, poiché contraria al principio dell’amore universale tra gli uomini. In seguito, prima con Agostino e poi con Tommaso d’Aquino, in ambito cristiano si precisò invece la distinzione tra guerra illecita e “guerra giusta”; questa rispondeva a precise condizioni: essa non solo doveva rispondere a una “giusta causa” ed essere guidata dalle “giuste intenzioni” di imporre ordine e giustizia (e quindi non motivata da scopi economici o di dominio politico), ma doveva anche essere promossa da un’autorità sovrana riconosciuta (“giusto titolo”).

Nel Medioevo venne introdotta una distinzione tra conflitti armati “privati”, combattuti ad esempio tra feudatari, e guerre tra stati. Sotto l’influenza della Chiesa, venne elaborato un codice di cavalleria rivolto soprattutto a tutelare la popolazione civile e a garantire i diritti dei vinti. Queste regole non si applicavano di solito agli “infedeli”, contro i quali vennero lanciate diverse crociate. Dal XIV secolo, le regole in precedenza stabilite vennero travolte dalla comparsa nei conflitti di altri protagonisti, i condottieri e le compagnie di ventura, che ignoravano i codici della cavalleria; peraltro, la distinzione tra soldati e popolazione civile venne resa molto ardua dall’esplosione di violentissime guerre di religione.

VERSO LA GUERRA MODERNA

L’introduzione di nuove tecnologie e di nuove strategie militari coincise con un’evoluzione del concetto di guerra, ormai considerata come un atto politico rispondente a una logica di relazioni internazionali basata sulla potenza e sull’equilibrio.


Armatura del XVI secolo
Il re polacco Sigismondo Augusto II indossò questa armatura nel XVI secolo.
Tale sistema di protezione, che come vediamo veniva esteso anche alla cavalcatura, era costruita in modo da essere abbastanza flessibile,
ma risultava comunque piuttosto pesante: un soldato che la vestisse aveva bisogno di aiuto per montare in sella.
Nel Tardo Medioevo si cominciarono a realizzare armature completamente corazzate, che fornivano maggiore protezione in battaglia.


Sviluppo degli eserciti e delle strategie militari

Ancora più decisiva per il ridimensionamento del ruolo dei soldati a cavallo fu l’introduzione della polvere da sparo, utilizzata prima con le armi pesanti – bombarde e cannoni – e in seguito con le armi portatili a canna liscia e ad avancarica, come gli archibugi nel XV secolo e in quello successivo i più veloci ed efficaci moschetti, che resero definitivamente obsolete le balestre.


Battaglia di Azincourt
L'illustrazione mostra la lotta corpo a corpo che caratterizzò, al suo culmine, la battaglia di Azincourt, combattuta tra francesi e inglesi nel 1415.


Insieme alla polvere da sparo, nel XVI secolo andò diffondendosi fra gli stati europei il ricorso alle truppe mercenarie. Spesso ben organizzate e armate, queste non erano tuttavia vincolate al committente se non da un patto economico e risultavano così poco affidabili; assoldate peraltro con contratti per lo più di breve durata, non consentivano campagne militari prolungate.

La rivoluzione di Gustavo II Adolfo di Svezia


Gustavo II Adolfo
Re di Svezia, Gustavo Adolfo conquistò fama di grande generale nella guerra dei Trent'anni,
quando fu a capo delle forze protestanti. Per il suo valore ottenne l'appellativo di "Leone del Nord".


Durante la guerra dei Trent’anni (1618-1648), Gustavo II Adolfo di Svezia rivoluzionò le tecniche belliche dividendo la sua fanteria in unità minori, disposte su linee parallele, in grado di generare un fuoco ininterrotto, grazie all’utilizzo di armi più moderne che permettevano una cadenza di tiro più elevata e al rapido avvicendamento delle linee di moschettieri. Questa tecnica di combattimento necessitava di un buon addestramento; essa imponeva ai soldati di marciare al passo, ordinatamente, e di caricare e fare fuoco a comando. Venivano ancora utilizzati i soldati mercenari, ingaggiati però per periodi più lunghi e sottoposti a una severa disciplina per scoraggiare le diserzioni.

Il predominio della Prussia

Nel XVIII secolo la potenza di fuoco della fanteria fu accresciuta da ulteriori innovazioni, come la definitiva diffusione del meccanismo a pietra focaia e l’introduzione della cartuccia, che riuniva polvere di lancio e innesco.

Nella guerra dei Sette anni (1756-1763) la fanteria prussiana di Federico II, disciplinata ed efficiente grazie al ferreo addestramento, dominò i campi di battaglia contro nemici numericamente superiori.

La Rivoluzione francese e Napoleone


Soldati francesi, secolo XVIII
L'esercito francese del XVIII secolo, con i suoi 500.000 uomini, fu uno dei più grandi e potenti fra quelli attivi in Europa.
In quel periodo gli eserciti del continente iniziarono a utilizzare nuove armi: vennero dotati, per esempio, di baionette inastate sui moschetti.


Altre importanti innovazioni furono introdotte, verso la fine del secolo, dall’esercito francese, reclutato sulla base della coscrizione obbligatoria e fortemente attraversato dagli ideali della rivoluzione. Le forze francesi, organizzate in divisioni, adottarono la formazione in ordine misto (parte delle truppe in colonna e parte in linea) che conferiva loro maggiore manovrabilità.


Wilson: Battaglia di Trafalgar
La battaglia navale di Trafalgar in un dipinto di Jack Wilson. Nel 1805 le navi da guerra britanniche sconfissero le flotte alleate francesi e spagnole al largo di Capo Trafalgar.
Con questa vittoria la marina britannica stabilì una supremazia navale che, con l'eccezione di alcuni scontri con i francesi durante le guerre napoleoniche,
durò ininterrotta per più di un secolo.


Napoleone Bonaparte, tra la fine del XVIII e i primi anni del XIX secolo, trasformò questa forza rivoluzionaria in un potente esercito, organizzato in corpi d’armata, ripartiti a loro volta in divisioni, brigate, reggimenti e battaglioni. I corpi d’armata erano unità autosufficienti, dotati di cavalleria, artiglieria, fanteria e pienamente in grado di far fronte al nemico. La rapidità di schieramento, la mobilità tattica e l’abile utilizzo dell’artiglieria spiegano in buona parte le brillanti vittorie ottenute dai francesi sulle altre potenze europee prima della definitiva sconfitta di Napoleone nel 1815.

Una nuova idea di guerra

La pace di Vestfalia, che nel 1648 pose fine alle guerre di stampo religioso, segnò un importante svolta nella storia delle relazioni internazionali. La politica estera degli stati era ormai dettata dall’esigenza di pervenire a un equilibrio compatibile con gli interessi di ciascuna nazione. Non avendo più come finalità la ricerca della giustizia o l’affermazione della fede (il pensiero politico, soprattutto grazie a Niccolò Machiavelli, si era affrancato dalla morale religiosa), il ricorso alla guerra era ritenuto essenziale alla difesa dell’interesse nazionale e al mantenimento (o alla modifica) dell’ordine internazionale.

Concludendo la sua analisi sulla rivoluzione francese e sulle guerre napoleoniche, Clausewitz affermò che “la guerra è una continuazione della politica con altri mezzi”. La guerra era ormai del tutto subordinata alla politica e quindi all’interesse degli stati; se il suo scopo era quello di rendere inoffensivo il nemico, il suo fine politico consisteva nel produrre un nuovo equilibrio tra gli stati e quindi una situazione di pace. Per Clausewitz, la diplomazia e la guerra costituivano due aspetti di una stessa azione politica.

LA “GUERRA TOTALE”

Con l’entrata in scena di intere nazioni in armi, il conflitto moderno prese la strada della “guerra totale”. Nel contempo, i tentativi di costituire delle istituzioni internazionali, basate su valori condivisi, portò alla codificazione di precise regole di guerra.

Nuove tecnologie al servizio della guerra


Fucile a canna rigata
Le scanalature della canna rigata imprimono al proiettile un movimento di rotazione attorno al suo asse.
Tale movimento stabilizza il proiettile e aumenta la gittata e la precisione del tiro.


Un’autentica rivoluzione nell’organizzazione militare e negli armamenti avvenne a partire dalla guerra civile americana (1861-1865), il primo conflitto moderno, in cui la tecnologia e l’apparato di produzione industriale ebbero un peso decisivo. Il fucile a retrocarica aumentò la potenza di fuoco e permise ai soldati di sparare da terra, limitando così l’esposizione al fuoco nemico. Inoltre, sia l’artiglieria sia le armi portatili furono dotate di canne rigate che ne aumentarono considerevolmente portata e precisione.


Carro armato Mark IV
Nato da un adattamento del trattore agricolo a cingoli, il carro armato (in inglese tank) venne utilizzato per la prima volta dai britannici,
con scarsi risultati, nel 1916, durante la battaglia della Somme. Rafforzato nella struttura e potenziato nell'armamento, a partire dall'anno successivo
svolse un importante ruolo nella strategia offensiva britannica. Nella foto, un Mark IV del 1917 risale agevolmente una profonda trincea.


Nella seconda metà del XIX secolo la diffusione del telegrafo e della ferrovia completarono la rivoluzione. Le vittorie della Prussia nella guerra austro-prussiana (1866) e in quella franco-prussiana (1870-71) dimostrarono l’importanza cruciale di un’efficace utilizzazione delle ferrovie e di una superiore capacità organizzativa.

I continui miglioramenti nella portata e nella precisione delle armi da fuoco pesanti e portatili furono dapprima interpretati come un rafforzamento delle capacità offensive degli eserciti. In realtà – come aveva fatto presagire la guerra di secessione americana e come la prima guerra mondiale avrebbe ampiamente dimostrato – le nuove armi aumentavano enormemente le possibilità di difesa.

La prima guerra mondiale


Piano Schlieffen
Secondo il piano dello stato maggiore tedesco, elaborato dieci anni prima dal generale Alfred von Schlieffen, la guerra scoppiata nell’estate del 1914 era destinata a svolgersi
in condizioni di estrema mobilità e durare poche settimane, il tempo di entrare in profondità nel territorio nemico e di distruggere, per mezzo di potenti offensive, le forze avversarie.
Per realizzare il suo piano la Germania violò la neutralità del Belgio e aggirò le forze francesi concentrate in Lorena. L’avanzata venne tuttavia arrestata sulla Marna,
dove l’esercito francese riuscì a concentrarsi in pochi giorni. Fallita la “guerra lampo”, gli eserciti avversari furono impegnati sul fronte occidentale in una lunga guerra di logoramento,
che ebbe la trincea come principale protagonista.


Tutte le potenze belligeranti della prima guerra mondiale avevano elaborato piani per mantenere fin da principio l’iniziativa dell’attacco grazie alla mobilità conferita alle truppe dal sistema ferroviario. Il capo di stato maggiore tedesco Helmuth Johannes von Moltke attuò, con parziali modifiche, il piano predisposto già nel 1905 dal generale Alfred von Schlieffen; secondo il “piano Schlieffen” l’esercito tedesco, con una fulminea offensiva attraverso il Belgio e la Francia settentrionale, avrebbe dovuto accerchiare e annientare le forze francesi per poi concentrare le truppe sul fronte orientale, contro la Russia. Tuttavia, mentre procedevano verso Parigi, le truppe germaniche furono bloccate e costrette a ritirarsi sull’Aisne dal contrattacco francese (prima battaglia della Marna, settembre 1914).


Battaglia di Passchendaele
Soldati alleati sparsi nella campagna devastata dai colpi di artiglieria, durante la terza battaglia di Ypres, nota anche come battaglia di Passchendaele.
Ebbe inizio alla fine di luglio del 1917, con una massiccia offensiva delle truppe alleate canadesi e britanniche, guidate dal generale Douglas Haig, contro l'esercito tedesco.
Ostacolate nell'avanzata dalle pessime condizioni del terreno – trasformatosi per le piogge in un mare di fango – le truppe alleate furono sottoposte all'incessante fuoco di sbarramento tedesco e ai gas tossici. La battaglia, che si concluse agli inizi di novembre con l'inutile presa del villaggio ormai distrutto di Passchendaele, costò la vita a circa 300.000 soldati alleati.
Essa costituì inoltre un'ulteriore prova dell'inadeguatezza della strategia basata sugli attacchi frontali in un teatro di guerra dominato dalle fortificazioni e dalle trincee e rimase a lungo nella memoria pacifista, come simbolo dell'inutilità e della scelleratezza della guerra.


Gli eserciti si attestarono sulle loro posizioni scavando trincee e opere di difesa lungo due linee parallele che attraversavano trasversalmente tutta la Francia. Altre trincee si snodarono lungo l’Europa, fino alla pianura polacca e alle montagne venete e friulane. Fino al 1918, nonostante le massicce e cruente offensive lanciate dagli eserciti in lotta, i fronti non subirono sostanziali mutamenti. La prevista guerra di movimento diventò in realtà guerra di logoramento, con massicce perdite dovute soprattutto all’intensità di fuoco e al ricorso ad armi di distruzione di massa, come i gas asfissianti, che sul fronte francese causarono la morte di centinaia di migliaia di soldati.


Soldati indiani in Francia
Truppe indiane dell'esercito britannico si addestrano in Francia durante la prima guerra mondiale.
Nel Novecento, in entrambe le guerre mondiali, tra le file dell'esercito britannico combatterono molti soldati reclutati nelle colonie.


Durante il conflitto, vennero sperimentate efficacemente nuove armi: il lanciafiamme, il carro armato, l’aeroplano, il sottomarino.

Nuovi scenari di guerra


Ospedale di fortuna
Questa drammatica fotografia, scattata in Francia durante la prima guerra mondiale, ritrae una chiesa distrutta dai bombardamenti la cui navata centrale è stata trasformata
in una corsia d'ospedale. Nella prima guerra mondiale, l'enorme potenziale distruttivo raggiunto dalle armi colse impreparati gli stati maggiori e i governi di tutti i paesi
coinvolti nel conflitto. Centinaia di migliaia di feriti non trovarono cure adeguate, andando ad aggravare il tragico bilancio della guerra.


Gli enormi cambiamenti sociali, economici, tecnologici avvenuti nel corso del XIX secolo crearono le condizioni per una drammatica evoluzione della guerra; lo sviluppo industriale favorì la costruzione di nuove e più potenti armi, dall’elevatissimo potenziale distruttivo, preparando la strada alla guerra del XX secolo.

La prima guerra mondiale vide per la prima volta i popoli, nella loro totalità, chiamati a sostenere lo sforzo bellico. Per la prima volta anche le economie furono chiamate a trasformarsi in funzione della guerra e gli interessi economici diventarono obiettivi militari di prim’ordine. La Germania fu la prima a trasformare la sua economia in economia di guerra; fu anche la prima, a partire dal 1917, a lanciare una guerra sottomarina contro le navi mercantili della Gran Bretagna e di altri paesi alleati, ma anche di paesi neutrali. Nella prima guerra mondiale la distinzione tra obiettivi militari e civili venne di fatto abolita; le città e le popolazioni furono colpite dalle artiglierie pesanti al pari delle forze militari schierate sui fronti.

Il diritto di guerra

Le immani devastazioni della guerra riportarono al centro dell’attenzione la necessità di stabilire regole di comportamento bellico certe e condivise. Importanti passi in questa direzione erano stati compiuti già tra la seconda metà del XIX e i primi anni del XX secolo. Nel 1863 era stata costituita la Croce rossa internazionale. Le conferenze dell’Aia e di Ginevra svoltesi a cavallo di XIX e XX secolo avevano stabilito altri fondamentali principi sulla guerra e sugli armamenti, sui diritti della popolazione civile e dei prigionieri. Nel 1919 fu costituita la Società delle Nazioni che, nell’intento dei suoi ispiratori, avrebbe dovuto operare per il mantenimento della pace attraverso l’arbitrato internazionale. Nel 1928 venne firmato a Parigi il patto Briand-Kellogg, conosciuto anche con il nome di Trattato per la rinuncia alla guerra, che introdusse il concetto di guerra come atto criminale quando compiuto in violazione dei principi condivisi dalla comunità internazionale.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE


Truppe tedesche a Colonia
Violando il trattato di Versailles, che imponeva alla Germania forti limitazioni alla gestione delle sue risorse militari, Hitler ricostruì un potente esercito
e inviò truppe in Renania e in Austria. A partire dal 1936 occupò militarmente la Cecoslovacchia e la Polonia;
allo scoppio della seconda guerra mondiale avanzò in Danimarca, in Lussemburgo, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Norvegia e in Francia.


La seconda guerra mondiale sancì il fallimento degli sforzi diplomatici avviati nell’immediato primo dopoguerra e il crollo dell’instabile equilibrio creato dal trattato di Versailles (1919). Inoltre, determinò una drammatica svolta nell’essenza stessa della guerra, diventata, con la comparsa della bomba atomica, potenzialmente distruttiva di tutto il pianeta.

La pace che prepara la guerra


Aerei della RAF
Il piano di invasione della Gran Bretagna, progettato da Hitler, prevedeva come primo passo la distruzione della RAF (Royal Air Force);
ma i tedeschi sottovalutarono l'efficacia degli aerei da combattimento Hurricane e Spitfire. Questi ultimi (un esemplare nella fotografia), veloci e più maneggevoli degli aerei
della Luftwaffe, furono fra i protagonisti della vittoria britannica nella battaglia d'Inghilterra.


Il Trattato di Versailles creò una situazione politico-diplomatica estremamente instabile. Le condizioni di pace imposte alla Germania furono particolarmente dure e negli anni della tormentata esperienza della Repubblica di Weimar favorirono la diffusione di sentimenti nazionalisti e l’ascesa di Adolf Hitler. Dal 1929, la Francia concentrò i propri sforzi nella preparazione a una lunga guerra difensiva con la costruzione della linea Maginot, un sistema di fortificazioni che andava dal Lussemburgo al confine svizzero. Ma intanto l’innovazione tecnologica rendeva sempre più cruciale il ruolo dell’aeronautica militare e delle comunicazioni, favorite dalla radio e dal radar.


Dresda nel 1945
Nella fase finale della seconda guerra mondiale, tra il 13 e il 14 febbraio 1945, le aviazioni britannica e statunitense effettuarono un massiccio bombardamento su Dresda,
una delle più belle città tedesche. All'azione parteciparono 800 aerei della RAF britannica, che compì l'attacco principale, e svariate decine dell'Air Force statunitense.
Dresda, affollata di centinaia di migliaia di profughi, fu ridotta in macerie. L'attacco, in cui circa 135.000 persone furono uccise e centinaia di migliaia rimasero ferite,
era parte di una strategia basata sui bombardamenti a tappeto.


La seconda guerra mondiale, che scoppiò il 1° settembre 1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, rappresentò anche un convulso confronto di tecnologie. Le vittorie lampo dei tedeschi su Belgio, Olanda e Francia nella primavera del 1940 furono il risultato di una strategia e di una tattica militare innovative su avversari meno organizzati. La guerra lampo lanciata dalla Germania (Blitzkrieg) – consistente in attacchi massicci e coordinati di carri armati e aviazione prima dell’avanzata della fanteria – colse gli Alleati di sorpresa. Con l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, le forze tedesche, a confronto con le superiori risorse statunitensi e con la tenace resistenza dell’Armata Rossa, si trovarono in difficoltà. Nonostante i successi tedeschi nel campo degli aerei a reazione e dei razzi, gli angloamericani si rivelarono tecnologicamente superiori e le loro truppe ben equipaggiate alla fine ebbero la meglio.


Effetti della bomba atomica, Hiroshima
La prima bomba atomica utilizzata per scopi bellici fu sganciata dall'aviazione statunitense sulla città giapponese di Hiroshima il 6 agosto 1945, durante la seconda guerra mondiale. L'esplosione rase al suolo un'area di oltre 10 km² e uccise 130.000 persone.


La seconda guerra mondiale fu di una distruttività senza precedenti. Intere città in Europa (come Coventry e Dresda) e in Asia (come Tokyo, Hiroshima e Nagasaki) furono rase al suolo, milioni di russi e di tedeschi morirono nella spietata guerra sul fronte orientale e scomparve ogni distinzione tra civili e combattenti. La Germania, ridotta a un cumulo di macerie, si arrese senza condizioni nel maggio 1945; il Giappone firmò la resa il 2 settembre, dopo che le città di Hiroshima e Nagasaki erano state totalmente distrutte da armi nucleari.

L’ERA NUCLEARE E LA GUERRA FREDDA


Atterraggio di un F-14 su una portaerei
L'appontaggio, cioè l'atterraggio degli aeroplani sulla pista di una portaerei, viene facilitato da un sistema di cavi elastici predisposti longitudinalmente all'inizio della pista.
Questi cavi vengono intercettati dal gancio d'arresto montato sotto la coda dell'aereo, facilitando la manovra di frenata.


Gli strateghi militari definirono le armi nucleari ordigni “assoluti”, ritenendone impossibile l’uso in un contesto strategico razionale. Cionondimeno, gli Stati Uniti – che per qualche anno ebbero il monopolio di queste armi – procedettero nella corsa agli armamenti per assicurarsi, in caso di aggressione, la vittoria finale. Quando anche i sovietici ebbero il loro arsenale atomico si instaurò quello che venne definito l’“equilibrio del terrore”, una fase di stallo basata sulla consapevolezza e il timore degli effetti reciprocamente distruttivi di un’eventuale guerra nucleare. L’accento si spostò sulla strategia della deterrenza; si riteneva infatti che il possesso di armamenti nucleari avrebbe scoraggiato qualsiasi aggressione.


Portaerei Enterprise
Lq portaerei statunitense Enterprise (CVN-65), impostata al termine degli anni Cinquanta del Novecento e costata oltre 451 milioni di dollari, all'epoca dell'entrata in servizio
(25 novembre 1961) era la più grande nave da guerra mai realizzata e la prima portaerei mossa dalla propulsione nucleare.
Il ponte di volo è lungo oltre 335 metri e largo 76, mentre il peso, con dislocamento a pieno carico, arriva a circa 90.000 tonnellate.
Attualmente l'Enterprise ospita un'ottantina di velivoli.


Lo sviluppo della cosiddetta Guerra Fredda e la riflessione sulla diffusione e sulla straordinaria potenza distruttrice delle armi nucleari produsse due scuole di pensiero: l’una riteneva l’esistenza di armi nucleari sufficiente a stabilizzare l’equilibrio tra le grandi potenze; l’altra vedeva nella situazione un momento di stallo da cui era impossibile uscire se non con un ritorno alla guerra combattuta con le armi convenzionali. Una posizione intermedia sosteneva che l’uso di “armi nucleari tattiche” avrebbe reso possibili guerre nucleari limitate nello spazio e nel tempo. La NATO incluse queste armi nella sua strategia di risposta flessibile, nella speranza di rendere più credibile il deterrente della minaccia nucleare. Gli strateghi sovietici, dal canto loro, non esclusero il ricorso alle armi nucleari, che, peraltro, potenti missili balistici erano ormai in grado di portare a migliaia di chilometri di distanza, rendendo ardua ogni difesa.


Missile nucleare lanciato da un sottomarino
L'immenso potenziale distruttivo delle armi nucleari strategiche e la brevità del tempo disponibile per la risposta, in caso di attacco nucleare, fanno sì che solo il capo dello stato
di ogni potenza nucleare abbia l'autorità di decidere del loro impiego. I sottomarini dotati di missili a testata nucleare hanno il vantaggio dell'occultamento:
il contatto con i comandi militari e il capo dello stato è mantenuto mediante sistemi di comunicazione molto sofisticati.


Negli anni Sessanta la possibilità di intercettare i missili fece sperare nella messa a punto di un’efficace difesa antimissile. Questa prospettiva allarmò coloro che vedevano nella reciproca vulnerabilità la base della stabilità. Analoghi timori che le forze deterrenti di una potenza nucleare potessero essere distrutte da un attacco preventivo indussero a compiere grandi sforzi per garantire un “secondo colpo sicuro”, occultando missili balistici con testate termonucleari in silos sotterranei corazzati o in sottomarini atomici. Nei decenni successivi l’intento di preservare la stabilità internazionale mediante riduzioni concordate degli arsenali nucleari condusse ai negoziati SALT e START.

Guerre convenzionali nell’era nucleare


Guerra del Kippur
Posto di blocco militare in Israele durante la guerra del Kippur. Nel 1973, l'Egitto e la Siria attaccarono Israele con l'obiettivo di tornare in possesso dei territori arabi
conquistati durante la guerra dei Sei giorni del 1967. L'attacco ebbe luogo nel giorno dello Yom Kippur, una solenne festa ebraica dedicata al digiuno e alla preghiera.


Mentre le superpotenze e i loro alleati nucleari, Gran Bretagna, Cina e Francia, erano alla ricerca di strade diplomatiche rivolte a evitare l’esplosione di un conflitto nucleare, guerre convenzionali su larga scala scoppiarono, al di fuori del confronto URSS-USA, tra Israele e gli stati arabi e tra India e Pakistan.
I due blocchi si affrontarono indirettamente, sostenendo i propri alleati, nella guerra di Corea (1950-1953) e nella guerra del Vietnam (1961-1975). In seguito, nel 1980, scoppiò la sanguinosa guerra Iran-Iraq, che si trascinò per quasi un decennio.


Guerra Iran-Iraq: soldati iracheni salutano in segno di vittoria
Soldati iracheni posano festanti davanti al ritratto, crivellato di proiettili, della guida politica e spirituale iraniana Khomeini, dopo aver riconquistato la penisola di Al Faw.
Il conflitto, causato dall'aggressione irachena all'Iran, scoppiò nel 1980 e si svolse principalmente nella regione dello Shatt al-Arab. Dopo le prime avanzate dell'esercito iracheno,
meglio armato e sostenuto da alcune potenze occidentali, il conflitto si trasformò in una guerra di logoramento che causò la morte di circa un milione di uomini delle due parti e un numero di feriti ancora superiore. La guerra finì nel 1988, quando i due paesi, stremati, accettarono il cessate il fuoco proposto dall'ONU, restituendosi le esigue strisce di territorio faticosamente conquistate.


Negli anni Novanta l’esercito degli Stati Uniti si pose alla guida di due coalizioni internazionali; una prima, agli inizi del 1991, sotto l’egida dell’ONU, contro l’Iraq, rivolta a liberare il Kuwait occupato dalle forze di Saddam Hussein nell’agosto del 1990 (guerra del Golfo); una seconda, decisa dalla NATO senza il mandato dell’ONU, intesa a liberare il Kosovo dalle truppe serbe. Una terza guerra senza mandato dell’ONU fu mossa all’Iraq da una coalizione anglo-statunitense nel marzo del 2003, con l’intento di abbattere il regime dittatoriale di Saddam Hussein.

Guerre non convenzionali


Guerriglieri Vietcong
Scelta strategica determinante, nella guerra combattuta dai Vietcong contro i sudvietnamiti e i loro alleati statunitensi, fu quella di portare i combattimenti nelle campagne e nelle foreste. Avvantaggiati dalla sicura conoscenza della geografia e della morfologia del territorio, i Vietcong si appostavano nella boscaglia e sulle rive dei corsi d'acqua, conducendo una guerriglia di imboscate e assalti improvvisi contro le pattuglie nemiche.


La complessità del quadro internazionale emerso dalla seconda guerra mondiale, in cui per alcuni decenni agirono, spesso inestricabilmente, i conflitti della decolonizzazione e quelli della Guerra Fredda, determinò il diffondersi di strategie e tecniche di guerra “non convenzionali”. Dallo scontro tra eserciti regolari si passò al perseguimento dell’obiettivo militare attraverso operazioni diverse (politiche, militari o paramilitari), realizzate da forze istituzionali dissimulate (reparti speciali, agenti segreti) e soggetti non istituzionali (mercenari, guerriglieri, ma anche dal crimine organizzato) con tecniche ricavate dalla guerriglia e dal terrorismo (attentati, sabotaggi, insurrezioni, omicidi, atti di destabilizzazione e di spionaggio ecc.).


Mujaheddin nel Panshir
Mujaheddin della valle del Panshir in posa sulla carcassa di un elicottero sovietico. Intervenute nel dicembre del 1979 in soccorso del regime filosovietico di Babrak Karmal,
le truppe di Mosca diventarono il principale obbiettivo del jihad (la "guerra santa") lanciato dalla resistenza islamica. Sottoposti a un'intensa attività di guerriglia,
i sovietici riuscirono a stabilire un relativo controllo su Kabul e su poche altre città, mentre le campagne e le montagne rimasero saldamente in mano ai mujaheddin.


In questo contesto ebbero un importante ruolo gli eserciti privati regionali organizzati da “signori della guerra”, ma anche forze internazionali fornite da potenti agenzie operanti nei paesi industrializzati. Notevole fu anche il ruolo di movimenti politici radicali, sostenuti sia dagli stati sia attraverso traffici illegali di vario tipo (armi, droga, diamanti, petrolio ecc.).

L’influenza dei mass media e dell’innovazione tecnologica


Guerriglieri di Sendero Luminoso
Nel Sud America sono ancora attivi diversi movimenti guerriglieri di orientamento comunista, soprattutto in Colombia e in Perù. Uno di questi, Sendero Luminoso, è nato in Perù
agli inizi degli anni Ottanta; nonostante le grosse perdite subite negli scontri con l'esercito governativo e la cattura nel 1992 di molti suoi dirigenti e del principale ideologo Abimael Guzmán, è tuttora operante, soprattutto nelle regioni andine del paese.


Un fattore importante che ha giocato a favore dei movimenti insurrezionali è l’effetto di amplificazione delle loro imprese prodotto dai mass media e, in particolare, dalla televisione.


Intifada Al-Aqsa
Nel settembre 2000, con la visita compiuta dall'esponente della destra oltranzista israeliana Ariel Sharon a uno dei luoghi più controversi di Gerusalemme
(la Spianata delle Moschee, per i musulmani, o Monte del Tempio, per gli ebrei), nei territori occupati palestinesi esplose una nuova rivolta.
La "seconda intifada" (o "intifada Al-Aqsa", dal nome della moschea che ne vide i primi sviluppi), si diffuse in pochi giorni, in un pauroso crescendo di violenza, a tutta la Striscia di Gaza
e alla Cisgiordania. L'immagine proposta, una delle più drammatiche del nuovo scontro tra israeliani e palestinesi, è tratta da un video girato il 30 settembre a Gaza da un cineoperatore francese: un padre tenta disperatamente di proteggere se stesso e il figlio dal fuoco israeliano, riparandosi dietro a un blocco di cemento.
L'uomo, Jamal al-Doura, riuscì a salvarsi, mentre il dodicenne Mohammed fu colpito e ucciso.


Un altro mutamento qualitativo nella guerra moderna è dato dall’innovazione tecnologica e, specialmente, dalle applicazioni dell’elettronica. I satelliti spia permettono di controllare il campo di battaglia e le forze in campo. Nello stesso tempo i sistemi di ricerca elettronica dell’obiettivo non solo rendono le armi più efficaci, ma riducono l’entità dei cosiddetti “danni collaterali”.

Per secoli la più importante distinzione tra le grandi potenze militari e le altre nazioni è stata rappresentata dalla capacità di estendere il proprio potere anche a grande distanza, mediante l’uso di efficaci mezzi di trasporto e grazie a un’elevata capacità organizzativa. Tale distinzione vale anche oggi, quando forze aeree e missili a lungo raggio consentono di portare attacchi diretti a grande distanza, mentre aerei da trasporto e portaerei permettono di schierare forze terrestri e aeree in qualsiasi punto della terra. Tutto ciò, d’altra parte, presuppone l’applicazione di tecnologie sofisticate il cui costo limita a poche potenze militari la capacità di estendere la propria influenza su scala globale

Guerra e pace dopo la Guerra Fredda


Attacco aereo durante la guerra del Golfo
I primi bombardieri a colpire Baghdad la mattina del 17 gennaio 1991 furono gli statunitensi Lockheed F-117A Nighthawk, comunemente noti con il nome di Stealth.
Nella foto, il quartier generale dell'aviazione irachena pochi istanti prima di essere colpito da una bomba a guida laser sganciata dall'USAF.


Non tutte le innovazioni tecnologiche, tuttavia, sono esclusivo appannaggio delle grandi potenze. Le opportunità offerte dagli esplosivi al plastico come il Semtex, ad esempio, sono state infatti sfruttate soprattutto dal terrorismo. Missili e strumenti di distruzione di massa (armi nucleari, chimiche e biologiche) sono alla portata di numerosi stati.


Bombardamento di Baghdad
Nel marzo del 2003 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna diedero inizio all'operazione Iraqi Freedom ("Libertà per l'Iraq"): fu decisa l'invasione del paese per porre fine alla dittatura
del presidente Saddam Hussein e per distruggere le armi chimiche e biologiche in suo possesso (armi che le precedenti ispezioni dell'ONU non avevano tuttavia individuato).
L'invasione fu preceduta da bombardamenti strategici contro le installazioni militari e politiche a Baghdad e in altre città irachene.


L’innovazione tecnologica, combinata con situazioni politiche e sociali inedite, ha creato un equilibrio fluido e incerto tra potenze grandi e piccole, tra le forze dell’ordine e del disordine, all’interno degli stati e a livello internazionale. La fine della Guerra Fredda ha poi rivelato quale fosse il ruolo di “forza” stabilizzante che essa rivestiva; infatti, malgrado le speranze nell’avvento di un’era di relazioni pacifiche sotto l’egida dell’ONU, in molti luoghi la guerra continua a essere un normale “prolungamento” della politica e a condizionare l’esistenza di centinaia di milioni di uomini.




LE BATTAGLIE FAMOSE

GUERRE MONDIALI

CANNONE

BOMBA

ARTIGLIERIA

LA SCIENZA LA TECNOLOGIA E LA CORSA AGLI ARMAMENTI

IL MANIFESTO DI RUSSELL-EINSTEIN