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Illustrazione libraria

Illustrazione libraria




 



Illustrazione libraria


J. Fouquet: Libro d’ore di Simon de Varie
Intorno al 1455 Jean Fouquet realizzò sei delle ottanta preziose miniature del Libro d'ore di Simon de Varie, destinato a Simon de Varie, ufficiale delle finanze di Carlo VII di Francia. Nella scena a sinistra, una Vergine con Bambino intima e tenera, l'artista è riuscito a creare un vero trompe l'œil grazie all'artificio ottico della mano del Bambino sulla cornice. Nella pagina a destra, riccamente decorata, si evoca l'episodio biblico di Cristo che cammina sulle acque. Il libro fu smembrato nel XVII secolo: delle miniature di Fouquet quattro sono oggi conservate alla Biblioteca Reale dell'Aia (tra queste, le due pagine nella fotografia), due al J. Paul Getty Museum di Malibu (California).

Materiale figurativo che amplia o valorizza il testo che accompagna. Possono essere considerate illustrazioni, in senso generico, anche le mappe, i grafici, i diagrammi o gli elementi decorativi, ma in termini più precisi esse rappresentano più frequentemente scene, personaggi o oggetti correlati – direttamente, indirettamente o simbolicamente – al testo che accompagnano. Le origini dell’illustrazione sono antiche come quelle della scrittura. Gli ideogrammi, simboli pittorici che indicano parole o frasi, e i geroglifici, immagini di oggetti e figure che indicano parole, sillabe o suoni, contengono le radici sia dell’illustrazione sia del testo.

ILLUSTRAZIONI A MANO
 

Les très riches heures du Duc de Berry

La pagina di gennaio del manoscritto miniato Les très riches heures du Duc de Berry (1413-16 circa), realizzato dai fratelli Limbourg per il duca Giovanni di Berry e conservato al Musée Condé di Chantilly.

Libro dei Morti
Il più antico esempio di testo illustrato è un papiro egizio manoscritto, conosciuto come Libro dei Morti; in esso, preghiere, formule magiche e inni vergati in geroglifici si accompagnano a illustrazioni di scene del viaggio dell'anima dopo la morte. Questa immagine, tratta da una versione del Libro dei Morti risalente al XIV secolo a.C., mostra il giudizio finale di Hu-Nefer, lo scriba reale, dinanzi a Osiride, dio dei morti.

Prima dell’invenzione della stampa i libri, nella loro forma manoscritta, erano illustrati a mano. Il più antico esempio di libro illustrato che si conserva è un rotolo egizio su papiro risalente al 2000 ca. a.C. Nell’antico Egitto il testo illustrato di maggiore diffusione era il Libro dei Morti, che veniva posto nelle tombe perché servisse al defunto nell’aldilà. In Europa, in epoca classica, le prime illustrazioni furono realizzate per i testi scientifici: le cita ad esempio il filosofo greco Aristotele come complemento ai suoi studi. Successivamente nacquero i ritratti degli autori e quindi le illustrazioni di brani letterari, come i passi dell’Iliade e dell’Odissea. In Cina si ebbe un analogo sviluppo intorno al V secolo a.C. In seguito gli artisti dell’Europa medievale illustrarono i manoscritti, ornandoli con miniature, iniziali e margini riccamente decorati. Nel mondo islamico, gli artisti persiani e moghul illustrarono i testi poetici e storici con dipinti delicati e raffinati come gioielli. Come per i testi, la duplicazione delle illustrazioni avveniva solo tramite ricopiatura a mano.


METODI DI RIPRODUZIONE A STAMPA

Le prime riproduzioni meccaniche di illustrazioni vennero effettuate tramite blocchi di legno. Si tracciava il disegno sulla superficie piana di un blocco e poi si procedeva all’asportazione del legno intorno ai tratti disegnati, che venivano “risparmiati”. L’immagine a rilievo risultante veniva inchiostrata e premuta su pergamena o carta per ottenere la stampa. Questo procedimento poteva essere ripetuto più volte, in modo da ottenere numerose illustrazioni identiche da una sola matrice. Talvolta si incideva su un’unica tavoletta un’intera pagina di libro, composta da testo e illustrazione, producendo i cosiddetti libri xilografici. A causa della forzata brevità, i testi erano semplici, piuttosto rozzi e destinati a un pubblico semianalfabeta. Il loro contenuto era spesso religioso, come nei più celebri esempi di questo tipo, la Biblia pauperum e l’Ars moriendi.

Con l’avvento dei caratteri tipografici mobili, divenne possibile separare le illustrazioni xilografiche dal testo. Il bisogno di immagini più esatte e dettagliate portò in seguito allo sviluppo di tecniche di incisione meccanica e chimica su lastra metallica, generalmente in rame. Nel Settecento si affermarono la mezzatinta, raffinata forma di incisione su rame capace di riprodurre sottili gradazioni chiaroscurali, e l’acquatinta, grazie alla quale si potevano ottenere effetti simili a quelli della pittura ad acquerello. Verso la fine del secolo fu messa a punto una nuova tecnica di incisione su matrici in 'legno di testa', molto più compatto, realizzata con il bulino (solitamente impiegato per l’incisione su metallo) e in grado di creare immagini molto delicate, spesso risultanti in chiaro su fondo scuro. Contemporaneamente fu inventata anche la litografia, che permetteva agli artisti di operare con maggiore fluidità e libertà. Tali possibilità vennero ulteriormente ampliate dall’introduzione, nella prima metà dell’Ottocento, della litografia a colori. Infine, la fotografia, perfezionata nella seconda metà dell’Ottocento, fornì versatili mezzi fotomeccanici di riproduzione di un’illustrazione originale, indipendentemente dalla tecnica impiegata per la creazione.


STORIA DELL’ILLUSTRAZIONE STAMPATA

XV e XVI secolo


Colonna: Hypnerotomachia Poliphili
L'Hypnerotomachia Poliphili, opera in prosa attribuita all'umanista italiano Francesco Colonna, è uno dei più antichi e più eleganti libri a stampa illustrati. Famoso più per le magnifiche illustrazioni che per il testo, fu pubblicato anonimo a Venezia dal celebre stampatore Aldo Manuzio nel 1499.


Il primo libro illustrato con testo stampato in caratteri tipografici mobili fu probabilmente l’Edelstein di Ulrich Boner, prodotto dallo stampatore tedesco Albrecht Pfister di Bamberga, nel 1461. Dopo l’invenzione del torchio da stampa, tra i primi libri illustrati vi furono le raccolte di favole di Esopo: la prima edizione, stampata dal tedesco Johann Zainer di Ulm nel 1476, esercitò una grande influenza sui testi illustrati posteriori. A Colonia (1478) e Lubecca (1494) vennero realizzate notevoli edizioni illustrate della Bibbia.

Il primo libro illustrato stampato in Inghilterra fu The Mirrour of the World (Lo specchio del mondo, 1481) dell’autore e stampatore William Caxton. Tra gli altri importanti libri illustrati del XV secolo vi furono la Danse macabre des hommes (Danza macabra degli uomini, 1485); la Cronaca di Norimberga (1493), con più di 1800 xilografie; Der Ritter vom Turn (Il cavaliere di Turn, 1493), con incisioni di Albrecht Dürer; e soprattutto l’Hypnerotomachia Poliphili (La battaglia d’amore di Polifilo in sogno, 1499) di Francesco Colonna, stampato da Aldo Manuzio a Venezia, considerato il massimo capolavoro dei libri illustrati con xilografie e ben più famoso per le illustrazioni che per il contenuto.

Il primo testo a recare stampe realizzate con incisioni su rame fu il De casibus virorum illustrium (Le sventure degli uomini illustri, Bruges, 1476) di Giovanni Boccaccio. Uno dei più bei libri antichi con illustrazioni fu la Divina commedia (1481) di Dante, con incisioni di Baccio Baldini tratte da disegni di Sandro Botticelli. Si è calcolato che nel periodo degli incunabula circa un terzo di tutti i libri stampati fossero illustrati.

Nel XVI secolo, con la diffusione della stampa, i libri illustrati proliferarono. Tra gli esempi più significativi vi furono: in Italia, l’edizione di Gabriele Giolito delle opere di Petrarca (1544) e le Cento favole di Giovanni Verdizotti (1570); in Germania, l’erbario di Otto Brunfels (1530), probabilmente il primo testo che riporti il nome dell’illustratore (Hans Weiditz), la Bibbia di Martin Lutero (1534), illustrata da Lucas Cranach, e l’Iconographia regum francorum (Iconografia dei re franchi, 1576), illustrata da Virgil Solis e Jost Amman; in Svizzera la Danza macabra (1538), illustrata da Hans Holbein il Giovane; nei Paesi Bassi, una Bibbia (1528), illustrata da Jan Swart e Luca di Leida, e la Bibbia poliglotta del grande stampatore Christophe Plantin del 1568; in Francia, un Libro d’ore (1525), illustrato da Geoffroy Tory, e L’apocalypse figurée (L’Apocalisse illustrata, 1561), con incisioni di Jean Duvet; in Inghilterra un’edizione di Vesalio (1545), illustrata da Geminus, e il Book of Martyrs (Libro dei martiri) di Foxe, pubblicato dallo stampatore John Day nel 1563.


XVII e XVIII secolo


Blake: L’agnello
Questo disegno illustra il componimento di Blake intitolato L'agnello. William Blake, poeta, pittore e incisore inglese, compose illustrazioni a colori per le proprie raccolte di versi, a partire dai Canti dell'innocenza del 1789. Lo stile era ispirato a quello dei libri xilografici del XV secolo.

L’arte dell’illustrazione dei libri entrò in declino nel XVII secolo, quando il fulcro della produzione libraria si spostò dall’illustrazione alla tipografia e alla decorazione. Vennero comunque prodotti alcuni libri notevoli, soprattutto in Francia, dove Jacques Callot illustrò i testi religiosi Vie de la Mère de Dieu (Vita della Madre di Dio, 1646) e Lux claustri (Luce del chiostro, 1646), Nicolas Poussin un’edizione del Trattato della pittura (1651) di Leonardo da Vinci e Sébastien Leclerc il Labyrinthe de Versailles (Labirinto di Versailles, 1677) di Charles Perrault. Il più importante libro illustrato inglese prodotto nel Seicento fu l’Esopo poliglotta, illustrato da Francis Barlow nel 1666, che risentì dell’influenza olandese. Nel Seicento i Paesi Bassi si erano infatti affermati come uno dei centri editoriali europei di maggiore rilievo.

Nel Settecento la Francia fu al centro del mondo dell’illustrazione, con testi come le Fables (Fiabe, 1755) di Jean de La Fontaine, illustrate da Jean-Baptiste Oudry. Nel 1762 apparve l'edizione dei Contes (Racconti) di La Fontaine, illustrata da Pierre Choffard e Charles Eisen, mentre quella che reca la firma di Jean-Honoré Fragonard porta la data del 1795. Tra i più interessanti libri illustrati inglesi del Settecento sono un Esopo (1722), con incisioni di Samuel Croxall; Hudibras (1726) di Samuel Butler, con incisioni di William Hogarth; i Poems (Poesie 1753) di Thomas Gray, illustrati da Richard Bentley; e Anatomy of the Horse (Anatomia del cavallo, 1766), illustrata da George Stubbs. L'artista tedesco Daniel Chodowiecki illustrò The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman (La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, 1759-1767) di Laurence Sterne, e produsse varie altre opere nella sua patria d'origine.

Nell'ultima parte del Settecento, le figure di maggior rilievo tra gli illustratori furono Thomas Bewick, che riprese e perfezionò l'incisione su legno in libri come History of Quadrupeds (Storia dei quadrupedi, 1790), e il poeta e artista William Blake, i cui libri con illustrazioni colorate a mano, a partire da Songs of Innocence (Canti dell'innocenza, 1789), ritornarono a un approccio simile a quello utilizzato per i libri xilografici del XV secolo.

Nell'Italia settecentesca si distinsero vari centri di produzione: Venezia, specializzata nella stampa di classici letterari, produsse opere come la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, illustrata da Giovan Battista Piazzetta (1745); Parma, dove operò il grande tipografo Giovan Battista Bodoni; e Roma, dove Giovanni Battista Piranesi pubblicò le famose tavole delle Antichità romane (1756) e delle Carceri d'invenzione (1760-61). Un'altra opera di grande importanza, Le antichità di Ercolano esposte (Napoli, 1757-1792), illustrata da Pozzi, Vanni e La Vega, contribuì a diffondere le scoperte dei nuovi scavi e un rinnovato interesse per l'antico.

In Giappone, al volgere del Settecento, gli artisti illustravano i libri con xilografie a colori di uccelli, fiori e scene di genere, come quelle di Shigemasa (Lo specchio delle belle donne, 1776), Masanobu Kitao (Yoshiwara, 1784), e Utamaro (Il libro degli uccelli, 1791).


XIX e XX secolo


Burne-Jones: Kelmscott Chaucer
La casa editrice Kelmscott Press di William Morris pubblicò nel 1896 i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. La preziosa edizione, nota come Kelmscott Chaucer, era illustrata da Edward Burne-Jones. Il pittore inglese fu uno degli ultimi interpreti del gusto preraffaellita; le sue opere, intrise di nostalgia per un Medioevo favoloso e idealizzato, preludono al passaggio verso il simbolismo.


Nell'Ottocento l'illustrazione tornò a fiorire, soprattutto in Gran Bretagna. Agli inizi del secolo l'editore londinese Rudolph Ackermann produsse un gran numero di opere sulla topografia e l'architettura inglese, con acquetinte colorate a mano eseguite da illustratori di rilievo come Thomas Rowlandson (The Microcosm of London, Il microcosmo di Londra, 1808). Il grande paesaggista J.M.W. Turner illustrò alcuni libri, come Italy (1830); George Cruikshank, Hablot K. Browne (più noto con lo pseudonimo di 'Phiz') e John Leech crearono famose illustrazioni per i romanzi di Charles Dickens.

Nel 1860 la famiglia di incisori su legno Dalziel creò splendidi libri illustrati da artisti contemporanei come Charles Keene, John Everett Millais e Miles Birket Foster. La presenza di marcati elementi decorativi contraddistinse le opere di Aubrey Beardsley, che illustrò la Salomè (1894) di Oscar Wilde, e di Edward Burne-Jones, che illustrò il neomedievale volume su Chaucer (1896) della Kelmscott Press, la casa editrice fondata dal pittore, scrittore e designer inglese William Morris. Le opere di William Nicholson (London Types, 1898) anticiparono invece il libro illustrato per bambini del XX secolo.

Tra gli artisti francesi ottocenteschi che si occuparono di illustrazioni vi furono Eugène Delacroix, Honoré Daumier, Gustave Doré, Grandville, Paul Gavarni, Edouard Manet e Henri de Toulouse-Lautrec.


Illustrazione da Oliver Twist
L'illustratore inglese George Cruikshank collaborò con molti autori famosi, tra cui Charles Dickens. L'illustrazione è tratta da Oliver Twist e rappresenta la scena in cui Oliver, affamato, chiede una seconda porzione di zuppa, non sapendo di suscitare l'ira di Bumble, il gestore dell'ospizio dei poveri, e lo stupore dei compagni.


In Italia si diffusero le pubblicazioni a carattere didattico e geografico, affiancate da testi illustrati come il Viaggio romantico pittorico delle province occidentali (Torino, 1824-1834). Di sapore romantico erano anche le litografie di Francesco Hayez per l'Ivanohe di Walter Scott (1822) e le illustrazioni dei primi romanzi storici italiani, tra cui si ricorda l'edizione del 1840 dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, corredata da numerose vignette xilografiche di Francesco Gonin. Nel 1875 l'editore Treves fondò la rivista settimanale 'Nuova Illustrazione Universale', che due anni dopo diventò 'L'Illustrazione italiana', prototipo degli odierni periodici di informazione e costume.

In Giappone la tradizione di incisioni su legno colorate raffiguranti scene di genere fu proseguita da maestri della scuola Ukiyo-e, come Hokusai e Hiroshige.

I più importanti libri illustrati degli inizi del XX secolo vennero realizzati in Francia. Il mercante d'arte ed editore Ambroise Vollard commissionò illustrazioni ad artisti di fama come Pierre Bonnard, Marc Chagall, André Derain, Raoul Dufy, Marie Laurencin, Aristide Maillol, Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Rouault e Maurice de Vlaminck. In Germania si interessarono alla grafica soprattutto gli artisti del gruppo Die Brücke, che riportarono in voga la tecnica xilografica.

In Italia, nel Novecento si andarono affermando con sempre maggior successo i periodici illustrati, tra i quali si possono citare 'Emporium', 'L'arte decorativa moderna' e 'L'Italia che ride', oltre alle riviste futuriste come 'Lacerba', 'Il Selvaggio' e 'Strapaese' di Maccari, durante il periodo fascista. Dopo la guerra sono stati pubblicati numerosi libri d'artista, firmati da maestri come Massimo Campigli, Filippo de Pisis, Giorgio de Chirico.

La prima metà del Novecento può essere considerato il periodo dell'ultima grande fioritura del libro illustrato, gradualmente soppiantata dalla fotografia, sebbene alcuni contributi importanti si ebbero anche dopo il 1950. Oltreoceano, si dedicarono all'illustrazione l'artista americano Ben Shahn, negli ultimi anni della sua carriera (illustrò, ad esempio, Una pernice su un albero di pero, 1959), e lo stampatore Fritz Eichenberg, che lavorò alle edizioni delle opere di scrittori come Emily Brontë, William Shakespeare e Fëdor Dostoevskij.


LIBRI PER L'INFANZIA


K. Greenaway: Festa di maggio
L'artista inglese Kate Greenaway è nota soprattutto come illustratrice di libri per l'infanzia. Il suo disegno delicato e il ricorso a una gamma cromatica tenue incontrarono i gusti del pubblico e furono particolarmente apprezzati dal critico d'arte John Ruskin. Tra i libri illustrati dalla Greenaway figurano anche I racconti di mamma Oca di Perrault.


Il primo libro illustrato per bambini fu Orbis sensualium pictus (Il mondo figurato delle cose sensibili), pubblicato da John Comenius nel 1658. I libri illustrati per l'infanzia, che sarebbero divenuti la parte preponderante della produzione, crebbero sensibilmente di numero nel corso del XIX secolo, specialmente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Tra gli illustratori più importanti vi furono William Mulready (Il ballo della farfalla, 1807); George Cruikshank ( Le fiabe dei Grimm, 1823); Edward Lear (Il libro dei nonsense, 1846); F.O.C. Darley (Rip Van Winkle, 1850); Gustave Doré (Le fiabe di Perrault, 1862); John Tenniel (Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, 1865); Richard Doyle (Nel paese delle fate, 1870); Arthur Hughes (Sing-Song, 1872); Winslow Homer (Courtin’, 1874); Randolph Caldecott (La casa che Jack costruì, 1878); Kate Greenaway (Una torta di mele, 1886); Walter Crane (L’Esopo per bambini, 1887); e Beatrix Potter (La storia del coniglietto Peter, 1900). Questi artisti esercitarono una significativa influenza sul corso successivo dell’illustrazione di libri per l’infanzia. Notevoli furono anche l’illustratore Howard Pyle (Le allegre avventure di Robin Hood, 1883); l’artista francese Louis-Maurice Boutet de Monvel (Giovanna d’Arco, 1896); e l’inglese Arthur Rackham (Le fiabe di Esopo, 1912), autore di splendidi acquerelli.

Nel XX secolo vanno ricordati in Gran Bretagna: Leslie Brooke (Il giardino di Johnny Crow, 1903); Edmund Dulac (Notti arabe, 1907); E.H. Shepard (L’orsetto Winnie, 1926); Brian Wildsmith (Mamma Oca di Brian Wildsmith, 1964); Edward Ardizzone (Tim e Ginger, 1965); e Kit Williams (Mascherata, 1979). Negli Stati Uniti N.C. Wyeth (L’isola del tesoro, 1924); Maxfield Parrish (Mamma Oca in prosa, 1897); Wanda Gág (Milioni di gatti, 1928); Robert Lawson (La storia di Ferdinand, 1936); Ludwig Bemelman (Madeline, 1939); Ezra Jack Keats (Un giorno di neve, 1962); e Maurice Sendak (Dove stanno le cose selvatiche, 1963).

In Italia un ruolo importante fu svolto dal 'Giornalino della domenica' dei primi decenni del secolo, curato da Vamba (che pubblicò anche il libro Il Giornalino di Giamburrasca). Tra i libri illustrati vanno ricordate le numerose edizioni dei romanzi di Emilio Salgari e alcune serie di volumi illustrati dedicati all’infanzia, come la “Biblioteca dei miei ragazzi” e “La Scala d’Oro” della UTET.

Tra i classici contemporanei vi sono poi lo spagnolo Rafael Munoa (Io e Platero, 1963); il francese Jean de Brunhoff (i libri di Babar, iniziati nel 1931); i tedeschi Reiner Zimnik (Jonas il pescatore, 1956) e Marlene Reidel (Il viaggio di Eric, 1960); il giapponese Yashima Taro (Il ragazzo corvo, 1955) e l’italiano Altan, con le popolari storie della Pimpa.