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RAY BRADBURY

Ray nasce il 22 agosto 1920; terzo figlio di Leonard Spaulding Bradbury (un operaio elettrico) e di Esther Marie Moberg (di origine svedese) e passa i primi anni della sua vita nel Midwest (a volte nascere in mezzo a sconfinate pianure spesso prede dei tornado segna tutta una vita).
Dal 1934 (in piena depressione) la famiglia Bradbury si trasferisce a Los Angeles (a contatto con l'ambiente californiano Ray scopre la fantascienza).
Nel 1938 si diploma alla Los Angeles High School (il suo percorso scolastico termina qui; continuerà a studiare per conto suo: di notte nelle biblioteche e di giorno presso la tipografia in cui lavora).

Nel 1939, pubblica quattro numeri di Futuria Fantasia, un suo fan magazine, contribuendo con suoi scritti alla maggior parte del materiale pubblicato.
Dal 1943 interrompe il suo lavoro come distributore di giornali ed inizia a scrivere a tempo pieno, fornendo numerosi racconti brevi a vari periodici.
La sua reputazione di scrittore di fantascienza è sancita con la pubblicazione di The Martian Chronicles: siamo nel 1950.
Nel 1953 esce Fahrenheit 451: è il trionfo.
Gli scritti di Bradbury hanno ricevuto molti riconoscimenti, ma il più inusuale è sicuramente quello attribuitogli da un astronauta della missione Apollo 11 che battezzò un cratere lunare con il nome Dandelion dopo aver letto il racconto di Bradbury, Dandelion Wine.
Oltre alla produzione narrativa è bene ricordare il suo impegno anche in campo cinematografico, teatrale e poetico.
Per John Huston ha scritto la sceneggiatura del celebre Moby Dick con Gregory Peck; in teatro ha adattato parecchi dei suoi racconti e anche episodi delle Cronache marziane.
Bradbury vive ancora in California e… continua a scrivere.

Ray Bradbury

Fahrenheit 451 è il suo libro più importante?

"Non faccio mai graduatorie: ho 4 figlie, 8 nipoti, 7 gatti, 40 libri, 600 racconti".

Mr. Bradbury è vero che ha inventato il walkman?

"Non io. Io ho immaginato degli auricolari stereo nel mio romanzo Fahrenheit 451, quarantotto anni fa. Quindici anni fa degli ingegneri giapponesi della Sony si sono presentati nel mio ufficio con una radio Walkman, me l'hanno messa all'orecchio e hanno detto, "Fahrenheit 451, Fahrenheit 451!". Avevano letto il libro e hanno inventato quell'aggeggio. Sempre in Fahrenheit 451 potete trovare schermi televisivi a tutta parete, e la tv interattiva. In un altro racconto intitolato "Il veldt" ho inserito la realtà virtuale, mentre ne "L'assassino" c'era l'antesignano dei cellulari. Ma sono la persona meno indicata a parlare di tecnologia… Non ho nemmeno il computer".

Cosa pensa della clonazione?

"Ma a che diavolo serve? Ci sono gli uomini e le donne, non è meglio clonarsi andando a letto insieme?"

Ha una regola per la felicità?

"Scrivere duemila parole al giorno, ma per farlo bisogna essere sempre innamorati. Non è un lavoro, è un divertimento. Mai avuto bisogno di prendermi una vacanza."

Sua moglie è mai stata gelosa dei suoi libri?

"Cinquantacinque anni fa la mia dichiarazione era stata chiara: "Marguerite, andrò sulla Luna e su Marte, vuoi venire con me?". Avevo 8 dollari in banca. Al matrimonio ho dato al prete una busta con 5 dollari. Mi ha chiesto: "Ma non sei uno scrittore?". E me li ha restituiti."

Questo mondo le piace?

"Ho cercato di cambiarlo non solo nelle mie storie. Pochi lo sanno ma ho realizzato anche progetti urbani, a San Diego, Century City, Pasadena e Hollywood. Il concetto è restituire alla gente spazi umani."

E uno suo consiglio a un aspirante scrittore?

"È la quantità che produce la qualità."

Cosa pensa dell'insegnamento della letteratura?

"Non credo affatto all'insegnamento della letteratura! Capita continuamente, in America, che lo scrittore più o meno celebre sia avvicinato da madri ansiose di consigli per un figlio con tendenze letterarie. La risposta onesta è una sola: "comprargli una macchina da scrivere"! Poi, che s'arrangi. Le lezioni private di un Premio Nobel non servono a nulla! E sono convinto che invece di frequentare le classi di letteratura si impara molto di più nelle biblioteche pubbliche. Anche solo passeggiando e leggendo i titoli negli scaffali; e annusando i libri; e aprendone uno ogni tanto ".




 

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