Jacob Burckhardt (1818 - 1897)    Johan Huizinga



Nato nel 1818 a Basilea, in Svizzera, dove morì nel 1897, Jacob Burckhardt, dopo una formazione teologica, si dedicò allo studio della storia e dell'arte. Dal 1839 al 1843 visse a Berlino per frequentare l'università, dove fu allievo di L. von Ranke, di J. G. Droysen e dello storico dell'arte F. Kugler, con il quale strinse una profonda amicizia. Risentì profondamente dell'influenza della filosofia di Schopenhauer di cui apprezzò la concezione stessa della storia. Nel 1843, tornato in Svizzera, ottenne una cattedra di storia ed insegnò nel ginnasio cittadino.

Tra il 1855 e il 1858 ricoprì la cattedra di storia dell'arte al politecnico di Zurigo, successivamente quella di storia e di storia dell'arte all'università di Basilea ed infine, dal 1885, insegnò solo storia dell'arte, alternando la professione con frequenti viaggi di studio, diretti principalmente in Italia. Burckhardt ebbe un approccio innovativo verso la storia poiché elaborò un nuovo metodo storiografico basato sullo studio complessivo e unitario dei diversi aspetti della storia al fine di raggiungere, mediante l'approfondimento politico, spirituale e culturale di un'epoca, una completa ricostruzione del passato, definito Kulturgeschichte (storia della civiltà).

Interessato soprattutto all'analisi dei periodi di crisi o di trapasso storico, Burckhardt, autore di molte opere di cui solo alcune furono pubblicate in vita, fu un convinto sostenitore della teoria secondo la quale, negando ogni aspetto di continuità, il Medioevo e la nascita del mondo moderno, nel XV secolo, sarebbero state due epoche assolutamente distinte e senza punti di continuità. Questa teoria trovò la massima espressione nell'opera, pubblicata nel 1860, Die Kultur der Renaissance in Italien (La civiltà del Rinascimento in Italia) in cui lo storico svizzero vide nell'Italia la patria di un nuovo concetto di uomo al quale corrispondeva, mediante i principati e le signorie, una mutata rappresentazione di Stato e di cittadino, fondamento dello Stato moderno europeo.

Ritenendo la storia ciclicamente caratterizzata da un avanzamento e da una regressione, per Burckhardt il Rinascimento esplicava, grazie a geniali personalità ed in completa dissonanza con l'epoca di mezzo, la massima espressione di un'antichità riscoperta ed elaborata nei molti aspetti di vita culturale, politica ed artistica.

Gli studi portati avanti da Burckhardt hanno contribuito a mettere in luce taluni fondamentali aspetti della storia culturale del Rinascimento che, fino a quel momento, erano rimasti oscuri e poco analizzati. In particolare, l'epoca del Rinascimento viene riletta in termini nuovi, privilegiando una visione che contrastava con quella romantica la quale, invece, aveva posto l'accento sul Medioevo di cui aveva fornito un'interpretazione che ne esaltava il carattere e la storia.

Sebbene la sua teoria storica sia stata fortemente criticata, è indubbio che a Burckhardt si deve la divulgazione di un'immagine aulica del Rinascimento e dei luoghi che ne furono principali scenari, la cui visione idilliaca continua a perdurare nel tempo.

Tra le opere pubblicate da Burckhardt vanno ricordate: Costantino il grande ed i suoi tempi del 1853, Il Cicerone, guida al godimento dell'arte in Italia del 1855, La civiltà del rinascimento in Italia del 1860 che può essere considerato il suo capolavoro e due opere pubblicate postume: Storia della civiltà greca (1894-1902) e Considerazioni sulla storia universale (1905).

Tra coloro che hanno sottolineato il valore dell'insegnamento di Burckhardt merita un posto particolare Nietzsche che, presente alle lezioni dello svizzero, ne divenne amico e ne condivise la critica all'esaltazione dell'età positiva. Esaltazione che fu proposta nella seconda metà del XIX secolo da quelle correnti che, in linea con il Positivismo, ritenevano l'epoca presente punto di arrivo e sintesi della storia della civiltà. Come Burckhardt, Nietzsche ripropose una lettura del passato che ruppe questo schema razionalizzante e unificante. Burckhardt pose le basi per una valutazione dell'importanza della storia culturale del passato che merita di per sé una valutazione ed un giudizio morale compiuto.