|
Origini
ottocentesche
Sebbene sia possibile riscontrare, anche in alcuni orientamenti filosofici
dell'antichità e della prima età moderna, alcune tracce di pensiero
anarchico, inteso come tensione politica e ideologica verso una vita sociale
orfana, a suo beneficio, di un capo o di un governo, le più significative
elaborazioni di un vero e proprio progetto politico anarchico, fondato su
presupposti teorici asseriti con vigore, risalgono al Diciannovesimo secolo.
A partire dalle opere dei pensatori utopisti francesi Frallois Fourier
(1772-1837) e Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865), l'anarchismo si sviluppa
principalmente nelle sue manifestazioni più radicali negli scritti del
filosofo tedesco Max Stirner (1806-1856), figura di spicco della sinistra
hegeliana, e del rivoluzionario russo Michail Bakunin (1814-1876).
Nella
prospettiva di Stirner, espressa nella sua opera più celebre, L'Unico e la
sua proprietà (1845), gli individui, perfettamente realizzati nel proprio
egoismo, riuscirebbero a convivere solidalmente senza governo alcuno, in
quanto accomunati da un interesse analogo. Se la teoria di Stirner si
presenta come una forma di anarco-individualismo, dal pensiero e dall'azione
politica di Bakunin discende invece un orientamento identificabile come
anarco-comunismo, in base al quale ogni autorità risulta strumentale
all'esigenza del gruppo sociale egemone di preservare un potere fondato
sull'ineguaglianza. La legge e le istituzioni statali rappresentano la
violenza organizzata, e pertanto viene perseguito il progetto politico
dell'abbattimento dello Stato, congiuntamente all'edificazione di un sistema
federale e libertario basato sul libero contratto tra cittadini, organizzati
in libere associazioni di produttori.
La prospettiva ribellistica anarchica
si distingue dalla rivoluzione per il comunismo di fondamento marxiano,
della quale viene respinta la fase transitoria della dittatura del
proletariato. La conflittualità tra marxismo e anarchismo si è storicamente
rinnovata senza esitazione nel corso dell'Ottocento, in particolare a opera
di Marx (1818-1883) ed Engels (1820-1895), i quali hanno strenuamente
combattuto le tesi di Proudhon prima e di Bakunin poi; quest'ultimo viene
infatti espulso nel 1872 dal Congresso della prima Internazionale (Bakunin e
James Guillaume fondano nello stesso anno un'Internazionale Anarchica, che
resiste fino al 1878).
La pratica politica prevalentemente invocata all'interno dei movimenti
anarchici per sovvertire l'ordine costituito è lo spontaneismo, traducentesi
in azioni dirette esemplari, come attentati terroristici o sabotaggi. Nella
sua variante pacifista e non-violenta, l'anarchismo si esprime invece
mediante la pratica della disobbedienza civile e della resistenza passiva.
L'anarchismo è un'ideologia caratterizzata dalla centralità dell'azione, che
non sostituisce del tutto la propaganda ideale ma la esemplifica e la
rafforza.
I primi del Novecento:
anarcosindacalismo e resistenza ai regimi
Nel corso del
Novecento l'anarchismo si diffonde in quasi tutti i Paesi, soprattutto
durante le rivoluzioni in Messico, Russia e Spagna, ma viene sconfitto
dappertutto.
Nel passaggio cruciale dal Diciannovesimo secolo al successivo, gli
anarchici europei e statunitensi inanellano alcuni celebri attentati, come
quelli al presidente francese Marie Francois Carnot (1894), al re Umberto I
in Italia (1900), e al presidente americano William McKinley (1901).
All'inizio del Ventesimo secolo si costituisce un indirizzo di pensiero
basato su presupposti anarchici, noto come "anarcosindacalismo", il cui
obiettivo politico di lungo termine prevede la sostituzione dello Stato con
un'organizzazione federale di sindacati produttori e distributori di beni.
In Francia, dove il movimento anarcosindacalista è particolarmente forte,
gli anarchici controllano nel 1902 la Confédération Générale du Travail, e
acquisiscono grande prestigio tra i lavoratori francesi, ma anche spagnoli e
italiani. L'incisività degli anarchici tra le pieghe del proletariato
industriale non dura tuttavia a lungo, a causa dell'egemonia comunista
favorita dal successo della rivoluzione bolscevica in Russia. L'eredità più
significativa dell'anarcosindacalismo è raccolta poi negli Stati Uniti e in
Canada con la costituzione, nel 1905, dell'Industriai Workers in the World
(IWW), che perde tuttavia la sua influenza alcuni anni dopo la prima guerra
mondiale, a seguito di una rigorosa repressione che tra il 1917 e il 1920
mira a contrastare la campagna anti-interventista messa in atto
dall'organizzazione.
Nei primi venti anni del Novecento sono Spagna e Russia a concentrare nel
proprio territorio la parte più dinamica del movimento anarchico
internazionale. In Ucraina, tra il 1917 e il 1920, un movimento di
ispirazione anarchica, guidato da Nestor Machno (1884-1934), contribuisce
con numerosi successi militari alla guerra civile in Russia, schierandosi a
fianco dell'Armata Rossa, e sperimentando nei territori liberati forme di
autogoverno di impronta libertaria, contrapponendosi in tal guisa agli
stessi bolscevichi.
Nella penisola iberica l'anarchismo si radica in maniera
più strutturata. Nel 1907 nasce la Solidaridad Obrera, l'organizzazione
sindacale spagnola che nel 1909 scatena la famosa protesta per
l'arruolamento di giovani catalani da inviare in Marocco, alla quale segue
la semana tragica, una settimana di violenze dirette contro l'alleanza tra
cattolicesimo e potere aristocratico-conservatore che si conclude con il
bilancio di 200 morti tra i lavoratori, circa 50 chiese bruciate e numerosi
linciaggi di sacerdoti. Nel 1910 a Siviglia le organizzazioni anarchiche più
attive fondano la Confederacion Nacional del Trabajo. Nel 1927 si forma la
Federación Anarquista lbérica (FAI), che durante la guerra di Spagna prende
parte alla lotta al fascismo. Nel triennio 1936-1939 in Andalusia si
costituiscono centinaia di comunità agricole anarchiche, nelle quali viene
abolito l'uso del denaro, la terra è collettivizzata e la distribuzione dei
beni è proporzionata ai bisogni, sperimentando nella prassi alcuni elementi
cardine dell'ideologia anarchica.
Nel corso del Ventesimo secolo l'influenza
che gli anarchici continuano a esercitare sulla vita politica
internazionale, se non decisiva su molte questioni, si rivela comunque
significativa non solo in Europa. Le tesi dell'anarcosindacalista Ricardo
Flores Magon (1873 - 1922) accompagnano imprese e prospettive del
rivoluzionario messicano
Emiliano Zapata (1877-1919);
Gandhi (1869 - 1948)
definisce se stesso anarchico esercitando la disobbedienza civile e
auspicando per l'India una gestione cooperativa della terra e della
produzione agraria.
Una seconda ondata
anarchica: dalla difesa dei diritti ai no global
L'anarchismo si riaffaccia in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone negli
anni Sessanta, in concomitanza con le lotte studentesche, riproponendosi in
forme sotto molti aspetti rinnovate. Nuovi contenuti contaminano
l'impostazione originaria:
femminismo, lotte per i diritti civili,
antimilitarismo,
difesa dei diritti degli animali, autoproduzione. La più
significativa peculiarità dell'anarchismo degli ultimi decenni consiste in
un'attenzione specifica alle tematiche dell'ambientalismo e del pacifismo.
L'ecoanarchismo nasce e si sviluppa nei Paesi anglosassoni. Negli anni
Ottanta si affermano i movimenti Earth First!, una delle principali
organizzazioni anarchiche ecologiste, ed Earth Liberation Front, entrambe
dirette ad azioni di sabotaggio. L'ecologismo entra nel pensiero anarchico
grazie soprattutto all'opera di Murray Bookchin (1822-2006), sostenitore
dell'universalità del principio anarchico che considera repellente alla
natura umana ogni forma di dominio. Si ritiene necessario dunque che l'uomo
si faccia carico di una responsabilità etica di gestione della complessità,
di mantenimento dell'equilibrio aturale e sociale: soltanto una volta
raggiunto l'equilibrio ecologico sarà possibile coneguire anche gli
obiettivi "classici" dell'anarchismo.
Tra i più autorevoli pensatori
anarchici contemporanei, anche in virtù della significativa eco dei suoi
scritti, è certamente innoverabile il filosofo
Noam Chomsky (1928-) il quale
ipotizza una struttura originaria immutabile della natura umana,
caratterizzata da una "infinita perfettibilità", ossia dalla possibilità di
migliorare progressivamente le proprie condizioni di libertà individuale,
senza compromettere la convivenza sociale, la quale viene a costituirsi come
vero fondamento per una piena autorealizzazione dell'individuo.
L'anarchismo contemporaneo si inscrive in parte nell'alveo dei movimenti
pacifisti e critici nei confronti della globalizzazione. Nel 1999 movimenti
anarchici internazionali partecipano a Seattle alla contestazione del
Meeting del WTO (World Trade Organization), così come dei successivi summit
del G8 (Group of Eight), proponendosi come componente di quel composito
movimento di critica nei confronti della gestione delle politiche globali.
Per altro verso nell'ultimo ventennio del secolo scorso alcuni elementi
originari dell'anarco-individualismo, unitamente alla parziale accettazione
di alcuni fondamenti del sistema capitalistico, come la libera iniziativa,
la sovranità del consumatore, la concorrenza, hanno favorito lo sviluppo, in
particolare negli Stati Uniti, di una variante molto singolare
dell'anarchismo, nota come "anarco-capitalismo", che propone come suoi
maggiori teorici
Murray Rothbard (1926-1995) e David Friedman (1945-), i
quali associano a un drastico attacco all'istituzione statale l'esaltazione
della proprietà privata e del libero mercato.
M. Bakunin, Stato e
anarchia,
Feltrinelli, 1979
Noi, rivoluzionari-anarchici, fautori dell'istruzione generale del popolo,
dell'emancipazione e del più vasto sviluppo della vita sociale e di
conseguenza nemici dello Stato e di ogni statalizzazione, affermiamo, in
opposizione a tutti i metafisici, ai positivisti e a tutti gli adoratori
scienziati o non della scienza deificata, che la vita naturale precede
sempre il pensiero, il quale è solo una delle sue funzioni, ma non sarà mai
il risultato del pensiero; che essa si sviluppa a partire dalla sua propria
insondabile profondità attraverso una successione di fatti diversi e mai con
una serie di riflessi astratti e che a questi ultimi, prodotti sempre dalla
vita, che a sua volta non ne è mai prodotta, indicano soltanto come pietre
miliari la sua direzione e le varie fasi della sua evoluzione propria e
indipendente.
In conformità con questa convinzione noi non solo non abbiamo l'intenzione
né la minima velleità d'imporre al nostro popolo, o a qualunque altro
popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o
inventato da noi stessi ma, persuasi che le masse popolari portano in se
stesse, negli istinti più o meno sviluppati dalla loro storia, nelle loro
necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti
gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo
ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo, per
la sua -medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di
esso, deve
necessariamente mirare a subordinarlo a un'organizzazione e a fini che gli
sono estranei, noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di
Stato, nemici di
un'organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà
essere felice e libero solo quando, organizzandosi dal basso in alto per
mezzo di associazioni indipendenti e assolutamente libere e ai'di fuori di
ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente
libere di uomini e dipartiti, creerà esso stesso la propria vita.

|
Il pensiero anarchico è
ben lontano dal negare il problema dell'importanza dell'organizzazione,
ma esso si pone come obiettivo un'altra forma di organizzazione con la
quale rispondere agli imperativi collettivi. Gli uni e le altre si
associano per garantirsi vicendevolmente e per provvedere ai bisogni
individuali e collettivi. Così, se l'autogestione nelle imprese rende
possibile la sostituzione del salariato con la realizzazione del lavoro
associato, l'organizzazione federativa dei produttori, delle comuni,
delle regioni permette la sostituzione dello Stato. |

Michail Aleksandrovic Bakunin
|