L'interpretazione allegorica dei testi

Il mondo greco si era già interrogato sui fini della poesia arrivando a soluzioni divergenti e spesso contrastanti, e non erano mancate autorevoli censure dei poeti come quella platonica.

 




 


Nel conflitto tra filosofia e poesia la soluzione era stata trovata nell'interpretazione allegorica dei testi, basata sulla convinzione che il testo fosse fornito di un diverso e più profondo significato, oltre a quello espresso dalla lettera.
L'allegoria (dal greco allos, "altro", e agoreuo, "parlo") aveva fornito la chiave di lettura del testo poetico e un modo per superare l'obiezione che la poesia fosse non veritiera e diseducativa. Il mondo romano ereditò le teorie dei greci, ma la svolta si ebbe con la diffusione del cristianesimo. Infatti lo studio dei testi sacri (Bibbia) aveva posto già ai padri della chiesa complessi problemi sul rapporto tra significato immediato, letterale e superficiale e senso riposto, sottinteso e morale. Il problema, che era già stato avvertito nel mondo ebraico, divenne più evidente appunto con l'avvento del cristianesimo, in particolare per quanto riguarda il modo di leggere l'Antico Testamento. Già coi padri della chiesa si diffonde allora un'allegoresi cristiana che interpretava l'Antico Testamento come anticipazione, per simboli e per figure, delle verità del Nuovo Testamento, per cui, per esempio, Adamo fu indicato come "tipo" di Cristo. La ricerca di una "sentenza", cioè di un insegnamento occulto sotto il velo del discorso letterale, divenne una prassi costante.

Un altro problema fondamentale dei padri della chiesa era l'atteggiamento da assumere di fronte al ricchissimo patrimonio culturale greco e latino. Per questo motivo già nella tarda antichità l'interpretazione allegorica si era estesa dai testi sacri ai testi profani, in particolare ai testi di Virgilio. La ricerca e l'interpretazione allegorica consentiva agli uomini del Medioevo di recuperare in chiave cristiana un mondo culturale ammirato e stimato. Così gli stessi eroi, gli dei, i personaggi e i mostri del mondo pagano vengono assunti come simboli di concetti più alti e comunque coerenti con il messaggio cristiano. Il peso che l'allegoria esercitò sugli uomini del Medioevo fu tale che per loro divenne non solo un modo di leggere e interpretare i testi, ma anche un vero e proprio atteggiamento culturale nell'ambito di una visione problematica del mondo, che tendeva a cogliere significati nascosti nella realtà e ad attribuire valori simbolici alle parole e alle cose.

L'esegesi delle sacre Scritture aveva poi sviluppato il concetto di allegoria arrivando a distinzioni più complesse. Il rapporto composito e problematico tra la lettera del testo e i significati sottostanti comportò la definizione di quattro sensi delle scritture. Il problema, ampiamente diffuso negli esegeti medievali, viene affrontato con chiarezza da Dante Alighieri nel trattato filosofico incompiuto Convivio. In una pagina famosa (II, 1) Dante indica e definisce quattro sensi della scrittura: letterale, allegorico, morale e anagogico. Il senso letterale corrisponde alla lettera del testo; l'allegorico è "una veritade ascosa sotto bella menzogna" ("verità nascosta sotto una bella menzogna"), definizione che implica il riconoscimento della diversità tra senso allegorico usato dai poeti e quello usato dai teologi, in quanto il testo sacro non può essere concepito come bella menzogna; il senso morale corrisponde al significato etico e didascalico della scrittura e infine il senso anagogico (dal greco anagogé, "elevazione"), o sovrasenso, è da riconoscere nel profondo significato spirituale della scrittura. Tra questi il primo viene riconosciuto come preminente, secondo il precetto di San Tommaso d'Aquino per cui il senso spirituale, cioè il sovrasenso allegorico, è sempre fondato sul letterale e procede da esso. È vero, tuttavia, che anche Dante riconosce nell'allegoria la "vera intenzione" dell'autore ed è quindi in essa che si esprime il senso vero e autentico del messaggio poetico.

A dimostrazione di come l'interpretazione e l'esegesi medievale fossero imbevute di questa teoria, si può analizzare, come esempio, la presenza dei quattro sensi delle scritture nella Commedia dantesca, anche se non è chiaro se Dante intendesse attribuirli tutti al suo poema, così come non tutti sono espressi e illustrati dall'autore nei commenti alle sue canzoni del Convivio.

Nella Commedia il senso letterale è il viaggio di Dante attraverso l'inferno, il purgatorio e il paradiso fino a Dio; il senso allegorico può essere sinteticamente riassunto nella rappresentazione dell'anima umana, che dallo stato di colpa e di peccato, attraverso il pentimento, giunge alla redenzione; il senso morale, o tropologico, è l'insegnamento che il lettore può trarre dalla vicenda narrata, e dunque l'invito a passare dalla condizione di peccatore allo stato di grazia; infine il senso anagogico si può riconoscere nel profondo significato spirituale della scrittura, che consente l'ascesa alle ultime verità della fede.

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