Lorenzo de Medici
Lorenzo, detto per antonomasia il Magnifico, nacque nel 1449 a Firenze da Pietro
di Cosimo il Vecchio e da Lucrezia Tornabuoni e sin da piccolo ricevette un
educazione umanistica. Nel 1466 iniziò a far parte della Balia e del Consiglio
dei Cento. Nel 1469 si sposò con la nobile Clarice Orsini. Nello stesso anno
dopo la morte del padre, signore di Firenze, accettò la cura della città e dello
stato, pur restando ufficialmente un privato cittadino. D'allora mostrò di
essere un fine diplomatico ed un accorto politico. Modificò in parte alcuni
ordinamenti di Firenze per ottenere un potere più saldo e più legale. Divenne
membro a vita del Consiglio dei Cento. Nel 1472 guidò Firenze nella guerra di
Volterra per rafforzare il dominio della città nella penisola italica. Fino ad
allora le relazioni con il papato erano state buone, ma presto finirono col
guastarsi a causa delle mire su Imola di Girolamo Riario, nipote dell'attuale
Papa Sisto IV della Rovere: avvenne che Jacopo e Francesco dei Pazzi, rivali
politici della signoria Medicea, si accordarono con l'ambizioso Francesco
Salviati, arcivescovo di Pisa, ed ordita la congiura, di cui era consapevole
anche il Papa Sisto IV, uccisero in Santa Maria del Fiore il 26 aprile del 1476
Giuliano, fratello del Magnifico e quest'ultimo ferito riuscì a rifugiarsi nella
Sacrestia. Ci fu una violenta reazione dei Fiorentini che linciarono in un primo
momento Jacopo dei Pazzi e poi impiccarono gli altri due congiuranti Francesco
dei Pazzi e l'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati ad una delle finestre del
palazzo della Signoria. Inoltre dopo che Sisto IV lanciò la scomunica a Lorenzo
e l'interdetto contro la città si ebbe la guerra. Firenze si alleò con la
Repubblica di Venezia e con il Ducato di Milano per contrastare il Papa e il suo
alleato Ferdinando di Napoli, ma la situazione per Firenze si era fatta critica.
Cosi il Magnifico con stupore delle più alte autorità della Penisola, si recò il
6 Dicembre del 1479 a Napoli per cercare di stipulare un patto di non
belligeranza con Ferdinando, che accettò rendendosi conto della potenza che
avrebbe potuto assumere lo stato della Chiesa negli anni futuri. Sisto IV ormai
solo fu costretto a cedere. Questa situazione non fece altro che rinforzare il
prestigio di Firenze e della sua "guida" . Iniziò d'allora in Italia una
politica: di alleanze con Firenze, da parte delle città come Lucca, Siena,
Perugia, Bologna; una politica di acquisizioni territoriali: Pietrosanta nel
1484, Sarzana nel 1487, e Pian Caldoli nel 1488, ristabilendo anche rapporti con
Forlì, Faenza e Napoli. Nel 1482 si alleò con il Ducato di Milano per
contrastare la città di Ferrara (Pace di Bagnolo); poi si alleò con il Papa
contro la Repubblica di Venezia, svolgendo l'incarico di oratore ufficiale di
Firenze alla dieta della lega papale in Cremona nel febbraio del 1483. Però
quando il Papa Innocenzo VIII mosse guerra a Ferdinando di Napoli, il Magnifico
decise di allearsi con quest'ultimo. La pace nel 1486 tra Papa Innocenzo VIII e
Ferdinando fu gran merito di Lorenzo il Magnifico. In questo periodo storico
costituì l'ago della bilancia d'Italia, conferì con la sua straordinaria abilità
politica e diplomatica una politica di pace e di equilibrio in tutta l'Italia.
Lorenzo oltre ad essere un grande mediatore, si volse a rendere potente i membri
della sua Famiglia: il figlio Giovanni divenne Cardinale e la figlia Maddalena
sposò Franceschetto Cybo, figlio di Innocenzo VIII. Lorenzo dei Medici detto il
Magnifico morì nella villa di Careggi nel 1492, lasciando un grande vuoto nel
ruolo, di ago della bilancia della storia d'Italia, che aveva ricoperto così
eccezionalmente.
Il Magnifico fin da fanciullo ricevette un'educazione umanistica. All'età di
cinque anni, il suo primo precettore fu Gentile Becchi, divenuto in seguito
Vescovo di Arezzo. Una missiva di Lucrezia Tornabuoni al marito Pietro il
Gottoso, testimonia come Lorenzo all'età di nove anni si applicasse ad imparare
versi preparati dal suo tutore. Dodicenne, il Becchi comunicò a Pietro il
Gottoso:
"Lorenzo è molto avanti con Ovidio ed ha già letto quattro libri di Giustino;
però non chiedetegli se gli piacciono gli studi. In tutte le altre questioni lui
è obbediente ed ora che siete lontano la paura di trasgredire lo rende più
diligente."
Nel 1456 Argiropulo ricevette la nomina di Lettore di Greco all'università di
Firenze, dando un nuovo impeto agli studi ellenistici; Lorenzo entrò a far parte
del gruppo di studenti che si radunava intorno a lui. Inoltre il Magnifico ebbe
la possibilità di frequentare due uomini eminenti come Cristoforo Landino il
Latinista e Marsilio Ficino il Platonico. I due Maestri, eccelsi nei loro campi,
non disprezzavano la lingua volgare, tanto da incoraggiare Lorenzo
all'inclinazione per la poesia volgare. Seguendo il pensiero degli umanistici,
che consideravano gli studi classici come un qualcosa di trascendente che mirava
allo sviluppo della personalità dell'uomo, l'educazione di Lorenzo non fu
limitata solo alle lingue antiche: la sua giornata iniziava con l'ascolto della
messa in presenza del tutore, spesse volte per desiderio della madre il
fanciullo veniva portato agli incontri della Confraternita di San Paolo. Bisogna
anche evidenziare che Lorenzo ricevette in quegli anni un educazione artistica:
siamo nella Firenze della metà del Quindicesimo secolo, il puer ha la
possibilità di ammirare tutte quelle opere architettoniche che si stavano
edificando come: la cattedrale , che iniziata da Arnolfo di Cambio nel 1296, fu
in quegli anni ultimata dalla cupola del Brunelleschi; o dalla realizzazione del
lavoro di Giotto sul campanile o del lavoro del Pisano sulla prima serie di
porte del Battistero, continuando con la realizzazione del Ghiberti delle Porte
del Paradiso, delle Statue di Donatello che adornavano Palazzo Vecchio, degli
affreschi di Masaccio nella Chiesa di Santa Maria del Carmine, con
l'osservazione da parte di Lorenzo dell'operare di Benozzo Gozzoli nella
cappella della dimora Medicea. Negli anni seguenti gli fu insegnato a cantare
con l'accompagnamento della lira; l'organista della cattedrale di Firenze,
Squarcialupi, fu colpito dalla sua bravura. Inoltre Lorenzo praticò sin dall'età
di otto anni la caccia con il falcone, era molto legato a questo sport, che era
prettamente tipico di un sentimento cortese-cavalleresco che risiedeva nel cuore
di Lorenzo. Partecipò anche a diversi tornei e durante il giorno di Carnevale
partecipava alla Grande Partita, una sorta di incontro di rugby moderno.
Nell'anno 1469 si ebbe il matrimonio tra Lorenzo Medici e Clarice Orsini, figlia
di Jacopo Orsini, un nobile romano di Monterotondo, e sua madre era la sorella
del Cardinale Latino, personaggio di spicco della Curia Papale. Gli Orsini erano
soldati di professione ed erano proprietari di grandi appezzamenti di terreno a
nord di Roma e nel territorio napoletano. Un alleanza con questa signoria non
avrebbe altro che giovato ai Medici, avrebbe compensato la debolezza militare di
Firenze ed avrebbe concesso ai Medici una certa influenza sul Papato ed inoltre
avrebbe rafforzato i rapporti con Napoli. Fu anche una scelta diplomatica, in
quanto Piero il Gottoso era consapevole che se la sposa fosse stata una nobile
concittadina di Lorenzo non avrebbe fatto che: gratificare una famiglia e
suscitare l'invidia di molte altre. Per rafforzare l'alleanza si recarono a Roma
i cognati di Pietro il Gottoso, Giovanni e Francesco Tornabuoni ; anche Lucrezia
la madre di Lorenzo volle recarsi a Roma per vedere di persona la futura nuora e
da quel breve incontro commento a Lorenzo e al marito che era una ragazza alta e
chiara di carnagione. Alcuni giorni dopo si fece in modo che Lorenzo incontrasse
Clarice ed egli di ritorno sembrò soddisfatto. Al momento opportuno fu siglato
il contratto e fu stabilita la dote di Clarice pari a seimila fiorini, sotto
forma di denaro, gioielli, abiti. Clarice si sposò per procura a Roma, e
l'arcivescovo di Pisa, Filippo de Medici, rappresentò il suo parente. Il 7
Febbraio 1469 l'evento fu celebrato a Firenze con un torneo. La competizione si
svolse nella Piazza di Santa Croce sotto la giuria di Roberto da Sansaverino, i
concorrenti erano diciotto. Lorenzo scese in campo montando il cavallo donatogli
dal Re di Napoli. Lorenzo indossava un cappello di velluto adornato di perle e
portava con se lo scudo in cui vi era incastonato il grande diamante conosciuto
come "il Libro". Sul soprabito indossava una sciarpa con ricamate delle rose ed
il motto "le temps revient" scritto in perle. Per affrontare il combattimento
cambiò il cappello con un elmo, sormontato da tre piume azzurre e montò un
destriero regalatogli da Borso d'Este. Il torneo si concluse con la meritata
vittoria del Magnifico e ricevette come primo premio un elmo d'argento con Marte
sul cimiero. Frattanto i fratelli Tornabuoni scrivevano da Roma missive che
elogiavano Clarice. Venne il momento che Giuliano, fratello minore di Lorenzo ,si
recò a Roma a prendere la futura cognata. La mattina del 4 giugno, Clarice
arrivata la notte prima a Firenze, si recò verso la porta d'ingresso di Palazzo
Medici, aspettando Lorenzo. Al suo arrivo fu posto un ramo di olivo davanti a
tutte le finestre del palazzo, secondo una tradizione Fiorentina. Iniziarono per
Lorenzo e per la città di Firenze tre giorni di festeggiamenti: Il primo giorno
Clarice e una cinquantina di donne circa pranzò in loggia rivolta verso il
fiorito giardino, mentre nella balconata sovrastante Lucrezia Tornabuoni
intratteneva le dame più avanti con l'età; sotto le arcate del cortile sedeva il
Consiglio dei Settanta, e nel cortile pranzavano gli uomini più giovani.
Al centro del cortile sul piedistallo della statua del David di Donatello,
furono disposte preziose coppe di rame che contenevano una svariata quantità di
vini toscani. Dopo alcune ore si concluse il pranzo ed i partecipanti poterono
riposarsi, dopo furono consegnati i regali alla sposa: degno di nota è il Libro
delle Ore, scritto a lettere d'oro su carta azzurra, regalo di Giovanni Becchi,
il primo precettore di Lorenzo. Tutto il secondo giorno fu dominato dalla
pioggia. Il Terzo giorno i due Sposi e la Compagnia si recarono a celebrare la
Messa nella Chiesa di San Lorenzo. Il Matrimonio tra Lorenzo de Medici il
Magnifico e Clarice Orsini era ormai ufficializzato. Da questo matrimonio
nacquero dieci figli, di cui tre morirono durante l'infanzia e tre maschi e
quattro femmine sopravvissero. Nel 1488 Clarice si ammalò di tubercolosi; Questa
malattia infettiva la portò alla morte. Finiva così il matrimonio tra Lorenzo de
Medici e Clarice Orsini, e nonostante che Lorenzo aveva definito questo un
mariage de convenance, lui fu molto scioccato dalla sua morte.
Gli ultimi mesi della vita di Piero il Gottoso furono oscurati da complotti,
tramati in Romagna dove Paolo II approfittando della morte di Sigismondo
Malatesta, Signore di Rimini, per rivendicare la città come feudo. Roberto
figlio di Sigismondo, rivendicò i suoi diritti ereditari con l'appoggio. La
situazione si faceva pericolosa: Se Rimini fosse caduta tutta la Romagna sarebbe
stata in pericolo e il Papa avrebbe potuto volgere le armi contro Firenze nel
tentativo di sottrarre il governo all'ormai morente Piero. Sembrò così
necessario che Firenze e Milano si schierassero con Roberto Malatesta. Lorenzo
fu invitato alla Corte degli Sforza per studiare una linea politica comune.
Piero era contrario al viaggio a Milano, ma dovette cedere alla bramosia di
Lorenzo di mettersi in luce. Alla corte degli Sforza, Lorenzo si rese molto
popolare mostrando grandi qualità diplomatiche, inoltre donò una collana d'oro e
brillanti alla Duchessa ed il marito stupefatto dalla magnificenza di Lorenzo
suscitò tale gioia da chiedergli che fosse il padrino tutti i suoi figli.
Roberto Malatesta, sostenuto dalle due più potenti città d'Italia, inflisse una
pesante sconfitta alle truppe papali, inducendo Paolo II ad abbandonare i suoi
progetti d'espansione. La crisi era per il momento risolta.
Il 2 Dicembre 1469 Piero morì nella villa di Careggi all'età di cinquantatré
anni. L'incontestata successione al potere di Lorenzo fu determinata
dall'atteggiamento di Tommaso Soderini: radunò circa seicento cittadini in
visita al convento di Sant'Antonio, parlando a questi delle imprese dei Medici
nel governare Firenze con Cosimo il Vecchio e con Piero il Gottoso e mettendo in
luce le qualità di Lorenzo, il quale era desideroso come il nonno ed il padre di
meritarsi la buona considerazione dei suoi concittadini. Ottenuto così il
consenso unanime dell'Assemblea, seguito dai rappresentanti del governo, giunse
a Palazzo Medici il 4 dicembre, invitando Lorenzo ad assumere il primo posto al
governo. Lorenzo sin dall'infanzia era stato preparato a questo momento e in lui
provava una certa attrazione verso le reali difficoltà del governare, conscio
delle proprie attitudini.
Francesco de Pazzi, famiglia di banchieri fiorentina che per più di una volta
era andata contro le decisioni dei Medici, tentò di convincere i suoi parenti a
detronizzare Lorenzo de Medici e suo fratello Giuliano, per impossessarsi del
potere della città tramite un rovesciamento del governo. I cospiratori di questo
complotto compresero che il loro successo dipendeva dall'uccisione di entrambi i
fratelli Medici. Fu ingaggiato per compiere l'attentato Gian Battista da
Montesecco, capitano mercenario al servizio dei Riario, e una volta compiuto il
fatto, Jacopo de Pazzi avrebbe incitato la città ad insorgere in nome della
libertà, mentre le truppe di Imola organizzate dal Papato e un reparto di Città
di Castello, guidati da Lorenzo Giustini sarebbe stato pronto per invadere il
territorio fiorentino. Il sicario Gian Battista da Montesecco era riluttante a
compiere quell'uccisione senza l'approvazione del Papa Sisto IV. Furono così
convocati i Pazzi e il sicario in Vaticano dal Papa. In un primo momento Sisto
IV si pronunciò contrario all'uccisione di Medici anche se espresse tale
opinione su Lorenzo: "Io desidero che il governo venga tolto dalle mani di
Lorenzo, è un uomo violento e cattivo che non alcun riguardo per noi. Se egli
venisse espulso, potremmo fare ciò che vogliamo della Repubblica" poi con le
rassicurazione del Salviati approvò che Lorenzo fosse spodestato con ogni mezzo
possibile. Il problema seguente fu l'occasione per liberarsi dei due fratelli :
In un primo momento fu proposto d'invitare Lorenzo a Roma, un viaggio dal quale
non avrebbe fatto ritorno e Giuliano in tempi posteriori, tuttavia Lorenzo
rifiutò l'invito. I cospiratori si diressero così a Firenze. Girolamo Pazzi
sfruttò la persona di suo nipote Raffaele Riario, che in seguito ad una lettera
scritta al Magnifico fu invitato a visitare Villa Medici di Fiesole. L'attentato
non ebbe luogo in quanto Giuliano non potè accompagnare Lorenzo a ricevere
l'ospite, così tutto fu posticipato alla settimana seguente, Raffaele Riario
espresse il desiderio di osservare la collezione di Lorenzo. Lorenzo acconsentì
al desiderio del giovane cardinale, dandogli incontro all'ora di pranzo della
domenica successiva dopo che la famiglia Medicea si fosse recata alla Messa
nella Cattedrale. Si era deciso che gli assassini agissero durante il pasto ma
sorse un problema: Giuliano non si sarebbe recato a pranzo con il fratello ed il
Cardinale, così fu progettato di compiere il delitto durante la sacra cerimonia
nel momento dell'elevazione dell'Ostia. Il Montesecco si rifiutò di compiere un
omicidio in un luogo sacro, così al suo posto furono ingaggiati due preti che si
assunsero la responsabilità di uccidere Lorenzo; mentre per l'assassinio di
Giuliano furono incaricati Francesco Pazzi e Bernardo Bandini Baroncelli. Il 26
aprile era il giorno prestabilito, così quando Giuliano si recò verso la
Cattedrale Francesco Pazzi lo abbracciò con gesto amichevole assicurandosi che
così il secondogenito di Piero il Gottoso non indossasse la maglia metallica.
Quando giunse il momento il Baroncelli trapasso con un pugnale il fianco di
Giuliano facendolo barcollare di fronte a Francesco Pazzi che inflisse al suo
corpo ben diciannove colpi di spada. Invece vicino al coro, Lorenzo sguainando
prontamente la spada riuscì a ribattere i colpi dei suoi assalitori, e scappando
verso l'altare si imbattè con gli assassini di suo fratello, così corse colpito
di struscio al collo verso la sacrestia. I suoi amici chiusero le porte bronzee
ed uno di essi gli succhio la lieve ferità che aveva sul collo per timore che il
pugnale che l'aveva colpito fosse stato immerso nel veleno. Nella Cattedrale la
confusione era sovrana, Giuliano era disteso a terra morente sul selciato,
Lorenzo era nella sacrestia, i fedeli raccontano gli storici scapparono
informando i loro concittadini che entrambi i fratelli Medici avevano perso la
vita in un attentato. Il Cardinale Raffaello si era nascosto in un'altra
Sacrestia della Cattedrale; L'arcivescovo Salviati insieme ad un gruppo di suoi
sostenitori si era recato verso Palazzo Pubblico con tutta l'intenzione di
attuare un vero e proprio colpo di stato, ma questi sorprese il Gonfaloniere di
Giustizia, Cesare Petrucci a pranzo con i membri della Signoria. Il Gonfaloniere
avendo valutato la situazione decise di suonare le campane in modo che il popolo
potesse difendere il governo e che gli assalitori non scappassero. La città era
terrorizzata al solo pensiero che entrambi i fratelli Medici avessero perso la
vita, ma poche ore dopo il Magnifico si affacciò al balcone della sua dimora.
Così il popolo in parte rassicurato si diede alla caccia degli attentatori:
Francesco de Pazzi e l'Arcivescovo Salviati furono impiccati alle finestre del
Palazzo Pubblico. Giorni dopo Jacopo de Pazzi, i due preti e Renato de Pazzi
subirono la stessa sorte. Al Montesecco, dopo che fu accertata la sua parte
nella cospirazione fu data una morte da soldato, morendo di spada. In tutto a
Firenze furono uccise ottanta persone, il popolo aveva dimostrato in
quell'occasione un grande affetto e fiducia nella Signoria dei Medici. I
principali cospiratori della congiura furono ritratti impiccati in un affresco
sui muri della prigione, vicino Palazzo Pubblico da Sandro Botticelli come
esempio di infedeltà. L'affresco fu distrutto dopo che i Medici vennero espulsi
da Firenze nel 1994. Da allora il 26 aprile divenne un giorno di lutto per la
scomparsa del fratello del Magnifico. In seguito si seppe che Giuliano aveva
avuto un figlio illegittimo e Lorenzo prese con se fornendogli un ottima
educazione e facendogli svolgere la carriera ecclesiastica, avviando i suoi
passi sul cammino che avrebbe portato all'ascesa al Papato come Clemente VII, il
primo pontefice della Famiglia Medicea. Per concludere il tentativo dei Pazzi di
abbattere il potere dei Medici non aveva fatto che accrescere l'autorità del
Magnifico.
Sisto IV appreso che la Congiura dei Pazzi non aveva eliminato il Magnifico
dalla scena politica fiorentina, istigato dal nipote Girolamo Riario, emanò una
Bolla di Scomunica contro Lorenzo de Medici, che lo definì in quell'occasione "quel
figlio dell'iniquità e della perdizione". Nella Bolla espose tutti i suoi motivi
d'accusa contro di lui, incominciando dalla difesa di Niccolò Vitelli da parte
di Lorenzo, e di altri nemici della Chiesa e terminando con l'approvazione della
condanna a morte dell'Arcivescovo Salviati e l'arresto e successivo
imprigionamento del Cardinale Raffaele Riario. Anche i Priori e il Gonfaloniere
Cesare Petrucci furono inclusi nella scomunica e fu proclamata un interdizione
su tutta la città e sul territorio fiorentino a meno che i colpevoli non si
fossero dichiarati tali in meno di un mese. Lorenzo il Magnifico in una lettere
al re di Francia Luigi XI dichiara che il vero crimine che aveva compiuto sotto
gli occhi di Sisto IV era quello di non aver perso la vita durante la congiura.
Donato Acciaiuoli, ambasciatore fiorentino da Roma convinse il governo
fiorentino a lasciare libero il cardinale Raffaele Riario in modo che
l'interdizione cessasse. E così il Governo decise con grande rammarico. La
Scomunica fu seguita da una dichiarazione di guerra da parte del Papato e di
Ferrante re di Napoli.
Papa Sisto IV e il re di Napoli Ferrante sostenuto dal figlio Alfonso,
dichiararono guerra a Lorenzo il Magnifico e a Firenze. Firenze sotto il punto
militare era impreparata ad affrontare un guerra contro due potenze. Ferrante e
suo figlio avevano come obiettivo di portare la Casa d'Aragona in Toscana. Le
truppe napoletane dopo una settimana dalla dichiarazione avevano sconfinato nel
territorio toscano. Il Papa inviò una lettera ai Fiorentini dichiarando che
avrebbe restituito la grazia a Firenze solo nel caso in cui Lorenzo fosse stato
consegnato nelle mani dello stesso Papa. Lorenzo si appellò alla decisione del
popolo, a Firenze aveva molti nemici ma aveva piena fiducia nella cittadinanza.
Fu stabilito un raduno di tutti i fiorentini più illustri. Nell'incontro Lorenzo
espose che lui sarebbe sottostato alla decisione sacrificandosi in nome e in
difesa della sua Patria. Jacopo de Alessandri parlò a nome di tutti i presenti,
dichiarando che la città di Firenze avrebbe appoggiato il suo Signore. Come
simbolo di fedeltà e di stima, fu nominata una guardia di dodici uomini che lo
proteggesse in vista dei pericoli che avrebbe potuto correre in futuro. Mai come
allora la città di Firenze aveva dimostrato tanta devozione per il suo "Principe
senza Corona" Successivamente la Signoria istituì il comitato dei Dieci della
Guerra, di cui Lorenzo era uno dei membri. Molte città vollero dare aiuto al
Magnifico tra queste Milano e Venezia che inviarono un contingente sotto la
guida di Gian Giacomo Trivulzio, da Versailles Luigi XI tuonava contro il Papa
per "l'attacco al nostro caro amico Lorenzo de Medici" e Bologna fornì un
passaggio per le forze alleate ed i quartieri d'inverno per le truppe, da Roma
accorrevano i condottieri Orsini, parenti di Clarice. Il duca di Ferrara fu
nominato comandante in capo delle truppe alleate. Nel frattempo l'esercito del
Papa coadiuvato dalle truppe napoletane, dalla truppe di Siena, perenne rivale
di Firenze, sotto la guida di Federico, duca di Urbino, si erano poste nella
valle di Chiana. La campagna del 1478 di era conclusa con nessun risultato;
entrambi i fronti avevano evitato di combattere sui territori sfavorevoli. Nella
campagna del 1479 ci fu un indebolimento del contingente fiorentino: a Milano,
l'attuale reggente Sforza aveva esiliato gli zii che si erano rifugiati a Napoli,
collaborando così al progetto politico di Ferrante. I fratelli Sforza tornarono
a Milano creando scompigli nella corte milanese, le truppe milanesi furono
richiamate in patria e così anche il Duca di Ferrara. Ludovico dopo che cadde il
governo del cancelliere Simonetta, divenne il governante di Milano. Firenze in
quel momento in cui Milano era stata colpita dalla crisi politica, era
estremamente in pericolo: il giorno in cui Ludovico salì al governo le truppe
partenopee avevano espugnato le fortezze della Val d'Elsa. Nel ottobre del 1479
ritenne che la città non poteva affrontare un altra campagna, non poteva
chiedere ai suoi concittadini nuovi sforzi finanziari così decise in tutto
segreto di partire il 7 dicembre per recarsi a Napoli dal Re Ferrante. A Livorno
si imbarcò su una nave mandata da Ferrante, i due si erano dati un incontro in
segreto. Al suo arrivo a Napoli sul molo vi erano il Re Ferrante e Isabella,
duchessa di Calabria amica d'infanzia di Lorenzo. Alla corte Aragonese Lorenzo
fu ricevuto con stupore con tutti gli onori, dimostrò con grande abilità la sua
arte del persuadere nei confronti di Ferrante che ormai influenzato dalla
magnificenza di Lorenzo si accordò con lui, andando incontro anche
all'opposizione di suo figlio Alfonso e di Sisto IV. La pace fu firmata nel
febbraio del 1480 e solo dopo che Lorenzo ebbe raggiunto il suo scopo potè
tornare nella sua cara Firenze. Il prezzo della pace fu per Firenze di
scarcerare alcuni membri della famiglia dei Pazzi e che le roccaforti perse in
Toscana diventassero ufficialmente possedimenti della città di Siena; inoltre
mentre Lorenzo era ospite della corte aragonese Genova con un attacco lampo
aveva conquistato la città di Sarzana e questa era ormai passata nelle mani
delle Banca di San Giorgio. I progetti di Sisto IV si erano ormai ombrati, non
aveva più alleati che potevano coadiuvare le sue truppe ed inoltre Maometto II
il conquistatore di Costantinopoli aveva occupato il porto di Otranto.
Quest'ultimo evento aveva terrorizzato il Pontefice che non sapendo più a chi
chiedere aiuto, il re Ferrante da solo non poteva confrontarsi con l'impero
turco così Sisto IV dovette riconciliarsi con la città di Firenze: furono
convocate a Roma le famiglie più potenti di Firenze, e Lorenzo raccomandò a
queste di essere molto diplomatiche e di comportarsi in modo umile ma
dignitosamente, la riconciliazione con lo Stato Pontificio era per Firenze un
punto fermo per il benessere di Firenze. Così il Papa concesse il perdono alle
famiglie li convocate, rappresentanti la Repubblica Fiorentina; questa
riconciliazione costò a Firenze quindici galere che furono impiegate per
scacciare Maometto II. Anche il re Ferrante chiese a Lorenzo un aiuto economico,
questi gli concesse diecimila ducati a condizione che i territori
precedentemente occupati da Siena fossero di nuovo proprietà della Repubblica
Fiorentina. L'inattesa morte di Maometto II, limitò la minaccia turca nella
penisola italica. Lorenzo ancora una volta usciva vincente per le sue qualità
diplomatiche. Molti studiosi ritengono che il Magnifico incitò Maometto II ad
invadere il porto di Otranto proprio per dare una svolta alla guerra tra lui e
il Papato.
Lorenzo attuò nella politica interna dei mutamenti costituzionali. Nel 1480
Lorenzo inoltrò alla Signoria la proposta della creazione di una Balìa e fu
approvata dai consigli legislativi. La Balìa era composta dalla Signoria e dai
Collegi, trenta persone erano opzionate dalla Signoria, e da duecentodieci
scelti dalla Signoria e dai Trenta in modo congiunto. In questa erano inclusi
membri delle Arti Maggiori e Minori e dei Quattro Quartieri della città, e non
si dovevano scegliere più di tre membri di ogni famiglia. In questo modo avrebbe
garantito di rappresentare ampia parte dell'opinione di Firenze. Alla Balìa le
fu dato ampia autorità d'attuare le riforme, e dopo circa una settimana la
Signoria si pronunciò con decise riforme che produssero un cambiamento
rivoluzionario della Costituzione. Venne istituito il Consiglio dei Settanta,
composto dai trenta membri della Balìa e da altri quaranta scelti da loro. Al
Consiglio fu concesso il controllo "teorico" sui campi del governo: il Consiglio
aveva il compito di proporre delle misure legislative e di nominare tre nuovi
gruppi: gli Otto di Pratica che si sarebbe occupato della politica estera; i
Dodici Procuratori che invece si sarebbero occupati delle questioni finanziarie
e commerciali; gli Otto di Balìa organo che si sarebbe occupato del campo
giuridico. La costituzione di questo Consiglio aveva dato la possibilità ai
Medici di crearsi altri seguaci, in quanto un posto all'interno del Consiglio
garantiva ampi privilegi finanziari. Questo rovesciamento portò alla distruzione
della libertà popolare. I Settanta non erano altro che uno strumento che serviva
al Magnifico per continuare il suo controllo personale sul governo. In seguito
ad un altro attentato a Roma alla vita di Lorenzo, fu varata una legge secondo
la quale il tentativo di assassinare Lorenzo veniva equiparato ad altro
tradimento; con questo artifizio Lorenzo divenne il Principe senza corona di
Firenze. Lorenzo nella sfera finanziaria della Repubblica attuò un imposta detta
la "Decima Scalata", che a quei tempi fu la forma più equa di tassazione che
potesse essere attuata. La Decima Salata era un'imposta fondiaria, riscossa su
scala mobile. A Lorenzo va riconosciuto il merito dell'istituzione di un nuova
tassa, più facile da riscuotere e meno esposta alla frode fiscale.