La figura di Aldo Manuzio
Personaggio universalmente noto, Aldo Manuzio fu
non solo un maestro della tipografia, ma anche
un intellettuale del suo tempo.
Grazie
alla sua intraprendenza e grazie pure ad
amicizie influenti gestite in modo oculato,
Manuzio, nato tra il 1449 e il 1450 a Bassiano,
nel Lazio, riuscì a dare vita a una impresa
epocale, tanto che il suo nome è diventato nei
secoli sinonimo dell'arte della stampa. Solo nel
1495, tuttavia, Venezia vide apparire il primo
libro ufficialmente edito da Aldo, una
grammatica greca di Costantino Lascaris
intitolata Erotèmata, ovverosia Questioni. Prima
di questi sviluppi la carriera di Manuzio fu
quella di uno studente che frequentò Roma (e poi
l'università di Ferrara) proprio negli anni in
cui i torchi portati in Italia dai tedeschi
Sweynheim e Pannartz giungevano a Subiaco e
quindi, a partire dal 1467, nella città eterna.
La svolta fondamentale della vita di Manuzio fu
l'incarico di precettore ricevuto presso i
signori della città di Carpi, in Emilia.
Caterina Pico, sorella di Giovanni, aveva
infatti deciso di affidargli l'educazione dei
piccoli Alberto e Lionello Pio, suoi figli,
rimasti orfani dopo la prematura scomparsa del
padre. Lo stesso Giovanni Pico, probabile
ispiratore della scelta di Caterina, fu
certamente soddisfatto della dedizione e
dell'affetto che l'amico Aldo seppe dimostrare
verso i suoi giovanissimi pupilli. Il metodo
didattico del futuro editore si basava
soprattutto su una grande familiarità con i
grandi documenti letterari e filosofici
dell'antichità (egli fu autore anche di una
grammatica latina), senza però trascurare le
novità provenienti dagli ambienti intellettuali
di corti signorili come quelle di Firenze e
Ferrara. Nel periodo tra il 1479 e il
trasferimento a Venezia, datato 1489, venne
concepito con ogni probabilità il progetto delle
edizioni aldine. Nonostante la mancanza di
informazioni dettagliate in merito, è
impossibile che all'avventura di Manuzio non
abbiano almeno in parte contribuito i consigli
degli amici più cari e una certa fiducia nel
sostegno economico della corte carpigiana.
Alberto, l'allievo prediletto, sarà il
destinatario di numerose prefazioni contenute
nelle pubblicazioni aldine. A tale riguardo
possono apparire assai significative le parole
che Manuzio gli rivolge nel volume della Fisica
aristotelica (1497): " Infatti, oltre a
sostenere costantemente con il tuo aiuto la
nostra missione, tu prometti pubblicamente di
donarmi una vasta e fertilissima campagna, anzi
mi assicuri che mi concederai un ameno castello
[...] perchè ivi con più agio e comodità io
rifornisca tutti di eccellenti volumi in latino
e in greco, e perchè inoltre vi si istituisca
un'accademia". Altrettanto importante il
riferimento contenuto nelle Opere Logiche di
Aristotele (1495): "Conosco la tua grande
passione per i libri greci: so che per
procurartene non badi a spese, imitando tuo zio
Pico della Mirandola, uomo di splendido ingegno
e di dottrina insuperabile che la morte gelosa
ci ha rapito da poco, in compagnia di Ermolao
Barbaro e di Angelo Poliziano, i più dotti del
nostro tempo". La stamperia doveva
originariamente sorgere nella stessa Carpi o
presso la vicina Novi, terra a cui allude il
primo scritto, ma vicissitudini politiche
impedirono la realizzazione di questo primo
progetto. Fu Venezia, infine, città operosa e
relativamente libera, centro di scambi
commerciali e letterari, a ospitare Aldo nei
primi anni novanta del quindicesimo secolo.
Nella città lagunare il neo-editore seppe
costruire una vasta rete di alleanze tale da
consentirgli di procedere verso una meta ben
delineata: la diffusione, con l'utilizzo delle
tecniche moderne, di una collana di volumi in
cui i testi fondamentali dell'umanesimo fossero
riscoperti e attualizzati, con particolare
attenzione per le opere provenienti dal mondo
greco. Egli strinse subito società con Andrea
Torresani da Asola (1451-1528), che nel 1479
aveva già rilevato la stamperia del famoso
Nicholas Jenson; Erasmo da Rotterdam tacciò
Andrea di smodata avarizia, ma sembra che
Torresani fosse un uomo solido, onesto e
rispettato da tutti. Tale fu la vicinanza tra
lui e Manuzio, che quest'ultimo, nel 1505, ne
sposò la figlia, installando a casa sua tutta
l'officina. Un altro socio prezioso fu
Pierfrancesco Barbarigo, figlio del doge Marco,
che senza dubbio portò in dote denari e
conoscenze altolocate. Benchè manchino prove
inoppugnabili in merito, è da ritenersi che
Alberto da Carpi contribuisse in posizione più
defilata al consolidamento della società:
sappiamo, ad esempio, che Andrea Torresani nel
1529 aveva in pegno alcune magnifiche
tappezzerie di seta appartenenti al principe
emiliano. Completava il gruppo dei soci e
collaboratori Francesco Grifo, geniale artigiano
bolognese, responsabile della manifattura di
tutti i nuovi punzoni e capace di forgiare tutto
ciò di cui la stamperia veneziana necessitava.
Questi personaggi tipicamente rinascimentali,
divisi tra la cultura e la fabbrica, la ricerca
sempre affannosa di finanziatori e la caccia ai
codici più rari, bibliofili con l'occhio attento
ai libri contabili, furono i responsabili di
innovazioni decisive nell'arte tipografica. Fra
tutte, basti citare il carattere corsivo o
italico, apparso per la prima volta nelle
Epistole di Santa Caterina da Siena (1500); il
formato in ottavo, che permise la confezione di
libri più piccoli e per un pubblico più vasto,
antesignani degli attuali tascabili; il catalogo
editoriale utilizzato come strumento di vendita
ad hoc. Su ogni innovazione particolare, prevale
tuttavia il programma educativo del Manuzio,
insieme alla sua abilità imprenditoriale, capace
di tracciare il confine tra l'antica stamperia,
disponibile a ultimare qualsiasi prodotto, e la
moderna casa editrice, dove vengono pianificati
volumi destinati a formare una rete di affinità
reciproche. Naturalmente, le difficoltà del
momento storico, l'eterna esigenza di sottostare
a svariati compromessi e la morte dello stesso
Aldo, nel 1515, non permisero di portare fino in
fondo il progetto originale. Tuttavia, già un
esame dei volumi stampati a Venezia consente di
rilevare alcune fondamentali costanti. Nel
periodo tra il 1495 e il 1499, ad esempio,
scopriamo una prevalenza di autori greci: i
cinque tomi di Aristotele, ma anche Teocrito,
Aristofane, Esiodo, i Carmi Pitagorici... A
completamento, un gruppo di grammatiche (Lascaris,
Gaza, Urbano Bolzani da Belluno) e un dizionario
greco. Sul versante latino riscontriamo invece
un'attenzione più marcata per gli umanisti
italiani: il giovane Pietro Bembo (De Aetna), la
Cornucopia del Perotti, il Giamblico curato dal
Ficino e l'Opera Omnia di Angelo Poliziano. Solo
a partire dal XVI secolo, con Lucrezio,
inizieranno a comparire pure i grandi nomi della
latinità: Virgilio, Orazio, Marziale, Cicerone,
Ovidio, Catullo, Tibullo, Properzio. Quanto alla
lingua volgare, vale la pena di ricordare
l'Hypnerotomachia Poliphili del domenicano
Francesco Colonna (tirata nel 1499 almeno in 500
copie, non costituì però un successo editoriale...),
che rimane a tutt'oggi un volume tra i più
intriganti e pregiati dell'intero umanesimo
italiano, un vertice della produzione aldina: si
tratta di un in-folio composto da 234 carte in
cui vengono ospitate ben 172 xilografie.
