La rivoluzione europea del 1848-1849
 














 


Il 1848 è l'anno della rivoluzione liberale europea.

Subito dopo il 1815 si era costituita una specie di internazionale europea di tendenze liberali e rivoluzionarie che, pur senza una precisa unità d'intenti, si era opposta al legittimismo reazionario della Restaurazione, per affermare, nell'ideale politico della costituzione, le esigenze di libertà delle nuove generazioni. I moti del 1820 e del 1821, la rivoluzione dí Parigi del 1830, con le ripercussioni che ebbe in tutta l'Europa, i moti italiani del 1831 avevano rappresentato le manifestazioni più salienti di questa Europa liberale, che si era organizzata nelle società segrete per tentare di scuotere e abbattere le gravi impalcature del Congresso di Vienna.
Dopo più di un trentennio di tentativi e dí sforzi, l'atmosfera politica europea era satura dei fermenti rivoluzionari che vi avevano sparso a piene mani Mazzini e Blanc. Il sentimento nazionale, ridesto ed esaltato dal movimento romantico, conferiva un carattere quasi religioso alla lotta per la libertà, con la proclamata santità dei diritti della nazione e del popolo, con la glorificazione dei caduti nella lotta, come martiri della nuova religione della patria. Perfino i moderati, che fondavano le loro speranze nelle riforme da ottenersi dalla buona volontà dei principi, mediante l'accordo tra sudditi e sovrani, venivano travolti dalla generale comune passione, quando l'ideale della patria e della nazione veniva a sovrapporsi ai più limitati programmi della politica contingente. Il movimento romantico con le sue esuberanze e i suoi abbandoni, con i suoi deliri e le sue spiccate tendenze per tutto ciò ch'era sentimento, estro, fantasia, contribuiva inoltre a dare al mito della rivoluzione il fascino di supremo ideale di vita. E la rivoluzione scoppiò nel 1848 in moti improvvisi e quasi contemporanei in tutti i principali centri europei e fu una rivoluzione senza coordinazione prestabilita tra i diversi moti, effettuata spesso da forze sociali diverse e con diversi intenti, ma sostenuta in tutta l'Europa da un comune generoso entusiasmo, e da una comune ingenua fede negli ideali dí libertà e di nazionalità.
La Francia fu ancora una volta il maggiore centro di propulsione del moto liberale europeo. In conseguenza della rivoluzione del 1848 essa assurse di nuovo al primo posto nella vita politica europea e col secondo Impero riuscì ad esercitare negli affari europei una predominante influenza diplomatico-militare, che fu troncata bruscamente solo dal conflitto franco-prussiano del 1870.
Nel 1848, infine, il socialismo teorico e utopistico degli scrittori della prima metà del secolo XIX divenne programma concreto d'azione politica e fece le sue prime prove con l'insurrezione degli operai parigini.

La prima scintilla rivoluzionaria scoccò in Italia, a Palermo, il 12 gennaio del 1848. Ma il moto siciliano aveva un carattere locale e non ebbe le ripercussioni che suscitò invece la rivolta che si accese a Parigi il 23 febbraio dello stesso anno.
Luigi Filippo e il suo ministro Guizot non si erano resi conto della precarietà della situazione politica, determinata dal governo autoritario da essi instaurato. Quando la proibizione dí un banchetto politico provocò le prime barricate nelle vie di Parigi, essi furono colti di sorpresa e credettero di poter facilmente ristabilire l'ordine con la forza. Ma il passaggio della Guardia Nazionale alla parte degli insorti mutò la sommossa in rivoluzione: Luigi Filippo dovè darsi alla fuga e il potere fu assunto da un Governo provvisorio della Repubblica francese (25 febbraio 1848), capeggiato dal poeta LAMARTINE e dal socialista L. BLANC. La rivoluzione aveva determinato la caduta della monarchia di luglio e il cambiamento costituzionale dello stato da monarchia in repubblica democratica tendenzialmente socialista.

Da Parigi la rivoluzione si propagò, come un incendio alimentato dal vento, alle maggiori capitali d'Europa. Il 3 marzo a Budapest, i cittadini, insorti sotto la guida di KOSSUTH, imposero al governo l'abolizione dei diritti feudali, la libertà di stampa l'allargamento del suffragio per le elezioni alla Dieta, e chiesero la separazione dall'Austria. Il 13 marzo anche Vienna insorse e Metternich dovette fuggire, mentre l'imperatore Ferdinando I (1835-1848) era costretto, di lì a poco, a concedere la costituzione (25 aprile). Il 18 marzo la rivolta conquistò anche Berlino ed il re FEDERICO GUGLIELMO IV (1840-1849), vistosi nell'impossibilità di dominare la situazione, dovette mettersi a capo del moto nazionale per l'unificazione della Germania, mentre la Dieta di Francoforte indiceva le elezioni per una Assemblea Costituente (maggio 1848), che avrebbe dovuto dar vita al stato nazionale tedesco.
Ma la rivolta più grave scoppiò a Milano il 18 marzo. In cinque giornate (18 - 22 marzo) rimaste famose, tutto il popolo milanese, combattendo come un sol uomo nelle piazze, nelle vie, dietro barricate improvvisate o dalle finestre delle case, riuscì ad avere il sopravvento sull'esercito austriaco nella città, forte di circa 20.000 uomini agli ordini del maresciallo RADETZKI.: (Prima guerra d'indipendenza nazionale contro l'Austria).




IL "MANIFESTO DEI COMUNISTI" DI CARLO MARX E FEDERICO ENGELS E LA RIVOLTA SOCIALISTA DI PARIGI

Mentre in Italia le sorti del moderatismo neo - guelfo andavano ormai declinando, e la guerra stessa d'indipendenza si era mutata da guerra nazionale dei prìncipi italiani in guerra piemontese contro l'Austria, ín Francia l'opposizione fra la borghesia moderata e i vuovi gruppi socialisti, che avevano partecipato largamente al moto del 23 febbraio e volevano spingere la rivoluzione alle sue estreme conseguenze, ebbe momenti di estrema gravità.
Nella prima metà del secolo l'ideologia socialista aveva fatto grandi progressi sotto l'ispirazione di Saint-Simon, di Fourier, di Blanc. Ma a mutare l'ideologia in programma concreto di azione politica contribuì il famoso « Manifesto del Partito Comunista » di CARLO MARX (1818-1883) e FEDERICO ENGELS (1820-1895), uscito a Londra nel febbraio 1848 come emanazione dell'Alleanza dei Comunisti.
Secondo essi il fattore economico ha una assoluta prevalenza su tutti gli altri fattori materiali e spirituali della vita sociale, in quanto istituzioni giuridiche e religiose non sono che le sovrastrutture attraverso le quali sí esprime una certa situazione economica.
Ogni società crea le sue strutture economiche, che si evolvono sino a determinare una situazione di crisi che impedisce alla stessa società ogni ulteriore progresso. Una rivoluzione deve rompere, allora, le vecchie strutture non più suscettibili di sviluppo, per dar modo al formarsi di altre strutture economiche e di un'altra società, con altre strutture economiche espresse in altre sovrastrutture morali, giuridiche, religiose. È questa la chiave di volta del cosiddetto materialismo storico o materialismo dialettico che è alla base dell'ideologia marxista.
Per Marx il processo dialettico o evolutivo della realtà economica è perciò qualche cosa di fatale, che nulla può arrestare. Come la società borghese aveva distrutto le strutture economiche della società feudale ed aveva sviluppato nel capitalismo le sue nuove esigenze economiche, creando la grande industria e le grandi opere umane del secolo XIX, era fatale per il Marx che il proletariato, creato dalla grande industria, dovesse abbattere il capitalismo borghese, quando questo fosse divenuto un impaccio al successivo sviluppo della società, e instaurare, con la dittatura del proletariato, le nuove condizioni di vita della società proletaria, senza classi e senza salari, fondata esclusivamente sulla comunità dei beni e sul valore preminente attribuito al lavoro nei confronti del capitale. Il « Manifesto del Partito-Comunista » che doveva assumere in seguito una importanza sempre maggiore nella storia europea, raccolse, sin dal suo primo apparire, la piena adesione degli operai parigini che si erano battuti nel febbraio del 1848 contro le truppe dí Luigi Filippo.
Con la vittoria della rivoluzione e l'instaurazione della Repubblica, il Blanc aveva promosso la costituzione degli ateliers sociaux, officine di stato che dovevano assicurare lavoro continuo agli operai, ed aveva ottenuto di fare elezioni a suffragio universale per l'assemblea costituente. Ma da tali elezioni uscì una maggioranza ostile ai socialisti, che soppresse gli ateliers sociaux e rifiutò la costituzione proposta dal Blanc. Gli operai allora insorsero e combatterono, per tre giorni, nelle vie di Parigi, fino a che il generale CAVAIGNAC, cui erano stati conferiti poteri dittatoriali, riuscì a stroncare del tutto la rivolta (giugno 1848).
La sconfitta della rivoluzione socialista determinò la fusione delle forze conservatrici, interessate a mantenere l'ordine costituito. Bonapartisti, cattolici e orleanisti formarono un partito detto dell'ordine, capeggiato da LUIGI BONAPARTE, figlio del fratello di Napoleone, LUIGI re d'OLANDA e di ORTENSIA BEAUHARNAIS. Il 10 dicembre egli fu eletto presidente della Repubblica a grandissima maggioranza. Educato in ambienti liberali, compromesso nei moti di Modena del 1831, pareva l'uomo più adatto a tutelare le conquistate libertà. Ma le forze politiche che l'avevano portato al potere rappresentavano soprattutto gli interessi della conservazione, uniti in un solo blocco di fronte allo spettro della rivoluzione sociale.

 


La Prima e la Seconda Internazionale

 

Mentre fiorivano in Europa le teorie socialiste, nascevano nuove importanti organizzazioni in difesa dei lavoratori non più limitate agli ambiti nazionali. Il 28 sett. 1864 a Londra fu fondata l'Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIL) meglio nota come Prima Internazionale. In essa confluirono molteplici tendenze: dai mazziniani italiani, ai seguaci di Blanqui e Proudhon, agli anarchici, ai sindacalisti inglesi. Estensore del programma e dello statuto dell'Associazione fu Marx: i lavoratori dovevano liberarsi da soli dal giogo padronale, impadronirsi dei mezzi di produzione e dar vita a una collaborazione internazionale contro la guerra. Dopo un primo contrasto tra marxisti e proudhoniani, risoltosi a favore dei primi nel 1871 (Congresso di Basilea), l'Internazionale entrò in crisi a causa della violenta polemica tra marxisti e anarchici di Bakunin. I seguaci del russo, contrariamente ai marxisti, ritenevano che il nemico da sconfiggere fosse lo Stato e non il capitalismo. Vi fu una scissione nell'Internazionale che ne provocò l'indebolimento: nel 1876, al congresso di Philadelphia, fu infatti sciolta.


La Seconda Internazionale


Fondata a Parigi nel 1889, restò una sorta di libera federazione tra gli autonomi gruppi socialisti nazionali. Essa auspicava la formazione di veri partiti socialisti nei singoli paesi non legati in alcun modo alla borghesia.


Socialismo


Con questo termine (dal manifesto del 1820 di Owen) s'intende una concezione paritaria della società in cui siano soppressi i privilegi sociali. Socialisti, quindi, sarebbero i movimenti tendenti alla realizzazione dell'eguaglianza socioeconomica attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione e la distribuzione dei beni prodotti. In Francia l'ideologia socialista si diffuse soprattutto attraverso Leroux. Anche la chiesa, in particolare con monsignor Ketteler, s'interessò alle idee socialiste ("socialismo cattolico"), indicando nella religione cattolica il mezzo attraverso cui i lavoratori avrebbero potuto emanciparsi.

La corrente fondamentale del socialismo, nell'accezione specifica, è quella che, partendo dalle aspirazioni egualitarie della Rivoluzione francese, e passando per Saint-Simon, Owen e Fourier, giunge alle due diverse concezioni di Proudhon e Marx. Il socialismo di Proudhon propugnava la soppressione della proprietà privata, intesa come base della società capitalistica borghese. Secondo Marx e Engels, invece, il punto nodale era la contraddizione fra il carattere sociale della produzione capitalista (rapporti di natura sociale in fabbrica) e la proprietà privata dei mezzi di produzione (industrie e capitale privati). Il socialismo per Marx e Engels si poteva realizzare solo con l'eliminazione di tale contraddizione, cioè solo attraverso una rivoluzione proletaria.

In Italia le ideologie socialiste si diffusero grazie a G. Montanelli, G. Ferrari e C. Pisacane, ispirati dal dibattito in Francia, ma gli inizi di un movimento politico socialista in Italia si ebbero solo nel 1868. Nel 1893 a Reggio Emilia nacque il Partito socialista italiano, in cui subito si manifestarono due correnti: quella riformista (Filippo Turati) e quella rivoluzionaria-sindacalista, destinata all'insuccesso (Arturo Labriola). Anche Benito Mussolini fu socialista, ma fu poi espulso dal partito in quanto favorevole all'ingresso italiano nella Prima guerra mondiale. Va ricordato infine che è dalla scissione del Psi che nacque il Partito comunista d'Italia (1921).
 

Struttura-sovrastruttura


La coppia terminologica struttura-sovrastruttura è definita da Marx e Engels e poi ripresa dai pensatori che si sono rivolti alla storia dal punto di vista materialista. Il binomio struttura-sovrastruttura indica il rapporto tra il "modo di produzione" e la relativa coscienza sociale. In altri termini la struttura è l'insieme dei rapporti di produzione, la base economica, quale si esprime nel modo di produzione: essa costituisce lo scheletro economico di una società. La sovrastruttura è l'insieme delle istituzioni giuridico-politiche e delle teorie morali, religiose, filosofiche, che corrispondono ad una determinata struttura economica.

La tensione fra struttura e sovrastruttura è indice di un rapporto di dipendenza della seconda dalla prima. In opposizione al pensiero di Hegel, Marx sostiene che la coscienza personale dell'umanità non sta alla base del sistema economico, al contrario essa è costituita dai rapporti di produzione materiale preesistenti. L'uomo per soddisfare i propri bisogni più elementari è in costante contatto con i mezzi di produzione, su tale rapporto si plasma la coscienza individuale e quella collettiva. Tuttavia Marx non sostiene l'idea per cui le condizioni materiali costringerebbero l'uomo ad immutabili forme di vita sociale. Negli stessi rapporti economici, l'uomo è un elemento attivo e condizionante. In questo processo di modificazione della struttura da parte dell'uomo si attua, di conseguenza, un autocondizionamento dell'agente, vale a dire che l'uomo nel modificare le tecniche di produzione economiche a sua volta subisce gli effetti del suo intervento. In questo modo viene ribadito il primato della struttura sulla sovrastruttura. Nel novecento le teorie marxiane ed engelsiane saranno riconsiderate e sistematizzate. Antonio Gramsci, in particolare, dedica la sua attenzione alla teoria dello Stato. Il filosofo osserva che lo stato è un apparato governativo coercitivo che esercita oltre al dominio, la direzione politica e culturale delle masse di una nazione. Pertanto l'azione effettiva dello Stato si manifesta attraverso una varietà di istituzioni (scuole, sindacati ecc.), "così dette private" e sotto questo lato investe l'ambito della società civile stessa. Nel marxismo strutturalista degli anni Sessanta l'analisi della struttura (tema primario del Capitale) e l'attenzione rivolta da Althusser al feticismo delle merci porta a ripensare il rapporto condizionante tra struttura-sovrastruttura. La struttura gerarchica della società, caratterizzata dall'alterna dominanza delle diverse strutture (ad esempio, parentela, politica, economica, ecc.) è considerata definita da un insieme di diversi livelli strutturali nel corso del tempo. Althusser cerca di valorizzare l'azione delle sovrastrutture nella storia, egli infatti al posto della dicotomia marxiana struttura-sovrastruttura, pone il concetto di "struttura globale" ( il "modo di produzione" ) articolata in tre istanze o "strutture regionali" (economia, politica, ideologia). Vale a dire che l'economia stessa in quanto struttura regionale è determinata dalla struttura globale e quindi dalle altre istanze. In questo modo cade ogni rapporto dicotomico fra struttura e sovrastruttura, nelle quali si legge un reciproco condizionamento tra entità organiche esistenti in modo autonomo l'una dall'altra.