Marxismo



Con marxismo s'intende quella corrente di pensiero, fondata da Karl Marx e da Friedrich Engels, alla base di alcune significative esperienze politico-filosofiche che hanno avuto inizio in Europa nell'ultimo ventennio del Diciannovesimo secolo. Al marxismo si richiamavano movimenti e partiti politici che avevano visto nella riflessione di Marx e Engels lo strumento di comprensione e di cambiamento della realtà sociale dell'Europa in cui la rivoluzione borghese aveva portato all'instaurazione del capitalismo. Le strade percorse da coloro che si definirono marxisti o socialisti scientifici, o materialisti storici, furono sin dagli inizi caratterizzate da contrasti tra interpretazioni della dottrina marxiana e scelte di prassi differenti. Il movimento operaio, già organizzato in associazioni nazionali sin dai primi anni della seconda metà del XIX secolo, trova nel progetto marxiano il primo collante internazionale. Marx dà vita alla prima Associazione internazionale dei lavoratori nel 1864.

La prima grande difficoltà in seno alla Prima Internazionale fu quella di riuscire a dare una linea unitaria al movimento operaio. Emersero scontri aspri tra Marx e altri rappresentanti del movimento, in particolare Bakunin, propugnatore di un anarchismo sociale. Alla linea del centralismo democratico Bakunin opponeva uno spontaneismo basato sulla violenza e sul terrorismo. Da una parte una concezione scientifica che vedeva nel partito politico lo strumento di guida e di organizzazione del movimento, dall'altra una predicazione sociale cui erano seguaci innanzitutto contadini e braccianti. La rottura definitiva tra anarchismo e marxismo avvenne a seguito del fallimento dell'esperienza della "Comune" di Parigi. Il congresso dell'Aia mise fine alle discussioni votando l'espulsione degli anarchici nel 1872 ma costituì la base per il seguente congresso di Filadelfia che sciolse l'Internazionale nel 1876. L'esperienza della Prima Internazionale aveva comunque aperto la strada alla formazione dei partiti ad ispirazione socialista e marxista. Il maggiore di essi era il Partito socialdemocratico tedesco che vedeva al suo interno il gruppo lasalliano e quello marxista guidato da Liebknecht e Babel. Il marxismo in Francia era ora guidato da Guesde e Lafargue, in Inghilterra nel 1893 era sorto il Partito laburista, mentre in Italia, un anno prima, nel 1892 grazie a Filippo Turati, era stato fondato il Partito socialista. La Seconda Internazionale organizzata in un ufficio permanente a Bruxelles (1889) divenne la centrale di coordinamento dei vari partiti. La linea adottata dalla Seconda Internazionale si proponeva la realizzazione del socialismo, ma non negava valore a conquiste intermedie, attraverso un riformismo capace di dialogare con i partiti borghesi. Anche questa esperienza come la precedente trovò la sua crisi a seguito dello scontro tra tendenze interne. Liebknecht, Jaurès ed altri ritenevano che il proletariato non dovesse avere nazione e che la Prima guerra mondiale andava respinta per evitare di battersi contro i propri fratelli. A questo internazionalismo pacifista restò insensibile parte del movimento che invece scelse di partecipare alla guerra.

Il fallimento della Seconda Internazionale mise in luce la debolezza stessa del socialismo, che di fronte alle chimere del nazionalismo aveva accantonato le finalità stesse alla cui base vi era stata la fondazione dell'Internazionale. La rivoluzione d'ottobre del 1917 e le sempre maggiori difficoltà e contrasti cui erano sottoposti i socialisti in Europa posero le basi per una sempre maggiore divaricazione tra tendenze massimaliste e riformiste. Da una parte la scelta di portare la lotta contro gli Stati borghesi sull'esempio del bolscevismo sovietico di Lenin e la conseguente critica del riformismo, dall'altra le tendenze a un revisionismo delle dottrine marxiste di cui Bernstein propugnava la necessità. I primi anni del XX secolo videro, inoltre, la formazione di grandi associazioni sindacali: milioni di lavoratori infatti si iscrissero alle trade unions in Inghilterra, alla Confédération général du Travail in Francia ed alla CGIL (1906) in Italia.

La Terza Internazionale (Comintern) nasce nel 1919 e trova nell'Unione Sovietica lo Stato guida che, da una parte si pone come esempio per gli altri paesi, e dall'altra invece assume il ruolo di primo modello socialista da difendere contro l'imperialismo. La sempre maggiore coincidenza della politica del Comintern con quella del paese guida si rivela vieppiù complessa e contraddittoria anche perché diversi sono i contesti culturali e le economie dei paesi occidentali. Di questa differenza sono testimoni e vittime anche i comunisti francesi ed italiani. Questi ultimi sin dalle posizioni di Antonio Gramsci avevano posto l'accento su caratteri di differenziazione e originalità che avevano contribuito a creare polemiche ed anche dure repressioni da parte dello stalinismo poi rinnegato dallo stesso partito sovietico nel XX congresso del 1956. Gli eventi della Seconda guerra mondiale, il patto Ribentropp-Molotov e poi lo stalinismo, determineranno lo scioglimento della Terza Internazionale nel quadro di un tacito accordo tra i vincitori del conflitto, in ottemperanza al principio delle sfere d'influenza. Parallelamente alle esperienze dell'Internazionale si sono sviluppati regimi a ispirazione marxista. Tra le esperienze da citare quelle dei paesi dell'Est europeo dove il comunismo è stato rigettato a seguito della caduta del muro di Berlino (1989) e quelle ancora al potere: la Cina che, divenuta comunista a seguito della rivoluzione maoista del 1949, sta portando avanti un modello di socialismo gestito dall'esercito e da una gerontocrazia che negli ultimi anni sta aprendo alla logica del libero mercato. Inoltre in Sudamerica vi sono state lotte di movimenti e partiti ad ispirazione marxista: vittoriose come nel caso della Cuba di Fidel Castro o dei Sandinisti in Nicaragua, perdenti come nel caso di quella cilena.