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NEOPLATONISMO
La creazione avviene in modo tale che Dio rimane immobile al centro di essa,
senza volerla né consentirvi. Essa è un processo di emanazione, simile a
quello per il quale la luce si spande intorno al corpo Luminoso o il calore
intorno al corpo caldo, o meglio simile al profumo che emana dal corpo
odoroso.
Utilizzando la nozione aristotelica di Dio come «pensiero del pensiero»
Plotino interpreta l'emanazione stessa come il pensiero che l'Uno pensa di
sé. L'Uno, pensandosi, dà origine all'Intelletto, che è la sua immagine;
l'Intelletto, pensandosi, dà origine all'Anima, che è l'immagine
dell'Intelletto.
Trascorrendo da immagine a immagine, l'emanazione è anche un processo di
degradazione.
Ciò che emana dall'Uno è inferiore all'Uno, proprio come la luce è meno
luminosa della sorgente da cui emana e l'onda del profumo è meno intensa a
misura che si allontana dal arrpo odoroso. Gli esseri che emanano da Dio non
possono dunque avere né la sua perfezione né la sua unità, ma procedono
sempre più verso l'imperfezione e la molteplicità.
Plotino: le emanazioni
La prima emanazione dell'Uno è l'Intelletto (Nous) che è l'immagine più
vicina di esso. L'intelletto contiene già la molteplicità in quanto implica
la distinzione tra il soggetto che pensa e l'oggetto pensato. Questo
Intelletto, come il Logos o il Verbo di Filone, è la sede delle idee
platoniche. Esso corrisponde al Dio di Aristotele.
Dall'Intelletto procede la seconda emanazione, l'Anima del mondo, che è
Verbo e Atto dell'Intelletto, come l'Intelletto dell'Uno. L'Anima da un lato
guarda all'Intelletto da cui proviene e con ciò pensa; dall'altro guarda a
se stessa e si conserva; dall'altro ancora, guarda a ciò che è dopo di lei e
lo ordina, lo governa e lo regge. Così l'Anima universale ha una parte
superiore che è rivolta all'Intelletto ed una parte inferiore che è rivolta
al corpo: con questa governa l'universo corporeo ed è Provvidenza.
Dio, l'Intelletto e l'Anima del mondo costituiscono il mondo intellegibile.
Il mondo corporeo suppone per la sua formazione, oltre l'azione dell'Anima
del mondo, un altro principio da cui derivino l'imperfezione, La
molteplicità ed il male. Questo principio è la materia, concepita da Plotino
negativamente, come privazione di realtà e di bene. La materia è all'estremo
inferiore della scala alla cui sommità c'è Dio. Essa è l'oscurità che
comincia là dove termina la luce; quindi non-essere e male.
Le anime singole sono parti dell'Anima del mondo. L'Anima universale ha
penetrato la materia vivificandola e penetrandola torta, ma rimanendo in se
stessa unica ed indivisibile. Essa produce l'unità e la simpatia di tutte le
cose del mondo; giacché queste, avendo un'unica anima, si richiamano l'un
l'altra come le membra di uno stesso animale.
Dominato com'è dall'Anima universale, il mondo ha un ordine e una bellezza
perfetti. Per scoprire quest'ordine bisogna guardare al tutto nel quale
trova il suo posto e la sua funzione ogni singola parte, anche quella
apparentemente imperfetta o cattiva. Il vizio stesso ha una funzione utile
al tutto perché diventa un esempio della forza della legge e finisce per
arrecare utili conseguenze.
GNOSI
I. Il vero Dio non è il creatore dell'universo in cui viviamo.
2. La struttura della divinità è gerarchicamente articolata.
3. I creatori o i dominatori del mondo sono delle potenze cosmiche connotate
in termini astrologici.
4. Il Sé dell'uomo (anima o spirito) è una particella del mondo divino al
quale vuole e deve fare ritorno.
5. La salvezza del Sé richiede l'intervento di un Salvatore-Rivelatore.
6. La presenza del divino nel mondo e l'origine del mondo stesso dipendono
da un «incidente», da una «colpa», da un «peccato» che ha luogo all'interno
dello stesso Pleroma.
7. L'apparizione dell'Immagine di Dio come Uomo e la creazione dell'uomo a
immagine e somiglianza di Dio costituiscono il fondamento mitologico
dell'«esemplarismo rovesciato», conseguente alla Weltanschauung dualistica,
variante dell'antitesi (platonica) fra eternità e tempo, essere e divenire.
8. La salvezza riguarda soltanto una “stirpe» eletta (predestinazione).
9. Per conseguire questa salvezza occorre estraniarsi dal mondo, rinunciando
ai suoi beni, a cominciare dalla sessualità (encratismo).
Il maggior numero di seguaci appartenne alla
scuola di VALENTINO che, secondo Ireneo, venne a Roma al tempo del vescovo
Igino (135-40)
Secondo la dottrina valentiniana, che accoglie in sé elementi del giudaismo,
del cristianesimo, del neoplatonismo, dello gnosticismo sethiano e
dell'encratismo tutto viene originato dall'azione di coppie di entità
immateriali, dette Eoni: lo stesso Dio. definito "Primo Padre" o «Eone
perfetto», è un essere incorporeo e atemporale, generato dalla prima coppia
di Eoni, Abisso (il principio maschile) e Silenzio (quello femminile).
Da Dio promanano altri due Eoni, Intelletto (o Mente) e Verità, e da questi
Ragione (o Verbo) e vita che generano a loro volta Essere umano ed Ecclesia
(o Comunità). Questi otto Eoni costituiscono la cosiddetta Ogdoade, da cui
vengono emanate (sempre a coppie) altre 22 entità. L'unione di tutti gli
Eoni costituisce il Pleroma, l'Unità indistinta che comprende in sé il
tutto, il luogo della perfezione divina.
Ma l'ultimo Eone, Sophia, cercò di penetrare i misteri di Abisso ed in
questo tentativo generò il mondo, il regno della materia senza forma, del
dolore e del pianto: a seguito di ciò Sophia venne espulsa dal Pleroma, e
generò Achamot, il Demiurgo, signore del mondo psichico celeste (o Settimo
Cielo, o Ebdomade) e responsabile della creazione dell'uomo.
Per ristabilire l'ordine e il rispetto per Abisso, Intelletto e Verità
generano a questo punto Cristo (entità maschile) e lo Spirito Santo (entità
femminile), che ricevono la missione di recarsi nel mondo e riunire tutti i
semi sparsi in esso da Sophia. Per questo motivo Cristo si incarna nell'uomo
Gesù al momento del suo battesimo, per separarsene appena prima della
crocifissione.
Nel pensiero valentiniano, perciò, Cristo non ha doppia natura e la sua
morte è stata solo un'illusione: questa concezione, comune a molte dottrine
gnostiche, viene detta «docetismo» (dal greco dokèin, «sembrare»).
Secondo Valentino, il genere umano si divide in tre categorie: gli «iliaci,
o «carnali», che versano in uno stato di perenne ribellione irrazionale e
non hanno speranza di salvezza (figura emblematica ne è Caino): gli
«psichici», (rappresentati da Abele), che vivono in una lucida sofferenza in
quanto, pur credendo nell'esistenza del Demiurgo, non possiedono la
conoscenza del mondo spirituale che gli è superiore, e possono pertanto
aspirare, al massimo, a raggiungere mediante la fede e le proprie opere il
mondo psichico del Settimo Cielo. Infine esiste la terza schiera dei
cosiddetti uomini «spirituali» o «pneumatici», ossia di coloro che
possiedono, a loro insaputa, lo spirito divino (pneuma).
La venuta di Cristo nel mondo è servita appunto a portare a costoro la
conoscenza (gnòsis) di questa loro condizione e a indicare così la via della
salvezza.
La dottrina valentiniana si sviluppò in numerose scuole, i cui principali
rappresentanti furono Eracleone, Tolomeo e Marco, ed influenzò pensatori
illustri come Origene.
ERMETISMO
La caratteristica di fondo dell'Ermetismo
a L'Ermetismo si presenta come una dottrina esoterica.
b Esso pretende di essere una «divina rivelazione».
c La divinità rivelante è appunto Ermete.
d L'Ermetismo, in generale, non comunica i suoi messaggi mediante
dimostrazioni razionali e deduzioni logiche, bensì tramite una sorta di
«iniziazione» misterica.
Per quanto concerne, poi, la concezione della gerarchia del divino, è da
segnalare un fatto molto interessante. Il Poimandres, che è il più organico
dei trattati, presenta una serie di «intermediari» tra il Primo Dio e il
Mondo, evidentemente desunti da Filone, da un lato, e dai Medioplatonici,
dall'altro, che denotano la tendenza tipica della gnosi (sia quella pagana
sia quella eretico-cristiana) a moltiplicare tali intermediari. Ecco il
quadro d'insieme che si ricava dal Poimandres.
1 Al vertice sta il Dio supremo, Luce suprema e Intelletto supremo, avente
natura maschile-femminile, e quindi capace di generare da solo.
2 Segue il Logos, che è figlio primogenito del Dio supremo.
3 Dal Dio supremo deriva anche un Intelletto demiurgico, che è, quindi, un
secondogenito, ma è espressamente detto «consustanziale» rispetto al Logos.
4 Segue l'Anthropos, ossia l'Uomo incorporeo, esso pure derivato da Dio e
«immagine di Dio».
5 Segue, infine, l'Intelletto dato all'uomo terreno (rigorosamente distinto
dall'anima e nettamente superiore a essa) che è quanto di Divino c'è
nell'uomo (e anzi, in certo senso, è Dio stesso nell'uomo) e che gioca un
ruolo essenziale nell'etica e nella mistica ermetica.
Il Dio supremo è inoltre concepito come esplicantesi «in un numero infinito
di potenze», e anche come «forma archetipa», e come il «principiò del
principio, che non ha fine», ancora una volta con evidenti agganci a Filone
di Alessandria e al Medioplatonismo.
Generazione del cosmo, dell'Uomo incorporeo e
dell'uomo corporeo
Il Logos e l'Intelletto demiurgico sono i creatori del cosmo. Essi agiscono
in diverso modo sull'oscurità o tenebra, che originariamente si distacca e
dualisticamente si oppone al Dio-luce (nonché su una Boulé o Volontà) che
deriva sempre da Dio in un modo non precisato e il cui rapporto con la
oscurità non viene determinato, e costruiscono un mondo ordinato. Vengono
prodotte le sette sfere celesti e messe in movimento. Dal movimento di
queste sfere vengono quindi prodotti gli esseri viventi privi di ragione
(che in un primo momento nascono tutti bisessuali).
Più complessa è la generazione dell'uomo terrestre. L'Anthropos o Uomo
incorporeo, terzogenito del Dio supremo, vuole imitare l'Intelletto
demiurgico e creare anch'esso qualcosa. Ottenuto il consenso del Padre,
l'Anthropos attraversa le sette sfere celesti fino alla luna, ricevendo, per
partecipazione, le potenze di ciascuna di esse, e poi si affaccia dalla
sfera della luna e vede la natura sublunare. Ben presto 1'Anthropos si
innamora di questa natura e, viceversa, la natura si innamora dell'Uomo. Più
precisamente, l'Uomo si innamora della propria immagine riflessa nella
natura (nell'acqua), vien colto dal desiderio di unirsi a essa e, così, nel
congiungersi a essa, cade. Nasce in tal modo l'uomo terrestre, con la sua
duplice natura, spirituale e corporea.
L'autore ermetico del Poimandres, per la verità, complica notevolmente la
sua antropogonia. Infatti, dall'accoppiamento dell'Uomo incorporeo con la
natura corporea non nasce immediatamente l'uomo comune, ma nascono sette
uomini (sette come le sfere dei pianeti), ciascuno maschio-e-femmina a un
tempo.
Tutto resta in questa condizione fino a quando, per volontà del Dio supremo,
i due sessi degli uomini (e degli animali, già nati per effetto del
movimento dei pianeti) vengono divisi e ricevono il biblico comando di
crescere e moltiplicarsi e di salvarsi.
La gnosi salvifica e il congiungimento con
l'intelletto che è parte di Dio
Il messaggio dell'«Ermetismo dotto», da cui è dipesa tutta la sua fortuna,
si risolve sostanzialmente in una dottrina della salvezza, e le sue teorie
«metafisico -teologico - cosmologico- antropologiche» non sono altro che i
supporti di questa soteriologia.
Al fondo dei più significativi trattati del Corpus Hermeticum vi è una
concezione dualistica assai accentuata e, di conseguenza, anche una
concezione pessimistica, che era assente o solo limitatamente presente nel
pensiero greco classico e in quello del primo ellenismo.
La nascita dell'uomo terrestre è dunque dovuta a una caduta di Anthropos,
che ha voluto congiungersi alla natura materiale. E così l'Uomo, da «Vita e
Luce qual era», si trasformò «in anima e intelletto», nel senso che la Vita
originaria divenne l'Anima e la Luce divenne l'Intelletto.
Ma il mondo materiale in cui è caduto l'Uomo è il «pleroma di ogni male»,
vale a dire la totalità del male, ossia il male radicale.
Dunque, la «salvezza» non potrà consistere se non nella liberazione e nel
distacco dalla materia. Il mezzo per realizzare questa liberazione è,
secondo la dottrina del Corpus Hermeticum, la conoscenza (gnosi), mentre
l'ignoranza mantiene l'uomo incatenato alla materia ed è quindi il peggiore
dei mali.
Dunque, la salvezza coincide con la gnosi. Ma che cos'è questa gnosi
ermetica e come si attua? Innanzitutto, l'uomo deve conoscere se stesso,
convincersi che la sua vera natura consiste nell'intelletto, e, di
conseguenza, deve cercare di distaccarsi da tutto ciò che in lui è legato
alla materia, che è tenebra e male. Ma poiché, come sappiamo, l'Intelletto è
parte di Dio (Dio in noi), riconoscere se stesso in questo modo significa
riconoscere Dio.
L'uomo non deve aspettare la morte fisica per raggiungere il suo telos, che
consiste nell'«indiarsi». Infatti può rigenerarsi, liberandosi dalle potenze
negative e malvagie e dai «tormenti delle tenebre», mediante le divine
potenze del bene, fino a ottenere un completo distacco dal corpo,
purificando così il suo intelletto, e in tal modo, estaticamente
congiungendosi all'Intelletto divino, per divina grazia.
Con la morte fisica, invece, l'uomo, in un primo momento, si spoglia del suo
corpo il quale ritorna, dissolvendosi, a rimescolarsi con gli elementi del
cosmo. Anche le forze irrazionali dell'anima ritornano alla natura priva di
ragione. Quindi l'anima, salendo attraverso le sfere celesti, si spoglia via
via delle facoltà che da esse aveva ricevuto, giunge all'ottavo cielo, che è
di puro etere, e qui mantiene solamente le sue potenze pure.
Successivamente, si unisce alle Potenze divine e, divenuta essa stessa
Potenza divina, da ultimo «entra in Dio».
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La letteratura dello
gnosticismo cristiano non si affida all'anonimia, ma e consegnata a figure
di intellettuali chiaramente identificabili, quali Basilide, Valentino e i
loro discepoli. Secondo un'ipotesi interpretativa largamente diffusa, lo
gnosticismo cristiano si caratterizzerebbe per una rilettura in chiave
cristiana del mito proprio degli «gnostici»: sarebbe questo in particolare
il caso di Valentino e della sua scuola.
La gnosis era una forma di conoscenza raggiunta, su base discorsiva e
dialettica, a partire da un'osservazione visiva diretta, che poteva
estendersi alle realtà invisibili del mondo ideale, come insegna Platone, in
virtù degli «occhi della mente». Per conseguire questa conoscenza non era
necessario un organo particolare, tanto meno una rivelazione e un rivelatore,
al contrario di quanto avverrà nei testi gnostici, dove il termine designerà
una forma di conoscenza metarazionale, dono della divinità, che ha in sé il
potere di salvare coloro che la ottengono. Grazie ad essa, si entra in
possesso della chiave del mistero cosmico, si risolve l'enigma dell'universo
e nel contempo si conosce il mistero del microcosmo individuale, delle sue
origini, della sua natura, del suo destino. Per questo, se pur in numero
limitato, alcuni gruppi si definiscono gnostikòi, anche se nelle fonti
dirette sono più correnti autodefinizioni come: «coloro che hanno la
conoscenza», «coloro sui quali è disceso lo Spirito vivente'', «i perfetti»,
«la generazione che non vacilla», i «compagni spirituali» ecc.
Tra i vari temi che contraddistinguono l'universo di pensiero gnostico,
costituendone un codice privilegiato di accesso, centrale è quello relativo
alla natura di Dio, mistero intorno al quale gli gnostici hanno costruito
una prima forma di teosofia, che costituisce uno dei tratti più originali e
dei contributi più significativi della loro peculiare mitologia teologica o
teologia mitologica.
Il tratto distintivo del Dio gnostico, che lo distingue sia dal Dio
cristiano sia da quello pagano della coeva filosofia platonica, è la sua
natura androgina, il fatto, cioè, che in lui coesistono una dimensione
maschile e una dimensione femminile.
Con il Dio cristiano quello gnostico ha in comune la dimensione personale:
tra Dio e l'uomo esiste, di conseguenza, secondo il dettato biblico, un
profondo rapporto di somiglianza; il dio gnostico, però, a differenza del
dio biblico, possiede una dimensione femminile, che ne rappresenta
l'elemento per così dire patibile e che costituisce la causa del dramma del
Pleroma gnostico.
Con il dio platonico quello gnostico ha in comune il modo di manifestarsi
dell'energia divina: esso non segue la logica biblica della creatio ex
nihilo, che pone un abisso insormontabile tra creatore e creatura, ma
concepisce l'uomo come una manifestazione dell'energia divina, dunque come
un dio decaduto: quella gnostica, in altri termini, è una teologia
processuale, non creazionista. Il dio gnostico, infatti, manifesta la sua
inesauribile energia attraverso l'emanazione, un processo particolare che
implica una progressiva perdita di potenza da parte della sostanza divina
man mano che essa si allontana dalla sua origine — e in questo si distingue
dalla processione che è tipica della concezione del divino di un filosofo
come Plotino, secondo la quale le ipostasi o realtà divine, l'Intelligenza e
l'Anima, che procedono eternamente dall'Uno, la sorgente dell'essere, non
costituiscono in alcun modo un depauperamento dell'energia dell'Uno —; si
tratta di un processo di allontanamento in seguito al quale, accanto
all'originaria sostanza divina pneumatica o spirituale, si verranno formando
successivamente la sostanza psichica e la sostanza ilica o materiale.
A differenza, però, del dio platonico, impersonale, quello gnostico è, al
pari del dio biblico, un Anthropos provvidente e salvatore, rivelatore e di
grazia. In fondo, la formazione del mondo, di un mondo pur sempre ostile e
pericoloso creato dal demiurgo, persegue lo scopo di far sì che la materia
spirituale, fuoriuscita dal Pleroma in conseguenza del dramma pleromatico e
che si nova ora in una situazione di abbandono e di ignoranza nel cosmo,
venga formata e perfezionata grazie a questa condizione di esilio temporaneo.
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Il pensiero neoplatonico cristiano cercherà di spiegare che noi non possiamo
definire Dio in modo univoco a causa dell'inadeguatezza del nostro
linguaggio.
Il pensiero ermetico dice che il nostro linguaggio, quanto più è ambiguo,
polivalente e si avvale di simboli e metafore, tanto più sarà adatto a
nominare un Uno in cui si realizza la coincidenza degli opposti. Ma dove
trionfa la coincidenza degli opposti cade il principio di identità. Tout se
tient.
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