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Paleografia |
CODICE Da quando la pergamena sostituí il papiro, con codex si intende il volume le cui carte sono pergamenacee (materiale che si ottiene dalla lavorazione di pelli di pecora, di capra, di agnello) e, dopo il 1100 ca., anche cartacee. Mentre il papiro era scritto solo nella parte interna su strisce incollate e formanti un unico foglio, che veniva avvolto (questo è il significato di volumen, da volvo 'avvolgo'), il codex, formato da fascicoli, composti da due o piú fogli (abbreviazione: f , ff., o c., cc. [carta], con l'indicazione del recto [parte anteriore] o verso [parte posteriore] ), fu rilegato in modo tale da formare un libro. Ciascun fascicolo separato dí un codice era detto pecia; negli scriptoria, l'esemplare formato da peciae veniva distribuito ai copisti, per accelerare la copiatura di un testo: questo fenomeno si verificò soprattutto presso gli scriptoria vicini alle università, dove era necessaria un'alta produzione di copie. In filologia, codex o codice indica ogni testimone, sia pergamenaceo sia cartaceo, e talora anche i testi stampati (specie se si parla di stemma codicum), che rechino il testo preso in esame. Quando di un testo si possiede un solo manoscritto, quello è considerato un codex unicus: le sue caratteristiche vanno rispettate al massimo dall'editore, come se fosse davanti ad un originale. Il codex vetustissimus è quello piú antico rimastoci di un'opera; il suo valore, però, in sede di restitutio textus non sempre è fondamentale, potendo il recentior derivare da un codice più antico di quello che per noi è il vetustissimus (recentiores non deteriores, 'i codici piú moderni non sempre sono i peggiori'). Optimus (o bon manuscrit) è quel codice che è ritenuto particolarmente attendibile, presunzione, però, che non sempre corrisponde a realtà, poiché un buon manoscritto può essere portatore di lezioni già corrotte, che qualche scriba ha corrette. Diverso il caso, invece, del codice ritenuto optimus dopo la recensio: se esso offre lectiones singulares difficiliores, cioè non banali, allora può presumersi portatore di lezioni ottime. Interpolato si dice il codice che presenta una tradizione manifestamente o dimostratamente alterata da congetture (emendatio). Interpositus è il codice congetturale, che si suppone intermedio tra l' archetipo e i testimoni conservati, e nello stemma codicum diventa il responsabile di raggruppamenti parziali in base ad errori-guida; interpositus è anche il capostipite o subarchetipo, cioè un codice (oggi perduto) a cui si fa risalire un gruppo (o famiglia) di manoscritti; due o piú manoscritti che discendono, per via indipendente, dallo stesso capostipite, si dicono collaterali. Descriptus è un codice , copia di un testimone conservato; per la costituzione del testo il suo valore è nullo, mentre serve a mostrare la circolazione di un'opera. Per individuare un descriptus è sufficiente rilevare tutti gli errori evidenti, piú almeno un errore suo proprio, del codice da cui è stato tratto ( eliminatio codicum descriptorum). Anche la paleografia può essere utile, dato che una forma di scrittura (tipi di abbreviazioni, caratteri, ecc.) piú recente può indicare la cronologia fra due codici. Si chiama antigrafo (dal gr. antí + grapho 'contro scrittura') il codice che è copia di un altro. In filologia italiana, però, assume anche il significato opposto, cioè 'codice da cui si copia' (forse per scambio di prefisso: ante-`davanti', invece di antí-). Adespoto (dal gr. despòtes con a-privativo 'senza padrone') è il codice in cui non compare il nome dell'autore dell'opera trascritta. Anepigrafo (dal gr. anepígraphos 'senza iscrizione') è quel manoscritto che manca del titolo o del nome dell'autore. Apografo è il manoscritto che è copia di un altro, sia esso l'originale oppure un exemplar (`esemplare'); quest'ultima voce ha il doppio significato di codice modello da cui il copista trascrive il testo, ma anche di codice trascritto (nel medioevo, assemplare, assemprare, < lat. exemplare, indicava l'azione di copiatura dell'amanuense). Per la restitutio textus, se si ha l'originale oltre all'apografo, questo diventa descriptus, e perciò inutile. Si noti che alcuni studiosi preferiscono parlare di apografo solo se la copia è tratta dall'originale. Ascendente è il codice da cui, in linea diretta, discende un altro codice. Miscellaneo è il codice che contiene opere di diversi autori o di argomenti vari. Composito è quel codice "composto" da piú codici, fogli o fascicoli di provenienza diversa; misto è quello in parte cartaceo, in parte pergamenaceo; opistografo (termine latino di origine greca, < òpisthen 'dietro' + grapho 'scrivo') è il codice che, prima scritto sul recto con un testo, viene anche utilizzato sul verso con altro testo; il suo opposto si chiama anopistografo. Con manoscritto-base si intende quel manoscritto di cui si adotta la lezione (ciò vale per i testi antichi in volgare, la cui tradizione grafica o anche dialettale è varia); anche il manoscritto la cui lezione è adottata quando si hanno lezioni adiafore si dice manoscritto-base; con base di collazione, invece, si intende il manoscritto di riferimento per la calatio (recensio). |