Perché studiare la filosofia?

Antonio Rainone

Perché non studiarla?, si potrebbe rispondere a tutta prima. Le ragioni per studiare la filosofia, una disciplina che, nella sua storia oltre che bimillenaria (per limitarci soltanto al mondo occidentale), è stata ora osannata ora screditata, sono molteplici, e hanno a che fare in gran parte con la caratteristica che Aristotele indicava come differentia nell’animalità dell’uomo, cioè la razionalità. Forse non sappiamo ancora bene che cosa sia esattamente la razionalità (molti psicologi e filosofi ne hanno ampiamente ridimensionato le ottimistiche definizioni che è possibile rinvenire in pressoché tutta la storia del pensiero), ma come altrimenti indicare quelle capacità tipicamente umane di argomentare logicamente, di porsi domande e dare risposte, di cercare cause e ragioni degli eventi più disparati per proporne spiegazioni plausibili (a volte assurde, è vero, ma spesso informate a quell’attitudine che è il pensiero autonomo e intelligente)? È di questo che è sempre vissuta la filosofia. 

È vero che nella storia della filosofia c’è tutto e il contrario di tutto: dall’apologia religiosa e politica allo scardinamento delle certezze acquisite e tramandate; bastino due soli esempi: la Scolastica e l’Illuminismo. È probabile che non saremmo quello che siamo senza il pensiero laico e razionale dell’Illuminismo, senza le conquiste intellettuali che all’Illuminismo giustamente si fanno ancora risalire. E come trascurare il fatto che, nella storia della filosofia occidentale, almeno fino al Cinque-Seicento, filosofia e scienza naturale erano un tutt’uno? Si pensi all’opera di Newton, Philosophiae naturalis principia mathematica (1687). Già dal titolo questo capolavoro scientifico indicava una continuità tra filosofia e scienza moderna, così come, del resto, c’era stata continuità tra filosofia aristotelica e platonica e scienza antica. C’era stata anche continuità tra filosofia aristotelico-platonica e teologia cristiana, si dirà. Certamente, ma se un vanto può addurre il pensiero filosofico moderno è proprio quello di essere sempre stato sufficientemente elastico, per così dire, da interagire con quello che si è soliti definire il metodo razionale e scientifico ­– e spesso di averlo promosso contro varie forme di resistenze. Le due anime della filosofia, quella metafisica e quella più strettamente scientifica, stanno a dimostrare l’ampiezza della sfera d’interessi del pensiero razionale umano, e se talvolta la prima ha preso il sopravvento sull’altra, questo non è un buon motivo per ridimensionare o negare il suo ruolo. D’altra parte, erano filosofi alcuni dei più grandi matematici del Seicento, Cartesio e Leibniz, capaci di coniugare attitudini scientifico-razionali con ardite speculazioni teologico-metafisiche.

E che dire della vocazione etico-politica del pensiero filosofico? Da Platone e Aristotele a Locke e Montesquieu fino a Rousseau, Kant, Bentham e Marx (per non citare che i nomi più noti), la filosofia si è sempre commisurata con la questione della convivenza umana, offrendo soluzioni ora utopistiche ora problematiche. Come potremmo comprendere, oggi, i problemi più sofisticati dell’etica e delle teorie politiche senza conoscere l’enorme patrimonio di pensiero che li ha preceduti? E la bioetica? Oggi si discute filosoficamente di problemi che hanno la loro radice nel conflitto tra le ragioni della vita e quelle dell’individuo con una competenza che, senza gli sviluppi scientifici degli ultimi due secoli, non sarebbe possibile.

Su tutte queste cose la filosofia ha ancora qualcosa da dire e non sarebbe possibile seguire i suoi argomenti senza avere, al contempo, informazioni scientifiche e filosofiche del nostro più o meno recente passato.  
Oggi più che mai la filosofia presenta una continuità con la ricerca scientifica (biologica, fisica, matematica, psicologica):  è, secondo il punto di vista di W.V. Quine – senz’altro uno dei maggiori filosofi del Novecento – una sorta di riflessione critica sulla scienza che opera dall’in­terno, appartenendo al medesimo schema concettuale a cui appartiene la scienza. Se da un lato una tale immagine della filosofia non comporta alcun tipo di ricerca fondazionale-metafisica, dall’altro presenta sicuramente un aspetto ‘professionale’ e, nonostante la vastità del dibattito contemporaneo sul ridimensionamento o sulla fine della filosofia, essa ha acquisito uno status sempre più specializzato nell’ambito della scienza cognitiva, nell’ambito delle scienze fisiche e biologiche, nella metodologia delle scienze umane e sociali. Forse vale ancora la pena di studiarla e praticarla, almeno finché ci consideriamo esseri razionali.

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