www.parodos.it


CHARLES PERRAULT


 
Fratello del celebre architetto Claude Perrault, nacque a Parigi il 19 gennaio 1628 e morì il 15 maggio 1703. Letterato e uomo di governo, fu eletto a quarantadue anni all'Académie Francaise, in seno alla quale condusse la polemica contro il classicismo di Boileau, capeggiando i fautori dei «moderni» nella famosa «querelle des anciens et des modernes». Tra il 1691 e il 1694 pubblicò tre racconti in versi: Griselidis, Les Souhaits ridicules e Peau d'Ane. Di quest'ultima apparve nel 1696 una versione in prosa sotto il nome di Mademoiselle Bernard, scrittrice amica di Perrault, e molti critici non esitano ad attribuirla a Perrault stesso, sebbene altri propendano per sua nipote, Mademoiselle Lhéritier. La prima edizione degli altri famosi otto racconti in prosa (Les Contes de ma mère l'Oye, Histoires ou Contes du temps passé, avec des Moralités) uscì nel 1697, sotto il nome di Perrault d'Armancourt, figlio di Charles, luogotenente nel Reggimento del Delfino, morto a ventidue anni nel 1700; ma l'attribuzione a Perrault padre è sicura.
 
L'avvento di Luigi XIV vede sbocciare in Francia e poi espandersi in una meravigliosa fioritura un genere letterario del tutto nuovo, la Fiaba o Racconto di Fate. Come meravigliarsene, se si pensa a un giovane sovrano capace di abbattere, come per incanto, una foresta che non gli piace facendo sorgere al suo posto un lago dai mille zampilli o di far costruire, in un batter d'occhio, il piccolo Trianon di porcellana che sfortunatamente non c'è più?
In quegli anni, il «fatismo» divenne una vera mania: dame e cavalieri – ma soprattutto dame – gareggiavano a chi più sapientemente avrebbe sbrigliato la fantasia e anche più tardi, quando con la presenza di Madame de Maintenon e dei suoi costumi severi, il gran galoppo delle fiabe si fu calmato, anche allora e per molti anni si continuò in Francia a favoleggiare.
Fu così che, fra il 1785 e il 1789, cento anni dopo la loro entrata nel mondo delle lettere, tutte quelle fiabe vennero pubblicate per la prima volta ad Amsterdam e a Ginevra e raccolte sotto il titolo di Cabinet des Fées ou Collection choisie des contes des Fées et autres contes merveilleux (Lo Scrigno delle Fate o Collezione scelta di racconti di Fate e altri racconti meravigliosi).

I racconti di mamma Oca (Les contes de ma mère l'Oye)

Si tratta di una raccolta di otto favole in prosa, terminanti ciascuna con una "morale" in versi, pubblicate per la prima volta nel 1697 sotto il nome di uno dei figli dell'autore, Perrault d'Armancourt (luogotenente del reggimento del Delfino, morto nel 1700 all'età di 22 anni) con il titolo completo di Les contes de ma mère l'Oye, Histoires ou contes du temps passè, avec des moralitès (I racconti di mamma l'Oca, Storie o racconti del tempo passato, con morali). A queste si aggiunge Peau d'A'ne (Pelle d'Asino), pubblicata per la prima volta nel 1694, in versi, e successivamente in prosa, nel 1696 (versione questa attribuita da alcuni critici alla nipote di Perrault, M.lle Lhèritier).
Pelle d'Asino è una bellissima principessa che, allontanatasi da casa per sfuggire alla crudeltà del padre, si rifugia in una fattoria dove fa la sguattera, vestita sempre di una pelle d'asino. Di tanto in tanto però, chiusa nella sua stanzetta, lontano dallo sguardo di tutti, Pelle d'Asino si ripulisce, si acconcia i capelli e indossa uno splendido vestito. In uno di questi momenti la vede attraverso il buco della serratura il figlio del re, che se ne innamora perdutamente a tal punto da ammalarsene. Per guarire chiede che Pelle d'Asino gli faccia una torta: in questa lui trova un anellino che le è caduto nella pasta. Il principe decide così di sposare la fanciulla il cui ditino sarà così sottile da poter infilare l'anello. La fanciulla non sarà altri che Pelle d'Asino: le feste delle nozze durarono tre mesi e i due vissero felici altri cento anni. Notissime sono tutte le favole di Perrault, alcune delle quali furono riprese nel secolo scorso dai fratelli Grimm. Esse sono: Petit Chaperon Rouge (Cappuccetto Rosso) , Barbebleu (Barbablù), Le chat bottè (Il gatto con gli stivali), Cendrillon (Cenerentola), La Belle au Bois dormant (La Bella addormentata nel bosco), Petit Poucet (Pollicino), Les Fèes (Le fate), Riquet à la Hooppe (Enrichetto del Ciuffo), Cappuccetto Rosso, una graziosa bambina così chiamata per il berrettino che le ha fatto la mamma, deve portare una focaccia e un vasetto di burro alla nonna che sta al di là del bosco; ma qui incontra il Lupo che, non osando mangiare subito la piccola per timore di esser visto dai taglialegna, saputo dove la bimba si reca, la precede a casa della nonna per la via più breve. Fatto un sol boccone della vecchietta, si sostituisce a lei nel letto, e riserva la stessa sorte a Cappuccetto Rosso, che non lo riconosce. La morale avverte che sempre ci sono "lupi" nella vita e che è male ascoltare le persone non fidate. (La versione più nota della fiaba è quella dei fratelli Grimm, del 1857. Le due partiture più celebri, quella di Perrault e quella dei Grimm, differiscono profondamente. Nella prima la bambina viene divorata dal lupo e la storia finisce lì, ispirando dunque severe riflessioni moralistiche sui rischi dell'imprudenza. Nella seconda arriva il cacciatore, che uccide il lupo, e riporta alla vita la fanciulla e la nonna. Lieto fine.) Barbablù, uomo ricco ma brutto e spaventoso, così chiamato dal colore della barba, che lo rende ancor più terrificante, aveva sposato già parecchie donne, ma nessuno sapeva che fine avessero fatto. Sposa una bellissima fanciulla e un giorno, prima di partire per un viaggio, le affida tutte le chiavi di casa con la raccomandazione di non aprire mai un determinato stanzino. Ma la fanciulla, rimasta sola, non sa vincere l'irresistibile curiosità e disubbidisce all'ingiunzione di Barbablù: aperto lo stanzino, vi scopre con raccapriccio i corpi insanguinati di tutte le donne che Barbablù aveva sposato e poi ucciso. Per l'orrore la chiave della stanza le cade di mano e si sporca di sangue, in modo tale che lei, per quanto si sforzi, non riesce a pulirla: scoperta dal marito, sta per essere a sua volta uccisa quando è salvata in tempo dall'arrivo dei suoi fratelli. Morale: "Quella curiosità che tanto spesso costa dolore e gravi pentimenti è un futile piacere (non spiaccia al gentil sesso) che, una volta raggiunto, finisce immantinente". Famosissimo è il personaggio del Gatto con gli stivali: un mugnaio, morendo, lascia in eredità al figlio minore un gatto assai furbo che, con varie astuzie, fa credere al re che il suo padrone sia il ricco marchese di Carabas. Per impadronirsi del castello dell'orco convince quest'ultimo a trasformarsi in un piccolo sorcio per poterselo facilmente mangiare. Ospitato nel castello, il re, abbagliato dalle ricchezze del giovane padrone del gatto, gli dà in isposa la bellissima principessa, sua figlia. Conosciutissima anche la favola di Cenerentola: maltrattata dalla matrigna e dalle due sorellastre, Cenerentola, la sera in cui il figlio del re dà una festa da ballo, è lasciata a casa; ma la madrina di Cenerentola, che è una fata, le procura ogni cosa per poter recarsi al ballo: con la sua bacchetta magica, infatti, trasforma una zucca in una carrozza dorata e sei topini in sei magnifici cavalli pomellati. Un altro sorcio è trasformato in cocchiere e Cenerentola è rivestita con un abito meraviglioso. Andrà così al ballo, ma a patto di rientrare a casa a mezzanotte. Quando suonano i dodici rintocchi, Cenerentola fugge dal palazzo ma, nella corsa, perde una delle sue scarpine di vetro. Il figlio del re, che si è innamorato della misteriosa e bella fanciulla, decreta che sposerà solo colei che riuscirà a calzare la scarpina perduta. Cenerentola sola, in tutto il reame, riesce a infilare il suo piedino nella scarpetta di vetro e sposa così il figlio del re. Protagonista della Bella addormentata nel bosco è una principessa che, punta da un fuso per maleficio di una fata cattiva, dorme cento anni con tutta la sua corte, finchè giunge il figlio del re che spezza l'incantesimo e la sposa. Ma la madre del principe, che apparteneva a una famiglia di orchi, durante l'assenza del re, vorrebbe mangiare la nuora e i due nipotini che nel frattempo erano nati. Solo l'arrivo del re li può salvare da un'orribile morte. Pollicino, l'ultimo di sette fratelli, abbandonato con essi nel bosco dai genitori, giunge alla casa dell'orco che li vuole mangiare. Ma i bambini, sostituitisi nel letto alle sette figlie dell'orco, riescono a salvarsi e a fuggire. Protagoniste della favola Le fate sono due sorelle, l'una dolce e buona, l'altra orgogliosa e antipatica, che sono diversamente ricompensate da una vecchina che chiede loro da bere alla fontana: alla buona, che offre l'acqua alla vecchina con gentilezza e garbo, usciranno dalla bocca, ogni volta che parlerà, fiori e perle; a quella cattiva, per la sua scortesia, usciranno rospi e serpenti. Scacciata di casa, la buona sposerà il figlio del re: "Gli zecchini e i diamanti molto possono sui cuori, ma le dolci parole cattivanti hanno ancor più forza e pregi anche maggiori". E ancora: "Presto o tardi l'onestà ottiene la sua giusta ricompensa". Infine Enrichetto dal ciuffo, così chiamato a causa di un ciuffettino di capelli ritto sulla testa, è un principe assai intelligente, ma terribilmente brutto e deforme: una fata però gli fa il dono di poter comunicare un'uguale dose di intelligenza alla persona cui vorrà bene. Nel reame vicino vive una principessa bellissima ma stupida, cui la stessa fata ha dato in dono la capacità di render bella la persona amata. Della principessa si innamora Enrichetto e il reciproco amore cancellerà i difetti dell'uno e dell'altra.

 
Il mondo dei racconti di Perrault è il mondo fiabesco e meraviglioso della corte del Re Sole, con le sue feste, i suoi palazzi, i suoi costumi sfarzosi. Tratti dalla tradizione popolare e forse anche da fonti letterarie quali Le piacevoli notti dello Straparola, i Racconti, che trovarono molti imitatori e soprattutto imitatrici, si distinguono per la semplicità e la grazia dello stile per la freschezza del tono, appena un po' guastata dalle seppur argute "morali" finali. In italiano sono stati tradotti, fra gli altri, dal Collodi.