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Pestalozzi e il "metodo intuitivo" Johann Heinrich Pestalozzi (1746-1827) è considerato uno dei pionieri della scuola moderna, tesa a stimolare l'attività dell'alunno. |
Sulla scia di
Rousseau, Pestalozzi vede il fanciullo come il soggetto (e non l'oggetto passivo)
del processo educativo. L'educatore non ha la funzione di riempire la mente
dell'alunno con nozioni astratte, né quella di imporgli dall'esterno le norme e
i valori socialmente ammessi; compito dell'insegnante è aiutare l'alunno a
estrinsecare le sue facoltà innate in modo da accompagnarlo armoniosamente nel
suo svillupo intellettuale e morale.
La teoria pedagogica di Pestalozzi è strettamente connessa alla sua pratica di
educatore. Nel 1774 egli apre, nella sua tenuta agricola di Neuhof (vicino a
Brùgg), un laboratorio per la filatura del cotone, dove assume alcuni bambini
poveri del vicinato, impegnandosi a fornira loro un'istruzione elementare.
E' così che ha inizio il primo esperimento didattico di Pestalozzi, destinato a
fallire cinque anni dopo con la chiusura dell'impresa.
Tra il 1779 e il 1797 Pestalozzi elabora alcune delle idee che, successivamente,
formeranno la base del suo metodo educativo.
Nel romanzo Leonardo e Gertrude egli sostiene che l'educazione familiare deve
essere integrata dalla scuola di Stato per dare una formazione professionale ai
ragazzi. Ma è nelle Mie ricerche sul processo della natura nello sviluppo
dell'umanità che Pestalozzi definisce più dettagliatamente la propria dottrina
pedagogica. In questo scritto, egli parla di tre stati essenziali della vita
umana: naturale, sociale e morale. Lo stato di natura corrisponde all'innocenza
primitiva descritta da Rousseau, ma si corrompe non appena l'uomo si trova
costretto a fronteggiare le difficoltà pratiche della convivenza con i suoi
simili; lo stato sociale trasforma l'individuo da rozzo marmo in "pietra
lavorata", introducendo alcune istituzioni (come la proprietà privata, la
suddivisione in classi e la formulazione di liti stema di leggi) per
sottomettere il singolo alle esigenze della vita comune; tuttavia, affnché
l'egoismo sia veramente abolito (e non solo neutralizzato), occorre innalzarsi
allo stato morale, che consiste nello scoprire il divino che e in noi.
Fortificato dalla fede e dall'amore che prova nei confronti del prossimo, l'uomo
riesce così ad armonizzare la propria volontà con quella degli altri. Compito
dell'educatore è di incoraggiare il passaggio dei discenti allo stato morale,
stimolando io sviluppo delle tre forze spirituali che — secondo Pestalozzi —
ognuno possiede in potenza: la forza del cuore (l'energia morale), la forza
dell'intelletto (la facoltà teorica) e la forza dell'arte (la capacità
tecnico-pratica di trasformare il mondo). Il metodo pedagogico abbozzato nelle
Ricerche si viene precisando attraverso la pratica didattica: nel 1798, per un
periodo dii cinque mesi, Pestalozzi dirige un orfanotrofio a Stans (le Lettera a
un amico sul proprio soggiorno a Stans descrive questa esperienza), mentre dal
1800 al 1803 egli è a capo di un istituto privato nel castello di Burgdorf,
avvalendosi della collaborazione di Hermann Krùsi.
L'esito teorico principale ai questi anni è la stesura di Come Gertrude
istruisce i suoi figiri, una raccolta di lettere che Pestalozzi scrive all'amico
editore Gessner, in cui l'autore trae spunto dall'educazione materna per
delineare la propria teoria pedagogica. Il rapporto di amore e di fiducia che
lega la madre al figlio (su cui Pestalozzi si sofferma anche nel Libro delle
madri) fornisce il modello per l'educazione scolastica auspicata da Pestalozzi:
l'amore reciproco è infatti la condizione imprescindibile di un efficace
rapporto didattico. Il bambino deve sentire il volere del maestro come il
proprio, e non subirne supinamente l'autorità. L'educazione "del cuore" consiste,
dunque, nell'allargamento progressivo della cerchia di persone con le quali si
contrae un rapporto di affettuosa benevolenza, fino a comprendere «intesa
umanità (idea già espressa nella Veglia di un solitario).
Per quarto riguarda l'educazione intellettuale, Pestalozzi ritiene che i
contenuti dell'insegnamento debbano partire dall'osservazione diretta delle cose
vicine all'ambiente del bambino, per poi indurre l'allievo a interessarsi agli
oggetti lontani dal proprio campo di esperienza. L'educatore deve quindi
procedere in maniera organica, assicurandosi che ogni cognizione nuova si
colleghi a cognizioni precedenti, rispettando inoltre le facoltà peculiari
manifestate da ciascun singolo studente.
Avversario dello sterile nozionismo tipico dei metodi educativi tradizionali,
Pestalozzi ritiene che, in ogni argomento di studio, sia più utile fornire
all'allievo alcune "idee madri' che riassumano contenuti centrali rispetto
all'argomento stesso, piuttosto che accumulare un'inutile quantità di
informazioni scarsamente rilevanti.
Quello che conta, per Pestalozzi, è 'fortificare la mente e non solo
ammobiliarla". In ciò consiste il "metodo intuitivo" (od "oggettivo")
pestalozziano, fondato sull'idea che l'istruzione formale debba procedere
dall'intuizione sensibile per spronare l'istintiva tendenza umana a cogliere le
leggi obiettive della natura. Nell'intuizione sensibile si trovano i tre
elementi secondo cui il pensiero si organizza e si ordina: forma, numero e
parola. Così in Come Gertrude istruisce i suoi tigli, Pestalozzi parte da questi
elementi primi per ricavare i rami fondamentali dell'insegnamento elementare:
l'aritmetica e il calcolo derivano dallo studio del numero; la geometria, il
disegno, la scrittura e i lavori manuali derivano dallo studio della forma; la
musica e la lingua derivano dallo studio della parola.
L'ultima importante esperienza didattica di Pestalozzi consiste nella gestione (dal
1804 al 1825) della scuola di Yverdon, ispirata al modello della vita familiare.
La fama dell'Istituto si diffonde in tutta Europa, attirando vari visitatori,
tra cui Fichte, Frobel, Herbart, Robert Owen (l'industriale inglese che fonda
una celebre scuola per operai bambini a New Lanark), Julien (che importa il
metodo pestalozziano in Francia) e Madame de Staèl (che intende affidare suo
figlio all'istituto di Pestalozzi). Tuttavia, l'attività delle scuola viene
severamente criticata da alcuni denigratori (capeggiati dal francescano Jean-Baptiste
Girard) che accusano Pestalozzi di attribuire un'eccessiva importanza
all'educazione tecnica a scapito di quella morale. In seguito alle polemiche con
il governo e con i suoi stessi collaboratori, Pestalozzi abbandona Yverdon e si
ritira a Neuhof.
Prima di morire pubblica il canto dei cigno, in cui fa un bilancio delle proprie
esperienze educative e difende il suo metodo pedagogico.
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