Psicanalisi
Il termine psicanalisi compare per la prima volta negli scritti di colui che ne
è considerato il fondatore, Sigmund Freud (1856-1939). Tale disciplina
scaturisce come elaborazione originale dall'incontro tra il positivismo e la
tradizione psicologica dell'inizio del XX secolo, in cui risiede il germe
dell'idea di inconscio. La psicanalisi si propone sostanzialmente sotto tre
aspetti connessi tra loro: come lo studio dell'inconscio, come terapia e come
sistema di ipotesi circa il modello del nostro comportamento psichico. Tratto
distintivo della psicanalisi è il fatto di attribuire un significato
all'inconscio. Nei primi decenni del Novecento il movimento conobbe una rapida
diffusione. Tappe ne furono il primo Congresso internazionale di psicanalisi,
che ebbe luogo a Salisburgo nel 1908 e, poco dopo, la fondazione della Società
psicanalitica di Berlino e di quella di Vienna, presieduta da Freud. Nel 1910
venne organizzato il secondo Congresso internazionale di psicanalisi e vide la
luce la Società psicanalitica internazionale. Nel 1911 fu fondata l'Associazione
psicanalitica americana e nel 1913 quella di Budapest. Il 1920 vide nascere la
rivista "Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse". Dopo una battuta
d'arresto del movimento durante la seconda Guerra mondiale esso riprese
velocemente vigore.
Tra i contemporanei di Freud si registrano già dei pensatori che si
allontanarono dall'ortodossia del fondatore della psicanalisi. Il più importante
è Carl Gustav Jung (1875-1961), il padre della psicologia analitica, che allarga
l'accezione del concetto di libido a tutto l'ambito della psiche. Jung è anche
colui che postula l'esistenza di un inconscio collettivo oltre a quello
individuale, in cui sono deposti gli archetipi, ovvero le immagini primordiali
della civiltà. Tra le sue opere Trasformazioni e simboli della libido (1912),
Tipi psicologici (1921), Psicologia e alchimia (1944).
Da ricordare tra gli eterodossi anche Alfred Adler (1870-1937), fondatore della
Società di psicologia individuale, il quale individua in una pulsione aggressiva
scaturita da un senso di inferiorità il motore degli istinti psichici,
attribuendo le nevrosi a una causa sociale piuttosto che individuale. L'eredità
di Adler verrà raccolta soprattutto negli Stati Uniti dai culturalisti, i quali
attribuiscono alla cultura un ruolo primario nella fondazione della
umanizzazione. Ricordiamo inoltre Otto Rank (1884-1939), che si soffermò in
particolare sul trauma della nascita come fondamento dell'esperienza psicologica
dell'individuo, estendendo la psicanalisi all'ambito dell'arte, e Wilhelm Reich
(1897-1957), fondatore della sinistra freudiana, il cui nome è legato alla
rivoluzione sessuale.
Tra gli autori più fedeli al pensiero di Freud, oltre alla figlia Anna
(1895-1982), fondatrice della Child Therapy Clinic di Londra, merita particolare
menzione Melanie Klein (1882-1960), interessata alla psicosi infantile studiata
a partire dal gioco. Tra le opere della Klein ricordiamo: La psicoanalisi dei
bambini (1923), Contributi alla psicoanalisi (1921-45), Invidia e gratitudine
(1957). Due le nozioni fondamentali elaborate dalla Klein: quelle di fantasma e
di posizione. Fantasma è un oggetto immaginato per soddisfare una pulsione;
posizione rimanda al rapporto con gli oggetti di bambini non ancora giunti al
quarto mese di vita (si parla di posizione paranoica) o dopo tale età (posizione
depressiva). Da menzionare, infine, Donald Woods Winnicott (1896-1974),
anch'egli interessato alla psicoterapia infantile, che nel 1958 pubblicò in Gran
Bretagna Dalla pediatria alla psicoanalisi. Va precisato, però, che anche in
questo secondo gruppo di psicanalisti si riscontra una ridiscussione delle
tematiche classiche che giustifica la definizione di questa fase della
psicanalisi come post-freudiana.
In Italia la diffusione della psicanalisi fu avversata da condizioni culturali
ostili - in modo particolare l'hegelismo imperante - e avvenne piuttosto tardi.
La Società psicanalitica italiana venne fondata a Teramo, il 7 Giugno 1925,
dallo psichiatra Marco Levi Bianchini, direttore del manicomio di Nocera
Inferiore, che tra l'altro nel 1915 aveva dato alle stampe la traduzione delle
Cinque conferenze sulla psicoanalisi di Freud. Sotto la presidenza di Edoardo
Weiss, triestino formatosi a Vienna, la Società si trasferì a Roma nel 1932 e
arrivò a includere un istituto di formazione per psicoanalisti. Weiss, che già
dal 1913 era membro della Società psicanalitica di Vienna e della Associazione
internazionale psicoanalitica, si laureò nel 1914 dopodiché tornò in Italia
dove, nel 1932, fondò la "Rivista italiana di psicanalisi" chiusa poi nel 1936.
Solo dopo la guerra il movimento psicanalitico italiano ebbe un forte impulso
grazie a Cesare Luigi Musatti, il quale aderì alla Società psicanalitica
italiana nel 1934 e contribuì alla formazione di numerosi psicanalisti, come
Molinari e Fornari, quest'ultimo autore, negli anni Settanta, di Psicoanalisi
della guerra. Nel 1949 Musatti scrisse il Trattato di psicanalisi - contribuendo
decisivamente alla diffusione della psicanalisi in Italia - e diresse la
traduzione delle opere complete di Freud (1966-1980). Con la sua figura vanno
ricordate quelle di Emilio Servadio e Nicola Perrotti. Tra le opere del primo
ricordiamo: La psicoanalisi, il Surrealismo (1953), Passi sulla via iniziatica
(1977), Sesso e psiche (1979); il secondo scrisse Le fobie del comunismo come
simbolo dell'irruzione dell'Es (1946), Problemi di psicoanalisi (1972), L'Io
legato e la libertà (1989). La "Rivista di psicanalisi" ricomparve nel 1955 ed è
ancora oggi uno dei veicoli più prestigiosi della Società psicanalitica italiana.