L'esigenza di una «scienza sociale»: il costituirsi della sociologia

 

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Premessa

Il sapere asettico dell'eredità enciclopedista tiene a battesimo, in piena rivoluzione industriale, il neologismo "sociologia", ibrido fra le due grandi lingue morte dell'antichità. La "società" è la categoria fondamentale della sociologia e si presenta come oggetto di studio, depurato dalle forti valenze polemiche che ne hanno garantito la fortuna nel corso dell'età moderna
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UNA NUOVA PROSPETTIVA SUL "MONDO DELLE IDEE"

Il fronte apparentemente compatto del Terzo stato si sgretola fragorosamente dopo il colpo assestato all'assolutismo in tutta Europa fra il 1789 e il 1814. Nè il militarismo napoleonico, né la reazione borbonica, infatti, possono impedire alle monarchie restaurate dal Congresso di Vienna di ispirarsi nel loro nocciolo costituzionale a nuovi principi, grazie all'abilità diplomatica di Metternich e Talleyrand-Perigord. Si tratta di principi inconciliabili con quelli dell'ancien règime, come la distinzione fra pubblico e privato; i diritti sanciti da una carta, le libertà civili e politiche, presentano varie attenuazioni, ma comunque non sono più seriamente discutibili.
Uscita trionfante dalla dissoluzione dei vincoli corporativi e cetuali e dall'annientamento dei privilegi legati alla nascita e al titolo nobiliare, la borghesia si rispecchia in pieno nel concetto di "società", pensando di esaurirne il significato. Questa convinzione si radica cella tradizione di pensiero che da John Locke insiste sulla "libertà dallo Stato" fino alla distinzione fra società civile e Stato che, seppure in un'ottica differente, Hegel sancisce in pieno XIX secolo.
Il fantasma che incombe (lo"spettro" evocato da Marx nel suo Manifesto del Partito Comunista) è la pretesa di partecipazione del Quarto stato. Altrettante libero da vincoli quanto la borghesia, dopo la legge Le Chapelier del 1791, il proletariato chiede infatti di entrare a pieno titolo nella definizione di "società" e nell'articolazione non formale delle libertà civili (stampa e associazione) e politiche (rappresentanza e legislazione); per questo, Guizot insieme ad altri statisti e teorici prequarantotteschi, moderati e conservatori, paventano una "dissoluzione sociale".
La sociologia nasce per battere in breccia le residue pretese di dominio della filosofia su un "mondo a parte", non soggetto alla metodologia delle scienze naturali e positive: Essa è l'erede diretta dell'ideologia, lo studio delle idee e delle rapsentazioni, o pregiudizi collettivi. Già all'inizio del XVII secolo, l'antesignano Bacon aveva identificato negli idola fori l'intralcio alla conoscenza delle cose, l'impaccio all'inteletto esplorante il reale. Lo studio oggettivo e distaccato delle idee, condotto scientificamente con la certezza e la sicurezza delle scienze fisiche e matematiche, era stato propugnato a fine XVIII secolo da Destutt de Tracy che aveva coniato il termine "ideologia". Celebre per avere delinito l'osservazione dei contenuti della coscienza come"parte della zoologia" (Elèments d'idèologie), il radicale empirismo di Tracy mira a scomporre i fenomeni ideali, per descriverli come se fossero
animali, piante o minerali.
Il primo console Bonaparte, che a suo tempo aveva visto con favore i frequentatori dei salotti illuministi più radicai (tra cui d'Holbach e Helvétius), addossa alla correte degli idèologues ogni colpa degli eccessi rivoluzionari: l'ideologia, secondo Bonaparte, è una metafisica tenebrosa che, pretendento d'instaurare il dominio della ragione su principi astratti e utopici, non riconosce la "forza delle cose", cui è necessario dare tributo in nome del "realismo politico". II distacco formale di Napoleone dal proprio passato illuminista avviene con la chiusura della seconda classe dell'Institut de France, dedicata alle scienze morali; nel 1814 gli accademici salderanno poi il conto, facendo pronunciare in Senato dallo stesso Tracy l'atto di déchéance dell'imperatore sconfitto. La fondazione stessa dell'Institut, nel bel mezzo dell'esperienza rivoluzionaria — a cui partecipano, oltre a Tracy, Cabanis, Volney, Maine de Biran, Degérando e altri— si radica nella tradizione condorcetiana del pensiero illuminista, e sarà precisamente questa la tradizione assunta dal positivismo sia nel campo delle scienze esatte (compreso il grande sviluppo delle applicazioni tecnologiche nel corso dell'Ottocento), sia nel settore della psicologia e della scienza della società.
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CLAUDE - HENRI DE SAINT - SIMON E AUGUSTE COMTE

La figura del conte di Saint-Simon (1760-1825) rappresenta il collegamento fra gli "ideologisti" e il primo grande sociologo in senso stretto, Auguste Comte 1798 -1857), peraltro suo allievo.
Nel progetto per un'enciclopedia "positiva" e nel Saggio sulla scienza dell'uomo, Simon riprende lo schema triadico del progresso umano, già caro a Turgot autore del Discours sur l'histoire universelle. Secondo Saint-Simon, le componenti fisiologiche della società sono le classi e queste devono essere indagate scientificamente, proprio come le singole componenti del corpo umano; nell'ambito delle scienze naturali così come in quello delle scienze sociali, gli scienziati hanno il compito di veicolare la conoscenza oggettiva, coordinando i superi diffusi e tendenzialmente dispersi.
Durante la Restaurazione Saint-Simon ipotizza una divisione della società in due classi fondamentali: gli "industriosi" e gli "oziosi". Deluso dai savants, l'autore si rivolge agli industriels, cioè a tutti coloro che operano positivamente nel proprio ambito di competenza professionale per l'avanzamento del potere tecnologico, contro la sterillità e addirittura contro la completa inutilità di "preti e politicanti". Nell'utopia tecnocratica di Saint-Simon l'autorità sociale deve rimpiazzare l'autorità politica: tre camere si dividono quindi l'amministrazione, la camera delle Invenzioni, quella di Controllo e quella Esecutiva, rispettivamente guidate da ingegneri, scienziati e industriosi.
Nella nuova gerarchia che l'autore tratteggia per la Francia postrivoluzionaria, il re deve cedere il posto al "Talento"; ma la sua Lettre aux industriels non ha gli effetti sperati e nella fase finale della sua attività Saint-Simon si rivolge a una forma di "nuovo cristianesimo", indicando nella fede religiosa per il progresso — una "morale senza metafisica" e una "tecnologia senza teologia'', il tutto venato da una certa dose di paganesimo — l'afflato per distogliere le plebi urbane dalla chimera rivoluzioria.

Comte abbandona l'affannoso attivismo che, dopo l'appello agli industriels, induce Saint-Simon a una parabola finale di stampo etico-religioso, anche se alla fine della propria esistenza lo stesso Comte percorre quella strada. Collaboratore e allievo di Simon, Comte ripropone in maniera più sistematica la matrice enciclopedista del maestro, intesa ormai come rappel à l'ordre. Elemento di spicco di questa elaborazione è ancora una volta la teoria del progresso su tre stadi (o "stati", come dice Comte). L'idea che l'umanità muova da un'era teologica a una metafisica, per concludere il proprion percorso nell'era positiva, incoraggia una certa indifferenza verso la democrazia come pratica di governo, nonché come stile di vita individuale. Non va sottovalutato, inoltre, l'aspetto autoritario del positivismo in generale e in particolare del positivismo sociologico: gli ideali politici più alti, fra cui appunto la democrazia, appartengono al secondo stadio dell'umanità, quello metafisico, in avanzato stato di superamento.
Comte introduce il termine "sociologia" nel IV volume del suo monumentale Corso di filosofia positiva. Sinonimo di "fisica sociale", la sociologia designa d'ora in avanti la "parte complementare della filosofia naturale relativa alio studio positivo delle leggi fondamentali che sono proprie dei fenomeni sociali", e viene sistematizzata definitivamente nell'altra grande opera comtiana, il Sistema di politica positiva.
L'osservazione, la sperimentazione e la comparazione sono i mezzì della scienza sociologica; non diversamente dalla scienza naturale, infatti, la sociologia si chiede il "come" e non il perché" dei fenomeni, e non diversamente il suo motto e "sapere per prevedere e prevedere per potere". Sulla scala generale delle scienze, al cui interno Cornte assegna i posti secondo l'ormai consueto criterio dell'evoluzione dal semplice al complesso - cioè dalla fisica inorganica (astronomia, fisica, chimica) alla fisica organica (biologia e sociologia) — la sociologia viene collocata al piano più alto, mentre la matematica, per la sua semplicità e generalità, è la scienza che introduce a tutte le altre. La specificità della sociologia si articola nei due momenti della "sociologia statica" e della "sociologia dinamica": la prima ha per oggetto la coesione organica e ordinata dei fenomeni sociali, la seconda prende invece in esame la fase "critica", il momento di crisi di queste connessioni, ed è per eccellenza la sociologia che studia le fasi evolutive, progressive, della società. Nel quadro di Cornte si insinua una fase finale mistichegiante e romantica dello sviluppo dell'umanità.Viene cioè configurato l'avvento di una società "organica", priva di conflitti politici, senza problemi di ordine economico, e in cui un sociologo-pontefice (Comte stesso, affiancato da una sacerdotessa suprema) amministra il culto positivo del "dio-umanità".
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KARL MARX

Marx (1818-1883) sociologo si differenzia da Comte, così come da Hegel, anzitutto per il significato che assegna all'evoluzione dell'umanità; non si tratta, infatti, di un'evoluzione delle idee o dello spirito umano, bensì dell'evoluzione delle condizioni materiali di associazione degli uomini. Così, Marx rivisita la legge dei tre stadi di sviluppo della società umana (la triade comtiana delle tre ere, teologica,metafisica e positiva) che diventa successione dei "modi di produzione": modo antico (basato sulla schiavitù), modo feudale (basato sulla servitù della gleba) e modo capitalistico (basato sul lavoro libero) A margine si affaccia anche un modo di produzione "asiatico", caratteristico dei grandi spazi "agro-burocratici" orientali. La storia per Marx non è evoluzione ma, in senso stretto, lotta di classe; infatti, ogniqualvolta diviene intollerabile il conflitto fra "forze produttive" e "rapporti di produzione" si ha il superamento rivoluzionario del modo di produzione obsoleto in uno più consono alla nuova realtà storica.
Questo adattamento materialista della Aufhebung hegeliana conferma l'ambizione di Marx — non diversa da quella di Comte o di Spencer — che intende offrire una "spiegazione" del corso storico fondata su basi razionali e positive (dunque non metafisiche), su una ricerca empirica e uno studio oggettivo dei fenomeni sociali. Marx assegna il primato all'economia politica: sia nell'Ideologia Tedesca sia nella Critica dell'economia politica (introduttiva alla summa marxiana, Il capitale), l'autore sostiene che "l'autonomia della società civile è da cercare nell'economia politica".
La struttura economica della società presa in esame dallo scienziato spiega la "sovrastruttura", cioè il sistema giuridico, la religione, la famiglia, l'arte di quella stessa società;
Marx, infatti, afferma nella Miseria della filosofia che non è "la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che detemina la loro coscienza". La consapevolezza degli interessi di classe diviene dunque il fulcro del passaggio dalla "classe in sé" alla "classe per sé": è indispensabile "comprendere" questo passaggio per rispondere all'inevitabile crisi storica con la maggiore efficacia possibile. Per Marx, tuttavia, l'appartenenza oggettiva a una classe determinata non implica necessariamente la presa di coscienza di un interesse "oggettivo" comune a tutti i componenti di quella classe. Il punto è cruciale e rappresenta il banco di prova del Marx determinista e profetico che, stendendo il Manifesto del partito comunista, lascia comunque in sospeso e in eredità al successivo movimento socialista Il problema, teorico e pratico insieme, del "partito della classe operaia'.
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CHARLES - ALEXIS DE TOCQUEVILLE

Autore di formazione liberale e individualista, Tocqueville (1805 1859) si pone in un'ottica diametralmente opposta rispetto all'ecumenismo positivista di Comte.
La sua analisi delle formazioni storico-sociali offre due grandi contributi, l'ancien règime e la rivoluzione e La democrazia in America, interessanti classici del pensiero politico ottocentesco che racchiudono numerose escursioni nella sociologia della conoscenza.
Scrivendo della fede nella ragione professata dai Francesi di fine XVIII secolo oppure del ruolo preminente della religiosità negli Stati Uniti Tocqueville evita di ricorrere a una spiegazione basata su fattori irrazionali o sull'effetto meccanico de l'ambiente sociale. Pur trattandosi di "credenze collettive" largamente diffuse, l'autore non ne ricerca il significato in forze oscure provenienti dal sortosuolo della società o della personalità; la sua metodologia lo porta a constatare che una credenza collettiva s'impone solo se ha un "senso" per ciascun attore individuale in un determinato contesto. Cosi facendo, egli anticipa l'impostazione ci ricerca che, dopo Max Weber e Joseph Schumpeter sarà definita "individualismo metodologico".
Ogni spiegazione di tipo "olistico" che punta a individuare tendenze o relazioni macroscopiche e a trattarle come spiegazioni causali sufficienti, è estranea a questa metodologia: Tocqueville, ad esempio, nega la diffusa idea secondo la quale la laicizzazione e la secolarizzazione sarebbero tendenze "ineluttabili" della modernità.
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HERBERT SPENCER

Nella sua autobiografia, l'antimetafisico Spencer sostiene di avere surclassato Comte in capacità di oggettivazione del problema sociologico: il termine "evoluzione' assume in Spencer un connotato forte e con appare più come mero sinonimo di "progresso' Analogamente a Comte, Spencer lavora sulla constatazione che in ogni branca dell'indagine scientifica è in atto uno sviluppo dal semplice al complesso, dal disorganico all'organico, dall'omogeneo all'eterogeneo. L'ultraliberale Spencer, quindi, legge l'aumento della complessità (per esempio l'aggregarsi delle molecole fino alla formazione del corpo umano) nel clima generale del darwinismo - lo stesso Marx dedica il I volume del Capitale a Darwin - e traduce il principio della "selezione naturale" nella ricerca sociologica come già in quella biologica o psicologica (Principles of Biology e Principles of Psichology). In Social Statics come pure nel monumentale Principles of Sociology, il presupposto di Spencer è il carattere "naturale" della storia dell'umanità; ciò gli consente dl porre in risalto la lotta per l'esistenza e la sopravvivenza del più idoneo in termini di "concorrenza" economica e individuale. Poveri e indigenti, per Spencer, sono le "scorie" che questo percorso-progresso lascia dietro di sé, sono gli aspetti crudeli e disumani di una logica profonda, di una finalità intrinseca dell'evoluzione sociale. Spencer tratteggia due tipi ideali di società: la società "militare" e la società "industriale"; il secondo tipo di società è un'evoluzione del primo e rappresenta la stabilizzazione della società in funzione dell'individuo, mentre la società militare — più primitiva—vede la soggezione dell'individuo all'accentramento statalista. Il "progresso", quindi, risulterà veramente tale per l'umanità se la superiore razionalità della società industriale (che è anche surnma evolutiva nell'ordine biologico e psicologico) potrà concludersi con la nascita di un "uomo nuovo", le cui funzioni sociali — compreso il sollievo delle difficoltà altrui — siano liberamente svolte e vissute in sintonia, non in contrasto, con il completo sviluppo delle potenzialità fisiche ed economiche individuali.
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