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Stupore nella musica: armonia della chitarra classica
Il testo riporta parte di una conferenza di Emilio Pujol
tenuta a Siena il giorno 11 settembre 1953, presso l’Accademia Chigiana, che
riafferma, in chiave musicale, le caratteristiche di vari strumenti ed in
particolare della chitarra classica.
Alberto Panni (traduzione di L.F.)
Esiste, forse, uno strumento perfetto?
Per esserlo, dovrebbe possedere oltre alle sue proprietà organiche, quelle di
tutti gli altri.
Solo l'orchestra, meraviglioso arcobaleno della sonorità strumentale, è
suscettibile di raggiungere la perfezione: ma contiene in sé tutti gli strumenti
in una sola unità.
Ogni strumento musicale è un corpo magico di espressione magnetica; un astro
luminoso nello stupendo infinito dei suoni.
La chitarra è vibrazione dell'anima quando in essa sospira l'alito divino; eco
armoniosa di svariatissimi accenti; cassa sonora di voce emotiva ed umana, che
possiede l'incanto della femminilità senza turbare i sensi. Ma, oltre al nome,
ha della donna la tenerezza e l'incanto. Altri strumenti hanno la potenza di
inondare di vibrazioni sonore l'udito e le percezioni coscienti; altri, la forza
espressiva che va oltre la condizione umana; altri, la diversità dei timbri che
danno luminoso rilievo al paesaggio sonoro. La chitarra serba in sé l'essenziale
di tutti e il segreto della grazia espressiva, quel non so che indefinibile,
come diceva padre Feijoo, che affascina e soggioga con irresistibile seduzione.
"La chitarra, piccola e umile", ha detto il maestro Millet, "ha una grazia
particolarmente sua, più delicata e penetrante rispetto agli strumenti di
maggior categoria nella storia dell'Arte". Ed Eugenio d'Ors, in uno dei suoi
Glosaris, scriveva: "La canzone dell'arpa è un'elegia; la canzone del piano è un
discorso; la canzone della chitarra è una canzone". Cioè, la naturale semplicità
che nulla sfigura o altera, guardando o riflettendo virtualmente, l'essenziale
dell'Arte.
Ogni strumento possiede qualcosa di più della sua costituzione organica. Non è
soltanto l'anima del musicista che ottiene l'insieme di quei fattori che per le
leggi dell'arte provocano la nostra estasi. C'è dell'altro che ad ogni strumento
è particolare e che, dandogli un timbro inconfondibile, contribuisce
suggestivamente ad arricchire il potere espressivo della musica strumentale. Ma
lo strumento capace di riunire, senza l'aiuto di altri, l'immensa varietà che lo
spirito umano esige per manifestarsi, non esiste ancora.
L'Organo, per esempio, così poderoso in quantità e varietà di registri, è unico
per inondare le navate del tempio di celesti armonie e per la realizzazione di
concezioni musicali dottamente architettoniche; altri strumenti, invece, sono
più indicati per la musica profana o di carattere popolare.
Il piano,ricco per il suo giro, per la sua potenza e per le sue possibilità di
realizzazioni ed esecuzioni, cede in varietà di timbri e in duttilità espressiva.
Il clavicordo preferisce custodire, con squisitezza e ricchezza di aurei timbri,
il profumo evocatore dell'arcaico.
Il violino, re dell'orchestra, per l'imperio della sua altissima tessitura e per
il potere espressivo delle sue continue vibrazioni, deve cedere, come i suoi
congeneri più gravi, alla sovrapposizione di voci simultanee.
Fra gli strumenti di legno, il flauto, per la sua sonorità calda e soave,
signoreggia nella poesia di accento idillico.
Il corno inglese e l'oboe sono penetranti di grazia e di malinconia pastorale.
Il clarinetto è nobile e umano per la sua voce espressiva; e il fagotto, grave e
brontolone nella sua gutturale vibrazione.
La tromba, fra quelli di metallo, è evocatrice della poesia silvestre. La
cornetta, tagliente, bellica o araldica, esalta ed eleva l'animo coi suoi suoni
penetranti. Il corno da caccia, che suona in lontananza, come eco o diana di
signorili venatorie, e i sassofoni bucolici e sensuali, parenti grotteschi dei
fagotti, contribuiscono tutti col loro particolare carattere a formare la grande
famiglia orchestrale che impera nel giro dei suoni.
Solo l'arpa occupa di diritto, fra gli strumenti a corde vibratili, un luogo
insostituibile nell'orchestra. Con la soavità e limpidezza delle note, degli
accordi e dei glissandi è complemento di armonia e di colore nell'insieme
espressivo, come lo sono, in determinati momenti, la celesta, il timpano e altri
strumenti a batteria e a percussione.
La chitarra, da sola, non può competere con nessuno di questi strumenti. Essa è
soltanto essenza, riassunto, sintesi. Per questo, talvolta, parafrasando Berlioz
che chiamava la chitarra "piccola orchestra", Wagner diceva che l'orchestra è
una "gran chitarra".
Pochi strumenti posseggono la condizione di cui abbonda la chitarra, ed è la
facoltà di adattamento a quanti generi, stili e caratteri musicali si conoscono
attraverso i tempi, le razze e le latitudini. Ammette, nelle sue umane
proporzioni, i modi arcaici come le tendenze estetiche moderne; si presta
all'espressione raffinata dell'artista erudito come alla tecnica rozza
dell'intuito incolto. Si presta al contrappunto rigoroso e alla spiritualità di
Bach e dei suoi coetanei, come a quella dei classici, dei romantici e dei
moderni.
Tutti i procedimenti musicalmente personali sono suscettibili di adattarsi ad
essa, come il carattere etnico dei popoli che fondono il senso lirico nelle
vibrazioni delle sue corde.
Si adatta al concerto del solista, e si accompagna all'orchestra, all'intimità e
all'accompagnamento della voce o di altri strumenti, nel salone, nel teatro,
all'aria aperta, servendo il canto e la danza... Soltanto a condizione che tutto
questo ammetta i limiti del suo giro di estensione, di intensità e di durata
permessi dalle sue sei corde. Non rinunzia ad avere una facoltà privilegiata,
non posseduta da altri strumenti di più alta gerarchia, per tenere in sommo
grado un determinato carattere e un limite di possibilità.
Il mimetismo cui si presta la chitarra risiede nella sua dualità storica. Da
tempi remotissimi vediamo la chitarra a corte e in mezzo al popolo; nelle mani
del musicista e in quelle del villano rozzo. Per la grazia delle sue linee e del
suo lieve corpo, per il suono e l'ingegnosa semplicità della sua costituzione
armonica, fu scelta dal popolo per accompagnarsi nelle danze e nei canti. Per la
voce confidenziale delle corde, per la facoltà espressiva, per la varietà dei
timbri e le qualità polifoniche, ebbe il favore del musicista e dell'artista e
il suo posto d'onore a corte e in grandi saloni della più esigente società.
Amedeo Vives diceva che la chitarra ha simultaneamente tutti gli incanti
dell'intimità e della lontananza; suona nello stesso tempo vicina e lontana,
fuori di noi e nel profondo dell'anima; è come brezza e sospiro, voce ed eco.