Per Platone, se le cose sono riproduzioni imperfette di modelli ideali, le immagini sono imitazioni imperfette delle cose, e quindi pallide imitazioni di seconda mano; ma con il neoplatonismo le immagini diventano diretta imitazione dei modelli ideali, e il termine 'agalma' significa al tempo stesso statua e, appunto, immagine, ma anche splendore, decoro e quindi bellezza.
L'ambiguità era presente nel mondo ebraico, dove è indiscutibile che non si possano fare immagini di Dio (di fatto non si può neppure pronunciare il suo vero nome) ma in fondo Dio aveva creato l'uomo a propria immagine, se si vanno a leggere nella Bibbia le descrizioni del tempio di Salomone, si vede che vi erano raffigurati non solo vegetali e animali di ogni specie, ma persino i cherubini.

Maria Bettetini:'Contro le immagini. Le radici dell'iconoclastia'