'Leggere le favole di Esopo nella Bisanzio medioevale'
di Guglielmo Cavallo
La
civiltà bizantina ritorna in libreria con una serie di titoli interessanti,
adatti anche a un pubblico non specialista. Tra i molti, ricordiamo che è
appena uscito Bisanzio di Judith Herrin (Corbaccio); l'Editrice Goriziana,
invece, ha proposto il saggio Bisanzio e il suo esercito di Warren Treagold;
Einaudi ha pubblicato nelle «Grandi opere» il primo volume de II mondo
bizantino: vasto repertorio in tre volumi redatto da un gruppo di studiosi del
Cnrs francese.
Ma per tutti coloro che desiderano conoscere l'argomento si aggiunge ora un
delizioso libro di Guglielmo Cavallo, uno dei maggiori studiosi europei di
questa civiltà: Leggere a Bisanzio. Il volume — da non confondersi con
l'analogo pubblicato a suo tempo da Laterza — è nato da dodici lezioni tenute
all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales nel 2003. La traduzione
italiana è rivista e ampliata. Pagine che mostrano dimensioni fascinose,
introducono in un mondo raffinatissimo distrutto dai turchi nel 1453, dopo la
presa di Costantinopoli. Cavallo risponde a quesiti quali: chi leggeva a
Bisanzio? Che cosa? Come? Quando? L'espressione «lettore comune», che dobbiamo
a Virginia Woolf, permette comunque di individuare anche qui un generale a
riposo come Cecaumeno, autore di uno zibaldone dal titolo Strategikon, o il
magnate di provincia Eustazio Boila che lascia una biblioteca con un'ottantina
di titoli, tra i quali c'è Esopo, una grammatica, libri religiosi e uno
sull'interpretazione dei sogni.
'Il vento dell'odio'
di Cotroneo Roberto
Cotroneo
immagina due storie di famiglia abbastanza eccezionali, visto che uno dei suoi
eroi negativi è figlio di un ex fascista diventato spia dei servizi segreti e
l'altra di un militante di sinistra ambiguamente compromesso con traffici non
limpidissimi con l'Est. Ma la sua spiegazione della scelta terroristica come
dovuta a impulsi autodistruttivi ( "Non lo facevamo perché volevamo un mondo
migliore ma perché eravamo noi che volevamo morire, perché in quegli occhi ho
visto me stesso, ho visto la mia ansia, la mia paura, il mio stare dentro quel
vuoto, quell'odio di un paese irrisolto". ) e a una reazione a problemi
familiari si possa anche applicare a storie di famiglie ben più piatte e
normali - anzi, meglio ancora.
Questa è la lettura a cui inizialmente il romanzo invita, almeno per le prime
ottanta pagine, salvo che dopo compie un salto. Si passa dalla psicoanalisi
alla dietrologia e inizia una storia paranoide e mozzafiato che vede dietro ai
terroristi una immensa ragnatela di servizi variamente deviati in cui poco
conta la connotazione ideologica e l'appartenenza nazionale, il tutto che si
dipana tra Argentina e Parigi ma con un sottofondo amaro e continuo che è (terzo
tema del romanzo) la permanenza di un eterno fascismo italiano.
'Il corpo nel Medioevo'
di Jacques Le Goff, in collaborazione con Nicolas Truong
Perché
il corpo nel Medioevo? Perché il corpo ha una storia. La concezione del corpo,
il suo spazio nella società, la sua presenza nell'immaginario e nella realtà,
nella vita quotidiana e nei momenti salienti hanno subito mutamenti in tutte
le società storiche. Quale trasformazione è intercorsa dalla ginnastica e
dallo sport dell'antichità greco-romana all'ascetismo monastico e allo spirito
cavalleresco del Medioevo! Ebbene, dove si ha una trasformazione nel tempo, vi
è storia. La storia del corpo nel Medioevo è dunque parte essenziale della sua
storia globale..
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