'L'economia secondo i pirati. Il fascino segreto del capitalismo'
di Peter Leeson
È
uscito in italiano un curioso libro di Peter Leeson, "L'economia secondo i
pirati. Il fascino segreto del capitalismo" (Garzanti, 21,60) dove l'autore,
storico americano del capitalismo, spiega i principi fondamentali
dell'economia e della democrazia moderne prendendo come modello gli
equipaggi delle navi pirata del XVII secolo (proprio quelle del Corsaro Nero
o di Pietro l'Olonese, con la bandiera col teschio che, all'inizio, non era
nera bensì rossa, da cui il nome "Jolie rouge" che in inglese era stato poi
storpiato come "Jolly Roger").
Leeson dimostra che, con le sue leggi ferree, a cui ogni pirata per bene si
atteneva, la filibusta era un'organizzazione "illuminata", democratica,
egualitaria e aperta alla diversità: in poche parole era un modello perfetto
di società capitalistica.
'Leggere le favole di Esopo nella Bisanzio medioevale'
di Guglielmo Cavallo
La
civiltà bizantina ritorna in libreria con una serie di titoli interessanti,
adatti anche a un pubblico non specialista. Tra i molti, ricordiamo che è
appena uscito Bisanzio di Judith Herrin (Corbaccio); l'Editrice Goriziana,
invece, ha proposto il saggio Bisanzio e il suo esercito di Warren Treagold;
Einaudi ha pubblicato nelle «Grandi opere» il primo volume de II mondo
bizantino: vasto repertorio in tre volumi redatto da un gruppo di studiosi del
Cnrs francese.
Ma per tutti coloro che desiderano conoscere l'argomento si aggiunge ora un
delizioso libro di Guglielmo Cavallo, uno dei maggiori studiosi europei di
questa civiltà: Leggere a Bisanzio. Il volume — da non confondersi con
l'analogo pubblicato a suo tempo da Laterza — è nato da dodici lezioni tenute
all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales nel 2003. La traduzione
italiana è rivista e ampliata. Pagine che mostrano dimensioni fascinose,
introducono in un mondo raffinatissimo distrutto dai turchi nel 1453, dopo la
presa di Costantinopoli. Cavallo risponde a quesiti quali: chi leggeva a
Bisanzio? Che cosa? Come? Quando? L'espressione «lettore comune», che dobbiamo
a Virginia Woolf, permette comunque di individuare anche qui un generale a
riposo come Cecaumeno, autore di uno zibaldone dal titolo Strategikon, o il
magnate di provincia Eustazio Boila che lascia una biblioteca con un'ottantina
di titoli, tra i quali c'è Esopo, una grammatica, libri religiosi e uno
sull'interpretazione dei sogni.
'Il vento dell'odio'
di Cotroneo Roberto
Cotroneo
immagina due storie di famiglia abbastanza eccezionali, visto che uno dei suoi
eroi negativi è figlio di un ex fascista diventato spia dei servizi segreti e
l'altra di un militante di sinistra ambiguamente compromesso con traffici non
limpidissimi con l'Est. Ma la sua spiegazione della scelta terroristica come
dovuta a impulsi autodistruttivi ( "Non lo facevamo perché volevamo un mondo
migliore ma perché eravamo noi che volevamo morire, perché in quegli occhi ho
visto me stesso, ho visto la mia ansia, la mia paura, il mio stare dentro quel
vuoto, quell'odio di un paese irrisolto". ) e a una reazione a problemi
familiari si possa anche applicare a storie di famiglie ben più piatte e
normali - anzi, meglio ancora.
Questa è la lettura a cui inizialmente il romanzo invita, almeno per le prime
ottanta pagine, salvo che dopo compie un salto. Si passa dalla psicoanalisi
alla dietrologia e inizia una storia paranoide e mozzafiato che vede dietro ai
terroristi una immensa ragnatela di servizi variamente deviati in cui poco
conta la connotazione ideologica e l'appartenenza nazionale, il tutto che si
dipana tra Argentina e Parigi ma con un sottofondo amaro e continuo che è (terzo
tema del romanzo) la permanenza di un eterno fascismo italiano.
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